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Eredità. Una storia della mia famiglia tra l'Impero e il fascismo

Lilli Gruber

Editore: Rizzoli
Collana: Vintage
Anno edizione: 2013
Formato: Tascabile
Pagine: 354 p., Brossura
  • EAN: 9788817069854
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Recensioni dei clienti

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    jessica

    18/03/2017 18.20.18

    Ottimo libro, che mette in luce molti aspetti a me sconosciuti della politica fascista in Sud Tirolo, non sono d'accordo con chi dice che i membri di questa famiglia non hanno difetti, raccontare di avere una zia convinta Nazista non è cosa da poco.

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    Tina

    15/11/2015 10.10.28

    Bello ma la domanda nasce spontanea: che fine ha fatto hella? X capire la storia di un pezzo del nostro paese lo consiglierei sicuramente.

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    Manfred

    24/06/2015 08.23.32

    Ho letto il libro della Gruber incuriosito dalle recensioni qui apparse. L'ho trovato un libro abbastanza documentato, molto incentrato sulla figura della zia Hella Rizzolli, personaggio evidentemente scomodo per le sue scelte politiche (fu una fervente nazista), e certamente sulla vicenda dolorosa della popolazione di lingua tedesca dell'Alto Adige / Sudtirolo durante il fascismo. E' un libro di memorie famigliari dove non si teme di mettere in evidenza anche le ombre oltre che le luci. Forse c'è una caduta di stile all'inizio, quando la Gruber parlando del matrimononio della bisnonna Rosa (la figura più positiva del libro) rievoca il suo matrimonio. Particolari sulla pettinatura, lo sconforto del parrucchiere personale, lo champagne a fiumi, il menu: una descrizione da rotocalco. Insomma, tre paginette che l'autrice poteva risparmiarci. Mi meraviglio degli editor della Rizzoli. Per il resto un libro piacevole, che fornisce uno spaccato realistico del dramma culturale e personale vissuto da molti sudtirolesi nel Novecento.

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    enza

    01/12/2014 14.35.34

    Sono d'accordo con la recensione di Renzo: l'immagine che ne trae il lettore è di un Sud Tirolo magico, fatto solo di persone colte, intelligenti, ricche ed oneste. Non è così: la maggior parte delle persone vivevano in assoluta povertà, c'erano pochissimi ricchi e tantissimi poveri. Non pertinente e fuori tema poi la descrizione del suo matrimonio: abito di Armani, champagne e amici provenienti da tutte le parti del mondo.

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    Renzo Montagnoli

    26/11/2014 08.07.55

    Se dopo aver letto le prime 25-30 pagine mi sono entusiasmato, poi proseguendo mi sono emersi dei dubbi, che hanno reso necessarie alcune riflessioni che mi hanno portato a capovolgere l'iniziale giudizio positivo. Infatti, l'immagine che si ritrae del Sud Tirolo, soprattutto quello agli inizi del secolo scorso, è quasi fiabesca, da cartolina illustrata, un paese compatto, fatto di brave persone, felice, insomma quasi un Shangri-La incastonato nelle nostre Dolomiti. L'impressione che si ricava è quella di una narratrice, cresciuta in una famiglia facoltosa e di stretta osservanza cattolica, che non intende vedere più in là di quelle che sono le pareti del suo nido dorato, nido in cui i personaggi suoi ascendenti sono tutti esseri buoni, bravi, intelligenti, insomma quella che si potrebbe definire una stirpe di "Eletti". Se mi è lecito dubitare di tutta questa gente così ricca, oltre chi denaro, anche di pregi, ma senza difetti, non mi è possibile credere a un Tirolo Felix, dove tutti sono contenti, stanno economicamente bene, amano il loro imperatore come fossero suoi figli. In effetti le cose non stavano proprio così e le famiglie, almeno buona parte di esse, tiravano avanti come potevano, se non proprio in miseria, comunque senza agi. Basta leggere qualche saggio storico serio per capire come la maggior parte dei tirolesi non vivesse proprio nel migliore dei modi e che lo splendore e l'oro sono solo negli occhi della Gruber. Quanto alla sua famiglia, non posso esprimermi, perché mai ho avuto l'occasione di conoscerne qualche componente; però, è pur lecito dubitare di così tante qualità, anche consentendo all'autrice l'innegabile diritto di amplificarne le doti. Quindi, per quanto Eredità sia scritto in un italiano ineccepibile, cosa che ignorano non pochi affermati odierni autori di madrelingua italiana, sono i contenuti che mancano e là dove si pretende che ci siano c'è solo una visione patinata di un mondo che non è mai esistito.

