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Massimo Firpo

Editore: Unicopli
Anno edizione: 2003
Pagine: 236 p. , Brossura
  • EAN: 9788840008677

Massimo Firpo raccoglie nel suo nuovo libro "i contributi di ricerca e di riflessione scaturiti nel corso dell'ultimo decennio a margine di alcune indagini monografiche sulla vita religiosa del Cinquecento italiano". Il libro affronta dunque l'intricato labirinto del pensiero riformato e della reazione ecclesiastica, con un approccio interdisciplinare che ha già ispirato all'autore equilibrati studi fra storia religiosa e arti visive: dedicati per esempio agli affreschi del Pontormo a San Lorenzo, o al mondo di Lorenzo Lotto fra Riforma e Controriforma.

Già il saggio inaugurale di questo volume, ricostruendo il dibattito storiografico che dalle origini giunge alle discussioni novecentesche, misura con chiarezza la dimensione insieme europea e italiana del tema: quella degli "esuli", ovvero degli "eretici" passati oltralpe, in un complesso gioco di scambi con il protestantesimo europeo (la classica linea di Delio Cantimori); e quella dei "radicamenti politici e sociali" del pensiero riformato, "al di qua delle Alpi" (l'altrettanto classica linea di Federico Chabod). Massimo Firpo si muove inizialmente sulle orme di Chabod, in uno studio analitico della "specificità" della "vita religiosa italiana", prendendo in considerazione esperienze anche minori, ma esemplari, di una storia collettiva, fra "inquieto sperimentalismo" dottrinale e inesorabile recupero della "rete sacramentale e devozionale" tridentina: lo dimostra il saggio sull'angelica milanese Paola Antonia Negri, ma istruttivi sono anche quelli dedicati alla Firenze di Cosimo I e all'età di Carlo V. Si tratta di panorami ambiziosi, che mettono in scena un'intera società intellettuale; e l'efficace evidentia della rappresentazione nasce sempre dalla sicurezza dello storiografo, che controlla ogni minima sfumatura del suo affresco.

L'indagine, del resto, neppure questa volta si limita ai confini della storia religiosa, poiché Firpo sottolinea con forza i pericoli di una specializzazione di campo troppo rigida. Non a caso, allora, le pagine più suggestive del volume sono quelle che studiano insieme fatti letterari, linguistici e religiosi: non come serie storiche parallele, ma come un fitto intreccio di cause ed effetti socioculturali. Pensiamo al saggio Riforma religiosa e lingua volgare nell'Italia del Cinquecento, dove il "definitivo affermarsi del volgare" attraverso l'azione degli scrittori, delle accademie e delle antologie è studiato in stretta simbiosi con la sempre più "larga diffusione delle dottrine protestanti": l'"universo dei lettori" del "libro a stampa" forma davvero uno spazio sperimentale, dove s'incrociano le ragioni della nuova letteratura e di un nuovo approccio al testo biblico. Sullo sfondo, gli istituti e le tecniche della censura si sviluppano e agiscono anch'essi trasversalmente, fra dimensione letteraria e dimensione dottrinale. Non stupisce, dunque, che in piena Controriforma siano proprio alcune vivaci figure di poligrafi a incarnare un progetto di cultura globale e non puramente letteraria: pensiamo a quei "primi biografi di Carlo V" (Alfonso Ulloa o Ludovico Dolce) che contribuirono alla nascita di un "mito imperiale" spagnolo, ovvero "di una memoria storica funzionale tanto alle nuove esigenze della politica (...) quanto agli incipienti modelli devozionali e apologetici della cultura controriformistica".

Tale rigorosa passione per le interferenze e le contaminazioni disciplinari non poteva rinchiudere le indagini di Firpo entro un ambito esclusivamente italiano. Non a caso la scelta "cisalpina" di partenza, teorizzata ed esemplata nei saggi inaugurali del volume, si riflette alla fine in un programmatico ritorno all'orizzonte internazionale. Il saggio "Boni christiani merito vocantur haeretici". Bernardino Ochino e la tolleranza riprende infatti il tema cantimoriano degli eretici italiani in Europa, disegnando uno scenario variegato e complesso che idealmente si fonde con precedenti sondaggi su "eresia e Inquisizione in Italia". Il risultato conclusivo è il reciproco completamento delle due ipotesi metodologiche presentate nelle pagine iniziali: una continua proiezione della Riforma protestante in Italia sulla Riforma italiana nel mondo protestante e viceversa, un'incessante e affascinante pendolarità che forma l'autentica cifra di questi studi.