Categorie

Edoardo Nesi

Editore: Bompiani
Anno edizione: 2006
Formato: Tascabile
Pagine: 337 p. , Brossura
  • EAN: 9788845256738

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    Pino Chisari

    30/07/2013 17.03.57

    Piacevolissima scoperta questo scrittore. Mordace, divertente, acuto, a tratti picaresco, affascina il lettore con la sottile vena toscana che l'accompagna. La storia è un caleidoscopio dei vizi e delle virtù dei nostri tempi, raccontata con l'amara cangiante scrittura d'un eroe antieroe che commuove ed indigna allo stesso tempo. Molto interessante l'alternarsi di stili narrativi che potrebbero essere presi a modello in un manuale di scrittura creativa.

  • User Icon

    MATTIA

    18/12/2012 15.50.15

    Non amo molto questo genere, ma lo reputo un buon romanzo...

  • User Icon

    Francesco Cutrì

    29/08/2012 11.04.48

    Un altro splendido romanzo di Nesi . E' la storia di un grande imprenditore tessile che , dopo anni di gloria e di successi , fallisce insieme a tanti altri industriali toscani . E' la fredda rappresentazione di un'Italia malata ove vivono e soffrono persone ancora capaci d'emozioni e di sentimenti. E' la descrizione della dissoluzione fisica di un uomo ormai malato , ma non del suo spirito . Lo spirito nonostante tutto rimane integro e vigoroso , e coinvolge , ed emoziona.

  • User Icon

    Daniel

    08/01/2012 11.25.31

    solo chi non ha mai avuto un'azienda creata con le proprie mani,o non ha letto con attenzione, può ravvisare come Jenny, una "cupio dissolvi" nell'atteggiamento del nostro tenero e sfrontato Ivo Barrocciai. Il quale invece , come d'altra parte è chiaro nella trama del romanzo, si ostina in tutti i modi, anche oltre cioè che sarebbe ragionevole, dal punto di vista imprenditoriale, a tenere in piedi "la ditta d'ì babbo" come diceva sbagliando, sulla vera paternità della ditta, la sorella Deanna. Evito di aggiungere le mie riflessioni sullo stile narrativo e sul personaggio protagonista del romanzo, dove chi mi ha preceduto ed anche la stessa Jenny, ha scritto cose che condivido. Per cui concludo dicendo che per me leggere Nesi prima in "Storie della mia gente" (che mi ha coinvolto meno) e poi in questo "L'età dell'oro" si è rivelato un curioso gioco di specchi con la mia situazione attuale di piccolo imprenditore in grande difficoltà e prossimo a fare la fine del buon Barrocciai...in certi momenti mi è sembrato di essere diventato a mia volta un personaggio di Nesi,per la precisione quello dell'imprenditore, citato nel romanzo "storie della mia gente" che telefona al vero Nesi e ammette in modo sommesso e pudico di essersi commosso leggendo la storia di Ivo Barrocciai

  • User Icon

    patrizia orsucci

    17/01/2011 21.05.08

    Uno spaccato realistico di una vita benestante e lussuosa e del suo crudo rovescio di rovina e sofferenza. La foto di un destino; di tanti destini e delle loro ineluttibilità. Ritengo che sia una lettura apprezzata soprattutto da chi non ha più vent'anni e illusioni da coltivare.

  • User Icon

    Jenny Del Chiocca

    18/05/2008 23.04.57

    Quanto è un uomo ciò che possiede e quanto di sè quell'uomo perde in una rovina economica che lo trascina lontano,sempre più lontano,in un cupio dissolvi in cui il passato rimane lì,come un'età dell'oro,appunto,di cui si vagheggia la perfezione irrimediabilmente perduta? A questa domanda si trova costretto a cercare risposta Ivo Barrocciai,protagonista del romanzo di Nesi,personaggio rothiano calato nella realtà di una cittadina come Prato dove,tramontato ormai definitivamente il miracolo economico degli "stracci",lui come altri,scopertisi improvvisamente imprenditori di successo,vedranno le loro fortune schiantarsi contro le dinamiche della globalizzazione, piccole fabbriche fiorenti ridotte a una lunga serie di vuoti capannoni in cui macchinari arrugginiscono,erbacce invadono cortili asfaltati,vetri infranti delle palazzine degli uffici sono occhi vuoti su un mondo scomparso. E a questa domanda Ivo Barrocciai ha poco tempo per rispondere:fin dalle prime pagine noi sappiamo che gli è stato diagnosticato un cancro in fase ormai terminale. E siamo testimoni della sua ricerca di consapevolezza a dare un senso a tutto quel che ha vissuto,ricerca in cui non vuole altra compagnia che quella di una ragazza conosciuta in una clinica psichiatrica e che lo seguirà,unica ancora capace di scorgere in quell'uomo vecchio e malato i bagliori dell'antico splendore, la forza testosteronica che lo aveva accompagnato negli anni di gloria, fino all'ultimo giorno,all'ultimo respiro. Alcune pagine sono straordinarie,per tutte l'incontro con il bancario del Nord,calato a Prato per definire una situazione al limite della bancarotta,asettico ed al contempo quasi compiaciuto,la loro crudeltà nello scolpire una catastrofe che,per il protagonista,non sarà che il primo scalino verso una discesa obbligata. Non si dimentica Ivo Barrocciai,la sua naivetè di self made man gli consentirà un povero decoro che non perderà mai,la sua riconoscenza per ciò che ha avuto si rifletterà nel suo ultimo, generoso gesto con cui suggellare la sua vita.

