Il dovere di uccidere

Håkan Nesser

Traduttore: C. Giorgetti Cima
Editore: Guanda
Anno edizione: 2017
Pagine: 310 p., Brossura
  • EAN: 9788823516786

61° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Gialli - Narrativa gialla

Approfitta delle promozioni attive su questo prodotto:
Disponibile anche in altri formati:
Usato su Libraccio.it - € 9,72

€ 15,30

€ 18,00

Risparmi € 2,70 (15%)

Venduto e spedito da IBS

15 punti Premium

Disponibilità immediata

Quantità:

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    giuliano

    18/06/2017 11:12:56

    Ottimo libro, tranne rari passi falsi (confessione di una squartatrice) Nesser non delude mai. Chiaramente chi non ama i gialli nordici non ama Nesser, ma lui Mankell ed Indridason sono assolutamente i migliori in questo genere; Nesser ha qualche cosa in meno come stile di prosa, meno introspettiva e con troppi americanismi, ma nettamente il migliore come trama e svolgimento del romanzo. Anche in questo romanzo i suddetti pregi e virtù si manifestano, poco delineati i personaggi ma intreccio ottimo...anche se il lettore smaliziato in questo caso ha già capito tutto, ma il colpo di scena finale, marchio di fabbrica dell'autore, c'è anche questa volta.

  • User Icon

    luca bidoli

    11/06/2017 08:56:21

    No, mi dispiace, ma non mi è piaciuto. Le astettative erano alte, complice anche l'inutile e deviante commento in quarta di copertina, che definisce l'autoire, "il Camilleri della Svezia", quanto mai inappropriato. In genere un libro di questo genere e numero di pagine, in due o tre sere, io lo leggo. Questo mi ha impegnato per più di due settimane, complici la noia e la stanchezza. Non prende: nella maniera più assoluta. Si scorrono pagine e pagine, alcune centinaia, nella monotonia di situazioni e di personaggi che hanno la caratura e lo spessore delle sottilette fila e fondi. Il finale, a mio avviso, del tutto prevedibile. " C'è del marcio in Svezia", grazie tante: troppi romanzi e scrittori di gialli o noire, perfettamente eguali e ripetitivi. Il colpevole è...non occorre che lo scriva, immaginate male e ci arriverete subito.

  • User Icon

    gianni

    27/05/2017 13:30:40

    ho trovato questo libro un pò noiso, senza ritmo. Storia con poca intensità con le prime 200 pagine piatte a raccontare gli umori dei poliziotti. Il libro poi si accende con un finale più dinamico e un piccolo colpo di scena.

  • User Icon

    cesare

    05/05/2017 10:48:21

    Il dovere di uccidere di Hakan Nesser 4/5 4 amici pensionati vincono una lotteria e si ubriacano, poi iniziano le morti, le scomparse, i sospetti, mogli e figli piuttosto strani ed originali, i misteri si infittiscono fino alla difficile strada della verità tragica. Un grande thriller superiore nettamente agli ultimi gialli nordici, meritevole di una gustosa lettura. Ottimo Pagg.310 maggio 2017 Edizioni Guanda

  • User Icon

    Agostino G.

    25/04/2017 09:16:39

    Ritmo diseguale, non risulta mai incalzante come dovrebbe essere un giallo. Il finale è ben articolato, ma manca di veri e propri colpi di scena. Le descrizione dei luoghi e dei personaggi è sommaria e non bene definita. Mi aspettavo sinceramente di più.

  • User Icon

    susanna bottini

    18/04/2017 08:01:47

    Sedicesimo titolo di Nesser pubblicato in Italia, è un libro del 1998. Bello, appassionante, con suspence e la solita ironia del grande Hakan, che non è affatto secondo a nessuno in Svezia, forse anche superiore a Mankell. L'ambientazione è la solita dei gialli di Van Veeteren, in un Paese che sembra l'Olanda ma non lo è, i nomi sono tutti inventati e le località fittizie. Libro da leggere.

  • User Icon

    Massimo

    06/03/2017 21:07:32

    ritmo disuguale, come disuguale sembra il coinvolgimento dei protagonisti, ma l'insieme tiene e offre un dramma terribile nella sua normale conclusione. Violenza e crimine in una normalità dolorosa.

  • User Icon

    enza

    02/03/2017 16:52:10

    Nesser non delude mai. Anche questa volta la lettura promette benissimo. Non l'ho ancora terminato ma voglio già dire a tutti: scoprite questo grande autore, vi catturerà!

