Eraclito e il muro

Cinzia Pierangelini

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Editore: GBM
Collana: Narrativa
Anno edizione: 2006
In commercio dal: 28 giugno 2006
Pagine: 160 p., Brossura
  • EAN: 9788875600105

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Gaia la libraia

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La storia di un critico dello spettacolo, Matteo Micciché, musicista fallito, si intreccia a quella di un paesino siciliano degli anni Settanta. Seguendo le sue vicissitudini ci si addentra in un piccolo, fascinoso mondo di falsità, furbizie e popolana saggezza, passioni, potere e viltà. Ne scaturisce la gustosa rappresentazione di una certa Sicilia, metafora dell'Italia di ieri e di oggi. Pecche e virtù, speranze e disillusioni si mischiano in un caleidoscopio che restituisce, ogni volta, un nuovo fantasioso disegno, a tratti comico, a tratti tragico, a tratti poetico. Il muro di un teatro, muto testimone della comunità, diventa audace strumento di comunicazione collettiva mentre la musica, con la sua magia, sembra insinuarsi tra le pagine, quasi a diventare colonna sonora della sonnacchiosa quotidianità di questo paese in cui, malgrado inevitabili cambiamenti, ogni cosa sembra condannata a rimanere, nella sostanza, uguale a sé stessa.
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    Nada

    08/07/2014 13:29:04

    Un anonimo paesino della Sicilia, anni '70. Il muro del Teatro Regio, dove puntualmente appaiono scritte, propaganda e pettegolezzi, offre ogni giorno ai clienti abituali del Bar Rigoletto, con i suoi tavoli all'aperto, lo spunto di conversazione. L'avvocato Gaetano La Russa, detto Don Tano, ha un tavolo riservato, lì riceve i clienti e anche i notabili del paese: il parroco, padre Alfio La Rosa, il Direttore artistico del Teatro, dottor Carmelo Cumia e il caporedattore del Gazzettino locale, Attilio Brigandì. Al Bar passa le sue ore a scrivere anche Matteo Miccichè, musicista mancato, critico teatrale, che collabora col Gazzettino e, in genere, le sue sono critiche piene di acredine e giudizi negativi verso qualsiasi rappresentazione. Questo va contro gli interessi di chi sta cercando di ottenere fondi per il Teatro e il critico è malvisto da tutti. Un giorno a Miccichè sparisce il cappello e ciò gli provoca una depressione grave, che lo spedisce in una clinica per malattie mentali. Grazie alle cure e alle attenzioni della dottoressa Delia, della quale si innamora, riesce a ritrovare il suo equilibrio, ma i potenti non approvano la relazione fra i due e allontanano la dottoressa. Matteo Miccichè, clinicamente guarito, viene dimesso e, in preda ad una lucida follia, si vendica dei suoi nemici, segnando per sempre il suo destino.

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    Luca Paratore

    08/09/2009 16:15:39

    Ottimo romanzo di ambientazione siciliana, ritratto oggi come ieri di un'Italia dove tutto cambia affinchè tutto rimanga identico. Linguaggio innovativo ed autentico. Consigliatissimo.

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    Milvia Comastri

    31/01/2008 10:28:14

    Ho letto questo libro con grandissimo piacere: proprio quel piacere della lettura che oggi si prova così raramente, affrontando opere di nuovi autori, con tutte i loro stili omologati. Il piacere che si può provare ascoltando un brano musicale dall'armonia perfetta. Tutto, nel libro di Cinzia Pierangelini, ricorda l'armonia: lo stile, il lessico usato, le descrizioni dei personaggi e dei luoghi. Per lo meno è questo che io ho avvertito, ed è per questo che parlo di "piacere della lettura". In maniera più specifica, è stupore, quello che ho provato: felice stupore che ancora ci sia qualcuno che possa scrivere così. Insomma, posso dirlo? Uno dei migliori libri che ho letto negli ultimi anni.

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    Luther

    30/11/2007 00:08:03

    Ma che belle recensioni...davvero!! Sono attirato più da queste ultime che non dalla qualità stessa del romanzo. Senza polemizzare con l'autrice, trovo che amici e parenti, con i loro accorati commenti fanno miracoli per innalzare un'opera che poi così straordinaria non è...

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    Fabio

    16/07/2007 20:08:26

    Questo romanzo mi è piaciuto molto, per come è scritto: il suo stile, la sua maturità, il suo giusto mix di descrizioni e dialoghi, di narrazione e azione, di caratterizzazione e stereotipo (nel senso buono del termine) tali da renderlo letterario - di letteratura - quasi più che di scrittura; la tecnica, che fa sì che ogni pezzo si incastri fluidamente nell’insieme del disegno generale; la storia, anche, appassionante, avvincente, coinvolgente, originale, intrigante; i personaggi, ben tratteggiati, sia nel bene, che nel male, nel senso di positivi e negativi, ognuno è ciò che deve giustamente essere, anche nell’ambiguità di determinati aspetti. Insomma, un piccolo capolavoro.

