Categorie

Luigi Falossi, Fabrizio Loreto

Editore: Ediesse
Collana: Storia e memoria
Anno edizione: 2007
Pagine: 500 p.
  • EAN: 9788823011557
Che cosa avvicina e che cosa differenzia i due bienni rossi del Novecento? La domanda ha attraversato spesso la riflessione degli storici, almeno dal 1975, anno in cui esce il libro di Giuseppe Maione, Il biennio rosso. Autonomia e spontaneità operaia nel 1919-1920; quanto al 1968-69 come secondo biennio rosso, l'immagine va ascritta a Bruno Trentin, che l'ha formulata in un'intervista sull'autunno caldo pubblicata nel 1999. Nel volume in questione ne discutono storici, sociologi e sindacalisti. Quasi trenta relazioni articolate in tre parti, rispettivamente dedicate ai soggetti, ai luoghi, alla cultura e alla memoria, ognuna seguita dagli interventi dei discussants e da una tavola rotonda finale, che insieme contribuiscono ad arricchire il quadro. Gli aspetti teorici della comparazione storica sono delineati da Paul Ginsborg in un'introduzione che, sulla scorta di Bloch, chiarisce che si tratta di un procedimento mirato, più che alle somiglianze, a recepire le differenze e perciò "a illuminare gli aspetti di un'esperienza storica ponendola in contrasto con un'altra". Esistono, in modo più marcato per il secondo biennio che per il primo, problemi di periodizzazione: a fronte dei teorizzatori di un Sessantotto breve, sono in molti a ritenere che il secondo biennio rosso si prolunghi negli anni settanta. Quanto ai risultati e al lascito dei due movimenti, se risulta unanime il giudizio fallimentare sul primo, a cui seguì a breve il fascismo, più controverso stabilire che cosa rimanga nelle società posteriori del biennio degli studenti e degli operai. Tutte questioni su cui naturalmente il convegno fiorentino del 2004, e questo libro che ne è il resoconto, non possono dire parole ultimative. Ma certamente rappresentano, l'uno e l'altro, un consolidamento dello stato dell'arte e un buon punto di partenza per gli studi futuri.
  Nino De Amicis