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Aldo Bonomi, Eugenio Borgna

Editore: Einaudi
Collana: Vele
Anno edizione: 2011
Pagine: 138 p. , Brossura
  • EAN: 9788806205805

Recensioni dei clienti

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    Anna

    22/04/2013 14.21.39

    Considerazioni di buon senso comune, ragionevolmente condivisibili ed esposte in un buon italiano. Manca tuttavia una conclusione forte, che dia un sostrato scientifico altrettanto condivisibile e, in assenza della quale, le tesi esposte rischiano di perdere efficacia e di valere, appunto, solo in un'astratta linea teorica.

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    alida airaghi

    17/11/2011 10.28.52

    Viviamo in "un'epoca nutrita dai vertiginosi progressi della scienza e dalla contemporanea sofferenza dell'anima", e sono appunto due illustri uomini di scienza (un sociologo e uno psichiatra) che in questo volume si confrontano sul tema del malessere psichico oggi più diffuso, "radicato in aree sociali sempre più estese e stratificate: la depressione. Aldo Bonomi indica nell'ambiente in cui viviamo (la metropoli estraniante come le valli montane più isolate), nel lavoro competitivo e alienante come nella mancanza di lavoro, nella famiglia destrutturata e conflittuale, nel rancore e nell'invidia sociale, nella minaccia avvertita per l'arrivo degli immigrati: insomma "nel presente che si è mangiato il futuro", l'effetto tellurico che sta minando la psiche delle popolazioni occidentali. Eugenio Borgna distingue tre diverse tipologie di depressione: esistenziale, motivata o reattiva, psicotica, e di tutte offre un quadro clinico circostanziato ed empatico. "Non c'è depressione se non nel contesto di una grande sensibilità, e di una stremata fragilità...Ogni depressione è una malattia del tempo: in essa la dimensione temporale dominante è quella del passato.. che in alcuni casi ha perduta ogni trascendenza nel futuro". Entrambi gli studiosi, Bonomi e Borgna, si confrontano nell'ultima sezione del libro sulle reciproche analisi, concordando sull'attuale "apocalissi culturale..determinata dai processi di industrializzazione, urbanizzazione, secolarizzazione, individualizzazione" e sulle proposte atte ad "accompagnare nuovi processi di inclusione sociale..per riaccendere la scintilla della fiducia e ritessere la trama dell'esistenza quotidiana, progettando microinterventi di sviluppo.." Quindi non tanto un elogio della depressione in quanto tale, piuttosto un riconsiderare la fragilità e il dolore dell'anima come una possibilità di apertura verso l'alterità, verso un "Noi come orizzonte di senso per contrastare le entropie dell'Io".

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