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Thomas Mann

Editore: Mondadori
Edizione: 6
Anno edizione: 2001
Formato: Tascabile
Pagine: 616 p.
  • EAN: 9788804492498
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La tragica storia del musicista Adrian Leverkühn, che, come Faust, ottiene dal demonio anni di meravigliosa attività intellettuale in cambio della dannazione eterna. Pubblicato nel 1947, il romanzo esprime l'atmosfera disperata della catastrofe nazista.

Recensioni dei clienti

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    marbo

    30/09/2014 20.18.51

    Lettura obbligatoria! Riflessione profonda sul naufragio dello Spirito (tedesco) stigmatizzato nell'involuzione autoreferenziale del linguaggio musicale sullo sfondo della degenerazione della Germania nazista. Non ebbe tutti i torti Schoenberg a risentirsene.

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    Valebis

    10/02/2011 13.24.30

    La cosa è in fin dei conti molto semplice: la vicenda del protagonista del romanzo, il compositore Leverkuhn, come spiega il sottotitolo, è narrata dall'amico (ma non è il termine esatto: dall'eterno conoscente, meglio) Serenus Zeitblom, professore di lettere. Attraverso le digressioni di cui sopra, il professore disegna il delicatissimo affresco della vita del musicista, i suoi pochi amori risolti in tragedia, la sua intimità solitaria e solo una volta sconfitta, la dolorosa comprensione finale della propria autodistruzione. L'occhio umano dell'amico, e non di Mann, descrive con precisione giammai serena gli avvenimenti di cui fu testimone. Sopra ho parlato di narratore regredito forse con troppa sicurezza: il professore di Mann non è affatto regredito, ma è contrito e triste, e sopratutto, con maggior dolore, deliziosamente di parte, al limite dell'innamoramento: nella sua partigianeria incondizionata si realizza la regressione di Mann, che da narratore assoluto ed esterno si fa narratore intimo e partecipato, e per tanto, diciamolo, assolutamente noioso quando accampa pagine e pagine di dottrina per scusare una pausa tra la descrizione di un dolore e un altro. Non so se sono riuscito a spiegare degnamente il mio pensiero che è ben chiaro, ma io consiglio assolutamente la lettura di questo volume, che è pregiato oltre ogni mio dire. Il mio voto è 4/5, perchè in fondo il narratore Zeitblom, per citare Nietzsche, è Umano, troppo umano... e questo a volte è un bene, a volte no.

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    Arbu

    05/02/2010 02.23.14

    A me è piaciuto. L'ho letto per caso, attirato dal nome celebre, e devo ammettere che l'impatto con quelle digressioni non è stato facile da digerire. Qualcosa però mi ha portato pian piano avanti (mi piacerebbe avere un minimo di cultura musicale per poter dare un mio giudizio sulle dissertazioni musicali, certo è che sono lì lì sul didattico) e alla fine, pur spendendo più della dovuta fatica, sono contento di averlo letto. E direi che è forse in quelle stoppose digressioni, alcune perlomeno, che il libro mi ha regalato più di altri. Non tanto nell'intreccio o nella scorrevolezza, quanto nelle idee suscitate. E' un libro che da spunti di pensiero

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    Boacj

    14/05/2009 13.47.56

    Non riesco proprio a comprendere quelli che hanno assegnato 5 a questo libro; ancor meno capisco Thomas Mann. Ho amato i Buddenbrook, la Zauberberg, Tonio Kröger e la Morte a Venezia, ma questo strano libro non sono nemmeno riuscito a finirlo. Il problema maggiore è l'eterogeneità tra le digressioni filosofico-culturali e la trama che è confusa, senza un coinvolgente filo conduttore. Inoltre è davvero tediosissimo leggere le riflessioni manniane sulla musica. Mann parla di opere e sinfonie che la stragrande maggioranza dei lettori non ha sicuramente presente, mica bisogna essere degli esperti di musica per leggere un romanzo! L'essenza di questo scrittore si è sempre espressa nella tragica antitesi tra vita e spirito, tra passioni e arte che, come ad esempio nella Montagna Incantata, ha sempre mantenuto alto lo stile mostrando i lati positivi dei due opposti. Dopo aver letto le altre opere dell'autore, sorprende come un genio dello stile quale è Mann abbia prodotto il Doctor Faustus. P.s. è Noiosissimo

