Fame di realtà. Un manifesto

David Shields

Traduttore: M. Rossari
Editore: Fazi
Collana: Le terre
Anno edizione: 2010
Pagine: XV-262 p., Brossura
  • EAN: 9788864111476
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Al centro di un animato dibattito fra entusiasti sostenitori (Jonathan Lethem) e irriducibili oppositori (Zadie Smith), Reality Hunger: A Manifesto, di Shields, è insieme un manifesto, una dichiarazione di poetica, un'analisi dettagliata della narrativa contemporanea, prevalentemente americana. Ma è anche una concreta realizzazione di quanto tale manifesto prefigura della letteratura degli anni a venire, orfana della forma romanzesca: un ibrido di saggistica, memoir, conversazione, un testo quasi interamente composto da frammenti – tratti da autori classici del Novecento, saggisti contemporanei, musicisti, registi, rappers – inframezzati da commenti personali, squarci lirici, ricordi, tenuti insieme da una sofisticata tecnica di collage. A fronte dei mutamenti epocali associati alla cultura digitale, Shields vede esaurirsi le potenzialità narrative della forma romanzesca, ma vede anche l'affacciarsi di imprevedibili, possibili metamorfosi. Il testo si sviluppa tra un'ouverture e un'appendice che ce ne forniscono le istruzioni d'uso. In appendice l'autore invita il lettore a non tener conto della lunga lista di note impostagli (a evitare l'accusa di plagio) dall'editore: in un libro che sistematicamente si appropria di testi e opere altrui, negandone la proprietà privata ed esaltandone le potenzialità creative, l'incertezza sull'origine delle fonti non è un difetto ma una caratteristica essenziale. In ouverture l'intento del libro: scrivere una ars poetica rivolta a un gruppo emergente di artisti attivi nel praticare le nuove forme artistiche e i nuovi media, dal saggio personale al saggio lirico, dal romanzo-collage alla visual art, dall'arte della performance ai graffiti. Un movimento non ancora consapevole di sé, ma tenuto assieme da una voluta inartisticità, casualità, apertura all'imprevisto nel reperimento dei materiali, dalla ricerca di partecipazione emotiva e interattiva con il lettore o lo spettatore, dalla cancellazione dei confini fra fiction e non-fiction: tutte componenti essenziali a nutrire la "fame di realtà" in questione. Shields è attratto dalla letteratura come forma di pensiero, da quelle opere che mettono direttamente a fuoco ciò che importa allo scrittore, in alternativa ad affidarne l'emergenza alle crepe della narrazione. Qui si delinea programmaticamente il nuovo genere letterario praticato in tutto il lavoro: il lyric essay, che racconta una storia a livello subliminale, comunica mediante concretizzazioni dei processi mentali precedenti la narrazione, si chiarisce districandosi nel caos della vita, assunto quale espressione di vitalità opposta all'illusoria coerenza della fiction convenzionale. Il saggio lirico si basa sulla citazione e sul montaggio, collega frammenti apparentemente incollegabili, ma che proprio da tali collegamenti traggono il proprio significato. Essenziali, tra questi, i frammenti di vita vissuta, i ricordi colti nel memoir, un genere narrativo ampiamente diffuso negli ultimi decenni, entro cui l'autobiografia si mostra quale abile sotterfugio. Saggio e memoir si commentano a vicenda, ricordandoci che "dentro di noi siamo doppi, che non crediamo in quello in cui crediamo, che non possiamo liberarci di quello che condanniamo". Giuliana Ferreccio