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    Lina Anielli

    01/12/2006 11:25:43

    E' un libro che si legge con piacere. Scorre dall'inizio alla fine e coinvolge il lettore nelle vicende del critico Micciché e degli altri personaggi sempre molto ben delineati. L'autrice ha saputo trasportare il lettore nello spirito dei piccoli paesi della Sicilia senza mai annoiare.

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    Enrico Sciabecco

    26/11/2006 20:21:27

    Una sorpresa, anzi una piacevolissima sorpresa è stata la lettura di questo romanzo. Sono stato un po' titubante nell'acquistarlo, mosso più dalla curiosità e dal fatto che l'autrice è siciliana come me, ma poi, fin dalle prime pagine, ho assaporato una scrittura ricercata, ma non pesante, l'accuratezza dell'ambientazione che, come una fotografia, si compone gradualmente riga dopo riga. Penso di non esagerare se dico che Cinzia Pierangelini è una degna erede della grande scuola siciliana, introdotta prima dal Verga e poi da Pirandello. Insomma, per non dilungarmi, un gran bel romanzo.

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    Rirì

    11/11/2006 12:35:44

    Più che un giardino, io direi che questo libro si potrebbe paragonare – sempre per restare in tema di muri – a un affresco a tutta parete, nel quale colori e sfumature si mescolano regalando colpi d’occhio di speciale effetto in chi ha la ventura di passarci davanti. Vicende, ambientazioni e personaggi prendono vita propria, staccandosi dalla carta su cui sono impressi, in un crescendo sempre più pirotecnico che in certi momenti lascia quasi stordito il lettore, inebriato, direi ubriacato da quel fiume di parole che lo sommerge. Durante il viaggio, ho assaporato il gusto dolce e fresco di una granita alla fragola, ho provato la rabbia di una donna ferita, ho dato un calcio sugli stinchi a un “fetuso” d’avvocato che si crede un padreterno (questo non c’è scritto, ma è una soddisfazione che mi sono voluta togliere, se permetti). Ho sentito il profumo delle fresie recise, ho affondato le unghie nella scorza odorosa di un’arancia matura, ho divorato dolci deliziosi e ho fatto pure un giro di valzer con un nevrotico critico musicale, addolcito dall’amore. Alla fine sono uscita da un teatro salutando le signore ingioiellate e i pinguini che le hanno accompagnate, e mi sono ritrovata di fronte ai tavolini di un bar a guardare un muro bianco, con una gran voglia di prendere un barattolo di vernice blu e un pennello, per scriverci su: MIIIII… che storia! Ciao.

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    Alberto Cola

    10/11/2006 17:25:05

    Letto con molto gusto. Una bella pennellata al sapore di arancio e dallo stile inconfondibile (per chi ha dimestichezza con le opere della Pierangelini), ma la cosa non stupisce. Il retrogusto della storia di Miccichè, novello Montecristo dei giorni nostri, resta amaro in bocca e nella testa. Ma così deve essere. Nell'odierna abbondanza libraria incentrata su cloni insipidi di Codici e Templari, non fa male tornare ad assaggiare una storia un po' nostra, mediterranea, se volete, e se non vi offendete nell'era della globalizzazione.

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    Padre Giacomo Trombetta

    08/11/2006 18:48:14

    Quest'autrice ha saputo descrivere così bene la mia terra, da cui manco da tanto, che mi è sembrato perfino di sentire il profumo delle zagare. La trama forse non è eccezionale, ma il libro è scritto così bene, con una mano ferma e felice che consente alla mente di vedere le scene, i paesaggi, di calarsi nell'atmosfera, insomma di essere partecipi. Per certi versi questa autrice mi ricorda i grandi classici che deliziavano le mie ore libere in seminario. Un grazie di cuore per la forte emozione che ho provato leggendolo.

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    Marco

    02/11/2006 15:45:32

    opera ambientata in un piccolo paesino siciliano.bellissima la descrizione dell' ambiente che sembra essere in perfetta sintonia con i personaggi. bravissima, inoltre, l' autrice, ad evidenziare i comportamenti del protagonista che appare nella narrazione come un bimbo viziato con una gran voglia di vendetta verso il mondo intero, che sfocia, però, nel sentimento più bello: l' amore. non preciso, inoltre, che è un libro assolutamente da leggere, in quanto la cosa sia scontata.

