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René Guénon

Traduttore: P. Cillaro
Editore: Adelphi
Edizione: 4
Anno edizione: 2001
Pagine: 106 p., Brossura
  • EAN: 9788845916588

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Astrologia ed esoterismo - Misticismo e magia

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Recensioni dei clienti

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    hjorvardr

    28/03/2014 17.08.07

    La cosa che mi stupisce sempre di Guénon è la sicurezza con cui afferma certe tesi senza fornire la benché minima traccia di prova. Il suo "tradizionalismo" rientra a ben vedere nel calderone neognostico della new age anni luce distante dalla tradizione Cattolico-Tomistica di Dante. Emblematica poi, la "prova" portata dall'Autore per "dimostrare" l'appartenenza del poeta a una società segreta, vale a dire una sigla su un ritratto di Dante e del tutto arbitrariamente interpretata. Guénon è solo un Dan Brown solo un po' più "intellettuale", nulla più.

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    Davide

    07/12/2010 18.01.24

    Non è la migliore opera di Guenon, contiene alcune imprecisioni storiche (vedasi riferimento alla medaglia al museo di Vienna e ad alcuni giudizi su Valli e Rossetti un po' "affrettati"), tuttavia è imprenscindibile per chi intraprende uno studio non tradizionale (nel senso della critica letteraria) della opere dantesche. Per la mia personale opinione alla fine, il libro è ottimo per chi ha intrapreso tale percorso; inutile e ed irritante per gli altri.

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    riccardo boscolo

    30/12/2007 17.25.43

    "L'Esoterismo di Dante" è un libro fascinoso e colto che non esula dall'inespiabile peccato originale dell'esoterismo: l'autoreferenzialità mistificatoria. La "tradizione" che nasce e trova la sua canonizzazione dalla ripetizione di temi e topoi che acquistano plausibilità solo per essere stati riproposti infinite volte, il mito che diventa storia non perchè provato, ma perchè altri in passato ne hanno parlato, citando altre fonti che a loro volta attingevano da altre sorgenti. La patina "segreta", paradossalmente, rende il tutto , non solo più intrigante, ma pure più credibile, come che "svelare" un mistero ne certifichi l'autenticità. Tutto ciò nulla toglie alla malia di un libro come questo, che resta uno dei più memorabili nel suo genere. Riccardo M. Boscolo

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    Ernesto

    11/04/2007 22.02.14

    Il libro presuppone una conoscenza dell'opera di Dante nel suo insieme,nonche' del pensiero dottrinale dell'autore.Come giustamente evidenzia Guenon, le considerazioni d'ordine "sovraumano" non sono esprimibili con il linguaggio della "grammatica",che sarebbe incapace di coglierne l'effettiva portata.Il simbolo, al contrario, raccoglie l'essenza e la sostanza delle cose, ed e' intellegibile nella misura in cui le nostre capacità ci consentono di percepirne il significato autentico.Illuminante il collegamento della tripartizione dell'opera con gli stati molteplici dell'essere e con la dottrina dei cicli cosmici.

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    Antonio

    07/02/2006 16.12.20

    Se si vuole rimanere alla superficie, si leggano i soliti critici danteschi ed il tuttologo Eco; se si desidera vedere "dietro il velame", si legga Guenon... e non solo lui.

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    iris

    13/10/2005 12.38.13

    guardo i vostri voti 1 5 che come osseva guénon hanno valore rispettivamente di: unità originaria microcosmo iris

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    Ale

    17/09/2005 21.49.12

    Forse l'equivoco nasce perchè non si conosce la prospettiva dalla quale Guenon scrive, prospettiva che non ha nulla di letterario e non nasce certo dal desiderio di "contriubuire" in qualche modo alla già voluminosa mole di studi danteschi. Mi sembra che non si capisca cos'è l'esoterismo, nè l'iniziazione, nè tantomeno la metafisica. Guenon, o meglio lo Shaykh Abd al-Wahid Yahya, scrive per mostrare i segni di Dio e fornire i mezzi per un "cambiamento di mentalità". L'aspetto letterario di Dante, indubbiamente eccelso, non ha in questo caso la minima rilevanza, perchè Guenon non ha in vista l'erudizione, ma la realizzazione spirituale, e cerca dunque di fornire almeno i mezzi teorici che possano consentire a chi lo può di volgersi verso una conoscenza operativa, metafisica, iniziatica, esoterica. In altre parole, verso la conoscenza di Dio.

