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Lisa Hilton

Traduttore: S. Caraffini
Editore: Longanesi
Collana: La Gaja scienza
Anno edizione: 2017
Pagine: 416 p., Rilegato
  • EAN: 9788830444447
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Il secondo capitolo della trilogia della scrittrice inglese Lisa Hilton, Domina, ci ripropone il personaggio di un’antieroina dal fascino irresistibile, decisa e senza scrupoli, Judith Rashleight sotto un diverso nome, Elisabeth.

In Domina il lettore torna a scoprire i retroscena  più oscuri e pericolosi del mondo dell’arte che l’autrice ben conosce essendo essa stessa storica della materia. La protagonista realizza il sogno di avere una galleria d’arte tutta sua a Venezia, città dal fascino ambiguo e misterioso. Qui vive e lavora sotto falso nome, sperando di allontanarsi dai crimini commessi in passato. Ma Judith è un’assassina seriale e così Lisa Hilton non può che metterla nuovamente nei guai e un omicidio, al quale non sembra collegata, la riporta nel mondo che pensava di essersi lasciata alle spalle. Personaggio tanto negativo quanto affascinante, donna spietata e dotata di carica sensuale, non esita a usare gli uomini come oggetti e il sesso per farsi strada nel mondo dell’arte dominato ancora in larga parte dai maschi. L’autrice ci fa entrare nella vita di Judith/Elisabeth facendocela conoscere in tutta la sua spregiudicatezza e disinibizione.

E’ l’arte l’altra grande protagonista della storia e Domina è una passerella per la vita e le opere del Caravaggio. Se nel precedente romanzo Maestra Lisa Hilton aveva fatto luce sull’esistenza di Artemisia Gentileschi, ora il grande maestro della pittura di ogni tempo la fa da padrone. Per l’autrice proprio attraverso la personalità del Caravaggio si costruisce un parallelismo con la natura ribelle di Judith, cosa in realtà già emersa anche nella figura della Gentileschi, altra artista ribelle.

Traffico di opere d’arte e criminalità organizzata internazionale, Domina è un thriller nel quale spionaggio, azione, omicidi e intrighi sono gli elementi cardini che sorreggono la trama. Con una narrazione dai toni cupi e dal ritmo tagliente Lisa Hilton cuce un vestito a questa storia che si rivela una lettura anche divertente con fughe rocambolesche e scene di sesso disinibito volte ad indagare la psicologia della protagonista. Ambientato buona parte in Italia – a Venezia sede della galleria e in Calabria – ma anche in altre città europee, a Ibizia, Belgrado, Parigi, il viaggio tocca più località e sicuramente è stato creato in funzione dell’intreccio per una logica narrativa. E in chiusura l’autrice così sintetizza la sua opera: “E’ una vicenda dal ritmo serrato, vigorosa, fosca e a tratti dai risvolti non privi di humour, che spesso continuerà a stupire i lettori fino alla fine”. Sinceramente, una lettura che per certi versi lascia senza parole.

Recensione di Clara Domenino


"Talvolta anche il cattivo gusto può essere piacevole" - Lisa Hilton

Ibiza. Il regno di David Guetta e Sven Vath, l’isola in cui tutto è permesso, a patto che al ritorno a casa nessuno chieda cos’è successo. Perché si sa, quel che accade a Ibiza rimane ad Ibiza.

