Dove gli uomini diventano eroi

Jon Krakauer

Traduttore: M. Sartori
Editore: TEA
Collana: Teadue
Anno edizione: 2011
Formato: Tascabile
Pagine: 465 p., Brossura
  • EAN: 9788850224449
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Descrizione
È facile comprendere perché Jon Krakauer sia rimasto affascinato dalla figura di Pat Tillman al punto da dedicargli un libro: al pari di Chris McCandless, protagonista di Nelle terre estreme, Pat Tillman è un giovane eroe moderno, un idealista, un anticonformista, una figura avventurosa e tragica. Campione di football, a poco più di vent'anni firma un contratto da tre milioni e seicento dollari, ha i capelli lunghi, gira in bicicletta e rifiuta il telefonino. A otto mesi dall'attentato dell'undici settembre, fa la scelta della vita: si arruola nei Rangers e parte per l'Iraq. Vuole difendere il suo Paese. Lo fa ma un distacco critico dalle scelte politiche e strategiche di Bush. Dopo l'Iraq, viene mandato in Afghanistan, dove muore, a ventisette anni, ucciso da fuoco amico. Su di lui fioriranno leggende, la propaganda se ne impadronirà mettendo a tacere le reali circostanze della sua morte. Attraverso diari, lettere, interviste agli amici e ai famigliari, Krakauer indaga su una figura così complessa e sorprendente e offre al lettore un mosaico sfaccettato e straordinariamente ricco di un ragazzo che nella vita cercava qualcosa di diverso, di profondo, forse di incomprensibile...

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    Renobb

    02/09/2018 15:17:27

    Storia avvincente quanto sconvolgente nei suoi risvolti politico militari. Un libro che ci fa conoscere la guerra, gli ideali, le verità e la politica che gravitano intorno ad essa

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    Giacomo

    08/02/2014 08:45:14

    La storia è indubbiamente affascinante, un ragazzo che rinuncia ad una brillante carriera sportiva e a lauti guadagni per servire il proprio Paese. Il romanzo svela l'omertà dell'esercito americano nel coprire spiacevoli episodi in cui si evidenzia la disorganizzazione e il desiderio di uccidere ad ogni costo. In alcune parti però il linguaggio è troppo tecnico, si usa una terminologia troppo specifica e di difficile comprensione per chi non è esperto di football o di armi; un'eccessiva dovizia di particolari che appesantisce la narrazione.

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    Mattia

    29/09/2012 17:36:29

    Davvero emozionante!! Letto tutto d'un fiato

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    Claudio S.

    05/07/2012 14:08:43

    Krakauer è capace di prendere persone fuori dal normale e raccontare la loro vita in modo parteceipato e dettagliato. L'ha fatto con Chris McCandless e lo fa con Pat Tillman. Persone impregnate di idealismo che si ritorce loro contro e li porta alla fine precoce. Tillman era un affermato giocatore di football americano e già dimostra la sua indole fuori dal comune quando rifiuta un contratto principesco per rimanere nella sua prima squadra, quella che aveva creduto in lui. I compagni squadra girano con lussuosi SUV e lui con una vettura usata. Dopo l'11 settembre 2001 avverte la necessità di arruolarsi, ma ben presto si scontra con la retrograda, machista e sciocca mentalità militare. Capisce che la sua scelta è discutibile, ma tiene duro. Rifiuta persino una possibilità di interrompere la ferma triennale. Alla fine cade in Afghanistan, in una guerra in cui non credeva, in un Esercito in cui non credeva per un Presidente in cui non credeva. Cade per mano di fuoco amico e per settimane il Governo USA tiene celata la verità per tentare di costruire un mito americano. La verità, grazie alla madre e al fratello, alla fine emerge, seppure faticosamente. Pat Tillmano forse è morto più per se stesso che per il suo Paese.

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    Bubu

    09/11/2010 11:12:12

    La storia raccontata mi ha coinvolto molto per buona parte del libro, diciamo per 3/4 di libro. L'ultima parte l'ho trovata piuttosto noiosetta, le ultime pagine ho proprio fatto fatica a leggerle. Però fin quando si parlava della storia di Pat mi è piaciuto molto!!

