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Educazione europea - Romain Gary - copertina

Educazione europea

Romain Gary

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Traduttore: Mario Nardi
Editore: Neri Pozza
Collana: Biblioteca
Anno edizione: 2006
In commercio dal: 1 gennaio 2006
Pagine: 271 p., Brossura
  • EAN: 9788854501621

nella classifica Bestseller di IBS Libri Narrativa straniera - Avventura - Narrativa di guerra e combattimento

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Educazione europea

Romain Gary

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Gaia la libraia

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Educazione europea è il romanzo d'esordio di Romain Gary, ma non è affatto una "oeuvre de jeunesse", bensì una delle sue opere più importanti. Gary lo scrisse quando era aviatore delle forze alleate durante la seconda guerra mondiale. Apparve nel 1945 e fu subito un grande successo. Sartre lo giudicò il miglior libro mai scritto sulla resistenza. Romain Gary vi racconta la storia di un gruppo di resistenti polacchi: i loro sogni, le loro speranze, i loro ideali, le loro piccole e grandi miserie e i compromessi che la guerra esige. Per sopravvivere e resistere, per affermare anche nel dolore la grandezza della vita e la speranza del pensiero. Il personaggio centrale del romanzo è Janek, un ragazzo che, nella spiccata durezza del combattimento clandestino, conosce il freddo e la fame, il tradimento, l'orrore e la morte senza che l'odio afferri, anche per un solo istante, il suo cuore. Attraverso Zosia, Janek conosce infatti l'amore, attraverso Dobranski, lo studente, il culto della libertà e, attraverso la semplicità dei suoi compagni di lotta, la grandezza dell'uomo. Un sogno alimenta e attraversa ogni riga di queste pagine: che, dalla resistenza comune ai popoli oppressi dal nazismo, non solo sorga il sentimento di una solidarietà europea ma, come recita una poesia di Dobranski lo studente, "l'ultimo stato sovrano crolli ai colpi dei patrioti europei", "si spenga nel mondo l'eco dell'ultimo canto nazionale", e l'Europa finalmente "si erga e cammini".
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    Sarah

    21/09/2019 13:02:49

    Altamente consigliato!

  • User Icon

    Cecilia

    25/07/2019 10:15:47

    Libro di esordio di Romain Gary. Un romanzo attualissimo, inquietantemente attuale. Sul resistere, sul restare umani. Scritto benissimo. Vivamente consigliato.

  • User Icon

    maeva

    22/09/2018 13:11:40

    L’autore ci racconta la vita dei partigiani polacchi durante la resistenza nella seconda guerra mondiale, in particolare ci parla di Janek un ragazzo che entra a far parte del gruppo, quel ragazzo “troppo giovane per tutto, fuorché per la fame, il freddo,le pallottole”, ma che imparerà a non perdersi d’animo, ad affrontare ogni difficoltà, a diventare adulto. E’ dura la vita di questi uomini, combattono, soffrono, muoiono, ma credono, credono nella libertà, credono in un’Europa unita, un’Europa senza più guerre dove le persone vengano considerate in tutta la loro dignità, un’Europa senza divise, senza armi. Ci sono degli studenti nel gruppo che, nonostante tutto, continuano a studiare e tra questi spicca la figura di Dobranski il quale legge dal suo quaderno delle storie una delle quali mi ha particolarmente colpita “ Semplice racconto dei colli” dove i colli parlano, raccontano le loro eco passate e quelle del momento, invocano l’aiuto del vento e delle foreste per sbaragliare l’invasore. Devono resistere i partigiani e trovare forza e coraggio, come scrive il comandante “ per vincere senza opprimere a nostra volta e per perdonare senza dimenticare”. Con il suo linguaggio semplice ma espressivo Gary trasmette dei valori al lettore ed è questa la forza di questo libro, li leggiamo nei colloqui tra Janek e Dobranski e nella frase spesso ripetuta “ nessuna cosa importante muore “ . Tra i tanti libri che ho letto sulla resistenza questo per me è uno dei migliori, indubbiamente pagine che non scorderò, che rimarranno dentro di me e mi faranno ancora una volta riflettere sull’importanza di un’Europa unita.

