Categorie
Editore: Mondadori
Collana: Junior master
Edizione: 3
Anno edizione: 1999
Pagine: 108 p.
  • EAN: 9788804462446
Approfitta delle promozioni attive su questo prodotto:

€ 5,95

€ 7,00

Risparmi € 1,05 (15%)

Venduto e spedito da IBS

6 punti Premium

Attualmente non disponibile Inserisci la tua email
ti avviseremo quando sarà disponibile

ZIMNIK, REINER, I pensieri di Lektro

STANNARD, RUSSELL, Il tempo e lo spazio di zio Albert

PITZORNO, BIANCA, Clorofilla dal cielo blu

NICHOLLS, CHRIS, Doppio furto

LODI, MARIO, Il permesso

K„STNER, ERICH, Emilio e i detective
(recensione pubblicata per l'edizione del 1991)

HARPER, ANITA / HELLARD, SUSAN, Non è giusto

DAHL, ROALD, La magica medicina
recensione di Bouchard, E., L'Indice 1991, n. 7

I criteri di scelta che accompagnano i ragazzi in libreria sono spesso influenzati da considerazioni di carattere estetico non necessariamente legate ai contenuti. La forma, il colore, la grandezza e il prevalere delle immagini, fattori così importanti per i più piccoli, spesso nascondono, crescendo l'età del lettore, edizioni vuote e malcompilate. Per questo la costruzione di un buon catalogo di collana composto da autori selezionati vecchi e nuovi, diventa ancor più importante quando si affianca alla cura nel presentare elementi di riconoscibilità del prodotto per renderlo manifesto anche ad una prima occhiata. Alcune case editrici, negli ultimi anni, hanno scelto di arricchire i testi con un profilo dell'autore, un riassunto, l'indicazione della fascia d'età e dei simboli di raggruppamento tematico, raccolti sull'ultima di copertina o nelle prime pagine.
Limitando il campo alla narrativa e partendo dai più piccoli è doveroso citare una collana nata alla fine degli anni settanta, tascabile, chiamata "Un libro in tasca", E. Elle, che propone come ultimo titolo "Non è giusto", una storia di canguri dove la sorellina maggiore annota con disappunto tutte le volte che deve subire delle ingiustizie da parte dei genitori per favorire il fratello poppante. La storia ha un andamento a parabola che tocca il culmine del disagio verso la metà del libro poi si arresta e l'aggressività della cangurina si placa nel dover ammettere i privilegi dell'età a discapito di tutto ciò che il fratellino non può ancora fare. Questo è il cinquantaduesimo titolo di una serie misurata e uniforme totalmente redatta da autori stranieri. Salendo di una fascia si entra nei "junior-10" Mondadori con uno dei libri più scatenati di Bianca Pitzorno, "Clorofilla dal cielo blu": copertina sgargiantissima, carta di recupero, prezzo contenuto, illustrazioni selvagge. La storia, nata nel '75 racconta il grigiore di Milano sconfitto da una valanga di vegetali casualmente rinvigoriti da un liquido chiamato Verdeplasma inventato da un famoso botanico alle prese con due bambini che, avendo sbagliato indirizzo, si trovano a condividere avventure spettacolari in una città che sembra odiare i ragazzini. La grande virtù di questa autrice sta nel non abbandonare mai i suoi personaggi, e in questa storia ce ne sono tanti, ripescandoli al volo prima che l'attenzione cada e ridandogli una carica che li fa ruzzolare di capitolo in capitolo fino al finale lieto e desiderabile ma non così prevedibile: il matrimonio del botanico con la portinaia nel Duomo di Milano, con la Lega dei Nemici dei Bambini e le contesse Serramonti sullo sfondo, si prende gioco della città, dei suoi Sindaci, dei giornalisti, nella speranza che una grande risata dia loro nuovamente cuore e ragione.
Gli "istrici" Salani, collana, a dispetto del titolo, seria, linda e ordinata offrono naturalmente un Dahl, "La magica medicina", più disgustoso e cattivo che mai, dove la nonna incarna la quintessenza della schifoseria; se è vero che pasticciare da piccoli nella cacca fa star meglio da grandi, avremo fra vent'anni adulti di eccezionale equilibrio ma, se è lecito, a un certo punto, non si dovrebbe smettere? Quest'ultima collana che già aveva gemmato i "superistrici adesso propone l"'istrice sapiens" con "Il tempo e lo spazio di zio Albert" di Russell Stannard, docente di fisica alla Open University Milton Keynes. Albert sta per Einstein e il tempo e lo spazio stanno per teoria della relatività; la nipotina Gedanken ha un nome che in tedesco vuol dire Pensieri. Questi tre personaggi in un intenso e affettuoso interloquire entrano dentro le leggi della fisica e in un affascinante viaggio della mente dentro una nave spaziale veramente immaginata, in gara con la velocità della luce, descrivono e spiegano perché, ad esempio, andando molto più in fretta si diventa più pesanti. Gli "esperimenti pensati" consentono allo zio Albert