Traduttore: M. Sartori
Editore: Corbaccio
Collana: Exploits
Anno edizione: 2010
Pagine: 459 p., Rilegato
  • EAN: 9788863800616
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Ha commosso i lettori di tutto il mondo con l’incredibile storia di Chris McCandless protagonista di Nelle terre estreme, libro da cui è strato tratto Into the Wild, il bel film di Sean Penn candidato agli Oscar. Ora torna a emozionarci con un nuovo appassionante racconto, dedicato a un personaggio eccezionale, che ha scelto di vivere e morire in nome dei suoi ideali.
Jon Krakauer ha sempre amato le storie al limite: la sua carriera di scrittore è costellata di libri grande successo che prediligono gli estremi, sia quelli dell'avventura fisica (Aria sottile, Il silenzio del vento) sia quelli delle ideologie e della fede (In nome del cielo). Questa volta, con l’intuito del grande narratore, l’autore ha riportato alla luce dalle pagine oscure della recente storia americana la figura di Pat Tillman, un giovane eroe moderno, idealista, anticonformista, avventuroso, morto a ventisette anni sul fronte afghano, vittima del fuoco amico. La sua tragica fine suscitò grande sdegno e commozione negli Stati Uniti. Partendo da questo drammatico avvenimento Krakauer ripercorre come in un flashback tutta la breve ma intensa vita del giovane, restituendoci il ritratto unico di una personalità complessa e sorprendente. Come Chris McCandless, anche Pat non si rassegna a seguire i tranquilli percorsi di una vita all’insegna della confortante normalità: vuole e cerca con tutte le sue forze qualcosa di più, qualcosa di diverso, di profondo, che dia un senso autentico alla sua esistenza. Spinto dalla forza delle sue idee e dall’amor patrio, con l’impulsività tipica dei ragazzi della sua età, all’indomani dell’attacco alle Torri Gemelle butta alle ortiche la brillante carriera di giocatore di football, per arruolarsi nei Rangers: destinazione il fronte iracheno.
Ancor prima di questa scelta radicale aveva avuto modo di dimostrare di che pasta era fatto. “Capelli sciolti sulle spalle e opinioni schiette” sin dai tempi del college era considerato “un cane sciolto”, un anticonformista, “che trovava quasi impossibile ignorare il suo senso di correttezza e della giustizia”. Per di più era immune dall’avidità: aveva rifiutato un contratto favoloso dalla squadra dei Rams per rimanere tra le file dei Cardinals, a cui si sentiva legato da un sentimento di fedeltà, “che nello sport di oggi” rileva Krakauer “è una vera rarità”. Già a sedici anni aveva trovato le risorse interiori per superare un momento di crisi, conseguenza di una rissa per cui si era guadagnato una condanna per aggressione. Dopo un periodo di sbandamento adolescenziale, aveva ripreso le redini della sua vita grazie anche all’aiuto di Marie, la fidanzata di sempre. Le testimonianze della ragazza e quelle di amici e familiari, insieme alle pagine del diario che Pat tenne nel periodo che trascorse sotto l’esercito, sono le fonti a cui l’autore fa continuo riferimento nella sua ricostruzione. Ne nasce un racconto che va oltre i documenti ufficiali, in cui Krakauer, al di là delle possibili strumentalizzazioni, vuole cogliere lo spirito che ha animato le azioni e le scelte del protagonista e indagare le circostanze, ancora in parte sconosciute, che portarono alla sua morte.
Dove gli uomini diventano eroi ci regala non solo un’appassionante biografia, ma anche una lettura illuminante sull’America di oggi e sui tentativi di appropriazione di questa vicenda da parte della propaganda governativa, che cercò di utilizzarla per promuovere la sua politica di lotta al terrorismo internazionale. È un libro che, come il suo protagonista, sa andare al di là delle apparenze per cogliere il senso profondo delle cose.

Recensioni dei clienti

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    Mattia

    29/09/2012 17:36:29

    Davvero emozionante!! Letto tutto d'un fiato

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    Claudio S.

    05/07/2012 14:08:43

    Krakauer è capace di prendere persone fuori dal normale e raccontare la loro vita in modo parteceipato e dettagliato. L'ha fatto con Chris McCandless e lo fa con Pat Tillman. Persone impregnate di idealismo che si ritorce loro contro e li porta alla fine precoce. Tillman era un affermato giocatore di football americano e già dimostra la sua indole fuori dal comune quando rifiuta un contratto principesco per rimanere nella sua prima squadra, quella che aveva creduto in lui. I compagni squadra girano con lussuosi SUV e lui con una vettura usata. Dopo l'11 settembre 2001 avverte la necessità di arruolarsi, ma ben presto si scontra con la retrograda, machista e sciocca mentalità militare. Capisce che la sua scelta è discutibile, ma tiene duro. Rifiuta persino una possibilità di interrompere la ferma triennale. Alla fine cade in Afghanistan, in una guerra in cui non credeva, in un Esercito in cui non credeva per un Presidente in cui non credeva. Cade per mano di fuoco amico e per settimane il Governo USA tiene celata la verità per tentare di costruire un mito americano. La verità, grazie alla madre e al fratello, alla fine emerge, seppure faticosamente. Pat Tillmano forse è morto più per se stesso che per il suo Paese.

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    Bubu

    09/11/2010 11:12:12

    La storia raccontata mi ha coinvolto molto per buona parte del libro, diciamo per 3/4 di libro. L'ultima parte l'ho trovata piuttosto noiosetta, le ultime pagine ho proprio fatto fatica a leggerle. Però fin quando si parlava della storia di Pat mi è piaciuto molto!!

