Traduttore: N. Gobetti
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2018
Formato: Tascabile
In commercio dal: 19 giugno 2018
Pagine: 150 p., Brossura
  • EAN: 9788806237943
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Descrizione

«Exit West è una favola lieve e feroce che racchiude tutto l'orrore buio del nostro presente, ma lo proietta e lo risolve in un "futuro plausibile", dove l'umanità cerca e alla fine trova un calore e un colore inaspettati.» - Massimo Giannini

"In una città traboccante di rifugiati ma ancora per lo piú in pace, o almeno non del tutto in guerra, un giovane uomo incontrò una giovane donna in un'aula scolastica e non le parlò"

Nadia e Saeed vogliono tenere in vita il loro amore giovane e fragile mentre la guerra civile divora strade, case, persone. Quando tra posti di blocco, rastrellamenti e sparatorie la morte appare come l'unico orizzonte, inizia a girare una strana voce: esistono delle porte misteriose che se attraversate, pagando e a rischio della vita, trasportano istantaneamente da un'altra parte, verso una nuova speranza. Inizia cosí il viaggio di Nadia e Saeed, il loro tentativo di sopravvivere in un mondo che li vuole morti, di restare umani in un tempo che li vuole ridurre a problema da risolvere, di restare uniti quando ogni cosa viene strappata via. Un romanzo tenero e spietato, capace di dare un senso a questi tempi di disorientamento e follia con la potenza visionaria della grande letteratura.

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    Ifeelbook

    18/10/2018 12:39:35

    Exit West è la storia di due ragazzi che vivono in un paese in guerra, che si incontrano e che decidono di fuggire per potersi costruire una nuova vita. Si dice che nel mondo vi siano delle porte in grado di catapultarti in un altro luogo e così loro due finiscono a Mykonos e poi a Londra, dove prenderanno delle strade diverse per potersi ricostruire da zero. Io avevo solo una vaga idea della trama ma non avrei mai potuto immaginare di trovarmi di fronte ad un racconto (sono appena 150 pagine) di una tale potenza ed intensità. Lo stile di Hamid è volutamente secco, aspro, come la guerra di cui si parla, come la storia di questi due giovani che tanto somigliano a tutti quei ragazzi che vediamo in tv al giorno d'oggi. A questo stile senza fronzoli si contrappone inizialmente una storia d'amore dolce e tenera, ma anche essa è una metafora molto attuale e che, giunti a fine romanzo, non lascia spazio a sentimentalismi. Ho molto apprezzato l'evoluzione dei personaggi, la ricerca di una individualità e di una nuova personalità, il tentativo di ritrovare la propria casa in un ambiente estraneo. Più di tutti però ho amato l'intenzione dell'autore di raccontare come si stia "dall'altra parte della barricata", facendo di questa storia un insegnamento incredibilmente attuale e vero. Ne consiglio la lettura a tutti proprio per le ragioni di cui tanto si parla ultimamente, perché l'informazione viene anche da questi libri e perché si possa tirar fuori la testa dalla sabbia una volta per tutte. ****/5

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    Manuela

    21/09/2018 16:40:30

    Il valore di questo libro supera la soggettività del mio gusto personale, la priorità tuttavia rimane verso ciò che sento, non ciò che so... questo non toglie che il libro sia uno splendido esempio della letteratura di raccontarci la società, il mondo e i rapporti umani con delicatezza, intelligenza e audacia, d'altronde non è forse questa la definizione di arte? Il libro apre gli occhi verso la realtà dell'immigrazione, ormai il mondo di Nadia e Saeed è pieno di porte, varchi che ormai non si possono più chiudere o fermare, spostarsi è inevitabile, l'integrazione è inevitabile, un fatto non semplice ma necessario. Come recita la quarta di copertina, nel romanzo troviamo "una storia d'amore asciutta e spirituale come un haiku", perché il cuore di questa storia sono i suoi due protagonisti, che commuovono e rendono umano un mondo che fatica per mantenere i suoi spiragli luminosi. Lo stile è minimalista, poco lirico, ragionato, Hamid si concentra nei contenuti, riuscendo a racchiudere in 150 pagine una grande verità.

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    Lore

    20/09/2018 19:27:11

    Molto attuale e perfetto per far comprendere il dramma della migrazione e le illusioni che spesso racchiude, grazie al punto di vista dei protagonisti, due giovani migranti. Un racconto di porte che si aprono e mondi diversi che si incontrano.