di spiegare alla nipotina quel che le parole e le esperienze concrete non possono mostrare. Se i lettori, malgrado gli sforzi del prof. Stannard non capiranno un'acca, ma mi parrebbe strano, resterà sempre la storia di zio e nipotina molto legati da un interesse comune in cui il giovane impara e l'adulto rivede le sue conoscenze riesaminandole con altri occhi. Oltrepassando la fascia dei dieci anni si incontrano due libri "morali", quelli che fanno riflettere e, come la velocità di Einstein, fanno sentire più pesanti nel cuore e nel corpo. Nella collana "Antares" (fa male la Giunti Marzocco a non pubblicare in fondo l'elenco dei titoli) Mario Lodi pubblica "Il permesso" (già Einaudi, 1979), romanzo di altri tempi, forse di dopoguerra, dentro una campagna fredda o calda, ricca o povera, buona o cattiva ma molto viva e concreta. Una di quelle storie che trasmettono forme e odori, dove i bambini imparano dai grandi le asprezze della vita mettendoci le mani dentro. Al centro di tutto è la caccia, archetipo di un mondo passato, simbolo di guerra ma anche paradossalmente luogo di conoscenza e di incontro con gli animali che contemporaneamente sono riconosciuti, amati e tuttavia mangiati. Il capitolo dedicato al corvo dal becco giallo segna il limite anche di una generazione che oberata dallo stato di necessità, non nota l'aprirsi nei più giovani delle spazio per vedere nel corvo non solo il cibo ma la bellezza del canto. L'uccello fischiando cattura l'attenzione del bambino, che a sua volta gli propone altre note finché, uno nel fosso l'altro sull'albero, fischiano insieme la stessa melodia. Il padre ucciderà inconsapevolmente il corvo ferendo e allontanando da sé il figlio ma da questa morte nasce una consapevolezza del rapporto uomo-animale-natura che inaugura elementi di rispetto, di interesse, di affetto. Al centro di questa carrellata, nella collana dei "superistrici" Salani, si sollevano un po' sopra gli altri "I pensieri di Lektro" di Reiner Zimnik, falegname, grafico, cartonista, scrittore, nato in Slesia, cresciuto in Baviera. Lektro è un ometto gentile, pieno di Bei Pensieri, in uniforme grigio azzurra e tondi occhiali di nichel. Sotto un aspetto anonimo si nascondono gioiosi entusiasmi e disposizioni d'animo che gli permettono di vedere quel che gli altri non notano. I lavori più umili si rivestono di aspetti poetici e, nel fare il proprio lavoro, Lektro inconsapevolmente rompe la folla anonima che apprezza il castello di ghiaccio costruito dal netturbino nel suo tempo libero nei giardini pubblici o la capacità del piccolo guardiano dello zoo che ha trovato il sistema di comunicare con la carpa. Il bisogno di contrastare la solitudine lo porta a imbastire storie inverosimili con chiunque gli offra un piccolo margine ma ogni volta i suoi Bei Pensieri si rompono contro il bisogno di uniformità del Capo Netturbino, del Direttore dello zoo, del Sindaco. E soltanto quando un infelice invenzione lo farà salire in cielo diventando lui stesso un bel pensiero, sarà davvero felice in compagnia del suo compagno d'armi Hugo Schowski quello che era diventato un leone, del Re del ghiaccio, di Josef Lehmann e di tutti gli uccelli variopinti sui fili telefonici.
Infine i gialli: "Emilio e i detective" di Erich Kästner appartiene ad una collana di classici Mondadori per ragazzi e Masolino d'Amico nella breve introduzione riesce a catturare l'attenzione del lettore partendo dalla storia e collocando poi l'autore all'interno del movimento letterario "Nuova oggettività" con Zuckmayer, Werfel, Döblin, fino alla condanna da parte del nazismo per presunta immoralità. Nel 1932 Bompiani aveva pubblicato per la prima volta in Italia questo Emilio edito in Germania nel '29 e la decisione di riproporlo oggi mi sembra avveduta perché si fonda su una storia poco mediata dalle convenzioni, ricca di vivacità e colpi di scena malgrado la povertà degli ingredienti e soprattutto alla portata dell'immaginazione e della capacità di immedesimazione.
"Doppio furto" di Chris Nicholls nella collana "giallo junior" Mondadori sembrerebbe collocarsi all'estremo opposto: il protagonista Tes sottrae un computer al padre adottivo e qui nasce una doppia lettura del romanzo. L'avventura con il programma assorbe il ragazzino in una competizione serrata e il conflitto con il nuovo padre ha tutte le caratteristiche del giallo psicologico perché il bambino è convinto fino all'ultimo che il patrigno sia un ladro e un truffatore e tenta di dimostrarlo. In comune con il precedente questo libro ha la sensibilità dell'autore nell'avvicinarsi alle difficoltà dell'infanzia e dell'adolescenza con acume e spirito di osservazione.

