Traduttore: F. Bruno
Editore: Guanda
Anno edizione: 2011
In commercio dal: 19 maggio 2011
Pagine: 136 p., Brossura
  • EAN: 9788860884879
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Descrizione
31 dicembre 1941, sul "Paris-Soir" appare un annuncio: si cercano notizie di una ragazza di quindici anni, Dora Bruder. A denunciarne la scomparsa sono i genitori, ebrei emigrati da tempo in Francia. Quasi cinquant'anni dopo, per caso, Patrick Modiano si imbatte in quelle poche righe di giornale, in quella richiesta d'aiuto rimasta sospesa. Non sa niente di Dora, ma è ugualmente spinto sulle sue tracce. Modiano cerca di ricostruirne la vita, i motivi che l'hanno spinta a scappare e segue l'ombra di Dora per le vie di una città che conosce e ama, nei luoghi che hanno vissuto la guerra e l'occupazione, fino al drammatico epilogo ad Auschwitz. Qui, dove comincia la Storia degli uomini, si chiude per sempre la storia privata di Dora in mezzo a quella di un milione di altre vittime.

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Recensioni dei clienti

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    Alessia

    22/09/2018 15:44:47

    Leggere questo libro è un'esperienza particolarissima. Lo si prende e lo si lascia, si vorrebbe non pensare alle Dora Bruder eppure ferma scorre la certezza che ogni vita, nelle scelte che compie, è indimenticabile, lascia tracce, percorsi che si arrestano, si perdono, si smarriscono ma restano ad abitare chi ha letto. Chi noi siamo a volte lo decidono gli altri ripercorrendo i nostri passi, ma il mistero di ogni vita come singolare ed unica resta intatto

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    RANIERO

    18/09/2018 20:54:38

    L'atmosfera che pervade questo libro è decisamente cupa, grigia, soffocante. L'autore/narratore, durante le sue ricerche d'archivio, in un trafiletto del Paris-soir del 31 dicembre 1941, casualmente, apprende della fuga/scomparsa di Dora Bruder, ebrea nata a Parigi da genitori immigrati dall'Austria, il padre, e dall'Ungheria, la madre. Basta questa semplice e occasionale conoscenza per "ossessionare" il narratore e indurlo a esplorare il tempo e lo spazio di una Parigi durante l'occupazione nazista per cercare di dare contorni e consistenza reale ad "un'ombra", una ragazzina di 15 anni che, come tante altre, finirà i suoi giorni ad Auschwitz. In questa ricerca il narratore ricostruirà gli spostamenti di Dora Bruder attraverso le strade e i luoghi di Parigi con precisione "ossessiva", e tale indagine, comunque non riuscirà mai a cogliere i suoi "affetti", la sua..."vita". Patrick Modiano, consapevole di questo vuoto, sarà spinto a dire che: "questa precione topografica contrasta con quanto ignoreremo per sempre della loro vita...con quel vuoto, con quel grumo di ignoto e di silenzio." L'elemento, d'altronde, che conferisce fascino al libro è secondo me l'intrecciarsi della figura del narratore con quella di Dora durante il racconto, come se due piani temporali trovassero dei punti di intersezione attraverso una Parigi "deserta e silenziosa: ritrovare Dora è in fondo un po' ritrovare se stesso. La conclusione a cui giunge Modiano, a proposito di Dora, è alla fine, come dicevo, un "vuoto". Ignorerà "per sempre come passava le giornate, dove si nascondeva, in compagnia di chi si trovava durante l'inverno della sua prima fuga e nelle poche settimane di quella primavera in cui scappò di nuovo. E' il suo segreto. Povero e prezioso segreto che i carnefici, le ordinanze, le autorità cosiddette d'occupazione, le caserme, i campi, la Storia, il tempo - tutto ciò che insozza e distrugge - non sono riusciti a rubarle.

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    Martina Frammartino

    07/08/2017 08:58:41

    Partendo dall'annuncio della scomparsa di una ragazza ebrea nella Francia del 1941 Modiano ricostruisce l'atmosfera dell'epoca e s'interroga su quel che è stato, cercando di donare vita a una ragazza a cui la vita è stata strappata dalla storia. Percorso simile a quello che ha fatto, con una profondità e una capacità espressiva ancora maggiori, Filippo Tuena in Le variazioni Reinach.

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    Gaia

    02/12/2016 19:14:14

    Trovo questo libro straordinario, non è un romanzo ma per certi versi potrebbe esserlo, perché l'autore avendo pochissime informazioni sulla vita di Dora, deve riempire i buchi con la sua immaginazione e finisce nella sua eccezionale potenza empatica per identificarsi e confondersi con lei. Per tutto il racconto si susseguono dettagli temporali, climatici, topografici e biografici della vita di questa povera ragazza ebrea che subito evocano nell'autore un ricordo personale. Modiano si apre con sincerità, mostra le sue debolezze, la sua fragilità e il lettore sensibile non può restare indifferente. Mi sono sentita così vicina a lui durante la lettura da sentire di conoscerlo profondamente. Mi ha molto colpita l'associazione tra le ripetute fughe di Dora dalla famiglia, su cui resta un mistero del dove sia stata, e la propria fuga a diciotto anni. Dal mio punto di vista è un Nobel meritatissimo. Non si riesce ad apprezzare questo autore penso, se non si impara a lasciarsi andare, a non cercare risposte o trame prefabbricate, ma a godersi le domande. Il fine delle sue opere è il viaggio, il percorso, non la conclusione. Veramente commovente, bellissimo.

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    Pier Morandi

    13/06/2016 18:14:29

    Questo era l'ultimo libro che mi restava da leggere, di Modiano. Per questo motivo l'ho 'centellinato' ed ancor più apprezzato, sperando presto ne possa arrivare un suo nuovo. E' un autore che ho decisamente amato ed interiorizzato e, direi, capito, perché la mia musica e i miei testi si muovono sulla stessa lunghezza d'onda. Bravo, bravo Monsieur Patrick et au revoir à la prochaine!

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    mario de santis

    14/08/2015 17:05:33

    Dicono che questo sia il libro migliore del recente premio Nobel. Si dovrebbe dire chiaramente che questo premio non ha senso. Qualcosa di buono nel libro si intravede ma nulla di memorabile

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    LucaMilano

    23/05/2015 18:44:07

    Modiano può essere ritenuto un nobel minore, poco rappresentativo, privo della grande opera, e in verità piuttosto monocorde nella sua narrativa (percorsi parigini in cerca di una traccia femminile, lontana negli anni, ma così vivida nell'immaginario dell'autore), tuttavia, provo nei suoi confronti una certa empatia, e nel cimentarmi nella lettura di Dora Bruder, mi attraeva la sensibilità con la quale, avrebbe certamente saputo, attraverso una foto, un ricordo, uno scorcio, riuscire ad avventurarsi in un affascinante cammino a ritroso, quasi che un trafiletto di un vecchio giornale, fosse una porta d'ingresso per un viaggio nel tempo. E poi c'era Parigi, gli anni dell'occupazione, un contesto interessante e a lui vicino (nel libro le esperienze vissute dal padre, proprio in quei giorni, costituiscono per l'autore un occasione per colmare lacune, creare un ponte, nella ricerca di Dora). val sempre la pena leggere Modiano, anche la sua lista della spesa, anche se sarà più o meno sempre la stessa, ma arrivati in fondo a questo breve racconto, non posso essere completamente soddisfatto, il tentativo, pur fascinoso, si rivela un esercizio di ricerca incompiuto, e Il fatto che l'autore abbia le qualità e la sensibilità per affascinare e coinvolgerci, anche solo indagando sulle vecchie cartine topografiche, sugli elenchi telefonici, negli archivi, non fa di Dora Bruder un libro da consigliare a tutti, tantomeno il suo capolavoro, ma una fotografia, virata a seppia, sulla quale riflettere, l'occasione per non dimenticare (e non è comunque poco) non solo Dora, ma centinaia di sventurati di quei giorni bui. Un racconto talvolta struggente ed educativo, ma scritto più per se stesso, per soddisfare una propria ossessione, che a vantaggio del lettore.