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    firstdance

    21/11/2008 08.57.02

    Sono pressoché d'accordo con Eretico e GL86. Le digressioni sono troppe, fastidiose, fini a sè stesse ed autocelebrative. Non danno alcun contributo alla trama. Gli interventi sulla musica sono superficiali, da vero dilettante. Però raccontate come se fossero chissà cosa. Chi è ignorante in materia ci casca. Non basta scrivere tanto ed in modo forbito per realizzare un bel libro, anzi, delle volte è controproducente, come in questo caso. Scrive di tutto e di più. Alla fine il romanzo ha una forma indefinibile. Rispondendo a Raffaele, invece: Thomas Mann verrà ricordato da tutti come un grande scrittore, ma questo non toglie che Doctor Faustus sia un'opera quasi totalmente inutile. D'accordo che non tutte le opinioni valgono allo stesso modo, ma nemmeno prendere per buone quelle di certi "critici", senza nemmeno ragionare. Bisogna avere il coraggio di andare contro corrente, ogni tanto. Non facciamo sempre i fighetti che si credono migliori perché leggono "quei libri lì". Che tra l'altro, chiunque è in grado di capire. Tutto dipende dall'impegno e dal tempo che si ha per capirne il contenuto.

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    raffaele

    08/02/2008 15.57.30

    Buongiorno. Penso che permettere ai "lettori" di dare voti a Thomas Mann (e che voti...) sia sbagliato e diseducativo. Può piacere o non piacere ... i gusti non si discutono ... ma si tratta di percezioni soggettive, questi Autori non si possono discutere, oltretutto con sberleffi, sul piano della qualità e del significato letterario.

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    G.L.'86

    17/02/2007 07.21.37

    Sebbene imprescindibile per tutti i musicisti, ahimè, è certamente vero che il buon Thomas ha qui esagerato: come musicista non vale molto, e pretende di analizzare (talora con certa efficacia, talora no) alcuni capisaldi della storia della musica occidentale. Il capitolo sulla dodecafonia (riduttivo e superficiale) nonché l'analisi dei misteriosi ultimi capolavori di Adrian (scritta, fra l'altro, dal Wisengrund Adorno!) sono piuttosto inispidi. E ha ragione perfettamente chi scrive, qui sotto, che il romanzo ricade nella solita, trita e ritrita, antinomia "malattia-creatività", "genio-follia" ecc. La storia di Goethe (Faust docet) era già suffciente, mi pare...Tuttavia, il capitolo dell'incontro fra Adrian e il Demonio è forse la parte migliore, ambiguamente giocata fra ironia e tragedia. Per il resto, ostentazione tronfia, e verso la fine (va bene, viva Nietzsche...) addirittura grottesco e un tantino ridicolo. (Come biografo, Serenus è insopportabile). Meglio i Buddenbrook e Zauberberg!

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    marta scattoni

    07/02/2007 18.39.28

    Come “I Buddenbrook” e “La montagna incantata” anche “Doctor Faustus” si presenta sostanzialmente diviso in due parti dal punto di vista della scorrevolezza della lettura: una prima, piuttosto pesante sebbene necessaria alla comprensione del romanzo e comunque caratteristica dello stile di Mann - molto accurato nella descrizione e nell’analisi dell’ambiente dal quale sorgono i suoi personaggi e dei personaggi stessi fin dalla loro infanzia - ed una seconda, assai coinvolgente poiché in essa si sviluppano le variazioni più brillanti e sconvolgenti di quell’unico tema che costituisce l’opera (tanto per introdurre un paio di termini che ricorrono spesso in essa). In complesso e nonostante l’oggettiva difficoltà di comprensione profonda di buona parte del romanzo, qualora si sia sprovvisti di una certa cultura di tecnica e storia della musica come me, romanzo che – appunto - lascia spazio a continue e ampie divagazioni specialistiche in fatto di musica, il “Doctor Faustus” mi ha scosso e molto coinvolto. Non è difficile, nel corso della lettura, immedesimarsi nel narratore - biografo, Serenus Zeitblom ed iniziare ad amare incondizionatamente l’uomo ed il compositore Adrian Leverkühn, protagonista di tutta la vicenda, la sua sofferta solitudine, il suo compresso anelare al contatto con il mondo e con gli uomini…infine la sua straziante e disperata ricerca della propria anima, che egli presume perduta, nella creazione musicale. Meraviglioso l’accostamento tra la figura di Adrian e quella della sirenetta di Andersen. Soffocante l’incombere della sifilide sul destino materiale e spirituale del compositore. Veramente all’altezza di Mann lo sconvolgente e toccante finale che ha come sfondo una Germania prima teatro della dissoluzione dei valori borghesi (toccante la figura di Ines Rodde – Institoris) poi preda del delirio e dell’aberrazione nazista ed in corsa verso un destino di vergogna e distruzione.

