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Mario Vargas Llosa

Traduttore: F. Niola
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2013
Pagine: 382 p. , Rilegato
  • EAN: 9788806217891


“Non permettere mai a nessuno di metterti i piedi in testa, figliolo”: Felicito Yanaqué non ha mai dimenticato le parole del padre in punto di morte. Aliño Yanaqué era stato un uomo tutto d’un pezzo, un gran lavoratore, che sulla fatica del lavoro aveva cercato di costruire un’esistenza migliore per i suoi figli. Felicito crede nell’onestà perché questo è l’insegnamento che il padre gli ha trasmesso. Grazie a una condotta rispettabile, moralmente coscienziosa e scrupolosa, negli anni Felicito si era costruito un nome a Piura e nei dintorni ed era cresciuto fino a fondare una rinomata ditta di autotrasporti. Grazie al padre si era emancipato dalla miseria nella quale era nato, si era guadagnato il rispetto della gente. Per questo, quando una mattina riceve una lettera minatoria, Felicito non ci pensa due volte e si rivolge alla polizia. Non ha nessuna intenzione di piegarsi a pagare il pizzo alla mafia locale. Quello in cui crede gli impedisce di scendere a compromessi con la criminalità. Felicito non ha dubbi, la sua posizione è irremovibile: così si deve fare, così è stabilito dal destino, e lui, moderno Don Chisciotte, non si tira indietro. Ma in un mondo spogliato di ogni eroismo possibile, quella di Felicito – come quella di Don Chisciotte - è una decisione pericolosa, e le conseguenze non tarderanno a presentare un conto salatissimo e doloroso.
A differenza di Don Chisciotte, Felicito ha la testa ben salda sulle spalle. È un uomo comune, un eroe discreto come tanti altri, che affronta la quotidianità cercando di riuscire nell’epica impresa di far coincidere pensiero e azione, di non venire meno ai principi in cui crede. Sa bene che la strada non è facile e che è costellata di ostacoli e delusioni. Ma tutto risponde a un principio di necessità, e lui non ha né il diritto né il desiderio di metterlo in discussione. Accettando il suo destino, mentre crede di combattere la mafia, Felicito si troverà protagonista di uno scandalo, una farsa ridicola di corna e inciuci familiari che di eroico ha ben poco.
Rigoberto ha lavorato per tutta la vita in una compagnia di assicurazioni di Lima. Il suo capo, Ismael, è anche uno dei suoi amici più cari. Tra i due i rapporti sono ottimi, ma Rigoberto ha preso la decisione di andare in pensione con qualche anno di anticipo per dedicarsi alla vita privata e Ismael non riuscirà a dissuaderlo dal suo proposito. Girerà il mondo con la moglie, visiterà le città e i musei dell’Europa, si dedicherà allo studio, alla buona musica, alla lettura e all’arte. Ismael stima Rigoberto e si fida ciecamente di lui. Tanto che prima che se ne vada deve chiedergli un ultimo grande favore: di fargli da testimone di nozze, consapevole di esporre l’amico all’ira dei suoi figli, due delinquenti perdigiorno le cui bravate sono tristemente note in tutta la città, che non saranno disposti ad accettare di buon grado le nozze del padre ottantenne con una giovane domestica rischiando di perdere l’eredità. Mentre lo scandalo delle nozze di Ismael sconvolge tutta la cittadina, alimenta pettegolezzi e popola le pagine dei giornali, Rigoberto ha ben più seri problemi in casa di cui occuparsi. Suo figlio Fonchito vede il diavolo, che gli si presenta sotto le spoglie di un uomo misterioso. Ma il prete e la psicologa sono pronti a giurare che è un ragazzino completamente normale e tranquillo. A cosa sono serviti il piccolo rifugio di libri, incisioni, dischi collezionati negli anni nella convinzione che in quello spazio di civiltà sarebbe stato al sicuro e al riparo dalla stupidità e dal vuoto del mondo circostante? La vicenda di Ismael aveva coinvolto anche la sua famiglia, era penetrata nella sua casa, negli spazi quotidiani in cui si ritirava per vivere la vita vera. La vecchia idea secondo la quale in mezzo alla tormenta bisogna costruire isole o fortezze di cultura, impermeabili alla barbarie dell’ambiente circostante, non regge più. “In questo paese non si può costruire uno spazio di civiltà neanche minuscolo. La barbarie finisce per distruggere tutto”, è costretto ad ammettere.
Come le due storie si intrecceranno è un colpo di genio che solo un gran maestro come Vargas Llosa può mettere in scena. “Scandalo”: è questa la parola che accomuna le due storie che procedono parallele in L’eroe discreto. Seguiamo i due protagonisti - due uomini onesti che desiderano vite tranquille, lontane dall’attenzione pubblica e dal volgare chiacchiericcio mediatico: due eroi discreti, come recita il titolo - che cercano disperatamente di uscire da una situazione degenerata che ha sconvolto le loro esistenze. Ma a ogni angolo sembrano aprirsi sempre nuovi corridoi, sotterranei, svolte su svolte che peggiorano la faccenda. “La vita era quello: un labirinto che, qualunque cosa facessi, ti portava ineluttabilmente nelle grinfie del Minotauro?”, si chiede Rigoberto. Alla fine, l’unica certezza è che la vita è così, bisogna imparare ad accettarla come viene.
La maestria narrativa di Vargas Llosa raggiunge vette sublimi anche in questo avvincente romanzo, in cui il Premio Nobel torna a raccontare la sua terra natale. Ci vuole un Vargas Llosa l'anno a ricordarci quanto sia bello leggere romanzi.