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    Annalaura

    19/09/2018 20:55:12

    Devo ammettere che avevo aspettative più alte su questo romanzo, che si è rivelato più superficiale del previsto. Ciononostante mi è piaciuto leggerlo e mi sono sentita coinvolta nella storia di Nadia e Saeed, una fuga dalla guerra civile attraverso porte affacciate sul mondo. Hamid mette in luce quasi velatamente gli aspetti più tragici e toccanti dell'essere un migrante, descrivendo bene quella realtà a cui tanti oggi voltano le spalle per paura di affrontarla.

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    Matteo

    19/09/2018 13:50:47

    Exit west è il romanzo che aspettavo di leggere, in quanto riesce ad essere lo specchio della nostra realtà senza risultare pesante, anzi infondendo elementi magici alla narrazione. L'elemento magico è rappresentato da porte miracolose, che riescono a far fuggire dalla guerra, trasportandoti in un altro paese: ma potrebbe andare anche male, finendo in un luogo ancor peggiore da quello da cui si scappa. Direi che la metafora con la situazione dei migranti è palese, e ciò riesce a sensibilizzare rispetto ad un dramma umano di difficile soluzione. Lo stile è quasi poetico, e al contempo molto semplice, sembra quasi una favola. Assistiamo nel corso delle pagine alla crescita di Nadia e Saeed, protagonisti di una parabola alla ricerca della felicità, con una nota di speranza universale nel finale.

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    Paolo

    19/09/2018 13:47:27

    Protagonisti sono Nadia e Saeed, due innamorati di un paese medio-orientale non proprio identificato che decidono di scappare dalla guerra civile, scoppiata nella loro città. A salvare, infatti, molte persone sono delle porte magiche che si aprono in punti totalmente casuali nella città e che possono portare ovunque, anche in paesi più poveri di quello di partenza. Ad essere sconvolgente in questo libro è l’ottimismo. In un mondo ormai senza confini, dove le nazioni stanno scomparendo, Hamid è come se volesse dare dei suggerimenti su come affrontare l’immigrazione delineando lo scenario di una possibile soluzione. Hamid è stato capace di scrivere un romanzo contemporaneo e attualissimo, che ci apre tanti tipi di porte.

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    L'Isola di Armida

    19/09/2018 12:49:51

    Exit West è un libricino molto particolare, una storia originale che, attraverso le vicende dei due protagonisti, ci accompagna in un percorso di riflessione sul tema dell'immigrazione, della convivenza tra diverse culture e, più in generale, della ricerca del nostro posto nel mondo. La narrazione procede focalizzandosi sulle avventure dei due protagonisti, seguendo l'evoluzione dei loro sentimenti e mostrandoci le loro scelte. Lo sfondo, che spesso diventa il terzo grande protagonista del romanzo, è la condizione dei profughi nelle città nelle quali arrivano, il rapporto con i nativi, le soluzioni adottate per accoglierli, la ricerca di un compromesso. Sentimenti privati e intimi, come quelli di Nadia e Saeed, si fondono con sentimenti collettivi, come la sofferenza, la paura, la diffidenza, il coraggio, la generosità. Il tutto viene narrato con un stile molto particolare, fatto di periodi lunghissimi e, allo stesso tempo, fluidi. L'originalità nella trama, i temi trattati, la particolarità dello stile rendono questo libricino una lettura molto interessante e piacevole. Tuttavia, non riesco a dare più di tre stelline perché mi aspettavo qualcosa in più, in particolare un maggiore approfondimento delle tematiche e dei contesti. Inoltre, mentre la narrazione parte in modo molto coinvolgente, poco dopo la metà perde di mordente, diventa un po' ripetitiva, fino ad arrivare a una fine un po' troppo frettolosa. Consigliato: sì! Capolavoro:no.

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    Nunzia

    18/09/2018 20:00:09

    Un libro politico che non urla, ma parla. Parla con dolcezza, attraverso l'amore dei due protagonisti che si ritrovano a dover fuggire dal loro paese. Questo perché Hamid ci ricorda che non tutti gli immigrati vogliono andarsene e partire. L'elemento caratterizzante di tutta la storia è la presenza di porte magiche che varcano confini immaginari e uniscono i poli del mondo. E' inevitabile che oggi i confini non possono che essere rappresentati così: immaginari. come le imaginary homelands di Rushdie. Un libro superbo.