K„STNER, ERICH, La gente di Schilda

K„STNER, ERICH, La conferenza degli animali

K„STNER, ERICH, Emilio e i detective
(recensione pubblicata per l'edizione del 1991)
recensione di Forte, L., L'Indice 1991, n.10

Ai bambini, si sa, le raccomandazioni non bastano mai. Un po' perché hanno la testa nelle nuvole e un po' perché il mondo è grande e pericoloso. Lo era perfino ai tempi dei fratelli Grimm, quando al posto delle autostrade, dell'inquinamento, degli ingorghi di macchine c'erano verdeggianti boschi di betulle. Sarà per questo che di bambini a zonzo (se si escludono gli affiliati ai clan mafiosi e baby-spacciatori di droga) se ne vedono sempre di meno per non parlare di gruppi, di bande festose che vociano fra androni e cortili, vicoli e piazze. Estinti, scomparsi. Per ritrovarli bisogna sfogliare certi testi che divoravamo da scolaretti, come "I ragazzi della via Pal": quella sì che era epica urbana, un mondo non intaccato dalle infatuazioni dei grandi.
Ma forse qualcuno dal fiuto assai fine aveva già letto ancor prima della guerra un altro splendido romanzo per ragazzi, "Emilio e i detective", pubblicato dallo scrittore tedesco Erich Kästner nel 1928 e presentato in un'ottima versione italiana tre anni dopo dall'infaticabile Lavinia Mazzucchetti. Fu un successo strepitoso che si prolungò anche nel dopoguerra. Kästner - e questo i bambini non sono tenuti a saperlo - era uno scrittore e giornalista formatosi nel clima weimariano di cui espresse, anche in romanzi per adulti come "Fabian* (riproposto da Bompiani, dopo l'edizione del 1933, una decina di anni fa con l'introduzione di Cesare Cases), umori, entusiasmi e debolezze. Da una parte sognava l'utopia, la fiducia nel rinnovamento democratico del paese, dall'altra razzolava nello scetticismo e nella passività.
Kästner non dominava solo l'affabulazione accattivante dei libri per ragazzi. Basta sfogliare le sue poesie, i testi scritti per il cabaret che a quel tempo andava assai di moda, per sentire il tono tagliente e irrispettoso alla Heine. Laureato in lettere, questo giovane di Dresda finito come collaboratore alla prestigiosa rivista letteraria berlinese "Weltbühne", sfogava la sua rabbia nell'umor nero, nella satira verso un sistema politico di cui intuì subito le tendenze antidemocratiche. Eppure anche a sinistra non ebbe vita facile. Qualcuno, come Walter Benjamin, non vide nella sua satira che un modo per trasformare la lodevolissima lotta politica in divertimento e passatempo. "Quello che è certo - egli scrisse - è che il brontolio che si ode in questi versi ritiene piuttosto della flatulenza che della sovversione".
Così Kästner trasferisce nell'utopia infantile il sogno di un mondo che realizza perfettamente l'ordine della ragione: i buoni trionfano, i cattivi sono puniti. Ma "Emilio e i detective" non è solo una favola a lieto fine, ricca di suspense e di colpi di scena, ma anche - come ha suggerito Cases - "un tipico prodotto della pedagogia liberale weimariana". Come dire: bando alle raccomandazioni, i bambini se la sanno cavare benissimo. Per questo occorre naturalmente che il narratore creda all'ideale della comunità e punti tutte le sue carte sull'iniziativa del collettivo infantile. Allora ecco che il buon Emilio derubato in treno da un distinto signore di tutto il denaro che si apprestava a portare alla nonna a Berlino, trova nella metropoli un'agguerrita banda di coetanei disposti ad aiutarlo. A questo punto il romanzo scivola via tutto d'un fiato: la tensione è altissima, l'inseguimento del ladro perfetto, gli stratagemmi per bloccarlo originali. E