A cura di Wuz.it

Recensioni dei clienti

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    Stefano

    31/08/2015 17.46.23

    Sono lontani i tempi del grande Vargas Llosa autore di la citta' e i cani o I quaderni di Don Rigoberto. Questo romanzo e' scorrevole, a tratti brillante, ma non si riesce a superare l'impressione che l'autore lo abbia scritto un po'di fretta, senza iniettare la passione e lo stile arguto che caratterizzano i suoi primi romanzi. Il finale e' deludente, con un happy end raffazzonato.

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    Enrico

    25/02/2015 14.09.06

    Come al solito un altro gran bel libro di Vargas Llosa. Due storie che si dipanano parallelamente per poi intrecciarsi. Consigliato.

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    Annarita

    29/07/2014 23.22.58

    L'eroe discreto è una persona qualsiasi, che sia un benestante amante dell'arte o un uomo del popolo fedele al suo lavoro e al suo dovere, è un uomo semplice grato alla vita e pacificato con il proprio destino, un uomo ricco di umiltà, bontà, amore e rispetto. L'eroe discreto è sostanzialmente onestà, sia nel mondo popolano del riscatto sociale di Felìcito, sia in quello borghese della bellezza e ricchezza culturale di Rigoberto. Con la levità, l'ironia, la musicalità e la capacità affabulatoria tipica della cultura sudamericana, Llosa narra due storie parallele convergenti, la cui cifra comune è la disciplina, l'integrità. Il rigore morale di Felìcito, figlio fedele al dettato paterno, che con affetto e rispetto, obbediente e grato, è depositario e prosecutore dei principi morali del genitore; ma anche il rigore intellettuale di Rigoberto, l'uomo che aderisce al proprio dettato interiore, ai principi morali e culturali del proprio canone spirituale. Lieve e carino.

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    Donalis

    26/05/2014 14.15.21

    E' una bella storia, scritta bene e scorrevole, senza cadute di tono. Giunto alla fine però non mi ha lasciato quel senso di soddisfazione che ho provato con la lettura di altri romanzi di Varga Losa, come ad esempio "la casa verde" o "la guerra alla fine del mondo". Mi aspettavo qualcosa di più

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    Massimo F.

    09/04/2014 09.56.08

    Vargas Llosa è un autore che riuscirebbe a rendere affascinanti anche le filastrocche dell'asilo: figuriamoci se ha per le mani una storia (anzi due...) semplice ed intrigante al tempo stesso. Personaggi delineati superbamente con pochi tratti, intreccio di piani narrativi di una linearità sorprendente, ritmo ma non frenesia: il piacere della lettura è servito.

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    cesare

    22/01/2014 18.15.29

    si legge come una avventura affascinante, trascinante, due storie incredibili, una scrittura colta, seria, eticamente importante, un grande scrittore , un Nobel meritato, il racconto risente della cultura suamericana.

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    Alberto

    04/01/2014 16.58.06

    I grandi scrittori ti catturano dalla prima pagina. I capitoli si susseguono e ti senti via via preso dallo svolgersi dei due intrecci estranei l'un l'altro, che confluiranno all'epilogo. Bella la domanda (senza svelare altro) era solo fantasia? Le due storie non sono niente di chè, prese in assoluto, ma è come le scrive, la capacità di comporre i dialoghi con una struttura complessa e nello stesso tempo fluida, compenetrando il presente con il passato, senza stacchi. Un altro quadro del Perù odierno, la ricchezza e la miseria, il riscatto sociale e la turpitudine dell'estorsione tentata all'inerme, ma dalla scorza durissima, Fèlicito. I personaggi sono vivi, sembra di vederli, nei gesti quotidiani, nelle loro manie e / o abitudini. Anche i comprimari sono ben delineati, niente è lasciato alla fantasia del lettore. Consigliato.

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    Ugo

    17/12/2013 14.40.31

    Mah, che dire... Sarà che io ho amato un altro Vargas Llosa, quello di qualche anno fa (quello di Storia di Mayta, Conversazione nella Cattedrale e, soprattutto, La città e i cani), sono rimasto un pochino spiazzato e deluso da quest'ultima opera. La trama, imperniata su due "storie" parallele che partono separatamente e poi confluiscono, è ben congegnata, VL sa il fatto suo, però...però...però il tutto m'è sembrato fiacco.

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    augusta

    28/11/2013 17.19.33

    Romanzo intrigante, che ipnotizza il lettore suscitandogli il desiderio di vedere come si dipanerà il complicato incastro delle due vicende narrate contestualmente. Mi è rimasto un solo dubbio, scaturito dalle ultime righe della narrazione: era soltanto frutto della fantasia? (non aggiungo altro, per non togliere piacere alla lettura).Consigliato.

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