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    Sara

    18/09/2018 10:31:01

    Mi è stato consigliato questo libro da diverse persone per l'argomento molto attuale. Un libro dalla trama veramente interessante, in quanto tratta dell'emigrazione vista dai protagonisti, due emigrati. Tuttavia, ho letto il libro l'ho letto veramente con fatica; in quanto la loro storia è interrotta spesso e volentieri, per via di finestre che mostrano altre situazioni. In generale, non l'ho trovato coinvolgente come mi aspettavo e non so se lo leggerò nuovamente.

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    Emanuela

    17/09/2018 21:20:17

    Exit West di Mohsin Hamid è un libro che ci parla di viaggiatori del mondo, di persone alla ricerca del loro posto sicuro, di persone in fuga da una patria che non li vuole più, se non soffocati e in pericolo di vita. È un libro quanto mai attuale perché ci parla di migranti, di persone che tentano una vita altrove, consapevoli che anche all’altrove potrebbero non essere accetti, ma costretti ad andare via loro malgrado perché l’alternativa non esiste. Exit West è anche un libro che ci insegna quanto in realtà siamo tutti estranei a qualcun altro e tutti, almeno una volta nella vita, ci siamo trovati al cospetto di qualcuno che non ci ha accettati per il colore della pelle, per la lingua che parliamo e per il posto da dove veniamo.

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    Carmen

    17/09/2018 20:55:40

    Credo sia una delle letture più belle di quest'anno. Exit West è un romanzo politico, ma non lo senti urlare mentre lo leggi. Pochi, oggi, possono riuscirci. Hamid si eleva al di sopra di tutte i vaneggi che si sentono oggi riguardo i migranti e affida a Nadia e Saeed il compito di dimostrare che oggi siamo tutti "migranti nel tempo". Nonostante il tema trattato, la storia lascia un senso di ottimismo, una speranza, seppur vana, per il futuro. Che tutto possa andare bene. Per quanto riguarda la scrittura, se avete letto Saramago e lo avete amato, Hamid è un degno "ripiego".Credo sia una delle letture più belle di quest'anno. Exit West è un romanzo politico, ma non lo senti urlare mentre lo leggi. Pochi, oggi, possono riuscirci. Hamid si eleva al di sopra di tutte i vaneggi che si sentono oggi riguardo i migranti e affida a Nadia e Saeed il compito di dimostrare che oggi siamo tutti "migranti nel tempo". Nonostante il tema trattato, la storia lascia un senso di ottimismo, una speranza, seppur vana, per il futuro. Che tutto possa andare bene. Per quanto riguarda la scrittura, se avete letto Saramago e lo avete amato, Hamid è un degno "ripiego".

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    Irene

    17/09/2018 19:23:12

    Benché in quarta copertina sia definito come una «favola lieve e feroce», leggendo questo libro ho proprio avuto l’impressione di non trovarmi di fronte a una favola. Né tantomeno che fosse lieve. Né feroce. Certo, c’è un pizzico di realismo magico dato «dalle porte», passaggi magici in grado di trasportare le persone da un luogo all’altro del pianeta. Ma questa metafora, sicuramente pratica dal punto di vista narrativo, non impatta più di tanto sull’intera economia del romanzo che resta, al contrario, connotato da un forte realismo. Non è certamente una storia lieve. E come potrebbe poi, una storia che parla di guerra, di emigrazione e di integrazione essere «lieve»? No, sono parole che mettono in discussione , che non restano in superficie, sebbene scorrano veloci. Anche sulla ferocia non so se essere completamente d’accordo: a fronte di una storia valida, difetta, secondo me, uno stile abbastanza forte e personale che riesca a farla apprezzare del tutto. Ecco, più che una «favola lieve e feroce», mi piacerebbe definire questo libro un reportage romanzato molto interessante. È proprio in questo aspetto, infatti, che si trova la sua forza e il suo limite: ha il pregio di metterci davanti una quotidianità che non conosciamo e che pure esiste non molto lontano da noi. Vite fatte di continui escamotage per rendere il più normale possibile ciò che non lo è. Racconta lo spaesamento e le difficoltà dell’integrazione, con un taglio che ho trovato quasi giornalistico. Probabilmente è in questo che il romanzo perde anche un po’ di forza. Il carattere descrittivo, il narratore che resta sempre esterno, la pressoché totale mancanza di introspezione, costruiscono una sorta di barriera tra lettore e storia che impedisce una reale empatia ed immedesimazione. Nel complesso ritengo che sia un romanzo da leggere, specie in tempi beceri come questi, una lettura da cui imparare, ma senza aspettarsi un eccessivo trasporto.