Da un club affacciato sul mare risuonano monolitiche legnate techno. Cassa dritta e ritmi a 4/4 intrisi di saliva, sudore ed ecstasy. Ecco uno sfavillante yacht avvicinarsi alla baia. A bordo magnati russi accompagnati da un curioso assortimento di leccapiedi, prostitute d’alto bordo e lei, la nostra Judith Rashleigh, già Maestra e ora Domina. Perché si trova a Ibiza? Nemmeno lei lo sa. Nel corso di un paragrafo è passata da Venezia, dove valutava un raro Tiziano, alla partecipazione a un’orgetta con toy boy e dominatrice BDSM al largo del Mediterraneo. Perché tanto libertinaggio? Judith oramai si è stancata di nascondersi. Troppa fatica a proteggere la sua nuova identità. La nostra eroina infatti ora si chiama Elisabeth Teerlinc e gestisce la galleria d’arte Gentileschi a Venezia, dove cura un gruppo di artisti dissidenti serbi. Una chiamata l’ha messa in allarme. Un mecenate russo vuole che valuti la sua ricchissima collezione, tuttavia girano voci che il ricco filantropo sia un esperto nel commercio di falsi. Judith, come sa bene il lettore di Maestra, ha visto la propria vita cambiare radicalmente per colpa della vendita di un falso. Che dietro a questa chiamata si celi una minaccia? Qualcuno ha scoperto la sua reale identità?

Poco importa oramai. Ibiza è laggiù sullo sfondo, a un tiro di schioppo da tutti i suoi problemi. Tanto se qualche malintenzionato si avvicinerà, sarà facile circuirlo e portarlo a letto. Nella borsa c’è un Hermés turchese e si sa che non c’è niente di meglio di un foulard di haute couture per soffocare aitanti mercenari al soldo di spietati mercanti d’arte.

I libri di Lisa Hilton sono inni dionisiaci all’eccesso. Troverete name dropping di marche di alta moda accostato a delicate annotazioni sulla giustapposizione cromatica nei corpi caravaggeschi. Sono tuttavia il sesso estremo e lo spionaggio gli ingredienti principali. Si rincorrono a perdifiato, in una gara in cui nessuno dei due filoni narrativi prende il sopravvento. Il lettore frattanto giace disarmato, ma assai divertito, davanti a questo irresistibile cocktail di azione erotica portata al parossismo. La protagonista è infatti più valente di un James Bond negli intrighi internazionali e più bollente di una Emmanuelle a letto (o in ascensore, o in uno sgabuzzino o ovunque vi immaginiate). Difficile riuscire a sospendere l' incredulità ma in fondo poco importa. La leggiamo perché è maledettamente divertente. Prendere o lasciare. 

Recensione di Matteo Rucco

Volevo solo farla finita in fretta, ma mi imposi di procedere lentamente. Chiusi tutte le persiane, stappai una bottiglia di Gavi, riempii due bicchieri, accesi le candele. Rituali consueti, riconoscibili, confortanti. Lui posò la borsa e si tolse lentamente la giacca, poi l'appese allo schienale della sieda, osservandomi. Alzai il bicchiere e bevvi un sorso senza dire una parola. Il suo sguardo guizzò sui quadri mentre io lasciavo che il silenzio fra noi si prolungasse finché lui lo ruppe. «Quello è un...» «Agnes Martin», conclusi al posto suo. «Sì.» «Bellissimo.» «Grazie.» Trattenni sulle labbra il mio sorrisetto divertito. Un'altra pausa di silenzio, la quiete della notte veneziana venne infranta dal suono di passi che attraversano il campo sottostante. Ci volta entrambi verso la finestra. «Vivi qui da molto?» «Da un po'», replicai. Aveva perso la sfrontatezza esibita poco prima nel bar, sembrava impacciato e dolorosamente, terribilmente giovane. Era chiaro che dovevo fare io la prima mossa. Avevo il bicchiere in mano ed ero a due passi da lui. Ne feci uno, tenendo gli occhi fissi nei suoi. Riusciva a leggere il mio sguardo? Scappa, diceva. Scappa subito finché puoi. Feci il secondo passo e allungai la mano per accarezzargli il mento ispido. Lentamente, sempre reggendo il suo sguardo, mi protesi in avanti verso la sua bocca, gli sfiorai le labbra con le mie, e lui tirò fuori subito la lingua. Il sapore non si rivelò sgradevole come pensavo.