Traduttore: A. Vigliani
Editore: Adelphi
Collana: Fabula
Anno edizione: 2007
In commercio dal: 2 maggio 2007
Pagine: 253 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788845921568
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Descrizione
Quattro personaggi intrecciano negli "Emigrati" la loro vita con quella dell'autore: Henry Selwyn, brillante chirurgo e uomo di mondo, ritiratosi in tarda età nella torre di una casa della campagna inglese dove Sebald affitta in gioventù un appartamento; Paul Bereyter, promeneur walseriano e maestro elementare del futuro scrittore in una scuola di paese; il prozio Ambros Adelwarth, cameriere negli hotel di lusso di mezzo mondo e maggiordomo presso l'alta società; il pittore Max Ferber, compagno di lunghe conversazioni serali a Manchester. Quattro personaggi legati alle vicende del popolo ebraico, spaesati ed errabondi, di cui Sebald ripercorre il cammino andando in cerca di amici e testimoni, diari, documenti, ritagli di giornali, fotografie, cartoline, e intessendo come sempre parola e immagine fotografica - in un'investigazione che è anche indagine sul proprio sradicamento.

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    Cristiano Cant

    30/12/2014 11:36:03

    Un quartetto di racconti meravigliosi, caldi del dolore e dell'esperienza di terre e storie travagliate. Destini mancati, anime lacerate messe sotto la lente del narratore autentico, caratteri spauriti e tuttavia profondamente coerenti, cuori nostalgici di un tempo perduto e intatto, di una vita che pulsava nel verbo di sogni mai abdicati, rincorrendoli con ostinazione quasi bambina e con rabbiosa tenerezza adulta. Quattro istanti di morte e vita comunque luminosissime, quattro respiri commossi nel solco di una scrittura perfetta.

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    Massimiliano Guarda

    30/07/2012 16:05:57

    Leggere Sebald è un'esperienza unica. Un breve viaggio in un paesino corso, una biografia di un suicida, la struttura architettonica di una stazione, un pranzo in uno squallido ristorante, la violenza pittorica di un trittico, ..., diventano tracce e ricordi poetici indelebili. In un'intervista radiofonica Sebald diceva di aver letto e amato Gottfried Keller e Adalbert Stifter. Proverò a leggere anche i suoi "maestri", ma farò fatica ad accantonare anche solo temporaneamente l'opera di questo magnifico scrittore.

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    giaigio61

    05/02/2009 14:42:21

    Davvero commovente, quattro storie tragiche raccontate da una penna straordinaria nel ricreare ambienti, paesaggi, situazioni.

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    Fabio-Igea Marina

    06/12/2007 14:00:42

    Storie struggenti di spaesamenti, raccontate con un'asciuttezza e un pudore ammirevoli. La condizione dell'uomo moderno è quella di essere uno sradicato, sempre lontano da un irraggiungibile centro ideale. Commovente la commistione di testo e immagini: è come sfogliare un vecchio album fotografico di famiglia, con tutto ciò di evocativo e malinconico che questo comporta.

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    Fabio Brotto

    09/10/2007 08:16:56

    C’è qualcosa di profondamente pio nei libri di W. G. Sebald, e in particolare ne "Gli emigrati". Qualcosa di religioso che mi ricorda l’atteggiamento di quegli israeliti ortodossi che si vedevano, al tempo degli attentati sugli autobus in Israele—ora fortunatamente cessati anche grazie al Muro, ricercare i minimi frammenti del corpo dei morti per rendere loro l’onore di una conveniente sepoltura. Sebald ricerca vite perdute, raccoglie i loro frammenti, per preservare un tesoro disperso, che va ricostituito. Vi è qui una malinconia profonda, e quello stile che molti hanno chiamato "ipnotico" è la conseguenza di una impostazione dell’esistenza: è quindi un grande stile, un grande stile sommesso, strumento per il disseppellimento di destini, di vite, di persone. Il lettore potrebbe pensare che alcuni di questi destini, o forse tutti, non siano neppure reali, ma pure invenzioni dello scrittore. In tal caso, egli sarebbe ancora più grande. Ma è il dubbio che instilla nel lettore stesso, la sensazione che essi potrebbero essere e non essere stati, che fa pensare al senso che, nella nostra società, viene attribuito all’esser stati, all’esser passati, per un periodo breve o lungo, sulla scena di questo mondo.

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