Berlino, la città tentacolare? "Un paradiso per ragazzi", si dice, anche per uno come Emilio che arriva dalla provincia, altro che la giungla urbana lanciata da Brecht. Alienazione ed estraneità sono fuori luogo: non c'è angolo della terra che non si trasformi in paradiso per l'uomo se accanto a lui ci sono altri di buona volontà, se la gente mira ad una convivenza civile e democratica. In quel gruppo di ragazzi che acciuffano il ladro e lo consegnano alla polizia vivendo la più esaltante delle avventure, Kästner prefigura un organismo sociale che la realtà dei grandi in quegli stessi anni calpesta. Già questo è sufficiente a far dubitare della sua utopia piccolo-borghese dove i bambini si sostituiscono agli adulti per far tornare i conti e lo stato amministra la giustizia m modo equo, salvo poi a militarizzarsi e ad invadere l'Europa.
In tutto ciò vive un paradosso che Kästner ha coltivato anche dopo la guerra: proclamare la forza dell'utopia in mezzo alla barbarie. Può essere anche un modo un po' ingenuo di soccombere, ma lui, per fortuna, ce l'ha fatta. Ha visto bruciare i propri libri nei roghi del maggio 1933, è stato colpito dal divieto di scrivere. Eppure ha continuato a sperare e a combattere contro la stupidità. Forse per questo ha riscritto in chiave infantile uno dei più famosi Volksbücher tedeschi, il "Lalebuch" di un anonimo autore alsaziano della fine del Cinquecento. Lo possiamo leggere nella versione fornita dalla editrice Janus di Bergamo (cui consigliamo di rivedere qualche nota a piè pagina laddove si parla di Salzburg come città della Germania settentrionale!) con il titolo "La gente di Schilia". È la storia, suddivisa in molti 'exempla', di una comunità che per nascondere la propria saggezza, si finge pazza. E questo perché intelligenza, intuizione, capacità operative fanno degli abitanti di Schilda gli uomini più richiesti: tutti li vogliono interpellare, compreso l'imperatore. E la tranquillità, la pace, il buon vivere? Meglio allora di punto in bianco fingersi pazzi, anziché trascorrere l'esistenza in giro per il mondo. Ma attenzione, un giorno dopo l'altro la pazzia scava il proprio nido e finisce per regnare sovrana. Attenzione a non chiudere troppo gli occhi, rinunciando alla propria capacità di giudizio. Se le azioni folli stanno ad indicare una sorta di resistenza politica collettiva, esse possono anche tradursi nel caos e nella perdita della propria identità.
Nonostante le intenzioni di fondo, è un libro più debole, dove l'umorismo qua e là perde quota e si banalizza. Ma i più piccini, a cui è indirizzato, non potranno che ridere di cuore per la semina del sale o il processo ad un povero gambero. E tutto ciò in un libro che Kästner scrisse subito dopo la guerra, "La conferenza degli animali", riproposto tempo fa dalla stessa Mondadori nella traduzione di Glauco Arneri. Era il tempo della guerra fredda, delle tensioni pesanti, delle conferenze e degli incontri inconcludenti. Il libro li ironizza lanciando strali contro militarismo e riarmo. L'insensibilità degli uomini verso la pace viene sconfitta dal decisionismo degli animali, che vogliono arrestare qualsiasi conflitto e salvare i bambini. Buone le trovate di Kästner che anche qui ha una scrittura veloce e tagliente. Ottimo il proposito di fondo: la pace è un bene che occorre salvaguardare sempre e al di sopra di tutto. Dopo oltre quarant'anni questo libro resta terribilmente attuale. Con una piccola aggiunta: perché non proporre un'Europa degli animali? A dar retta a Kästner ci sarebbe solo da guadagnare: in efficienza, tempestività, rigore.