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    Davide Trucchi

    28/05/2006 05.37.39

    Se ci si è lasciati convincere che è un capolavoro si può anche tentare di leggerlo 3 volte,e alla fine farcela! Ma,conoscendo ed amando da decenni Th.Mann,devo a maggior ragione confessare che è il suo libro peggiore.Come già scritto:troppo noioso persino per venir definito "brutto"

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    Eretico

    23/03/2006 12.42.22

    Noiosissimo, talmente noioso che non merita neanche di essere considerato brutto. Bisognerebbe davvero rivedere la posizione di certi frutti letterari considerati capisaldi di cultura, sicuramente per sentito dire. Parlare male di Thomas Mann è considerata eresia, ma sarei curioso di sapere quanti hanno letto questo libro oltre agli storici della letteratura e ai filosofi? E gli altri che l'hanno letto con quale spirito l'hanno fatto? IO l'ho letto molto attentamente e non ci ho trovato assolutamente NULLA. Il vuoto totale. 1)Non è un argomento nuovo, 2)Le digressioni sono insopportabili, 3)Il dialogo col diavolo è una speculazione intellettuale capziosissima, forzosa, incoerente...cerebrale in senso deteriore. 4) Le digressioni musicali hanno il sapore di un intellettuale tuttologo dilettante di musica che vuole dire la sua anche su quest'arte. E poi la cosa più banale di tutte: l'anacronistica concezione dell'artista che per esser tale deve essere malato, luogo comune dei più vieti. Se Mann voleva comunque dare un'allegoria e un ritratto della cultura tedesca che ha provocato due guerre mondiali ha scelto il modo meno adatto e meno efficace. Non leggetelo!!! Non cadete nel luogo comune dei capolavori considerati tali per sentito dire.!

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    luigi.rivolta

    09/09/2005 18.09.14

    Romanzo per molti ma nn per tutti, io ho tentato di leggerlo 3 volte e alla fine sono riuscito ad arrivare fino in fondo. Una metafora impressionante dellla Germania, un atto d'amore alla cultura tedesca, uno spledido e commuovente affresco. a complicare le cose i continui riferimenti alla musica, alla filosofia.... splendido libro

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    blitiri

    07/07/2005 19.25.37

    ottimo romanzo,che,però,nelle digressioni,non riesce a liberarsi da quell' atteggiamento di cultura fine a se stessa presente negli excursus dei ''romanzi-fiume'' romantici.

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    Claudio Grasso

    30/05/2001 16.17.32

    Titolo originale dell'opera è "Doktor Faustus,das Lebens des deutschen Tonsetzers Adrian Leverkuehn erzaehlt von einem Freund",ovvero "Doctor Faustus,la vita del compositore tedesco Adrian Leverkuehn narrata da un amico". La struttura del romanzo è forse la più grande ragione del suo successo:infatti,la biografia di Adrian Leverkuehn,personaggio fittizio in cui confluiscono tratti del filosofo Friedriech Nietzsche e del compositore Arnold Schoenberg,è narrata da un professore di nome Serenus Zeitblom,amico d'infanzia di Adrian,che unisce alla narrazione degli eventi riguardanti la vita del compositore riferimenti e critiche alla situazione storica in cui egli è costretto a scrivere;la questione si fa più interessante se consideriamo che Adrian vive dal 1885 fino al 1940 e che Zeitblom inizia a scrivere la sua biografia nel 1943,lasso di tempo che comprende la prima guerra mondiale e l'inizio della dittatura hitleriana in Germania. Adrian è un compositore affascinato dalle corrispondenze matematiche degli elementi musicali,ex studente di teologia e uomo abbastanza schivo.Dopo aver contratto la sifilide in una casa di tolleranza quasi per caso(vi viene portato da un vetturino che ha frainteso una sua richiesta;questo fatto ricalca la vita di Nietzsche),passa qualche giorno a Palestrina dove ha un colloquio col diavolo.La loro discussione,per nulla ridicola o inverosimile,si conclude con il famoso patto dei 24 anni di genialità musicale,patto che obbligherà Adrian a rinunciare a tutti gli affetti(ogni persona a cui si affezionerà morirà durante il romanzo).La vita del compositore continua solitaria ma costellata di successi:Adrian teorizza un nuovo modo di comporre,quello "dodecafonico"(tecnica,in realtà,teorizzata da Schoenberg),e lavora fino alla morte,sempre in preda a terribili febbri,ad una mastodontica opera:la cantata sinfonica "Lamentazione del Dottor Faust".E' proprio durante un concerto-conferenza su questa sua composizione che Adrian racconta la sua visione diabolica e cade in una sorta di stato larvale

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