L' eredità di Auschwitz. Come ricordare?

Georges Bensoussan

Traduttore: C. Testi
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2014
In commercio dal: 21 gennaio 2014
Pagine: XIII-198 p., Brossura
  • EAN: 9788806215910
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Descrizione
Tante (forse troppe) volte commemorando lo sterminio degli ebrei perseguito dal regime nazista concludiamo con un "mai più" pericolosamente sospeso, impreciso. L'immensa barbarie della Shoah spesso ci ammutolisce, riduce le nostre parole a una balbettante invocazione e trascura di spiegare con chiarezza quanto accaduto. Ma ciò di cui la storia ha assoluto bisogno non è uno sterile "dovere della memoria": "la memoria di Auschwitz è una memoria viva, non legata al solo martirologio. La commemorazione, come l'insegnamento, non portano da nessuna parte se si limitano a far riflettere sull'orrore. La loro importanza consiste nel riesame politico e non moraleggiante della nostra civiltà", scrive Georges Bensoussan. In occasione del Giorno della Memoria, un libro fondamentale che ci invita a eludere la retorica e ad adottare un approccio critico più lucido e diretto, perfino provocatorio: la Shoah è stata un'aberrazione imprevista e unica nel corso della Storia, o piuttosto una sua inevitabile evoluzione? Postfazione di Mauro Bertani.

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In questa nuova edizione riveduta e ampliata, Georges Bensoussan offre alcuni originali spunti di riflessione sulle attuali modalità di trasmissione della Shoah. La proliferazione di cerimonie commemorative ha innescato un processo di banalizzazione e, in molti casi, di assuefazione all’evento, in particolare tra le nuove generazioni. Il discorso sul genocidio ebraico viene convenzionalmente ridotto a un discorso vittimario e moraleggiante che intende suscitare compassione e immedesimazione da parte dell’uditorio, ma che in realtà produce spesso un effetto opposto. La commemorazione reiterata, che si sofferma sull’orrore e sulla pietà, che si concentra prevalentemente sull’emozione, rischia, paradossalmente, di condurre l’evento all’oblio. È pertanto necessario trattare il genocidio ebraico come un fatto storico e non come una tragedia da ricordare, inserirlo in un quadro più ampio e complesso di trame e relazioni, sottoporlo a riflessione e critica. Nella contrapposizione tra storia e memoria deve essere pertanto la prima a emergere come vincitrice: “Il dovere di storia deve prevalere sul dovere di memoria. Spetta all’analisi storica determinare se questa barbarie è stata solo uno sbandamento o, invece, l’espressione di una potenzialità insita nella nostra civiltà”. Nello studio e nell’insegnamento della Shoah bisogna evitare di interpretarla come un evento esclusivo della storia ebraica (è all’interno della società occidentale che va individuato l’humus ideologico e culturale che ha reso possibile lo sterminio) e di assecondare l’immagine, errata, del popolo ebraico come “vittima predestinata”. Occorre inoltre sfatare il luogo comune secondo cui la creazione dello Stato di Israele sarebbe stata una conseguenza del genocidio.
 
(E.F.)