La donna che visse due volte

Pierre Boileau,Thomas Narcejac

Editore: Adelphi
Collana: Fabula
Anno edizione: 2016
In commercio dal: 1 settembre 2016
Pagine: 196 p., Brossura
  • EAN: 9788845931048
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Descrizione

Narra la leggenda che la premiata ditta del noir francese formata da Pierre Boileau e Thomas Narcejeac abbia scritto La donna che visse due volte con uno scopo ben preciso: quello di piacere ad Alfred Hitchcock.

Una scommessa azzardata, indubbiamente (anche se i due non ignoravano che il regista avrebbe già voluto adattare per lo schermo I diabolici, che gli era stato soffiato da Henri-Georges Clouzot). Come tutti sanno, la scommessa fu vinta, e la storia della enigmatica Madeleine, che sembra tornare «dal regno dei morti», diventò quello che la critica ha definito il capolavoro filosofico di Alfred Hitchcock – e uno dei film più amati dai cinéphiles di tutto il mondo. Quando, molti anni dopo, François Truffaut gli chiederà che cosa esattamente gli interessasse nella storia di questa ossessione amorosa che ha la tracotanza di sconfiggere la morte, Hitchcock gli risponderà: «la volontà del protagonista di ricreare un'immagine sessuale impossibile; per dirlo in modo semplice, quest'uomo vuole andare a letto con una morta – è pura necrofilia». Attenzione però: se è vero che ci si accinge alla lettura del libro avendo davanti agli occhi la sagoma allampanata di James Stewart e il corpo di Kim Novak, a mano a mano che ci si inoltra nelle pagine del romanzo le immagini del film si dissolvono e si impone, invece, potentemente la dimensione onirica, angosciosa, conturbante di Boileau e Narcejac, che sanno invischiare il lettore negli stessi incubi ai quali i loro personaggi non riescono a sfuggire fino all'ultima pagina – e anche oltre.

«Sentì il cigolio della porta del camerino, si voltò di scatto ed ebbe la stessa stretta al cuore di quando l'aveva vista al Waldorf, la stessa violenta emozione. Quella che aveva davanti era Madeleine rediviva, Madeleine che lo guardava impietrita, come se lo avesse riconosciuto, Madeleine che adesso avanzava verso di lui, un po' pallida, con lo stesso sguardo interrogativo e triste che aveva in passato.»

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Recensioni dei clienti

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    Desy

    24/10/2018 19:34:53

    "La donna che visse due volte" è il romanzo che attirò l'attenzione di Alfred Hitchcock per il suo "Vertigo" con l'immortale james Stewart e Kim Novak. Solo un regista come lui poteva dare vita all'atmosfera inquietante e folle che trasborda dalla scrittura di Boileau e Narcejac.

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    Marta

    18/09/2018 11:26:04

    Sarò una voce fuori dal coro ma ho odiato questo libro. Noioso e non appassionante!

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    Hodor

    05/01/2017 02:54:36

    Il sottoscritto lo preferisce alla versione cinematografica. Ambientazione e atmosfera perfetta, cupo e angoscioso come un vero noir dev'essere. Intreccio geniale.

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    Loris

    18/11/2016 08:22:42

    ‘Vertigo’, capolavoro entrato nella storia del cinema, allunga inevitabilmente la sua ombra su questo libro. L’immaginario del lettore è colonizzato da Hitchcock, Madeleine non può avere altro volto se non quello iconico di Kim Novak. Al di là delle coordinate spazio-temporali (qui siamo in Francia a cavallo della guerra), la differenza maggiore si avverte nella caratterizzazione del protagonista, ben lontano dal ‘bravo ragazzo’ messo in scena da James Stewart. Roger è tormentato dal senso di colpa, ma si sente anche perennemente inadeguato di fronte agli eventi, fugge per paura e cerca rifugio nell’alcol. In lui la vertigine amorosa passa quasi in secondo piano rispetto alla fascinazione morbosa per la morte, al desiderio di sapere cosa si trovi nell’oscurità e come sia possibile farne ritorno. Questo si riflette anche nel diverso epilogo, offrendo nel complesso un’esperienza di lettura appagante e complementare rispetto a ‘Vertigo’.

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    cantarstorie

    18/10/2016 15:01:35

    Leggere questo bellissimo libro, prima o dopo aver visto il capolavoro di Hitchock... esperienze diverse, e molto, eppure in ogni caso è indelebile la luce limpida e piena che le mani esperte degli autori hanno saputo tracciare sopra alla vicenda. Innumerevoli gli spunti, gli spiragli, le sorprese, e sopra a tutto un gran senso di essenziale semplicità, ispirata da una vera e propria maestria narrativa. Come in un gioco di specchi, di vertigine, e d'ombra.

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    Cristiano Cant

    27/09/2016 15:19:07

    Misurare nella sua idea d'origine un film che è ormai fra i monumenti della storia del cinema poteva quasi capovolgere lo schema del confronto classico libro/pellicola, tanto l'immaginario di ogni spettatore era e rimarrà pregno di quelle immortali scene dove Stewart e la Novak attraversano l'intera storia. Il libro rischiava perciò di apparire modesto, o gregario addirittura rispetto alla forza di quel capolavoro Hitchockiano. Ma temo fosse l'abitudine a far parlare così, aggiunta alla concretezza di un volume che per anni - credo - risultasse irriperibile nel grande mondo dell'editoria nostrana. Invece niente sfigura o suona riduttivo aprendo il romanzo e abitandolo nel corso della lettura. I dialoghi arrivano nell'interezza della loro tesa suggestione, gli sguardi e i timori così enormemente restituiti nel corso dell'opera filmica giungono ancora più ampi e meglio distesi nel flusso e nel respiro della prosa. Consiglio lo spaventoso (liricamente di una potenza talmente splendida e sinistra) momento in cui Madeleine "ricompare" nei suoi vecchi vestiti davanti a Scottie; il sangue si infila nelle più strette anse dell'emozione e diventa davvero vita e battito unici. Ci sono tutte le ossessioni e le nevrosi di un trattato di psicologia profonda, la sfida a superare l'onda delle vertigini e soprattutto, qui è il nodo e l'asse della storia, il grande tema, immenso, prodigioso, dell'identità distrutta e riaffiorata, messa in discussione, violentata, e forse mai risolta. Le due opere possono dimorare una accanto all'altra senza sfregiarsi, ma anzi, arricchendosi in una vicenda che è in fondo un grande sogno disturbato dai magnifici spettri di se stesso.

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