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    alfredo

    10/03/2014 20.56.19

    Ho letto il libro su consiglio di una mia amica e l'ho trovato molto bello, direi commovente, perché mi ha rivelato aspetti della storia che sinceramente non conoscevo (la scuola italiana sorvola su troppe cose). Complimenti all'autrice, che mi ha fatto comprendere la realtà ed il profondo sentire delle persone che vivono in quella "Heimat" che è anche la nostra, se è vero, come lei scrive, che siamo tutti europei e per fortuna non dobbiamo (oggi) effettuare alcuna "opzione".

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    Maria Grazia

    09/03/2014 15.30.03

    A me il libro è piaciuto molto. Con stile giornalistico che scorre veloce, racconta appassionanti vicende personali immerse nella Storia. Trovo ingiusto formulare un giudizio globale basandosi unicamente sulle poche pagine che l'autrice dedica a se stessa e sulle provenienza sociale della sua famiglia d'origine. È invidia? Ritengo che la storia personale e professionale della Gruber siano la prova indiscutibile della sua apertura culturale e che lo scopo del suo libro non sia l'autocelebrazione. Consiglio il libro soprattutto a che vuole approfondire la conoscenza della Storia della magnifica terra che è l'Altoadige - Südtirol.

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    Frenz

    07/01/2014 16.30.48

    Ho trovato la lettura di questo libro...indisponente! E' solo un'autocelebrazione della famiglia della scrittrice, è noioso, saccente, arrogante. Non UNA delle figure descritte ha difetti, che fortuna Signora Gruber, la sua famiglia è fatta solo di componenti ricchi, intelligenti, illuminati, acculturati, di cui il Sudtirolo non può che andare fiero. Uno dei libri peggiori mai letti,lo sconsiglio vivamente.

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    Claudio Zanon

    04/01/2014 18.44.13

    Non un'analisi storica, ma molto di più. Racconta un vissuto familiare che riflette, senza faziosità, le sofferenze di un popolo audace ed orgoglioso, a cui non sono state certo risparmiate persecuzioni e soverchierie, in un secolo in un cui, per onor del vero, ve ne son state in ogni dove. Un racconto che la stessa autrice definisce senza pretese, ma che non si rivela mai banale, e, soprattutto, mai connotato da vena polemica benché la questione "tirolese", tuttora particolarmente complessa,se ne prestasse facilmente. Offre molti spunti di riflessione sempre attuali, uno su tutti la "Vaterland", che richiama quei sentimenti di cui la nazione italiana non si è mai e purtroppo dimostrata pervasa. Grazie Dietlinde, ancora una volta hai dimostrato di essere una persona seria e di sicuro fondamento, ... la materna severità dell'impostazione di nonna Rosa rende ancora i suoi frutti...

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    Elisa

    07/10/2013 23.20.04

    molto bello e chiarificatore su aspetti spesso trascurati della storia europea soprattutto per chi, come me, è nato subito dopo la fine della seconda guerra mondiale e ha speso tempo a farsi domande e cercare risposte che i libri di scuola evitavano di dare. A differenza di altri lettori trovo lo stile giornalistico più adatto di altri quando si tratta di descrivere fatti storici veri (vedi Il giorno più lungo di C. Ryan), magari con un minimo di romanzo per legarli tra di loro come in questo caso. Complimenti quindi alla sig.ra Gruber per questa ottima prova.

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    Elena

    14/09/2013 19.57.02

    Prima volta che leggo un libro della Gruber e l'ho trovato ottimo. Scritto molto bene, pieno di dettagli e aneddoti che permettono di comprendere la storia del sudtirolo. La Gruber è un'ottima scrittrice, all'altezza del suo giornalismo, e non si perde in vicende che la vedono in prima persona. Una fotografia del dopo Prima Guerra Mondiale.

