Doppio ritratto. San Francesco in Dante e Giotto

Massimo Cacciari

Editore: Adelphi
Anno edizione: 2012
In commercio dal: 7 marzo 2012
Pagine: 86 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788845926723

24° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Arte, architettura e fotografia - Storia dell'arte: stili artistici - Arte bizantina e medievale dal 500 d.C. al 1400 d.C.

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Descrizione
I maggiori fabbri del volgare europeo, quello pittorico (Giotto), e quello letterario (Dante), si incontrano nella figura di san Francesco - quasi che il loro nuovo linguaggio nascesse precisamente dalla necessità di rappresentarla. Ma l'incontro si rivela un conflitto: le loro interpretazioni della rivoluzione francescana divergono radicalmente e tuttavia non riescono a dar ragione del "crocefisso di Assisi", giacché entrambe lo tradiscono. Eppure, attraverso questi tradimenti, si afferma quello spirito che segnerà la nascita della nuova Europa.

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    luca

    01/01/2014 21:09:00

    Cacciari ha il grande merito di aver riproposto l'attenzione sulla figura di San Francesco e sulla grande tradizione di spiritualità e di pensiero, che a lui si ricollega, non solo Dante e Giotto, ma anche Scheler e altri ancora nel corso dei secoli fino a Papa Francesco, in una novità spesso sconvolgente!

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    Liliana

    28/03/2013 16:37:42

    Per quanto apparentemente interessante,c'è sempre nei saggi di Cacciari molta artificiosità e insincerità da esteta.

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    Loris

    28/06/2012 10:46:48

    La scrittura delle prime pagine, forzatamente 'alta' e densa di rimandi storico filosofici, sembra avere la funzione di respingere il lettore occasionale, attratto dal prestigio culturale dell'autore unito alla brevità del testo. Certo, per una piena comprensione sarebbe utile rileggere qualche cantica del Paradiso e avere sotto gli occhi le riproduzioni del ciclo di affreschi di Assisi. Il senso del saggio però è cmnq intelligibile e apprezzabile. Sono stato attratto dall'analisi delle declinazioni letterarie e pittoriche della figura di Francesco, ma la parte che più mi ha coinvolto è stata quella relativa alla povertà, intesa come spoliazione di sé in vista di un'apertura al prossimo priva di remore e pregiudizi. Il cuore e lo scandalo della santità risiedono in questa perfetta imitazione di Cristo, che non rifugge il dolore ma si compie sotto il segno dell'hilaritas.

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    alida airaghi

    31/03/2012 17:16:06

    Ottantasei pagine molto dense e appassionate, queste che Massimo Cacciari dedica a S.Francesco,la cui figura e missione ispirò tutti i linguaggi artistici della sua epoca, irradiandola e irradiandosi da essa sia nel fulgore accecante della sua spiritualità,sia nel rivoluzionario rovesciamento dei valori incarnato dalla sua concreta vicenda storica. Cacciari si interroga sulla possibilità di confrontare il ritratto dantesco di Francesco con quello lasciatoci da Giotto nella Basilica Superiore di Assisi,partendo proprio dalle differenze ideologiche ed esistenziali dei due artisti: differenze che si riflettono acutamente proprio nel modo in cui consegnano il Santo alla tradizione. Una lettura storica,e polemica, quella che Dante ci tramanda:"Il grande intellettuale vede in Francesco l'incarnazione di elementi essenziali del proprio progetto culturale, politico e religioso". Molto diversa, più leggendaria e popolare,"commista a un preciso disegno edificante, governato dalla Chiesa" l'interpretazione giottesca della vita del Santo. Il Francesco di Giotto predica ai fiori e agli uccelli, esprime una nuova idea di natura, è giullare e poeta, innamorato lodatore di Dio e del Creato. Ma sia Dante sia Giotto convergono nella volontà di rimuovere il tratto più scandaloso della sua santità:la Paupertas, la rinuncia,il "va' e vendi tutto" evangelico. E l'ultimo capitolo del libro di Cacciari assume quasi un tono profetico e ispirato nel rivendicare la portata rivoluzionaria della scelta francescana di "elezione del povero": "Il cristiano è povero o non è". La cultura del 900 non ha compreso pienamente la grandezza di questo messaggio, che collega povertà a kenosis, a svuotamento. Non solo di beni e proprietà, ma del nostro possesso più geloso: la nostra psiché. Svuotarsi del Sé, liberarsi di ciò che ci è proprio per accogliere l'altro, "spossessarsi di tutto per risorgere con e per ogni ente". "La mistica francescana è amore ri-creante", è dono e perdono, letizia e grazia.

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    jane

    21/03/2012 15:11:25

    Il saggio è breve ma la tesi chiara; un'ottima occasione per rileggere Dante, ricercare nozioni di storia e filosofia medievale e riguardare gli affreschi di Giotto.

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