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    Cristiano Cant

    18/11/2017 03:30:26

    Il numero, la quantità, gli astri più vanesi e più fatui ruotano attorno a questo multiforme archetipo senza salvezza, senza redenzione, un dandy miscredente che sarà vinto solo da un gesto stupefacente. Sganarello, strepitoso personaggio, il fedele servo, coscienza pavida e insieme feroce degli stati d'animo del suo padrone, ammonirà il suo signore con ripetute esortazioni, comiche e sottili, leggere e profonde. Quando chiede a Don Giovanni: "Su, ditemi voi a che cosa credete?", si sentirà rispondere: "Credo che due più due fa quattro, e quattro più quattro fa otto". E il finale del quinto atto, dopo la tremenda sferzata sull'ipocrisia fatta da Don Giovanni (manifesto della sua condotta politica futura), vedrà una delle più belle pagine di teatro proprio nella risposta morale di Sganarello, le similitudini una dietro l'altra fra proverbi, metafore, sollecitazioni da amico fraterno. Non ci sarà niente da fare. Regna la somma, il godimento, l'egoismo spinto nel frivolo e nell'impertinente, la fragilità altrui sfruttata unicamente a proprio vantaggio; contro Tutto, contro un padre distrutto, semplici contadine contese a casaccio, e soprattutto contro un Cielo spesso richiamato come una divinità che sorveglia e impaurisce col suo sguardo di verità. Sarà indifferenza anche verso di esso, Don Giovanni sfida ogni cosa, ogni legge, ogni regola, non conosce prove contrarie (che pure si affacciano strabilianti davanti ai suoi occhi), le rifiuta, le rigetta. Finirà per fermarlo solo il grandioso mistero avvolto in una statua. Eccezionale momento. L'ostinazione è senza requie, l'orgoglio è smisurato, il timore appena un soffio inconsistente, l'uomo è prigioniero di se stesso in modo totale. E mentre la voragine lo ingoia, ecco il genio di Molière riaffacciarsi a sovvertire tutto con uno Sganarello che, nella solitudine in cui si ritrova, sente un assillo immediato: "E la mia paga? Chi mi pagherà?". Immortale capolavoro aperto a mille varianti. Molière enorme!

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