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    Paolo Pizzi

    15/09/2010 14:19:33

    Si teme la retorica, si temono i luoghi comuni e la faziosità, si teme di leggere una storia tra le tante che nulla più aggiunge o sottrae a quanto si era già detto, a quanto si era già ascoltato; si teme...ma alle volte si sbaglia. Krakauer non è uno scrittore di serie B in cerca di consensi popolari che possano suggellare l'inaspettato successo ottenuto con il suo precedente lavoro (ottenuto più che altro grazie al film di Sean Penn). No Krakauer è uno scrittore con tutti gli attributi del caso: non bada a polemiche, voci di corridoio o maldicenze, lui cerca i fatti, lui vuole la realtà e ottenutala la riporta senza mezzi termini (vedasi la cruenta descrizione delle condizioni del cranio di Tillman al momento della sua morte) in nome di un valore che ben pochi scrittori ormai conoscono: la verità storica. E, come un faro che buca il muro di nebbia burocratica eretto dalla politica autoconservativa di certe figure pubbliche, Krakauer, senza tralasciare nulla che possa destare fuorvianti interpretazioni, riporta gli avvenimenti che hanno inevitabilmente condotto alla morte dell'ex giocatore dei Cardinals, riporta i retroscena che sono susseguiti e le gigantesche insabbiature che le alte sfere della politica USA hanno organizzato per tentare di portare dalla loro l'opinione pubblica. Peccato che lo stile asciutto e concreto di Krakauer scada un po' negli ultimi paragrafi rimandando leggermente a quelle note retoriche inizialmente così temute, ma questa debolezza conclusiva non stona più di tanto e in fondo è la proclamazione del bisogno di dare un degno finale ad una vicenda altrimenti troppo schietta nella sua banale e cruda realtà. C'è un termine coniato da qualche antico compagno d'arme di Pat che descrive perfettamente quanto accaduto e che riassume il significato del libro, è un acronimo assolutamente calzante: "SNAFU", che come ci spiega Krakauer sta per "Situation Normal All Fucked Up". Questo è quanto descritto nel libro, niente di più e niente di meno.

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    marino

    20/06/2010 07:39:45

    Scritto molto bene,con stile giornalistico e taglio da sceneggiatura di film. Il personaggio (anti)eroe Pat incarna lo spirito dell'americano del 2000,se possibile ancora più superficiale di quello delle generazioni precedenti. Superficialità nel prendere decisioni fondamentali,come la partecipazione a una guerra di cui non conosce bene nemmeno le motivazioni,ma quando si deve dimostrare qualcosa si può anche uccidere e morire... Nel proprio diario il giocatore di football e soldato annota i propri pensieri,che in certi momenti rasentano l'idiozia... eppure è diventato un eroe!

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    Lomax

    14/06/2010 12:08:59

    Un libro-denuncia in cui la storia personale del protagonista fa da sfondo alle guerre in Iraq e in Afghanistan; guerre che l'autore spiega sapientemente nel loro prologo e nelle loro assurde dinamiche, per far comprendere al lettore come sia del tutto ingiustificabile il tributo di vite che ogni conflitto armato pretende, ancor più se quelle vite vengono tolte "per errore".

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    zombie49

    14/06/2010 03:59:36

    Con la consueta meticolosa puntigliosità, Krakauer descrive due vicende parallele: il successo sportivo di Pat Tillman, dal college al football professionistico, e la guerra civile in Afghanistan dopo l’invasione sovietica: la feroce lotta fra i mujaheddin, i signori della guerra locali, x la conquista di Kabul, la nascita dell’organizzazione paramilitare di Al Qaeda, fondata da bin Laden, figlio di uno sceicco saudita, l’ascesa al potere dei talebani dell’integralista musulmano mullah Omar. Dopo l’attentato alle Twin Towers Tillman sente il dovere di arruolarsi nelle forze speciali, rifiutando un ingaggio milionario. Ironicamente, verrà ucciso dal fuoco amico. La sua storia viene strumentalizzata dal governo che vuole farne un eroe, mentre la famiglia vuole conoscere la verità sulle circostanze della sua morte. Paradossalmente, le motivazioni che spingono i giovani arabi e americani ad arruolarsi sono le stesse: un esasperato senso dell’orgoglio, maschilismo, religione, la convinzione di difendere la propria famiglia, amici, patria, x una giusta causa. Come sportivo, Tillman è un difensore di medio valore che gioca in una squadra senza molte ambizioni, ma supplisce alle sue carenze fisiche e tecniche con l’aggressività e la determinazione, causa del suo successo ma anche della sua morte. Come Chris McCandless, protagonista di “Nelle terre estreme”, Pat è un ragazzo idealista, ingenuo, impulsivo, anticonformista, presuntuosamente fiducioso nelle proprie capacità, desideroso di mettersi alla prova in avventure ad alto tasso di adrenalina. A differenza di Chris vuole primeggiare con gli amici, disposto a difenderli anche con la violenza, ma è infantilmente legato alla famiglia e alla moglie, tanto da piangere x la loro lontananza. Entrambi pagheranno con la vita. Non posso dire di provare una grande empatia x loro: chi vuole superare i propri limiti al di là della ragione, finisce spesso x pagare nel modo più definitivo, e quando la morte non è lo scopo ultimo, ha fallito il proprio obiettivo.

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