Traduttore: N. Gobetti
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2018
Formato: Tascabile
In commercio dal: 19/06/2018
Pagine: 150 p., Brossura
  • EAN: 9788806237943

75° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

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Recensioni dei clienti

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    Carol

    21/05/2018 07:34:58

    L'autore riesce nell'intento di raccontare la storia dei due protagonisti in modo efficace con una prosa elementare, forse anche troppo, e il lato fantastico delle "porte", attraverso cui i migranti abbandonano i Paesi d'origine e piombano in quelli occidentali a sorpresa. Quello che viene narrato è il punto di vista dei migranti, il loro senso di spaesamento che comincia nel momento in cui non riconoscono più il loro paese, quando questo diventa insicuro per via di guerre civili, fondamentalisti e miliziani non meglio identificati, e continua quando approdano, varcando le porte, nei Paesi occidentali, in cui cercano di adattarsi e sopravvivere come possono, resistendo sia ai "nativi", che vorrebbero cacciarli, sia alla fame, alla paura e ai disagi. Non c'è buonismo nel tratteggiare questi personaggi, di cui si mettono in luce anche le contraddizioni umane (il desiderio di integrarsi ed essere accettati e allo stesso tempo la nostalgia del Paese di origine e il bisogno di mantenere le proprie tradizioni, il contatto con gli altri "migranti" con cui si condivide il destino di esuli e fuggitivi e allo stesso tempo la diffidenza per il diverso). Poco tratteggiati invece sono i "nativi", che rimangono entità astratte che compaiono all'improvviso, dislocati in varie parti del mondo, con le loro brevi storie che non hanno legami con quella dei protagonisti, spesso raccontati come comunità e non come singoli, cosa che fa perdere forza a mio avviso al romanzo, eliminando quasi il contrasto tra occupanti e occupati. La storia infatti si centra molto sui due giovani migranti e la loro acerba storia d'amore che non resisterà, e che forse non avrebbe resistito comunque, per vedute, aspettative e desiderio di un futuro troppo diversi. Le critiche osannanti creano aspettative che in parte sono deluse. Senza di queste, un lettore intelligente riuscirebbe comunque ad apprezzare un libro del genere, senza considerarlo un capolavoro.

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    Tower73

    21/03/2018 13:31:19

    Non un capolavoro ma un buon libro. Attualissimo e dalla trama coinvolgente, non so quanta parte del suo successo sia dovuto ai temi trattati e quanto alla sua reale qualità letteraria. La prosa un po' sperimentale non è stata troppo apprezzata dal sottoscritto

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    Valentina

    15/02/2018 11:46:44

    Attuale, dolce e spietato. Un libro che utilizza la potenza visionaria della letteratura per cercare di trovare un senso agli incredibili fatti raccontati.

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    MARA REGONASCHI

    22/12/2017 12:30:04

    Molto particolare l'idea dell'autore di riferirsi semplicemente ad "una porta" per descrivere il passaggio dei emigranti dalla loro Terra, divenuta ostile a causa di guerre e soprusi, ad una nuova Terra, tuttavia misteriosa e diversa. La porta come metafora del passaggi da una cultura, nel senso più ampio del termine, ad una nuova, dove, malgrado non si plachi la speranza di una vita migliore, spesso anche lì soprusi e violenza non mancano, "perché a volte la ferocia dei deboli è l'unica cosa che ti difende dalla prepotenza dei forti". L'autore riesce da una particolare angolazione a far percepire il dramma del migrante che comunque incontra sempre, nell'abbandono dei suoi luoghi, dei suoi affetti e delle sue consuetudini, solitudine, abbandono e indifferenza. Lasciandoci infine con una riflessione potente: siamo tutti migranti attraverso il tempo!

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    Dario A.

    23/10/2017 18:47:58

    Romanzo denso di forza e simbolismo, tramite un espediente narrativo accattivante Mohsin Hamid ci accompagna attraverso la realtà della guerra civile. Tuttavia, nonostante una prosa asciutta e intrisa di surrealismo e umanità il libro risulta, a volte, troppo semplicistico e veloce. Per fare un capolavoro ci vuole ben altro. Buon libro, ma non convince pienamente.

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    Camilla

    11/09/2017 09:54:31

    Exit West, opera più importante fin'ora dell'autore pakistano Moshin Hamid, ha fatto molto parlare di sé recentemente. Questo libro, definito come Il libro dell'attualità, racconta una storia purtroppo molto realistica, ma lo fa attraverso espedienti fantastici: delle "porte magiche". Porte che possono salvare le persone da una realtà di guerra, di non umanità; oppure porte che ti possono portare da una battaglia all'altra. L'unica cosa che conta per i nostri protagonisti e per tutti coloro decisi a salvarsi è però andarsene, sperare che dall'altra parte di queste porte ci sia una possibilità di vita migliore. Da questa brevissima sintesi si può capire perché questo testo venga definito come un libro attuale. Altro elemento che rende tale l'opera è sicuramente l'importanza della tecnologia, dei telefoni cellulari soprattutto. Questi ultimi servono per tenere connessi i nostri protagonisti non solo l'uno all'altra, ma anche al mondo esterno, al mondo al di fuori del loro paese e della loro oppressione. Exit West però è anche una storia d'amore, un amore molto reale e a volte doloroso, un amore che si può quasi definire "normale" in una situazione totalmente fuori dalla regolarità e serenità. Ciò che rende ancora più interessante questa lettura è la prosa di Hamid che, pur essendo a volte ripetitiva, enfatizza concetti chiave della storia. La sua è una scrittura fresca che ci aiuta ad immergerci perfettamente nel mondo dei due giovani protagonisti. L'ultima cosa da sottolineare è che Hamid riesce a trattare un argomento così forte come la guerra non in modo "canonico", ma bensì in maniera innovativa e senza assolutamente cadere in alcun cliché.