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    fabrizio bianchini

    01/11/2006 20:53:54

    è difficile trovare qualcuno dallo stile così personale, che riesce a sembrare appena datato (vedi i lunghi periodi, l'uso particolare eppure coerente delle virgole, quel non ostante che nemmeno sapevo esistesse e che sono andato a controllare sul vocabolario con la maligna speranza di coglierti in fallo), eppure moderno e gradevole al tempo stesso. i personaggi sono delineati in maniera eccellente. sembra quasi di stare seduti in quel bar ad ascoltare le chiacchiere dell'avvocato e a leggere le scritte sul muro. bello. bello. bello.

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    Andrea Franco

    17/10/2006 19:22:53

    Un libro che tratteggia con ironia e precisione un’Italia molto particolare, con personaggi che bucano le pagine e escono per appropriarsi di una vita che sembra reale e non di carta. La Sicilia come non l’avevo mai letta, attraverso le parole magiche di una scrittrice che dosa con eccezionale maestria ogni frase, realizzando un affresco impareggiabile. Per chi ama il genere, assolutamente da leggere. (estratto dal sito di operanarrativa )

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    Gabriella Saraccp

    11/10/2006 11:29:23

    Una bella trama, uno stile di scrittura personale, ricco ma non invadente. I personaggi sono caratterizzati in modo notevole, i loro nomi azzeccati, i riferimenti alla musica che attraversano il romanzo sono molto interessanti. Ho trovato l'ambientazione e i personaggi così veri, così ben costruiti che mi sembrava di esserci. Un romanzo che ti lascia più ricco di pensieri e fantasie e che si legge in un soffio, come bere un bicchiere d’acqua… anzi di spumante con le bollicine.

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    Alex Kruge

    09/10/2006 17:25:38

    Reduce dalla lettura di un paio di romanzi a dir poco penosi ho esaminato questo testo, stimolato dai giudizi elevati sullo stesso. Devo dire che all'inizio ero un po' scettico, poi, pagina dopo pagina ho dovuto ricredermi e quando sono giunto alla fine ho esclamato: Ecco un signor romanzo, scritto come si deve, piacevolissimo da leggere e anche con una morale filosofica di tutto rispetto.

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    Alberto Sodani

    29/09/2006 08:58:05

    Sembra un giardino fiorito siciliano. Si viene presi per mano e portati nella "sicilianità", la storia del "disgraziato" Micciché diventa quasi un pretesto poetico. Ogni tanto c'è un fiore nuovo un sapore nuovo un odore nuovo. E cultura eleganza e misura. Mi è piaciuto, in poche parole. Insieme alla solarità e nel rendere bene che "sono le piccole gioie che rendono sopportabile l'esistenza". Tutto il romanzo è un'elegia dell'essere e vivere siciliano. Sarebbe da consigliare a chi di Sicilia sa solo quel che legge sui giornali e non ha mai preso una granita al tramonto su un paesino in collina, guardando il mare, con l'aria tiepida che accarezza i capelli. O non ha mai mangiato gli involtini di pesce spada alla griglia sulla playa di Letoianni, guardando sempre il mare blu, all'ora di pranzo, i piedi sulla sabbia. Calda anche in primavera o in autunno.

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    Irene Vanni

    28/09/2006 20:03:57

    Una storia che agguanta il lettore a partire dall’incipit. La narrazione scorre in modo gradevole attraverso le “forme” che l’autrice ha dato ai vari capitoli, a seconda del Movimento indicato nel titolo. Lo stile è personalissimo e alcune immagini sono particolarmente evocative, come quella che descrive le sensazioni che si provano su di un palco, o il “cucciolo” allevato da Micciché (quasi fosse una sorta di “Alien”). I personaggi sono caratterizzati in modo efficace, a partire dalla struggente figura di Delia, fino ad arrivare all’imprevedibile Marini. Sin dall’inizio del FINALE (a mio avviso una delle scene migliori) ho avvertito un’atmosfera che mi ha ricordato “Il fantasma dell’opera” e la sorpresa di capire, a seguito della citazione, che il richiamo era voluto è stata indubbiamente piacevole. Complimenti a Cinzia!

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    Gatto stanco

    27/09/2006 19:58:11

    Dire che è bello è poco. Complimenti all'autrice.

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    Renzo Montagnoli

    22/09/2006 22:20:47

    Un romanzo molto bello, di notevole maturità, e scritto veramente bene. Cinzia Pierangelini, con questo primo romanzo, conferma il talento già manifestato con la raccolta di racconti "Dall'ultimo leggio". Si legge con piacere e anche velocemente, pur esprimendo concetti assai profondi.

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