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    Carol

    21/05/2018 07:34:58

    L'autore riesce nell'intento di raccontare la storia dei due protagonisti in modo efficace con una prosa elementare, forse anche troppo, e il lato fantastico delle "porte", attraverso cui i migranti abbandonano i Paesi d'origine e piombano in quelli occidentali a sorpresa. Quello che viene narrato è il punto di vista dei migranti, il loro senso di spaesamento che comincia nel momento in cui non riconoscono più il loro paese, quando questo diventa insicuro per via di guerre civili, fondamentalisti e miliziani non meglio identificati, e continua quando approdano, varcando le porte, nei Paesi occidentali, in cui cercano di adattarsi e sopravvivere come possono, resistendo sia ai "nativi", che vorrebbero cacciarli, sia alla fame, alla paura e ai disagi. Non c'è buonismo nel tratteggiare questi personaggi, di cui si mettono in luce anche le contraddizioni umane (il desiderio di integrarsi ed essere accettati e allo stesso tempo la nostalgia del Paese di origine e il bisogno di mantenere le proprie tradizioni, il contatto con gli altri "migranti" con cui si condivide il destino di esuli e fuggitivi e allo stesso tempo la diffidenza per il diverso). Poco tratteggiati invece sono i "nativi", che rimangono entità astratte che compaiono all'improvviso, dislocati in varie parti del mondo, con le loro brevi storie che non hanno legami con quella dei protagonisti, spesso raccontati come comunità e non come singoli, cosa che fa perdere forza a mio avviso al romanzo, eliminando quasi il contrasto tra occupanti e occupati. La storia infatti si centra molto sui due giovani migranti e la loro acerba storia d'amore che non resisterà, e che forse non avrebbe resistito comunque, per vedute, aspettative e desiderio di un futuro troppo diversi. Le critiche osannanti creano aspettative che in parte sono deluse. Senza di queste, un lettore intelligente riuscirebbe comunque ad apprezzare un libro del genere, senza considerarlo un capolavoro.

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    Tower73

    21/03/2018 13:31:19

    Non un capolavoro ma un buon libro. Attualissimo e dalla trama coinvolgente, non so quanta parte del suo successo sia dovuto ai temi trattati e quanto alla sua reale qualità letteraria. La prosa un po' sperimentale non è stata troppo apprezzata dal sottoscritto

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    Valentina

    15/02/2018 11:46:44

    Attuale, dolce e spietato. Un libro che utilizza la potenza visionaria della letteratura per cercare di trovare un senso agli incredibili fatti raccontati.

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    MARA REGONASCHI

    22/12/2017 12:30:04

    Molto particolare l'idea dell'autore di riferirsi semplicemente ad "una porta" per descrivere il passaggio dei emigranti dalla loro Terra, divenuta ostile a causa di guerre e soprusi, ad una nuova Terra, tuttavia misteriosa e diversa. La porta come metafora del passaggi da una cultura, nel senso più ampio del termine, ad una nuova, dove, malgrado non si plachi la speranza di una vita migliore, spesso anche lì soprusi e violenza non mancano, "perché a volte la ferocia dei deboli è l'unica cosa che ti difende dalla prepotenza dei forti". L'autore riesce da una particolare angolazione a far percepire il dramma del migrante che comunque incontra sempre, nell'abbandono dei suoi luoghi, dei suoi affetti e delle sue consuetudini, solitudine, abbandono e indifferenza. Lasciandoci infine con una riflessione potente: siamo tutti migranti attraverso il tempo!

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    Dario A.

    23/10/2017 18:47:58

    Romanzo denso di forza e simbolismo, tramite un espediente narrativo accattivante Mohsin Hamid ci accompagna attraverso la realtà della guerra civile. Tuttavia, nonostante una prosa asciutta e intrisa di surrealismo e umanità il libro risulta, a volte, troppo semplicistico e veloce. Per fare un capolavoro ci vuole ben altro. Buon libro, ma non convince pienamente.