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    Paolo Pizzi

    15/09/2010 14:19:33

    Si teme la retorica, si temono i luoghi comuni e la faziosità, si teme di leggere una storia tra le tante che nulla più aggiunge o sottrae a quanto si era già detto, a quanto si era già ascoltato; si teme...ma alle volte si sbaglia. Krakauer non è uno scrittore di serie B in cerca di consensi popolari che possano suggellare l'inaspettato successo ottenuto con il suo precedente lavoro (ottenuto più che altro grazie al film di Sean Penn). No Krakauer è uno scrittore con tutti gli attributi del caso: non bada a polemiche, voci di corridoio o maldicenze, lui cerca i fatti, lui vuole la realtà e ottenutala la riporta senza mezzi termini (vedasi la cruenta descrizione delle condizioni del cranio di Tillman al momento della sua morte) in nome di un valore che ben pochi scrittori ormai conoscono: la verità storica. E, come un faro che buca il muro di nebbia burocratica eretto dalla politica autoconservativa di certe figure pubbliche, Krakauer, senza tralasciare nulla che possa destare fuorvianti interpretazioni, riporta gli avvenimenti che hanno inevitabilmente condotto alla morte dell'ex giocatore dei Cardinals, riporta i retroscena che sono susseguiti e le gigantesche insabbiature che le alte sfere della politica USA hanno organizzato per tentare di portare dalla loro l'opinione pubblica. Peccato che lo stile asciutto e concreto di Krakauer scada un po' negli ultimi paragrafi rimandando leggermente a quelle note retoriche inizialmente così temute, ma questa debolezza conclusiva non stona più di tanto e in fondo è la proclamazione del bisogno di dare un degno finale ad una vicenda altrimenti troppo schietta nella sua banale e cruda realtà. C'è un termine coniato da qualche antico compagno d'arme di Pat che descrive perfettamente quanto accaduto e che riassume il significato del libro, è un acronimo assolutamente calzante: "SNAFU", che come ci spiega Krakauer sta per "Situation Normal All Fucked Up". Questo è quanto descritto nel libro, niente di più e niente di meno.

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    marino

    20/06/2010 07:39:45

    Scritto molto bene,con stile giornalistico e taglio da sceneggiatura di film. Il personaggio (anti)eroe Pat incarna lo spirito dell'americano del 2000,se possibile ancora più superficiale di quello delle generazioni precedenti. Superficialità nel prendere decisioni fondamentali,come la partecipazione a una guerra di cui non conosce bene nemmeno le motivazioni,ma quando si deve dimostrare qualcosa si può anche uccidere e morire... Nel proprio diario il giocatore di football e soldato annota i propri pensieri,che in certi momenti rasentano l'idiozia... eppure è diventato un eroe!

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    Lomax

    14/06/2010 12:08:59

    Un libro-denuncia in cui la storia personale del protagonista fa da sfondo alle guerre in Iraq e in Afghanistan; guerre che l'autore spiega sapientemente nel loro prologo e nelle loro assurde dinamiche, per far comprendere al lettore come sia del tutto ingiustificabile il tributo di vite che ogni conflitto armato pretende, ancor più se quelle vite vengono tolte "per errore".

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    zombie49

    14/06/2010 03:59:36

    Con la consueta meticolosa puntigliosità, Krakauer descrive due vicende parallele: il successo sportivo di Pat Tillman, dal college al football professionistico, e la guerra civile in Afghanistan dopo l’invasione sovietica: la feroce lotta fra i mujaheddin, i signori della guerra locali, x la conquista di Kabul, la nascita dell’organizzazione paramilitare di Al Qaeda, fondata da bin Laden, figlio di uno sceicco saudita, l’ascesa al potere dei talebani dell’integralista musulmano mullah Omar. Dopo l’attentato alle Twin Towers Tillman sente il dovere di arruolarsi nelle forze speciali, rifiutando un ingaggio milionario. Ironicamente, verrà ucciso dal fuoco amico. La sua storia viene strumentalizzata dal governo che vuole farne un eroe, mentre la famiglia vuole conoscere la verità sulle circostanze della sua morte. Paradossalmente, le motivazioni che spingono i giovani arabi e americani ad arruolarsi sono le stesse: un esasperato senso dell’orgoglio, maschilismo, religione, la convinzione di difendere la propria famiglia, amici, patria, x una giusta causa. Come sportivo, Tillman è un difensore di medio valore che gioca in una squadra senza molte ambizioni, ma supplisce alle sue carenze fisiche e tecniche con l’aggressività e la determinazione, causa del suo successo ma anche della sua morte. Come Chris McCandless, protagonista di “Nelle terre estreme”, Pat è un ragazzo idealista, ingenuo, impulsivo, anticonformista, presuntuosamente fiducioso nelle proprie capacità, desideroso di mettersi alla prova in avventure ad alto tasso di adrenalina. A differenza di Chris vuole primeggiare con gli amici, disposto a difenderli anche con la violenza, ma è infantilmente legato alla famiglia e alla moglie, tanto da piangere x la loro lontananza. Entrambi pagheranno con la vita. Non posso dire di provare una grande empatia x loro: chi vuole superare i propri limiti al di là della ragione, finisce spesso x pagare nel modo più definitivo, e quando la morte non è lo scopo ultimo, ha fallito il proprio obiettivo.

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