Vedi tutte le 8 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione
Le prime pagine del libro

L’ultimo giorno da vivo di Waldemar Leverkuhn non sarebbe potuto cominciare in maniera migliore.
Dopo il vento e la pioggia insistente della notte, un gradevole sole autunnale entrava dalla finestra della cucina. Dal balcone che dava sul cortile si sentiva il sommesso e caratteristico tubare dei colombi innamorati, e dalle scale proveniva l’eco sempre più fievole dei passi della moglie diretta al mercato. Il Neuwe Blatt era aperto sul tavolo. Waldemar aveva appena aggiunto un paio di gocce di jenever al caffè del mattino quando Wauters lo chiamò al telefono.
«Abbiamo vinto» gli comunicò l’amico.
«Vinto?» disse Leverkuhn.
«Altroché!» esclamò Wauters. «L’hanno detto alla radio.»
«Alla radio?»
«Diavolo, ventimila! Cinquemila a testa, ed era anche ora!»
«La lotteria?»
«La lotteria, sì. Che cosa credevi? Te l’avevo detto che c’era qualcosa nell’aria quando ho comprato il biglietto! Porca miseria! Li faceva scorrere come… come se stesse scegliendo quello giusto, la signora Milkerson dell’edicola. Due, cinque, cinque. Uno, sei, cinque, cinque! Sono stati i cinque a portare bene, si capisce. Era tutta la settimana che me lo sentivo!»
«Quanto hai detto che abbiamo vinto?»
«Ventimila! Cinque a testa, devo telefonare anche agli altri. Ci vediamo stasera da Freddy’s, oggi si fa festa sul serio, cazzo!»
«Cinquemila…?» disse Waldemar Leverkuhn, ma Wauters aveva già riattaccato.
Rimase un momento in piedi con il ricevitore in mano e avvertì un lieve capogiro. Cinquemila gulden? Sbatté piano le palpebre un paio di volte e, quando la vista tornò a schiarirsi, il suo sguardo si diresse involontariamente verso il cassettone su cui troneggiava la foto delle nozze.
Quella nella cornice dorata. Mise lentamente a fuoco il viso fresco e rotondo di Marie-Louise. Le sue fossette e i ricci a cavatappi. Un vento leggero nei capelli. Gli occhi luminosi.
Allora era così, pensò. Deliziosa. Nel 1948.
Deliziosa come un pasticcino con la panna montata! Tirò fuori il fazzoletto e si soffiò il naso. Si grattò un po’ titubante in mezzo alle gambe. Poi era cambiato tutto. Ma per le donne andava così. Fiorivano presto, poi venivano le gravidanze, l’allattamento, si appesantivano e diventavano… recalcitranti. Era normale. Per gli uomini era diverso, molto diverso.
Sospirò e uscì dalla camera. Continuò a seguire il corso dei suoi pensieri pur non avendone alcuna voglia. Gli succedeva spesso, ultimamente.
Gli uomini si mantenevano in forma molto più a lungo, ecco la differenza… la maledetta differenza. Ma alla fine le cose si appianavano.
Nell’autunno della vita gli istinti si placavano, doveva riconoscerlo. Da entrambe le parti.
Del resto, cosa si poteva pretendere? Settantadue anni lui, sessantanove lei. Aveva sentito di gente che andava avanti anche ben oltre questa età, ma era molto probabile che lui avesse chiuso in maniera definitiva, doveva solo prenderne atto e rassegnarsi.
Fatta eccezione per dei guizzi sporadici, di cui avrebbe anche fatto volentieri a meno. Una pallida reminiscenza dei tempi che furono.
Nient’altro che un ricordo.
Le cose stavano così. Un brivido fugace, che non cambiava nulla. Si sedette di nuovo al tavolo di cucina.
Cinquemila!
Sant’Iddio, che colpaccio! Si sforzò di pensare. Cinquemila gulden!
Ma non riusciva a essere euforico fino in fondo. Che cavolo ne avrebbe fatto, di così tanti soldi?
Un’automobile? Difficile. Di certo avrebbe potuto permettersi un buon usato, e aveva ancora la patente, ma non guidava da dieci anni. Da un pezzo non aveva più voglia di andarsene in giro per il mondo.
Niente viaggi. Come diceva sempre Palinski: avevano già visto quasi tutto, e anche di più.
Un televisore nuovo?
Non ne avevano bisogno. Il loro aveva solo qualche anno, e in pratica ci si addormentava davanti e basta.
Mandò giù una sorsata di caffè e fissò il giornale senza leggere.
Un abito nuovo?
Per il suo funerale, o cosa?
Così su due piedi non gli veniva in mente proprio nulla di cui avesse davvero bisogno. Il che la diceva lunga su che povero diavolo fosse diventato. Nemmeno capace di buttare un po’ di soldi. Dannazione!
Waldemar Leverkuhn spinse da parte il giornale e si versò un’altra tazza di caffè e jenever.
Quello almeno se lo poteva concedere, no? Un piccolo bis. Restò un momento ad ascoltare i colombi mentre sorseggiava dalla tazza. Magari avrebbe potuto fare così. Permettersi qualche piccolo lusso. Spendere di più da Freddy’s. Vini più costosi. Un buon boccone da Keefer’s o Kraus.
Perché no? Vivere un po’ meglio per qualche annetto.
Ma il telefono suonò di nuovo.