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Paolo Matthiae

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2010
Pagine: XXXI-552 p. , ill. , Brossura

11 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Storia e archeologia - Archeologia - Archeologia per periodo e regione

  • EAN: 9788806202583
Non occorre essere archeologi per sapere che lo scavo di Tell Mardikh, nella Siria settentrionale, e la sua identificazione con l'antica Ebla sono uno dei vanti della ricerca italiana. La fama di Paolo Matthiae, del resto, valica i confini del ristretto ambito degli orientalisti, per la portata eccezionale delle sue scoperte, la passione profusa in quasi cinquant'anni di ricerche sul terreno e la non comune capacità divulgativa. L'uscita di un volume a sua firma dedicato a Ebla, dunque, desta un interesse più vasto di quello degli addetti ai lavori. Il saggio edito nella "Piccola Biblioteca Einaudi" costituisce lo sviluppo e la sintesi di quelle ricerche, condensando in una prospettiva storica, oltre che archeologica, i risultati di studi decennali, condotti in primo luogo dall'autore, ma anche da specialisti di differente formazione. La collaborazione con la casa editrice torinese aveva già avuto esiti felici con la pubblicazione, nel 1977, di Ebla. Un impero ritrovato, il testo che nelle sue differenti riedizioni aveva fatto conoscere anche al di fuori del mondo accademico la grande città-stato siriana; oggi, La città del trono si offre al lettore come la tappa ulteriore e necessaria di un viaggio iniziato oltre trent'anni fa. Se nelle pagine di Un impero ritrovato si coglievano la tensione e l'entusiasmo di scoperte recenti e di enorme rilevanza – come il rinvenimento degli archivi di stato, tanto per fare un esempio –, che promettevano di poter riconsiderare l'arte e la storia della Siria e del Vicino Oriente in una prospettiva che valicasse gli orizzonti di ricerche spesso più focalizzate sulla vicina Mesopotamia, ne La città del trono si avverte la consapevolezza di come quelle aspettative fossero ben riposte, poiché l'elaborazione dei dati di scavo progressivamente acquisiti ha permesso di riconoscere nella Ebla della seconda metà del III millennio uno dei centri politicamente più rilevanti dell'area siro-anatolica, in costante rapporto con la Mesopotamia e poi con l'Egitto, con un ruolo nevralgico per il commercio a lungo raggio e una storia perdurata, con alterne vicende, sino alla metà del II millennio. L'impianto di base del volume ne ripercorre le tappe sulla scorta delle evidenze archeologiche, con un corposo apparato al fondo del testo, nel quale il dato di scavo è più specificamente riportato per il lettore desideroso di un ulteriore approfondimento. L'orizzonte in cui questi si trova a spaziare è però ben più ampio, poiché Matthiae si muove, con la confidenza che gli deriva da profonde conoscenze, in un contesto storico, culturale e artistico notevolmente complesso e su un'area geografica molto estesa, che dall'Egitto arriva all'Iran. Occorre allora precisare che, nel suo manifesto intento scientifico-divulgativo e nonostante il modo felice di coniugare questi due piani, La città del trono, anche per il linguaggio impiegato, non è un testo di facile approccio per un lettore comune: l'autore lo coinvolge in una grande avventura intellettuale, ma in cambio pretende che egli, per comprendere appieno il significato e il valore della scoperta di Ebla, acquisisca almeno alcune nozioni basilari sull'arte e l'archeologia del Vicino Oriente antico. Chi vorrà farlo si troverà a rileggere, con rinnovato apprezzamento, La città del trono, in attesa che nuovi capitoli di quella storia, che è ormai anche nostra, vedano la luce. Vito Messina