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Anno edizione: 2025
Anno edizione: 2025
Libro incluso nella dozzina finalista del Premio Strega 2026
Finalista al concorso statunitense “SuperBook” destinato ai vincitori dei più prestigiosi premi letterari italiani, tra cui lo Strega, il Campiello, il Mondello, il Viareggio-Rèpaci, il Flaiano e il Pop Premio Opera Prima.
Libro vincitore del Premio BPER Banca 2025 - Sezione narrativaLibro vincitore del Premio Mondello 2025 - Opera italianaLibro finalista del Premio Wondy per la letteratura resiliente 2026
Nei quattro anni trascorsi dal suo più recente romanzo ci è mancato lo sguardo di Teresa Ciabatti, la sua cifra stilistica unica, la lucidità, l'ironia, l'equilibrio assoluto del fraseggio. Con l'intensità e l'anticonformismo radicale della sua scrittura, Ciabatti conduce una protagonista che le somiglia in territori a prima vista remoti e indecifrabili, per riportarla a casa più dolente e saggia, capace di riconoscere il baluginare dell'umano ovunque si presenti.
«Più avanti capirò che libero da pregiudizi significa poco pratico di camorra, non a conoscenza della sua vicenda criminale. Più avanti ancora avrò il dubbio che lui cercasse una persona da raggirare, questo tuttavia sarà molto tempo dopo».
«Un romanzo libero, folle, poetico, sul crimine e la maternità - sono poi così distanti? Sull'amicizia e il ruolo dell'artista. Un romanzo dolorosissimo ma, insieme, anche il più divertente che Ciabatti abbia mai scritto.» - Jonathan Bazzi
«Donnaregina è il romanzo potente che promette di essere. » - Nicola H. Cosentino - Corriere della Sera
«Teresa Ciabatti scrive un romanzo furioso, umanissimo, in stato di grazia.» - Federica De Paolis
«Questo romanzo? Semplicemente bellissimo. Napoli, l'orrore, il sangue, e forse la salvezza.» - Roberto Saviano
«Diventare genitori significa, tra tutte le altre cose, firmare una cambiale di dolore e di gioia in bianco. In certi casi, come per la protagonista di Donnaregina di Teresa Ciabatti, si rischia un tale trauma che si fa di tutto per rimuoverlo, evitarlo, non vederlo arrivare.» - Daria Bignardi, Vanity Fair
Chi è davvero 'o Nasone, accusato di rapina a mano armata, associazione a delinquere, associazione mafiosa, 182 omicidi commessi e commissionati? Se lo chiede la scrittrice a cui il giornale dà l'incarico di intervistare proprio lui, il superboss. A lei che di criminalità non sa niente, che si è sempre occupata di adolescenti, tutt'al più cantanti, attrici, gente dello spettacolo. Il loro è l'incontro di due mondi lontanissimi che tali devono rimanere, almeno nelle intenzioni della protagonista. Eppure, quando lui inizia a parlare, qualcosa cambia. Quest'uomo spietato che alleva colombi e crede negli ufo comincia a interessarla. Non tanto quando si sofferma sulle cronache di furti, sparatorie e vendette, piuttosto per la nostalgia che vibra nei racconti delle donne incontrate e perdute, degli amici morti ammazzati, degli affetti famigliari. Quando insomma, pur non rinnegando il proprio passato, il boss si mostra vulnerabile. Il dubbio: forse la sta manipolando? È sul piano dei rapporti affettivi che boss e scrittrice si incontrano: nelle ferite di genitori incerti, forse sbagliati. Nel mistero dei figli con cui non sanno più comunicare e che temono di aver perso per sempre. Il confronto tra loro, pur sempre carico di diffidenza, si trasforma allora in un viaggio tra ricordi, confessioni, fraintendimenti e proiezioni, ma soprattutto rivelazioni su figli che non sono quello che loro credono. Così, quando la protagonista si trova a cercare le tracce del figlio di Misso nelle strade di Napoli, capisce di cercare qualcun altro: sua figlia che le sta sfuggendo.
Proposto da Roberto Saviano al Premio Strega 2026 con la seguente motivazione:«In questo romanzo Teresa Ciabatti dà conferma della sua capacità unica di raccontare gli interni delle esistenze, di dare sostanza agli aspetti chiaroscurali, di metterci di fronte degli specchi in cui riconoscere parti di noi che forse preferiremmo non guardare. La voce narrante vuole suscitare sensazioni, scatenare cortocircuiti, portare a galla contraddizioni quotidiane. E lo fa mettendo in scena un antagonista estremo. Nel farlo, la stessa protagonista si mette in discussione: ciò che ascolta la avvelena e, da un certo punto in poi, l’aiuta. Ciabatti ha il potere di trasformare in valore letterario ciò che dal punto di vista prettamente cronachistico risulterebbe residuale, riesce ad accedere a una dimensione privata e a elevarla a un livello universale. La prosa è fulminea, fa pensare a Joan Didion, segue con rapidità gli eventi, con il metodo della cronista e dell’antropologa dei sentimenti. Racconta tutto ciò che gli altri non possono vedere.»
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E' la chiave nuova con cui l'autrice ha saputo raccontare il superboss ad essere importante. Romanzo e biografia si amalgamano qui in maniera sorprendente. La scrittura è ritmata e tagliente.
Dopo aver letto e amato "Sembrava bellezza " e "La più amata ", ho acquistato sulla fiducia quest'ultima opera di Teresa Ciabatti, ma purtroppo è stata una grande delusione. Una storia confusa, noiosa, a tratti difficile da seguire, l'interminabile cronaca degli episodi della vita del boss protagonista, in cui si inseriscono sempre nuovi personaggi, ognuno col suo soprannome. Parallelamente le riflessioni della giornalista incaricata di raccogliere le memorie del boss, una donna alle prese con una figlia adolescente problematica e autolesionista, e altri traumi passati e presenti che emergono pagina dopo pagina. Che pesantezza, mi dispiace ma a mio avviso è un romanzo infelice, in tutti i sensi.
Recensioni
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