  • User Icon

    susy

    12/03/2007 21.46.30

    Ivo, protagonista del romanzo, è un eroe tenero e commovente, fragile e coraggioso, un personaggio difficilmente dimenticabile. Struggente la descrizione dell’avanzare della malattia, che non è comunque il tema centrale. Il vero male – un male collettivo - è la tirannia del tempo, che matura la sensibilità e la disponibilità emotiva necessaria per i sentimenti più forti nella stagione tragica dell’inverno del corpo, quando cioè la vis fisica è inversamente proporzionale a quella del cuore. Per una sorte beffarda, il protagonista nel fiore degli anni colleziona amoretti fugaci, all’ombra di una moglie tanto bella quanto lontana. Tutta la sua vita è centrata sul lavoro: produce. Quando sente la propria fine vicina, decide di chiudere il bilancio con un’ultima creazione: un figlio, un erede. Ed in tale decisione ancora proietta quello spirito imprenditoriale che l’ha contraddistinto per tutta la vita: non vuole che la piccola fortuna sottratta al fallimento della propria azienda vada perduta. Un figlio è, quindi, un modo per continuare quello stile e quella grandezza dell’età dell’oro. Successivamente “un figlio” diventa “il figlio di Caterina”, la sventurata creatura che, per un capriccio del caso, accompagna il protagonista in una smemorata e sterile corsa verso l’immortalità laica. Tra i due nasce un legame del tutto inedito. Ed alla fine l’inseminazione artificiale non la fanno più, mentre Caterina il figlio lo vorrebbe fare davvero e si offre al protagonista in memorabili pagine di commovente seduzione e pathos. Anche per lei un figlio è un modo per avviare un’età dell’oro, per costruire la prima impresa non fallimentare della propria vita. Ivo, invece, rivede il proprio bilancio e chiude con una voce nuova: la donazione a favore di Caterina. E’ un vero atto d’amore, ma al tempo stesso una nuova sfida: lasciare che sia la gioventù a produrre, ora che ne ha i mezzi, finanziari e spirituali.

  • User Icon

    albertof

    12/11/2006 23.28.19

    Concordo con Simone. E' singolare che i libri di Carofiglio o Avoledo ( per citarne due ..) abbiano decine di più o meno entusiastiche recensioni ed un libro come questo sia praticamente ignorato. E' pensare che è stato finalista allo Strega! A me comunque è parso un romanzo notevole. Onesto nei suoi presupposti concettuali ( nel senso che affronta la nostra complessa fase storica al di fuori facili ed inopportuni ideologismi) e coraggioso nel rappresentare senza toni consolatori la realtà del declino e della morte. Forse nuocciono all'equilibrio del libro alcuni luoghi narrativi un pò troppo filmici da road movie ma nel complesso è un libro da leggere senz'altro.

  • User Icon

    Simone

    13/10/2006 13.26.57

    Possibile che non ci sia nemmeno una recensione(oltre la mia) su questo bel libro?E' davvero un grande romanzo, duro, profondo , che invita a riflettere e lascia dentro qualcosa.<br>Oggi c'è bisogno di un autore come Nesi, mai superficiale o"occhieggiante" alle mode, e che non cerca di accattivarsi il lettore con mezzucci banali.<br>Condivido con l'autore lo sguardo critico sull'"Età dell'oro" dell'Italia, e della sua industria in particolare, tempo in cui anzichè avere lungimiranza si è pensato solo all'immediato; il protagonista, industriale fallito, è il paradigma di tante figure a lui contemporanee, e ripercorrendo la sua esistenza anche noi diventiamo più consapevoli della fugacità dei beni terreni, della facilità con cui la fortuna può girarci le spalle.<br>Un grande libro, ripeto, da non farsi sfuggire assolutamente.

Vedi tutte le 9 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione