Editore: Longanesi
Collana: Il Cammeo
Anno edizione: 1998
In commercio dal: 30 ottobre 1998
Pagine: 416 p., Rilegato
  • EAN: 9788830415065
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Descrizione

L'autore compone un ritratto di Adolf Hitler mettendo a confronto le biografie del dittatore tedesco apparse dopo il 1945. Analizza le opere principali, la personalità e il metodo dei biografi, indaga il carattere e gli aspetti meno noti del vero Hitler, mostrando i diversi punti di vista dei biografi al riguardo, ma soprattutto esaminando in particolare gli studi che si sono rivelati a vario titolo un tentativo di riabilitazione, colloca la figura del Fuhrer nella storia del Ventesimo secolo, stabilendone le peculiarità e le differenze rispetto a personaggi come Mussolini, Stalin e Napoleone.

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Recensioni dei clienti

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    Raffaele Ganzerli

    09/10/2002 20:05:45

    Sebbene l'opera sia vasta e talvolta con buoni spunti tematici, non ha però gli attributi di un' opera che resterà nel tempo. L'autore spesso si impantana nella retorica più scontata, non propone una rilettura significativa dei temi affrontati ma soltanto una stereotipata raccolta di testi e considerazioni che non stupiscono il lettore già avviato su questi temi; e soprattutto manca sempre uno sviluppo tematico vero e proprio, ogni capitolo è una raccolta di dati che nelle riconsiderazioni dell'autore si perdono nelle più vaghe e sconclusionate prospettive, inoltre manca anche sempre lo spunto per ulteriori considerazioni. Può forse essere di qualche aiuto per il neofita, o per chi vuole avere un quadro generale delle tematiche e degli autori inerenti Hitler ed il nazismo, ma chi cercasse in Lucacks un autore vero resterebbe deluso.

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    Claudio

    05/12/2001 13:41:56

    Libro scritto da una istituzione nel campo della storia del nazismo. Chiaro, efficace anche se, opinione personale, un po' difficile da capire in certi punti. Basilare per una persona prossima ad affrontare lo studio su Hitler e sul nazismo.

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Viene con questo volume pubblicato un documento di notevole importanza storica uscito solo pochi anni fa dagli archivi ex sovietici in particolare dall'archivio personale di Stalin ancora oggi solo parzialmente accessibile. Non si tratta in senso proprio di una biografia di Hitler né tanto meno di uno studio scientifico sul dittatore tedesco. Il testo copre infatti soltanto il periodo fra la presa del potere nel 1933 e il suicidio nel 1945 ed è soprattutto frutto dei pressanti interrogatori imposti a due dei principali collaboratori di Hitler Linge e Günsche

Il primo fu dal 1935 cameriere personale e il secondo ebbe il ruolo di responsabile fino al 1943 della sua guardia personale. La ricostruzione che viene fatta è conseguentemente molto parziale: in taluni aspetti dettagliata e in altri carente. Molti fatti assai importanti non vengono riportati perché i due testimoni non ne avevano conoscenza mentre ad altri aspetti della vita del dittatore viene dato un particolare rilievo proprio a causa della parzialità della fonte. Gli interrogatori dei due testimoni principali mescolati con altre informazioni sparse vennero compiuti fra il 1945 e il 1948-49 per opera dei servizi segreti sovietici e per volontà di Stalin. In un primo tempo il dittatore russo era preoccupato soprattutto di assicurarsi che Hitler fosse morto consapevole che un'eventuale sopravvivenza del dittatore avrebbe potuto creargli problemi politico-internazionali non indifferenti. Ma successivamente i servizi segreti sovietici ricevettero ordine da Berja di realizzare un dossier basato su accurate informazioni desunte da testimoni vicini al dittatore tedesco per uso personale di Stalin.

In effetti da molto tempo fra i due dittatori era esistita una reciproca attenzione anche se non ci fu mai alcun incontro personale. Un'attenzione personale intrisa di ostilità e diffidenza ma anche di malcelata ammirazione. Soprattutto Hitler in numerose occasioni espresse ammirazione per le capacità politiche del suo rivale (ma alleato nel 1939-41) soprattutto perché era riuscito meglio e più radicalmente di lui a fare i conti con i residui del passato.

Il testo costituisce quindi il risultato dell'attività investigativa dei servizi segreti per soddisfare la curiosità di Stalin sul dittatore che aveva sconfitto. Non può perciò assolutamente essere considerata un'opera scientifica né una testimonianza diretta in senso pieno perché non siamo in grado di stabilire quali parti del testo siano frutto delle dichiarazioni dei testimoni (Linge e Günsche in primo luogo) e quali siano invece frutto di interpolazioni interpretazioni e omissioni da parte dei compilatori.

Tuttavia la fonte è particolarmente interessante non tanto per ciò che ci rivela su Hitler ma in quanto rispecchia aspettative e pregiudizi della dirigenza sovietica e di Stalin stesso a cui i compilatori dovevano scrupolosamente essere fedeli se non volevano rischiare di subire pesanti conseguenze negative. Ricordiamo che gli ultimi anni dello stalinismo dopo il 1945 lungi dal rappresentare quell'agognata stabilizzazione interna portarono a un ulteriore giro di vite. Così è molto interessante notare il rilievo assolutamente preponderante che il dossier dedica al rapporto fra Hitler e le donne soprattutto Eva Braun. Vengono ribadite talvolta sotto forma di gossip vicende e attitudini note ma è particolarmente significativo che a esse si attribuisse una tale importanza per tratteggiare la figura di Hitler agli occhi del dittatore sovietico. A tal punto che nella ricca postfazione i curatori parlano di “voyeurismo di Stalin”.

Altrettanto interessante che il dossier dedichi ampio spazio alle condizioni fisiche di Hitler ai suoi comportamenti alimentari alla sua quasi ossessionante preoccupazione per medicine (o intrugli) di vario genere. Le testimonianze di Linge e Günsche aggiungono elementi di dettaglio non insignificanti sull'incidenza dell'elemento della decadenza fisica per contribuire a spiegare l'evidente venire meno delle facoltà politiche del dittatore negli ultimi due anni di guerra. Dettagli che pur rilevanti sono però di minore significato rispetto all'interesse che per Stalin evidentemente queste questioni rivestivano. Non dimentichiamo che Stalin viveva in uno stato di costante paura per la sua salute fisica timoroso di qualsiasi segno di decadimento. Analogamente sembra piuttosto un riflesso delle paure di Stalin nei confronti dei suoi collaboratori anche più stretti l'attenzione dedicata dagli estensori del dossier al tema del sospetto e del tradimento che emerge con forza nelle ultime settimane di guerra.

A motivazioni più propriamente ideologiche risponde invece la forte attenzione dedicata ai rapporti fra Hitler e i suoi sostenitori nel mondo industriale bancario. Certo questi legami vengono evidenziati soprattutto per gli anni di pace. Tuttavia in alcuni passi del dossier emerge chiaramente un'interpretazione di tipo terzinternazionalista che certo non riflette il punto di vista dei testimoni. O meglio è probabile che questi abbiano sottolineato ciò che i loro carcerieri si aspettavano avrebbero rimarcato. Così è del tutto ovvio che il dossier taccia sul patto di non aggressione tedesco-sovietico dell'agosto del 1939. Né tanto meno si parla dell'invasione della Polonia orientale e dei paesi baltici da parte sovietica. E largo spazio viene dedicato alle relazioni fra Germania nazionalsocialista da un lato e Francia e Gran Bretagna dall'altro. Lo sterminio degli ebrei è un argomento che il dossier tralascia del tutto; anche in questo caso ci troviamo di fronte evidentemente a un'omissione motivata dall'opportunità. In un momento nel quale gli stessi ebrei sovietici venivano perseguitati e in cui le vittime del nazifascismo venivano commemorate in modo generico e indifferenziato gli estensori del dossier erano consapevoli di non poter trattare questo tema.

Ancora per non fare risaltare eccessivamente le differenze fra i due dittatori in merito alle capacità retoriche gli estensori del dossier hanno consapevolmente minimizzato o completamente tralasciato l'aspetto della trascinante capacità oratoria del führer e della sua capacità di conquistare consenso.

Condivisibili le pagine conclusive della postfazione in cui i curatori Eberle e Uhl scrivono: “Che il Dossier Hitler sia stato appositamente scritto per il dittatore sovietico Stalin nulla toglie alla sua incisività”. Tuttavia sembra che il particolare interesse di questo libro sia tanto per ciò che sottolinea quanto che per ciò che tace o mette in secondo piano perché la chiave di lettura principale si situa piuttosto dalla parte del committente e destinatario unico del documento Stalin che del personaggio che vi viene descritto. Certo la sua lettura in questo senso non è agevole perché i piani sono sfaccettati e di difficile distinzione l'uno dall'altro. In questo senso l'ampia postfazione dei curatori aiuta molto. Così com'è assai utile l'estesa appendice che raccoglie decine di brevi voci biografiche le quali coprono ad ampio raggio tutto l'entourage del dittatore. Non c'è nulla di altrettanto ampio disponibile in italiano.


Gustavo Corni