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    gioia

    04/05/2005 19.29.11

    Mi spiace ma per capire questo libro si deve per forza essere esoteristi. Chi di esoterismo capisce poco, non può trovarlo ne' utile ne' illuminante, anzi probabilmente ha l'impressione che siano addirittura una montagna di scemenze. Per chi invece studia Guénon e i par suo alla ricerca di indicazioni, ne ricaverà di importanti.

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    Patrizia

    11/04/2005 14.57.02

    Questo non è un forum in cui postare le proprie opinioni personali. Trovo che i critici di Guénon debbano essere piuttosto frustrati se possono misurarsi con lui solo qui. Il libro è un classico. Non il migliore. Ma meritevole di lettura ed approfondimento.

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    Duilio D.

    07/10/2003 18.25.22

    Mi rifaccio al post di Maurizio per dire solo due cose. Non vedo proprio che senso abbia parlare di Dante da parte di chi vuole solo prendere spunto dai suoi versi per riallacciarsi alle più disparate correnti di pensiero, che con Dante, cioé col punto di partenza, non hanno nulla a che fare. Le cose, caro Mau, stanno molto diversamente da come dici tu. Dante viene subdolamente tirato in ballo, lui come tanti altri, da autori che vogliono solo alimentare lo stanco fuoco dell'esoterismo. E Dante viene spremuto alla ricerca di riferimenti purchessia, solo per poter dire: avete visto! Se anche Dante ci credeva e ne faceva parte vuol dire che le nostre non son fandonie, ma "iniziazione" alla conoscenza (ma la conoscenza di che? nessuno lo ha mai detto). E che brutta scorrettezza (o abile manovra editoriale?) dire: per capire questo libro qui devi leggere almeno questi libri qua, sennò non puoi capire. Io, per me, temo che non si capisca niente comunque. Anche perché se ci fosse un finale, chiaro a tutti, finirebbe la pagliacciata dell'esoterismo. Infine, caro Mau, oltre all'iniziazione verso la conoscenza metafisica, ti suggerirei caldamente di dedicare qualche cura all'iniziazione alla grammatica: quell' "in'inutile" contiene un errore di battitura (e passi...) e un apostrofo che è una lapide anche per un iniziato della terza elementare! Saluti.

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    maurizio

    29/09/2003 18.12.31

    Il giudizio che si può dare di questo libro, molto più di altri, dipende dal punto di vista dal quale si pone il lettore. Un dibattito fra persone con visuali totalmente differenti, in questo specifico caso, è in'inutile vaniloquio. Dirò solo la mia opinione: Guenon applica il suo particolare punto di vista, che non ha nulla di "misterioso", ma che è squisitamente ed autenticamente "iniziatico" (accesso alla conoscenza), all'opera di Dante. Vengono analizzate sinteticamente alcune tematiche dantesche, alla luce di riferimenti, tutt'altro che inventati, simbolici, presenti in numerose tradizioni in tutto il mondo; cosa che, d'altronde, l'autore fa in tutte le sue opere. Ovviamente, se si mette Guenon sullo stesso piano dei numerosi seguaci della new-age che oggi sono tanto in voga, i suoi studi possono solamente sembrare delle fantasiose divagazioni, diverse come tali da uno scrittore ad un altro. Libro, forse, adatto per chi conosca già un tantino l'opera di Guenon.