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    Camilla

    11/09/2017 09:54:31

    Exit West, opera più importante fin'ora dell'autore pakistano Moshin Hamid, ha fatto molto parlare di sé recentemente. Questo libro, definito come Il libro dell'attualità, racconta una storia purtroppo molto realistica, ma lo fa attraverso espedienti fantastici: delle "porte magiche". Porte che possono salvare le persone da una realtà di guerra, di non umanità; oppure porte che ti possono portare da una battaglia all'altra. L'unica cosa che conta per i nostri protagonisti e per tutti coloro decisi a salvarsi è però andarsene, sperare che dall'altra parte di queste porte ci sia una possibilità di vita migliore. Da questa brevissima sintesi si può capire perché questo testo venga definito come un libro attuale. Altro elemento che rende tale l'opera è sicuramente l'importanza della tecnologia, dei telefoni cellulari soprattutto. Questi ultimi servono per tenere connessi i nostri protagonisti non solo l'uno all'altra, ma anche al mondo esterno, al mondo al di fuori del loro paese e della loro oppressione. Exit West però è anche una storia d'amore, un amore molto reale e a volte doloroso, un amore che si può quasi definire "normale" in una situazione totalmente fuori dalla regolarità e serenità. Ciò che rende ancora più interessante questa lettura è la prosa di Hamid che, pur essendo a volte ripetitiva, enfatizza concetti chiave della storia. La sua è una scrittura fresca che ci aiuta ad immergerci perfettamente nel mondo dei due giovani protagonisti. L'ultima cosa da sottolineare è che Hamid riesce a trattare un argomento così forte come la guerra non in modo "canonico", ma bensì in maniera innovativa e senza assolutamente cadere in alcun cliché.

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    stefano cozzi

    16/07/2017 06:59:32

    continuazione La prosa dell'autore è particolare: ripetizioni di parole o frasi per ribadire un concetto, costruzione sintattica disarticolata, per significare il corso dei pensieri e delle emozioni, narrazione oltremodo schematica, da dettato scuole elementari. All'inizio della lettura il pensiero che mi è passato nella mente è che si trattasse di un copione cinematografico, piuttosto che di un romanzo..vedremo nei prossimi mesi l'esito di questa intuizione. Il libro è edito da Einaudi e quindi forte del supporto critico-mediatico che questa major è in grado di mobilitare. Per quanto mi riguarda certi commenti e riferimenti sono spropositati…e non andrei a scomodare lavori come "Guerra e pace" (vedi risvolto di copertina).

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    stefano cozzi

    16/07/2017 06:44:11

    Moshin Hamid è l'autore de "Il fondamentalista riluttante", da cui venne tratto un buon film. Forte di questo precedente e di commenti positivi della critica ufficiale - giornali e riviste non di settore - ho deciso di leggerlo, con curiosità e buona predisposizione. Più che di un romanzo si tratta di una parabola sull'emigrazione dal sud al (nord) ovest del mondo, raccontata una volta tanto dalla parte dell'emigrato. Così i protagonisti - un giovane uomo e la sua compagna - sono costretti a lasciare la loro città natia ed avventurarsi in altre parti del mondo, spingendosi sempre più a ovest. Ogni passaggio, ogni tappa sono segnate da eventi che riguardano i problemi dell'integrazione e della sopravvivenza, raccontati dai protagonisti che li vivono, o meglio li subiscono, quasi come l'accettazione di una fatalità. Quindi in maniera rassegnata, ma serena. Non c'è rabbia e ribellione, piuttosto un'attenzione agli eventi mirata alla mera sopravvivenza. Il racconto è incentrato sull'impatto e sugli effetti che questi problemi hanno sui protagonisti, sui loro rapporti personali e le loro scelte. Viene affrontato anche il tema dell'integrazione nei nuovi mondi in cui i due si trovano a vivere, o meglio a galleggiare. Questa avviene in maniera naturale, come qualcosa di necessario e fatale. Ma non si parla di un'integrazione con i cosiddetti "nativi", che rimangono un'entità fondamentalmente preoccupata di gestire i cambiamenti generati dall'immigrazione , con comportamenti che variano dal rifiuto perentorio e violento alla solidarietà costruttiva. Si parla piuttosto di un'integrazione esistenziale - mi si passi il termine - ove i nostri si adattano a nuovi stili di vita, in cui però i rapporti con i nativi non sono descritti, se non con brevi accenni. La prosa dell'autore è particolare: ripetizioni di parole o frasi per ribadire un concetto, costruzione sintattica disarticolata, per significare il corso dei pensieri e delle emozioni, narrazione oltremodo schematica, d

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