Il disperso di Marburg

Nuto Revelli

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2008
Formato: Tascabile
  • EAN: 9788806183967
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Recensioni dei clienti

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    Renzo Montagnoli

    11/02/2012 08:27:45

    Nel cuneese circolava una leggenda, quella di un tedesco "buono", che durante la guerra usciva a cavallo dalla caserma di San Rocco, scambiava qualche parola con i bimbi, donava un sigaro a un contadino e ogni giorno, alla medesima ora, ritornava in caserma. La sua pareva un'innocente passeggiata, in parte lungo la sponda del fiume locale, quasi un tentativo di avere, sia pur per poco tempo, un sogno di normalità nell'atroce tedio della guerra. Ma era imprudente, perché la zona pullulava di partigiani e accadde così che un giorno alla caserma ritornò solo il cavallo e di lui non si seppe più niente, tranne poche parole mormorate a voce bassa dalla popolazione locale che raccontava di come, catturato da patrioti, o da sbandati, oppure da colpisti (tanto per intenderci, quelli di vado, l'ammazzo e torno), fosse stato ucciso su un isolotto del corso d'acqua. Quando ne venne a conoscenza Revelli erano già trascorsi molti anni dal fatto, ma la figura del tedesco buono e del disperso presero il sopravvento sul razionale quotidiano, tanto da indurlo a effettuare una lunga ricerca storica, sulla base di prove orali e documentali, per sapere se questa leggenda avesse un fondamento, per dare un nome alla vittima e, soprattutto, per verificare se davvero fosse stato buono, perché lui, Revelli, di tedeschi buoni non ne aveva conosciuti, anzi aveva cominciato a odiarli durante la campagna di Russia, sentimento che si era ulteriormente acutizzato nel periodo della Resistenza. La ricerca fu lunga, snervante, quasi impossibile e di questo lavoro straordinario abbiamo il resoconto con questo libro, in cui l'autore riporta, diaristicamente, il progredire delle indagini, le sensazioni, gli stati d'animo, il continuo riaffiorare di ricordi degli altri dispersi suoi compagni d'arme in Russia e di episodi indelebili della sua attività di partigiano. Il disperso di Marburg è un bellissimo libro contro la follia di ogni guerra.

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    Agnese

    20/04/2006 12:16:53

    Un insopprimibile desiderio di conoscenza, quasi un tarlo, spingeva Nuto Revelli a condurre una ricerca sulla scomparsa di un ufficiale tedesco a San Rocco, nel cuneese, avvenuta durante l’occupazione, nel 1944. Mentre reperiva materiale per un altro suo libro Revelli si imbatte in una storia insolita, quella dell’uccisione di un giovane ufficiale della Wermacht dall’aspetto gentile, e della mancata rappresaglia d parte dei suoi camerati. Perchè l’ufficiale girava da solo a cavallo a dispetto dei regolamenti? Perchè fu ucciso e da chi? Perchè i suoi camerati rinunciarono alla rappresaglia? E soprattutto chi era questo ufficiale? Un partigiano certo poco indulgente verso l’antico oppressore tedesco vuole cercarne la parte migliore, vuole commuoversi alla storia dell’ufficiale “diverso”, del cavaliere gentile, quasi come una sorta di riscatto dalla tanta violenza di quegli anni e di pacificazione con i figli dell’odierna Germania. E’ il diario fedele di una ricerca, lasciata e ripresa nel tempo, fatta di incontri ed amicizie, di antiche omertà di chi sapeva, di difficili ricostruzioni di testimonianze dopo oltre trent’anni dall’episodio. Fatta anche di confronti tra come la Germania conserva la sua memoria storica, benchè scomoda, e come l’Italia la trascura. Nel 1994 Rossana Rossanda scriveva, commentando questo libro per L’Indice, che “L'Italia di questo secolo non ama ricordare.” Io mi spingerei oltre, l’Italia non ama ricordare in assoluto, troppo facilmente dimentica fatti e personaggi di un passato anche più recente, troppo facilmente si “rivalutano” e recuperano uomini e movimenti che portarono solo danni morali e materiali al nostro paese. Uomini e donne che si impegnano negli Istituti storici della Resistenza alla conservazione della nostra memoria possono considerarsi dei moderni eroi.

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