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    Palingenius

    18/08/2003 21.54.14

    Il metodo storico e la "scientificità" non hanno alcun valore quando l'oggetto di studio è costituito da verità di ordine iniziatico. È tanto difficile capirlo? Io credo proprio di no, e ho il vago sospetto che alla base di simili critiche vi siano soltanto ragioni di carattere ideologico. Mi sbaglio, Indizio? Da che cosa è generata l'avversità che nutri per Guénon? Da incomprensione o da malafede?

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    Gallo

    11/08/2003 18.38.01

    Solo per notare che Guenon non ha eletto il Cairo a sua sede più di 50 anni fa, ma più di 80 anni fa, nel 1930. E poi, caro Petrus, tu che gli sei stato amico, quanti anni dovresti avere? Direi sul centinaio. Complimenti a te e soprattutto a chi riesce a crederti, una bella impresa! Tu ti credi?

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    petrus

    14/06/2003 09.48.09

    Sono passati ormai più di 50 anni da quando Guénon elesse il Cairo come sede per le sue speculazioni; oggi, chi conosce la città sa quanto il panorama sia cambiato, e come la privata specola dell'originale studioso francese sia lontana dall'immagine di quiete e pace meditativa che tanto aveva attirato poeti, scrittori, ed eleganti bricconi enfisematici. Ne parlava con semplicità Robert Eisler, anche egli sepolto sotto il giudizio aspro di una critica fin troppo interessata. Chi scrive ebbe modo di incontrare Guénon in uno dei rari momenti che lo scrittore dedicava alla convivialità; ne nacque un proficuo scambio di opinioni, vivace quanto intrigante; era certo un periodo di rinascita per lo studio degli antichi testi misterici, e lui, così riservato e schivo non nascondeva l'incredulità di fronte ai pedissequi attacchi dell'establishment che così profondamente aveva mistificato l'intero corpus degli scritti esoterici ai quali con tanta passione anche Malraux aveva prestato orecchio; discorso vano: ci si chiede quale sia il valore di questo piccolo libricino pure così denso di spunti. Guènon riprendeva la tradizione che già era stata di Dante Gabriele Rossetti, il quale aveva intrapreso una generale analisi di quel movimento che di poi, Luigi Valli avrebbe pienamente dipanato in un memorabile saggio sui "fedeli d'amore" cui Dante certamente apparteneva. Basterebbe rileggersi la Vita Nova, o il Fiore per rendersi conto che in ogni caso lo sfondo allusivo era pienamente metafisico. E che certo non si poteva pensare che per più di un secolo poeti e scrittori stilnovisti amassero farsi chiamare "donna", segno evidente di una inversione non ignota ai primi studi antropologici di settore. Il testo è uno degli scritti di Guénon più chiari e cristallini, insieme allo studio sugli stati molteplici dell'Essere, che siano rimasti "pienamente" accessibili ad uno sguardo limpido e sincero; a poco valgono le critiche (di fatto: "ars sine scientia nihil") se non partono da una premessa altrettanto sincera.

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    Giovanni Dossena

    20/12/2002 14.51.55

    Dopo aver letto il vivace dibattito sul libro, me ne è venuta curiosità. L'ho preso a prestito alla biblioteca della mia città. L'ho letto. E dopo poche pagine l'ho abbandonato. Condivido il giudizio di G. Indizio sulla distanza abissale tra Dante e Guenon. Trovo poco condivisibile la difesa di I. Mosca, ma forse egli apprezza l'opera di Guenon in sé, non come testo di valore dantesco (che è sicuramente nullo). Saluti a tutti.

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    Ivan Mosca

    12/11/2002 01.59.43

    Rifacendomi al giudizio precedente, sarebbe interessante sapere cosa c'entri la "scientificità" con un discorso che vorrebbe invece essere "tradizionale". Un patrimonio sapienziale, che non può sicuramente essere liquidato su due piedi. Non è l'opera migliore di Guenon, ma forse meriterebbe rispetto, oltre che considerazione. Per quanto riguarda Eco, a sua volta è sbugiardato da decine di saggisti e studiosi.

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