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    AdrianaT.

    22/04/2015 10:13:45

    Una ricerca minuziosa, ossessiva nei luoghi e nelle strade dove Modiano immagina e sente ancora la presenza, segue le tracce di Dora; la cronaca della sua scomparsa, la ricostruzione dei suoi ultimi momenti, le ipotesi: una testimonianza importante. Stile e scrittura originali e intriganti.

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    Adriana Rosas

    21/03/2015 21:17:30

    Sulla quarta di copertina Ferdinando Camon definisce Dora Bruder il capolavoro di Patrick Modiano. Non so quali siano i criteri che Camon usa per definire un libro un capolavoro, ma - secondo me - sono l'originalità e la consistenza della storia raccontata e la particolarità/originalità dello stile con cui la storia viene raccontata. Ora, ammesso che la storia narrata sia originale (la ricerca ossessiva - da parte dell'autore - delle tracce di una ragazza scomparsa nel 1941), che sia originale anche il modo con cui Modiano la ricostruisce - intrecciando documenti storici, racconti di testimoni, memorie personali, il risultato è, in ogni caso, un libro confuso, noioso, freddo, che non suscita alcuna emozione: nulla di paragonabile, quindi, ad un capolavoro. Per fortuna, consta solo di 136 pagine (pesantissime). La lettura di questo libro non mi invoglia certo ad approfondire la conoscenza delle opere di Modiano e mi rafforza nella convinzione che il Premio Nobel per la letteratura venga assegnato sulla base di valutazioni che ben poco hanno a che fare con la buona letteratura.

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    cristina

    15/02/2015 10:41:21

    Probabilmente non il libro adatto per chi si avvicina a questo autore per la prima volta. A me è capitato tra le mani per caso e ho deciso di leggerlo perché si tratta del premio Nobel per la letteratura, ma sono rimasta delusa. Si fa molta fatica a entrare nella storia inizialmente, in effetti tutti quei nomi e riferimenti a Parigi veramente troppo dettagliati annoiano e distraggono. Nel finale la storia comincia ad appassionare appena un po'. Non credo siano questi i romanzi - tra i tanti che già esistono e quelli che ancora spunteranno - che possano avvicinare il lettore con il giusto pathos al grande orrore del tema trattato. Proverò con un altro romanzo di Modiano, sperando in meglio.

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    Leopoldo Roman

    11/02/2015 13:25:24

    Mi aspettavo un romanzo particolare, invece ho letto un tentativo di ricostruire la vita di una ragazzina ebrea dal momento di una misteriosa fuga da casa fino alla sua deportazione in un campo di sterminio. La ricostruzione, intervallata dal racconto di ricordi personali di Modiano, è stata a volte anche troppo dettagliata. Per un non parigino quasi noiosa con tutti quegli indirizzi fin troppo particolareggiati. Sicuramente pregevole la volontà dello scrittore di tramandare ai posteri la memoria di una vittima dell'olocausto, ma non me la sento di definire questo libro un capolavoro dal punto di vista letterario.

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    BRUNO

    07/02/2015 16:31:01

    Illeggibile, noioso . Ho letto questo libro perchè Patrick Modiano ha vinto il premio Nobel 2014.

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    alberto

    06/02/2015 19:41:48

    Scusate, ma uno che scrive un libro del genere prende il nobel??? Anche solo chiamarlo libro è un complimento. Sembra di leggere un mappario stradale. Siccome il libro sarebbe lungo, si e no, 20 pagine si dilunga a scrivere i quartieri, le vie della città ( con nomi lunghissimi) i numeri civici e quelli di telefono; I nomi delle persone vengono ripetuti 1000 volte così guadagna altre righe come anche le date degli avvenimenti centinaia e centinaia e.....insomma pagine e pagine a leggere nulla. Ah dimenticavo scrive pure gli scambi ferroviari e gli orari dei treni

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    Mauro

    04/02/2015 22:03:39

    Aprire ed iniziare questo libro è come entrare in una di quelle soffitte, nelle case di campagna, dove i nostri genitori o ancora prima i nonni hanno accantonato oggetti più o meno utili o di valore che con il tempo sono diventati memoria, memoria di una vita e di un tempo che non c'è più. E tu sei lì a girarteli nelle mani tentando di collegarli a ricordi, a giornate andate nel tempo. Qui con un'angoscia, una tristezza che ti viene dalla consapevolezza della conoscenza dell'orrore di quei giorni...