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    AdrianaT.

    02/05/2018 07:57:55

    "Certo, un uomo muore quando è pronto per morire; ed è pronto quando si sente troppo infelice. Oppure un uomo muore quando non gli resta nient'altro da fare. È la strada che l'uomo prende quando non ha proprio più dove andare." Ma per lui, per l'ancora imberbe recluta partigiana polacca Janek, morire non era più facile che vivere, e resistere fu l'unica scelta possibile. I tedeschi stavano soccombendo a Stalingrado e l'istinto di sopravvivenza agiva alla massima potenza; forze impensabili si scatenavano in questo davide costretto a diventare adulto di colpo e a fare i conti con un mondo in fiamme: "Il patriottismo è amare la propria gente; il nazionalismo è odiare gli altri. Russi, americani... Un grande sentimento di fraternità va maturando nel mondo, i tedeschi saranno serviti almeno a questo." È una storia 'semplice', in fin dei conti, narrata con semplicità: le cose essenziali: il dolore, la morte, la lotta per la vita, per la libertà; la speranza, la solidarietà, l'amicizia e l'amore. Una durissima educazione 'siberiana' pagata col sangue, ma solida impalcatura su cui costruire vite e speranze future: "L'Europa ha sempre avuto le migliori e più belle università del mondo. È là che sono nate le idee più alte, quelle che hanno ispirato le nostre opere più grandi: i concetti di libertà, di dignità umana, di fraternità. Le università europee sono state la culla della civiltà. Ma esiste anche un'altra educazione europea, quella che ci viene impartita adesso: i plotoni d'esecuzione, la schiavitù, la tortura, lo stupro, la distruzione di tutto quel che rende la vita bella. È l'ora delle tenebre. - Passerà -, disse Dobranski." È il mio terzo libro di Romain Gary e il piacere continua...

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    Renzo Montagnoli

    25/03/2018 16:23:23

    Educazione europea è il romanzo con cui ha esordito nel 1945 Romain Gary, dopo l’esperienza bellica come aviatore della Francia libera e nel corso della quale si meritò la Legion d’Onore. Dunque ci troviamo di fronte a un eroe di guerra che scrive una storia di guerra finalizzata però a un pacifismo non di maniera. Gary racconta le vicende di un gruppo di partigiani polacchi assillati dalla fame e dal freddo, oltre che dalla crudele e sempre presente repressione nazista. Fra questi il personaggio di primo piano è Janek, un ragazzino che ha già perso i fratelli, e che perderà anche il padre, strappato troppo presto alle fantasie di una gioventù e precipitato nel baratro della violenza e dell’orrore, in una serie di esperienze in cui apprende che gli uomini hanno due facce, che se c’è il tradimento ci può anche essere l’altruismo, che se c’è l’odio può esserci anche l’amore. Così la sua maturazione, il passaggio dall’età della pubertà a quella adulta avverrà in brevissimo tempo, durante il quale tuttavia apprenderà l’autentico significato della parola libertà e nascerà in lui la speranza per un mondo migliore, per un’Europa unita e pacifica. Dopo due lunghi, interminabili inverni di fame e di freddo, dopo aver visto morire tanti compagni, dopo avere avuto l’orrore e la necessità di uccidere Janek fa il conto di quell’esperienza con queste semplici parole, che tuttavia sono stilettate nell’animo di chi legge: “In Europa abbiamo le cattedrali più antiche, le più vecchie e celebri università, le più grandi biblioteche, ed è qui che si riceve l’educazione migliore, sembra che vengano in Europa da tutti gli angoli del mondo per istruirsi. Ma alla fine, quel che ti insegna tutta questa famosa educazione europea è come trovare il coraggio e delle buone ragioni, valide e convenienti, per ammazzare un uomo che non ti ha fatto nulla e che se ne sta seduto sul ghiaccio a testa china, ad aspettare la fine”. Un romanzo stupendo.

