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Erasmo da Rotterdam

Curatore: E. Garin
Editore: Mondadori
Collana: Oscar classici
Anno edizione: 1992
Formato: Tascabile
Pagine: 140 p.
  • EAN: 9788804354482

Recensioni dei clienti

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    Davide Baretto

    16/02/2013 15.46.18

    C'è poco da aggiungere ai commenti positivi che sono già stati scritti su altre edizioni dell'opera più famosa di Erasmo da Rotterdam. Il libro si apre con una dedica a Thomas More, giocando sull'assonanza More-moria (il titolo originale del pamphlet è Moriae encomium), per poi cominciare la vera e propria dissertazione della Follia, la quale, con molti esempi, dimostra l'assunto "è meglio essere folli che saggi". Sul finire dell'opera emerge l'intento dell'autore, ossia una critica anticlericale del cattolicesimo: infatti Erasmo sottolinea la differenza che separa lo spirito del Vangelo, dove Gesù predilige i folli e scaccia i sapient(on)i, dal comportamento degli ecclesiastici, che fanno l'opposto della parola evangelica. Non è un caso che Erasmo scrisse l'Encomium dopo il viaggio in Italia (1506-08), paese che riassume in sé le contraddizioni della civiltà rinascimentale: cultura e corruzione, coscienza e delirio, sapienza e follia. Infine questa edizione ha il pregio di essere stata curata da Eugenio Garin, che era uno dei massimi esperti di Umanesimo e di Rinascimento.

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    Olindo Pedrocchi

    15/02/2013 21.08.45

    Pochi libri sono così istruttivi e gradevoli come questo. Pubblicato nel 1511 a Parigi, il Moriae Encomium conobbe un successo considerevole ma attirò sull'autore l'accusa (ingenerosa) di superficialità e leggerezza. I detrattori di Erasmo trovavano sconveniente che un teologo della sua fama avesse dato alle stampe un trattato faceto e mordace su un tema così frivolo come la follia. In realtà l'opera dell'umanista olandese, che dagli antichi e in particolare da Luciano di Samosata aveva imparato a dire la verità ridendo e a mescolare con sapienza "gli scherzi alle cose serie e le cose serie agli scherzi", è un'analisi acuta, basata su sterminate letture, della natura umana. L'uomo appare ad Erasmo come un Giano bifronte, ovvero come un groviglio indissolubile di saggezza e follia. La tesi principale di questo aureo libretto è che senza un grano di pazzia -ma la pazzia elogiata da Erasmo non è altro, beninteso, che dissennatezza, fatuità, mancanza di spirito critico- la vita di ciascuno di noi, in balia della fredda ragione, sprofonderebbe in un'amara e tetra desolazione.

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