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    Michael Moretta

    30/01/2015 16:42:07

    Dora Bruder è considerato da molti uno dei capolavori di Patrick Modiano e personalmente sono d'accordo, anche se rispetto ad altre sue opere in questa ho trovato un po' più di lentezza ed una storia sfilacciata in alcune parti. Per il resto il libro è in perfetto "stile Modiano". La storia si svolge a Parigi, nella città in cui l'autore ha passato tutta la vita e che così bene conosce, ed ha per obiettivo la ricerca di un passato attraverso le tracce lasciate dalla persona in questione, che in questo caso è Dora Bruder, una ragazza ebrea nata in Francia da genitori ebrei. Modiano, alla fine degli anni '80, trova per caso un giornale di dicembre 1941 in cui nota un annuncio di ricerca di Dora Bruder. Da questo punto l'autore comincia la sua personale ricerca di Dora attraverso le tracce che 50 anni dopo si possono ancora recuperare. Scopriamo così che Dora è stata nascosta in una scuola religiosa, da cui è fuggita nel 1942. Durante questa fuga molto probabilmente è stata arrestata dalla polizia francese, che già dipendeva da quella tedesca, e portata alle Tourelles, il campo di smistamento, e da qui nel 1943 trasferita ad Auschwitz. In queste tristi vicissitudini probabilmente Dora avrà avuto la possibilità di rivedere i suoi genitori, anch'essi arrestati e deportati ad Auschwitz. Ma a Modiano non interessa tanto acclarare la verità di come si sono svolti i fatti. Piuttosto l'autore si dedica ad immaginare gli stati d'animo di Dora, ciò che ha provato durante i mesi della sua fuga, quando ha vissuto i momenti più liberi della sua vita. Modiano indaga a fondo l'animo di Dora, avendo come riferimento suo padre, che in quegli anni rischiò pure lui di essere catturato e deportato, e lui stesso, che da giovane fuggì più volte dalle scuole e fu sempre ribelle verso i propri genitori. Un libro profondo, dolce e triste. Uno stile elegante che ti penetra a fondo trasmettendoti gli stati d'animo dei personaggi e dell'autore stesso.

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    giorgio g

    18/01/2015 09:55:10

    Appreso che era stato insignito del Premio Nobel, ho voluto leggere qualcosa di Patrick Modiano. La mia scelta è caduta su quello che molti considerano il suo capolavoro, la ricerca delle tracce di una giovane ebrea francese al tempo dell'occupazione tedesca di Parigi. Tutto ha inizio dalla lettura di un annuncio su un vecchio numero di quotidiano della sera, in cui i genitori ne denunziavano la scomparsa chiedendone notizie; da qui parte la ricerca dell autore che riesce sì ad aprire uno squarcio nella vita di Dora Bruder ma non a svelare tutti i misteri della sua vita e della sua morte nel campo di Auschwitz. La descrizione della vita degli ebrei in questo contesto è sconvolgente ma una frase ci illumina di speranza: "Altri, come lui, proprio prima della mia nascita, avevano patito pene di ogni sorta per consentire a noi di provare soltanto piccoli dispiaceri".

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    LUCIA

    06/01/2015 13:13:51

    Un libro difficile, una narrazione che fa male. Non un libro d'evasione, ma imperdibile. Tra la sterminata narrativa riguardante questo triste e doloroso momento storico, il romanzo di Modiano ha il pregio dell'originalità del punto di vista. La drammaticità palpabile di chi ripercorre una memoria ricalcando i passi di chi ci ha preceduto. Toccante.

