L’articolo è stato aggiunto alla lista dei desideri
IBS.it, l'altro eCommerce
Cliccando su “Conferma” dichiari che il contenuto da te inserito è conforme alle Condizioni Generali d’Uso del Sito ed alle Linee Guida sui Contenuti Vietati. Puoi rileggere e modificare e successivamente confermare il tuo contenuto. Tra poche ore lo troverai online (in caso contrario verifica la conformità del contenuto alle policy del Sito).
Grazie per la tua recensione!
Tra poche ore la vedrai online (in caso contrario verifica la conformità del testo alle nostre linee guida). Dopo la pubblicazione per te +4 punti
Altre offerte vendute e spedite dai nostri venditori
Tutti i formati ed edizioni
Anno edizione: 2006
Anno edizione: 2013
Promo attive (0)
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
Sharpe è un personaggio che mi piace, ma mi attrae anche la celebre battaglia sul mare fra la flotta inglese e quelle alleate francesi e spagnole, conclusasi come noto con la vittoria della prima, però con la morte del suo comandante supremo Orazio Nelson. Qui il protagonista, Richard Sharpe, è un sottotenente di fanteria, promosso a questo rango per aver salvato in battaglia un generale; è un uomo del popolo, ben poco istruito, senza famiglia, tanto più che era un trovatello, e che in guerra riesce a dare il meglio di sé. Nel romanzo lo vediamo partire dall’India per tornare in Inghilterra, in un viaggio che più avventuroso di così è difficile trovare, visto che ne succedono di tutti i colori nella lunga traversata che si conclude nel libro con la celebre battaglia di Trafalgar dove Richard Sharpe dimostra ancora una volta tutto il suo valore di guerriero. Sull’abilità di narratore di Bernard Cornwell c’è poco da dire, perché ancora una volta l’autore si dimostra abile nel confezionare trame avventurose, con descrizioni di battaglie che si materializzano davanti agli occhi del lettore come in una pellicola cinematografica; il ritmo poi è incalzante e i personaggi sono ben delineati. Troviamo infatti, oltre al nostro eroe, un comandante di marina che gli è amico, una bella signora con cui avvierà una relazione mettendola incinta, con il marito di lei che è un insulso aristocratico che guarda tutti dall’alto in basso e che ha un segretario che sinceramente è talmente odioso che non si può che desiderarne la morte; poi ci sono delle figure minori, più spalle che comparse, che animano con la loro presenza la scena, come alcuni marinai, ufficiali di marina inglesi, fra i quali Nelson, e addirittura il comandante di una nave da battaglia nemica. Si tratta di una lettura abbastanza veloce, nonostante le 425 pagine, e talmente appagante da meritare di essere consigliata.
Questo romanzo si distingue dagli altri capitoli della saga su Richard Sharpe, essendo l’unico quasi interamente ambientato in mare. La mia iniziale preoccupazione su un resoconto lungo ed eccessivamente tecnico si è rivelata infondata. La terminologia navale non è tale da mettere in difficoltà il lettore e la trama scorre bene, mantenendosi sempre interessante. L’unica delusione in questo viaggio e la mancata visita a un porto africano dell’epoca o magari del Madagascar, entrambe solo costeggiate. La battaglia navale alla fine è molto intensa e avvincente, ci fa vivere tutto il dramma di una lenta avanzata sotto una pioggia di palle da canone, anche se, almeno di quest’autore, continuo a preferire gli scontri terrestri. I nuovi personaggi si rivelano abbastanza deludenti. Il capitano Chase lascia grossomodo indifferenti, lord William è la perfetta immagine stereotipata degli aristocratici, Cromwell e le sue frasi vuote suscitano un’antipatia immediata, almeno quanto il suo nome. L’unica eccezione è costituita dall’ammiraglio Nelson, che nella sua breve apparizione appare come un individuo unico e interessante, sebbene non mi sia parso all’altezza del duca di Wellington. Anche Sharpe stavolta non mi è piaciuto, sotto molti punti di vista. Ho trovato sconcertante l’elogio all’adulterio che viene portato avanti, almeno quando la “teoria” dei comandanti che devono esporsi maggiormente perché sono più pagati. E se il comandante moriva chi dirigeva gli uomini? Molti leggendo delle avventure di Sharpe lo considerano una specie di prova del valore indiscusso della meritocrazia. Questa ha il suo valore e deve avere un certo peso, ma non può essere il fondamento di tutto. Chi è appassionato di questa saga ricorderà William Dodd... ecco lui il perfetto esempio di un mondo dove la meritocrazia è l’inizio e la fine di ogni cosa, un mondo dove tutto si riduce a una serie senza fine di lotte e pugnalate alle spalle.
Questo romanzo si distingue dagli altri capitoli della saga su Richard Sharpe, essendo l’unico quasi interamente ambientato in mare. La mia iniziale preoccupazione su un resoconto lungo ed eccessivamente tecnico si è rivelata infondata. La terminologia navale non è tale da mettere in difficoltà il lettore e la trama scorre bene, mantenendosi sempre interessante. L’unica delusione in questo viaggio e la mancata visita a un porto africano dell’epoca o magari del Madagascar, entrambe solo costeggiate. La battaglia navale alla fine è molto intensa e avvincente, ci fa vivere tutto il dramma di una lenta avanzata sotto una pioggia di palle da canone, anche se, almeno di quest’autore, continuo a preferire gli scontri terrestri. I nuovi personaggi si rivelano abbastanza deludenti. Il capitano Chase lascia grossomodo indifferenti, lord William è la perfetta immagine stereotipata degli aristocratici, Cromwell e le sue frasi vuote suscitano un’antipatia immediata, almeno quanto il suo nome. L’unica eccezione è costituita dall’ammiraglio Nelson, che nella sua breve apparizione appare come un individuo unico e interessante, sebbene non mi sia parso all’altezza del duca di Wellington. Anche Sharpe stavolta non mi è piaciuto, sotto molti punti di vista. Ho trovato sconcertante l’elogio all’adulterio che viene portato avanti, almeno quando la “teoria” dei comandanti che devono esporsi maggiormente perché sono più pagati. E se il comandante moriva chi dirigeva gli uomini? Molti leggendo delle avventure di Sharpe lo considerano una specie di prova del valore indiscusso della meritocrazia. Questa ha il suo valore e deve avere un certo peso, ma non può essere il fondamento di tutto. Chi è appassionato di questa saga ricorderà William Dodd... ecco lui il perfetto esempio di un mondo dove la meritocrazia è l’inizio e la fine di ogni cosa, un mondo dove tutto si riduce a una serie senza fine di lotte e pugnalate alle spalle.
Recensioni
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
L'articolo è stato aggiunto al carrello
Le schede prodotto sono aggiornate in conformità al Regolamento UE 988/2023. Laddove ci fossero taluni dati non disponibili per ragioni indipendenti da IBS, vi informiamo che stiamo compiendo ogni ragionevole sforzo per inserirli. Vi invitiamo a controllare periodicamente il sito www.ibs.it per eventuali novità e aggiornamenti.
Per le vendite di prodotti da terze parti, ciascun venditore si assume la piena e diretta responsabilità per la commercializzazione del prodotto e per la sua conformità al Regolamento UE 988/2023, nonché alle normative nazionali ed europee vigenti.
Per informazioni sulla sicurezza dei prodotti, contattare productsafetyibs@feltrinelli.it
L’articolo è stato aggiunto alla lista dei desideri
Siamo spiacenti si è verificato un errore imprevisto, la preghiamo di riprovare.
Verrai avvisato via email sulle novità di Nome Autore