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    robypozz

    02/09/2013 09.55.15

    Interessante dal punto di vista storico.

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    Maira

    24/08/2013 15.52.57

    La signora Gruber si atteggia a grande scrittrice, si atteggia e basta oserei dire, magari prima di cimentarsi in questa specie di autocelebrazione del suo ego madornale e di una storia familiare che a tratti sembra la pubblicità del mulino bianco in cui tutti sono bravi belli buoni e timorati di Dio, avrebbe fatto bene a leggere che so Un cappello pieno di ciliegie della Fallaci (al quale onestamente credo faccia riferimento negli intenti) per capire che dire quattro scemenze in tv e scrivere sono due cose diverse...Banale, insulso, scritto male e spesso fortemente irritante.

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    Mara

    10/07/2013 09.51.40

    Io perdono volentieri alla Gruber gli inutili dettagli sul suo matrimonio nel paesello sudtirolese, riconoscendole l'onestà di dichiarare i trascorsi nazisti della zia Hella, la quale - come molti altri sudtirolesi - riponeva un'inutile fiducia nel Fuhrer come potenziale liberatore dalla tirannia italiana. Molto illuminante l'ultimo capitolo dedicato alle opzioni, dove si comprende che nell'accordo italo-tedesco in nuce erano contenute tutte le premesse per un conflitto in stile israeliano-palestinese nel cuore dell'Europa, con la promessa agli optanti (oltre l'80% dei sudtirolesi) di un "focolare" in territorio tedesco, in una regione "liberata" dai residenti polacchi, ucraini, o appartenenti ad un qualsiasi altro popolo slavo, per non dire a quello ebraico. Fortunatamente la realizzazione del processo subì forti ritardi, e molti, dopo la guerra, scelsero di rientrare in Italia, ma il seguito di divisioni e sofferenze prolungò i suoi effetti per molto tempo.

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    Elena.

    24/06/2013 22.40.45

    Libro interessante. E' il primo libro che leggo della Gruber e sicuramente leggerò anche gli altri, anche se scritti in precedenza. La storia di questa famiglia è avvincente, la lettura avvolge e sapere che racconta di una storia vera, secondo me, dona ancora più fascino.

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    Giamby

    24/06/2013 12.14.03

    Una bella pagina di storia vista dagli occhi dei protagonisti che l'hanno vissuta. Senza retorica e senza censura. Aiuta molto a capire il sentimento del popolo sudtirolese spesso bistrattato, umiliato, deriso.

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    Vale

    13/06/2013 10.00.02

    la storia è molto bella e interessante però lo stile è ovviamente giornalistico e spesso risulta un po piatto e lungo nella lettura, molto diverso dallo stile avvincente e accattivante che hanno certi scrittori nel raccontarti anche fatti realmente accaduti. Però, per chi come me è innamorato di quella terra, vale la pena leggerlo

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    Mary

    11/06/2013 14.55.35

    Lettura piacevole e buona aderenza alla storia locale, soprattutto per chi come me è nato in quella zona. Ma anche per questo avrei voluto che si parlasse pure degli italiani sudtirolesi, che dopo l'8 settembre 1943 sono piombati sotto il giogo nazista e che ora sono minoranza etnica in Sudtirolo.

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    Lorso57

    09/06/2013 20.26.37

    Buon prodotto di quella giornalista seria che è Lilli Gruber. Scrittura pulita senza particolari slanci che presenta senza dogmatismi il problema sudtirolese, narrando la storia della sua famiglia cominciando dalla bisnonna Rosa. Interessante dal punto di vista storico, mi permetto di dire incompleto per quanto riguarda la vicenda familiare perché avrei preferito che la narrazione arrivasse almeno fino alla nascita di Lilli: forse questo potrebbe essere un suggerimento per la prossima fatica dell'autrice.

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    Monica

    01/05/2013 08.00.25

    La storia in sè poteva essere interessante, ma lo stile in cui è stato scritto(ovviamente giornalistico, visto l'autrice)ha reso il tutto molto noioso, scarsamente coinvolgente.Attribuisco comunque un 3 perché il linguaggio è pulito e non si è ricorso a scene di sesso per tenere viva l'attenzione.

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