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    Raffaella

    22/12/2014 22:44:00

    Ho acquistato questo libro in quanto l'argomento mi era sembrato molto interessante, inoltre andavo sul sicuro trattandosi di un premio Nobel. In realtà è stata una gran delusione, noioso e pesante.

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    LAURA

    05/12/2014 16:25:05

    Sinceramente non capisco i criteri di valutazione con cui vengono assegnati i premi Nobel per la letteratura.Ho trovato questo libro soporifero come un orario ferroviario.Può essere che il resto della produzione sia migliore,ma mi è passata la voglia di approfondire.Sorge spontanea la domanda:perché lasciare P.Roth nel limbo?

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    Loris

    03/12/2014 14:54:15

    Pur poggiando su un contesto storico rilevante (l'occupazione di Parigi e la persecuzione degli ebrei), Modiano pare affascinato soprattutto dallo scorrere del tempo e dall'oblio che cancella persone e luoghi. La sua indagine mescola documenti e testimonianze con i ricordi personali, trovando associazioni e risonanze che spaziano dalla concretezza fisica di edifici e vie alle suggestioni offerte da pagine di altri scrittori. I mesi della scomparsa di Dora restano un mistero inconoscibile, sono il punto di attrazione attorno a cui si costruisce il tentativo di strappare al vuoto vite e paesaggi rimossi dal naturale procedere del tempo e dall'azione colpevole degli uomini.

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Quante ombre percorrono le strade del mondo, quante esistenze da tempo finite ancora sembrano aleggiare tra le case di città popolate adesso da nuove vite... In mezzo a queste angosciose e scure presenze Modiano intravede Dora Bruder, una ragazza di 15 anni, ebrea, fuggita da casa nel lontano 1941. Sin dalle prime righe sappiamo che l'autore ha fatto la conoscenza con Dora leggendo casualmente un annuncio, comparso su un vecchio numero di Paris-Soir, in cui i genitori la ricercavano. E subito scopriamo che Modiano viene come folgorato da questo annuncio, che Dora diventa per lui quasi un'ossessione. Deve scoprire i motivi di questa scomparsa, deve capire come si svolgeva la sua vita, deve risalire alle fonti per comprendere la fine, drammatica, di un'esistenza infelice, simbolo di tante altre esistenze analoghe.
Tra le strade di Parigi, tragicamente colpita dalla seconda guerra mondiale, vagava una ragazza, ebrea e minorenne, in fuga, con un passato molto "normale", una famiglia tradizionale, una storia personale inconsistente. Dove andava Dora nel suo vagabondare? Quali erano le sue sensazioni? Come sfuggiva alle ricerche?
Il 13 agosto 1942 è documentato il suo internamento nel campo di Drancy, proveniente da quello delle Tourelles. Dunque la sua ricomparsa avviene in concomitanza con il drammatico evento dell'arresto e dell'internamento. Modiano ricostruisce i fatti con appassionata curiosità, ricercando tra documenti personali, testimonianze, registri di polizia. Ripercorre le strade per lei abituali, entra negli edifici in cui Dora entrava, visita il suo collegio, nel cui registro alla voce "data e motivo dell'uscita" è scritto: 14 dicembre 1941.
Causa fuga, e quasi la incrocia, quasi la vede, come se fosse possibile rivivere quei giorni lontani, in cui non era nemmeno nato. Immagina anche un possibile incontro, durante un rastrellamento per le strade, tra Dora e il padre dell'autore, in un camion che li stava trasportando verso quei campi di concentramento. Quanto c'è di autobiografico in Dora Bruder? Molto, se, come afferma Pietro Citati, la giovane protagonista è "il suo doppio femminile, la vittima che egli avrebbe voluto essere e che non è stata".
Un romanzo sulla scomparsa, sull'annientamento dell'essere umano, sulla cancellazione della persona, sulla negazione: un romanzo di ombre e di memoria. "Se non fossi qui a scriverlo, non esisterebbe più traccia della presenza di quella sconosciuta e di mio padre su un cellulare nel febbraio del 1942, sugli Champs-Elysées. Soltanto persone - morte o vive - da iscrivere nella categoria degli individui non identificati."

A cura di Wuz.it