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    stefano cozzi

    16/07/2017 06:59:32

    continuazione La prosa dell'autore è particolare: ripetizioni di parole o frasi per ribadire un concetto, costruzione sintattica disarticolata, per significare il corso dei pensieri e delle emozioni, narrazione oltremodo schematica, da dettato scuole elementari. All'inizio della lettura il pensiero che mi è passato nella mente è che si trattasse di un copione cinematografico, piuttosto che di un romanzo..vedremo nei prossimi mesi l'esito di questa intuizione. Il libro è edito da Einaudi e quindi forte del supporto critico-mediatico che questa major è in grado di mobilitare. Per quanto mi riguarda certi commenti e riferimenti sono spropositati…e non andrei a scomodare lavori come "Guerra e pace" (vedi risvolto di copertina).

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    stefano cozzi

    16/07/2017 06:44:11

    Moshin Hamid è l'autore de "Il fondamentalista riluttante", da cui venne tratto un buon film. Forte di questo precedente e di commenti positivi della critica ufficiale - giornali e riviste non di settore - ho deciso di leggerlo, con curiosità e buona predisposizione. Più che di un romanzo si tratta di una parabola sull'emigrazione dal sud al (nord) ovest del mondo, raccontata una volta tanto dalla parte dell'emigrato. Così i protagonisti - un giovane uomo e la sua compagna - sono costretti a lasciare la loro città natia ed avventurarsi in altre parti del mondo, spingendosi sempre più a ovest. Ogni passaggio, ogni tappa sono segnate da eventi che riguardano i problemi dell'integrazione e della sopravvivenza, raccontati dai protagonisti che li vivono, o meglio li subiscono, quasi come l'accettazione di una fatalità. Quindi in maniera rassegnata, ma serena. Non c'è rabbia e ribellione, piuttosto un'attenzione agli eventi mirata alla mera sopravvivenza. Il racconto è incentrato sull'impatto e sugli effetti che questi problemi hanno sui protagonisti, sui loro rapporti personali e le loro scelte. Viene affrontato anche il tema dell'integrazione nei nuovi mondi in cui i due si trovano a vivere, o meglio a galleggiare. Questa avviene in maniera naturale, come qualcosa di necessario e fatale. Ma non si parla di un'integrazione con i cosiddetti "nativi", che rimangono un'entità fondamentalmente preoccupata di gestire i cambiamenti generati dall'immigrazione , con comportamenti che variano dal rifiuto perentorio e violento alla solidarietà costruttiva. Si parla piuttosto di un'integrazione esistenziale - mi si passi il termine - ove i nostri si adattano a nuovi stili di vita, in cui però i rapporti con i nativi non sono descritti, se non con brevi accenni. La prosa dell'autore è particolare: ripetizioni di parole o frasi per ribadire un concetto, costruzione sintattica disarticolata, per significare il corso dei pensieri e delle emozioni, narrazione oltremodo schematica, d

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    enrico

    02/06/2017 11:38:10

    Scrivere ancora una volta del dramma della guerra che da anni tormenta il mediooriente e delle conseguenze per i suoi popoli costretti alle migrazioni di massa cui assistiamo ogni giorno, potrebbe essere cosa ahime' "scontata" e dunque perdere inevitabilmente parte della sua forza evocativa,come vogliono gli attuali ritmi del "consumo culturale". Non e' cosi' per questo breve,ma intensissimo racconto : una storia d'amore in un mondo in cui il quotidiano che si vuole ostinatamente far apparire come normale -studio-casa-lavoro-,convive con la morte delle bombe,della guerriglia. Ed ecco allora che i due giovani protagonisti decidono di fuggire per avere una vita, per avere un futuro, forse anche per realizzare il loro sogno d'amore e lo fanno attraverso delle porte miracolose che si aprono talvolta nei luoghi piu'inaspettati e che,una volta varcate,li trasportano in altri luoghi lontani. Eccoci allora in Grecia, a Londra ed infine nei pressi di San Francisco.Il trasporto e' miracoloso,ma non per questo salva i ragazzi da quel persistente senso di estraneita',di diversita',di ostilita' che da sempre circonda e permea l'esistenza dei migranti,ovunque essi finascano per trovarsi. Anche il loro rapporto finisce per essere modificato e dall'amore si passa alla tenerezza,all'amicizia,all'abbandono definitivo....Si ritroveranno, anche qui miracolosamente, nella loro terra ormai pacificata,quasi mezzo secolo dopo la prima fuga. Ormai vecchi,saranno ancora capaci di sorridersi e guardare oltre..... Tutto e' narrato con uno stile asciutto,non retorico ,ma comunque fortemente poetico.Il risultato mi e' parso davvero notevole.

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