Recensioni La donna della domenica

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    12/09/2019 16:43:57

    Dalla elegante Torino, un libro sul costume borghese di questa bellissima città, che i due compianti Autori, trattano con delicata ironia,usando lo "escamotage" della trama gialla.Scrittura deliziosamente raffinata,e molta ironia e buon gusto. E' anche comico,si pensi ad esempio all'arma del primo delitto.Sezione trasversale di una certa società che ha da un lato i poveracci (che fanno la fine dei poveracci anche comica ) e dall'altro una borghesia presa da fatti superflui, che forse i due autori mal digerivano. IL tutto condito con classe.E come tradizione di questi ottimi scrittori, il libro si chiude con un lieto fine.

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    17/07/2019 15:32:46

    Grazie ad un accenno di D'Orrico su 7 del Corriere mi sono deciso a leggere questo vecchio, bellissimo libro di F&L. Una vera scoperta gustosissima. Il dialogo tra Anna Carla e la signora Tabusso, con "Tutto il Rotary delle troie" vale tutto il romanzo! Brano degno di una lettura della Franca Valeri. Consigliatissimo.

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    03/07/2019 19:03:38

    Mi aspettavo di più. Avevo letto A che punto è la notte che m'era piaciuto tantissimo e le mie aspettative erano forse troppo alte. L'avvio è lento e io, spazientito, l'ho mollato.

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    10/03/2019 11:13:28

    “La donna della domenica” è il primo e il più popolare dei libri di Fruttero & Lucentini. Divertente e godibilissimo, il racconto si snoda tra i vizi, l'ipocrisia, le comiche velleità e gli esilaranti chiacchiericci che animano la vita della borghesia piemontese, tra architetti misteriosamente assassinati, dame dell'alta società tanto affascinanti quanto snob, poliziotti e industriali. Sullo sfondo - ma è in realtà la vera protagonista - vi è una Torino in apparenza ordinata e precisa fino alla noia, che nasconde un cuore folle e malefico. Un romanzo paradossale e raffinato, complesso ma leggero, che mantiene ancora intatte le sue doti di freschezza, fulminante ironia ed eleganza.

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    10/03/2019 11:12:39

    Divertente e godibilissimo, il racconto si snoda tra i vizi, l'ipocrisia, le comiche velleità e gli esilaranti chiacchiericci che animano la vita della borghesia piemontese, tra architetti misteriosamente assassinati, dame dell'alta società tanto affascinanti quanto snob, poliziotti e industriali. Sullo sfondo - ma è in realtà la vera protagonista - vi è una Torino in apparenza ordinata e precisa fino alla noia, che nasconde un cuore folle e malefico. Un romanzo paradossale e raffinato, complesso ma leggero, che mantiene ancora intatte le sue doti di freschezza, fulminante ironia ed eleganza. Una lettura assolutamente consigliata!

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    08/03/2019 10:55:33

    Un giallo affascinante, che riporta alla vita, nelle sue pagine, una Torino che forse non c’è più, ma che i lettori potranno rivivere nelle proprie memorie. Fruttero e Lucentini tracciano, in quello che è riconosciuto universalmente e meritatamente come il loro capolavoro, un ritratto tanto veritiero quanto impietoso della borghesia torinese, delle sue ipocrisie e idiosincrasie, strappando un sorriso, ma anche una riflessione, al lettore, anche il più smaliziato. Quanto contano le apparenze? È questa la domanda che gli autori si fanno, e ci fanno, mentre il commissario affronta un omicidio quantomeno insolito.

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    08/03/2019 10:18:30

    Una storia complessa, tanti attori e sullo sfondo una Torino ancora più elegante con le sue usanze, i suoi pregiudizi e i suoi vizi. Ma Torino rimane pur sempre il palcoscenico perfetto per un giallo.

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    21/09/2018 17:48:46

    Grazie a una profonda caratterizzazione psicologica dei personaggi e una trama poco scontata, gli autori ci regalano un giallo elegante e ironico, oltre che un tuffo nella "Torino bene" degli anni '70 e il ritratto dei suoi vizi. Il commissario Santamaria è meridionale, e come tale fatica a comprendere pienamente le dinamiche della società sabauda. Eppure, pagina dopo pagina, davanti ai suoi ma soprattutto ai nostri occhi si squarcia il velo di ipocrisia e appare ciò che si cela davvero dietro la parvenza di rispettabilità che sembra ammantare la città piemontese e i suoi abitanti.

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    31/07/2008 14:42:07

    Una meraviglia! Dicono sia il capostipite del giallo italiano, ma questa opera é molto di più. Personaggi reali che più reali non si può si incrociano sul palcoscenico (la città di Torino), caratterizzati magistralmente dagli autori. La storia si complica man mano che scorrono le pagine, la lettura é piuttosto impegnativa ma mai pesante. Il piacere puro della lettura unito all'intreccio narrativo di un giallo...il massimo! Farò davvero fatica a trovare qualcosa che anche solo si avvicini a questo libro, entusiasmante da tutti i punti di vista. Lo consiglio a chiunque ami la lettura!

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    14/10/2004 23:31:30

    Veramente interessante. Inizialmente un pò noioso ma nel complesso avvincente e per nulla scontato. Disincantato!

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    mpaul58
    08/01/2004 10:26:10

    Ottimo giallo, molto raffinato, dai personaggi molto ben disegnati psicologicamente, primo giallo di F&L che ho letto. Valido anche per l'ironia e la autoironia di molti personaggi. Forse un pelino insistito su alcuni di essi... comunque ottimo

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    10/02/2002 22:02:26

    È un libro da assaporare con calma, non tanto per la lunghezza, quanto per il piacere che deriva dal poter "vedere" e "sentire" ciò che i personaggi sentono e vedono. La finezza della descrizioni e dei dialoghi, infatti, permette di vivere la vicenda dal punto di vista di coloro che la animano. Basterà ricordare la conferenza dell'americanista Bonetto. Particolare curioso: non c'è un protagonista. Ci sono, invece, i tanti personaggi che si muovono attorno a questa vicenda gialla. E ci sono mille altre cose, a cominciare dal divertimento che gli autori hanno provato nel mettere in fila trovate gustosissime. Basterà citarne due, reperibili entrambe all'inizio. Il cattivo di questo giallo torinese gli autori hanno scelto di chiamarlo Garrone. E le "losanghe gialle e azzurre della vetrata" rimandano, dritto dritto, a simili losanghe di un noto racconto di Borges, che Fruttero e Lucentini venerano motivatamente. Oltre a quello principale, c'è un altro enigma, quello del titolo, che si svela solo leggendo l'ultima pagina (a patto di non avere saltato tutte le precedenti).

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    14/11/2000 11:40:10

    Il miglior giallo italiano, ma chiamarlo giallo è anche riduttivo. Scritto benissimo, con un'ironia che si diffonde lieve su tutte le pagine, è anche uno spaccato sociale della Torino anni settanta. Particolarmente indicato per i conoscitori dell'alta società sabauda, ma godibilissimo per tutti per originalità e ritmo

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