Traduttore: S. Pezzani
Editore: Longanesi
Anno edizione: 2017
Pagine: 331 p., Rilegato
  • EAN: 9788830447790
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    fabio

    05/09/2017 14:15:30

    Qui i buoni non si limitano a vincere,ma stravincono alla grande e tra un combattimento e l'altro in giro per il mondo,fra mille pericoli,fanno shopping,frequentano alberghi di lusso,brindano con champagne e vini rari, insomma non si fanno mancare nulla,James Bond è un dilettante in confronto. Se proprio lo volete leggere,non farete nulla di male e arriverete facilmente alla fine,ma rimane poco a parte il rimpianto che nella vita reale il bene non trionfa mai così.

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Rabinal, Guatemala 1537. Padre Bartolomeo de Las Casas è giunto al termine del proprio peregrinaggio. Il passato da sterminatore di Maya gli è stato ampiamente perdonato, nonostante qualcuno dall’altra parte dell’oceano predichi la predestinazione e l’incapacità di salvarsi tramite le opere pie. Il domenicano può congedarsi dal regno dei vivi senza rimpianti, in fondo le voci dei tumulti tedeschi sono fioche e lontane.

Tra i nativi il frate è diventato un’istituzione, ora essi stessi corrono verso la sua hacienda alla ricerca di un giaciglio dove nascondersi dalle persecuzioni spagnole. De las Casas tuttavia, prima di riconciliarsi con il nostro Signore, ha un ultimo obiettivo: evitare che i sacri testi Maya, custoditi tra le mura della propria abitazione, diventino preda delle mire piromani dei suoi connazionali. La vista di un falò alimentato da secoli di tradizioni gli farebbe tremare i polsi e le vene.

Carlo V, anch’esso dall’altra parte dell’oceano, è uomo di tutt’altra pasta e ha ben altri problemi. Sul suo impero, dove non tramonta mai il sole, ci devono essere degli equilibri precisi. Inammissibile è l’idea che l’opera missionaria dei domenicani possa mettere in ombra quella dei francescani. Qualcuno la deve pagare.

L’oasi felice di de Las Casas sta per giungere una crudelissima fine.

Lago Guadalupe, Messico 2017. Sam e Remi Fargo sono intrappolati in una gabbia di resistentissimo acciaio. Più che intrappolati sarebbe meglio dire “protetti”. Infatti dall’altra parte delle sbarre c’è un enorme squalo bianco, vittima più che carnefice, oggetto della curiosità dei due celebri archeologi marini.

Improvvisamente un forte sisma li fa risalire in fretta a bordo di una nave. Le prime notizie alla radio riportano di un cataclisma avvenuto nel vicino Guatemala. Un’intera cittadina è stata risucchiata in una voragine profondissima. Tuttavia è un’altra la notizia che fa rizzare le antenne ai Fargo. Un antico accampamento Maya è stato riportato alla luce, riemerso dall’oblio in seguito al pandemonio tettonico.

Che sia il leggendario luogo dove Las Casas nascose le reliquie Maya prima di sparire? Non esistono premesse migliori per un’altra avventura dei fratelli Fargo.

Cussler non ha bisogno di introduzioni. Il suo nome è divenuto sinonimo di “romanzo d’avventura”. Inutile ribadire l’esagerata quantità di adrenalina e mystery che le sue ghiandole da scrittore di razza riescono a secernere. Il lettore vi potrebbe dolcemente naufragare. Ma non temete. Quando in circolazione ci sono i Fargo non vi è naufragio da cui è impossibile fuggire. 

Recensione di Matteo Rucco

 

Passata la mezzanotte, fra' Bartolomè de Las Casas era ancora nello studio, alla luce delle candele, nella missione maya di Rabinal. Prima di andare a letto, doveva compilare il rapporto al vescovo Marroquìn, per convincere le gerarchie ecclesiastiche del successo delle missioni domenicane in Guatemala. Si tolse il mantello nero e lo appese a un piolo sulla porta. Rimase immobile per un istante, ascoltando i rumori della notte: il delicato tubare di qualche uccello, il frinire degli insetti nella quiete assoluta. Si avvicinò all'armadietto di legno alla parete, lo aprì e tirò fuori il prezioso libro. Glielo aveva portato Kukulcàn, un uomo di sangue reale famoso per la straordinaria erudizione, insieme ad altri due, perché li esaminasse. Las Casas posò il libro sul tavolo. Lo studiava da mesi e il lavoro di quella sera sarebbe stato fondamentale. Sistemò un foglio di pergamena sul tavolo e aprì il meraviglioso volume. Quella pagina era suddivisa in varie parti. C'erano disegno si creature fantastiche dalle sembianze umane che lui ipotizzava rappresentassero divinità, sedute e con lo sguardo rivolto a sinistra; sotto di esse, sei colonne verticali composte da simboli indecifrabili: si trattava di scrittura maya, a detta di Kukulcàn. Le pagine erano bianchissime e i simboli in rosso, verde, giallo e azzurro. Le parti scritte erano in nero. Las Casas appuntì la penna per renderla quanto più sottile possibile, divise il foglio in sei colonne verticali e iniziò a copiare i simboli.