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    Cristiano Cant

    16/12/2017 08:42:03

    Per quanto paradossale e triste appaia (e scontate le circostanze storiche che portano a quest'affermazione), il male resta sempre il più grande trattato di pedagogia di ogni tempo. Tende come nient'altro le maglie dell'umano, le scopre, le attacca, chiama a una scelta, a una prova, a un insondabile che presto o tardi arriva nei tratti di un conflitto, o violenza o malattia o bisogno, un universo di grida e di sfide che però, torcendosi nella misura dell'esperienza, può anche - eccome - diventare verità di grandezza. L'estremo educa assai più che il conciliante, lo scontro rende manifeste le posizioni. Un ragazzo, la follia della guerra, un intorno magnifico che finisce per essere un dizionario del suo animo. Occhi e cuore calati nel ventre straziato di un'Europa in guerra, miseria e ceneri nel degrado di momenti per nulla semplici. E tuttavia è da quei gradini d'infamia, da quelle zolle insanguinate e dal dolore d'essere pedine di quella scacchiera tremenda, è da lì che nei sensi di Janek iniziano lentamente a formarsi i contorni di una coscienza. Lunghi Inverni terribili, montagne perigliose dove il ragazzo andrà a rifugiarsi conoscendo la parola Resistenza, e soprattutto la cadenza e l'impronta di un Umano giocata attraverso gli altri personaggi della vicenda, un coro di spiriti stupendi che incideranno sul ragazzo come autentiche scuole interiori: uno scrittore, un anziano, una donna, tre pezzi intatti di convinzioni mai negoziate, mai trafitte e mai deposte. Saranno tracce incisive nel carattere di Janek come vere e proprie iniziazioni a se stesso. Il messaggio è chiaro: dentro quelle fuliggini c'è ancora spazio per due mani tese, per l'ascolto, per un'immediatezza fraterna che attorno a quella causa può tenere alto il suo fuoco morale, per un bene che non si fa travolgere da scenari di rovina,ma continua a credere nei suoi sbocchi oltre ogni cadenza contraria. Scrittura impareggiabile, emozioni infinite, un Gary forse al meglio, ed era solo il suo primo libro.

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    Robi

    10/07/2016 15:58:26

    Un libro scritto benissimo, romanzo d'esordio di Romain Gary, letto dopo La vita davanti a sé. Racconta di Janek, un ragazzo polacco, nell'occupazione nazista della Polonia. Janek si rifugia nella foresta e incontra un gruppo di partigiani che vive lì. Loro insegneranno al ragazzo il bisogno della libertà, la dignità umana, la vita nella foresta e le regole dell'amore.

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    Gianfranco

    05/08/2014 09:55:42

    Prosa limpida, pura, cristallina. Ma cruda come la guerra e la resistenza. Bellissimo.

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    Alce67

    08/06/2010 12:29:58

    Mi ha convinto meno di altri romanzi; a tratti efficace, ma talora noioso, l'autore non ha ancora sviluppato la magnifica prosa che contraddistinguerà le sue opere successive.

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    Rossano

    16/01/2010 12:05:47

    Datato certo, è stato pubblicato nel 1945 - quale data migliore per un romanzo sulla resistenza? -. Molto avvincente, un bellissimo romanzo di formazione. Straordinari i racconti nel racconto.

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    Mixtli

    12/01/2007 14:34:13

    Datato, poco avvincente, un romanzo di formazione da annoverare tra i lavori minori dell'autore. Consigliato a chi vuole approfondire l'autore ma non a chi vuole leggere un buon romanzo.

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  • Romain Gary Cover

    Romain Gary (Pseudonimo di Romain Kacev) nacque nel 1914. Lituano di nascita, nel 1928 si trasferì a Parigi. A trent'anni, Gary è un eroe di guerra (gli viene conferita la Legion d'honneur) e scrive il suo primo romanzo, Formiche a Stalingrado (1945), ispirato alla resistenza polacca contro i tedeschi, e che Sartre giudica il miglior testo sulla resistenza; comincia a lavorare come diplomatico per la Francia. Nel 1956 vince il Gouncourt con Le radici del cielo, ambientato in Africa, sulla lotta generosa di pochi volonterosi contro la decimazione degli elefanti, cui seguono, tra gli altri: La promessa dell’alba (1959), dedicato alla memoria della madre; Cane bianco (1970), di contenuto antirazzista; La vita davanti a sé (con lo pseudonimo di Émile... Approfondisci
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