Categorie

Anonimo del XVII secolo

Curatore: C. Garboli
Editore: Adelphi
Anno edizione: 1997
Pagine: 322 p. , Brossura
  • EAN: 9788845912382

recensione di Fiorentino, F., L'Indice 1997, n. 5

"Infetto", l'aggettivo ricorre più volte nella prosa di Garboli riferito a "La famosa attrice": meglio d'ogni altro descrive infatti la reputazione di questo testo. Mentre, come era normale all'epoca, ne circolavano manoscritti, venne pubblicato forse per la prima volta nel 1688 (a Francfort, ma l'indicazione è sicuramente falsa), e ristampato con varianti almeno altre tre volte. In una società letteraria compatta e dedita al pettegolezzo, stranamente non traspare nessuna allusione al nome dell'autore. Con il nuovo secolo subito sprofondò nell'oblio, maneggiato solo da bibliofili incalliti (e spesso, come nel caso di Jamet, dal gusto un po' sporcaccione). Divenne una rarità bibliografica. Riapparve in ben quattro edizioni - Lacroix (1863 e 1868), Bonnassies (1870), Livet (1876) - nella seconda metà dell'Ottocento, all'epoca dei grandi censimenti della storia letteraria francese, immediatamente prima delle sintesi dei Brunetière e dei Lanson. Era anche l'epoca d'oro del molierismo. Ma l'ultima, più fortunata, edizione già segnala la sua drastica fine: Livet intende dimostrare l'inattendibilità del testo, il suo movente calunnioso e triviale, insomma il suo carattere "infetto". E ci riuscì perfettamente: non solo dopo di lui nessuno lo ha più ripubblicato, ma anche per i molieristi novecenteschi è quasi divenuto un obbligo citarlo esibendo circospezione.
In questo contesto va collocato il prezioso volumetto di Garboli il quale non solo riedita il testo in un'edizione (bilingue) che per non essere critica non è meno rigorosa; ma sfidando questa tradizione secolare si pone dalla sua parte, accettando di subirne il fascino. E per poterne riascoltare le voci ciniche e però leggere, ricostruisce (con grande godimento del lettore) pezzi della vita teatrale e mondana di fine secolo: rivalità d'attori, repertori e stili di recitazione, intrighi erotici infimi e illustri, storie di debosciati e di cortigiani. Per farlo attinge spesso a quell'immenso tesoro di notizie che accumularono gli studiosi di metà Ottocento, primi fra tutti molieristi come Taschereau, Soulié, Bonnassies. Persino Lacroix, un vero cialtrone della filologia (le cui opinioni sono infatti anche qui puntualmente sconfessate), viene da Garboli gratificato di geniale. Tanta generosità mostra come, potendo scegliere, Garboli vorrebbe avere loro come contemporanei. E infatti la sua voce ha poche risonanze nella critica italiana di tempi più recenti: oltre che a Macchia, mi viene da pensare a un filologo e molierista come Cento, o a un anticonformista sainte-beuviano come Cajumi.
Ma cosa racconta "La famosa attrice" perché gli studiosi di Molière lo abbiano trattato così? Raccogliendo tutti i pettegolezzi che una eclatante carriera d'attrice poteva volentieri suscitare, racconta la storia di Armande Béjart (1641-1700), in prime nozze Mlle Molière (le borghesi non potevano avere il titolo di madame), in seconde moglie di un attore ambizioso, Guerin. Vengono ricostruiti nel dettaglio i tradimenti di Armande, non bella ma implacabile seduttrice e soprattutto ambita preda erotica in quanto moglie di Molière. Per primo l'abate di Richelieu, che risolse tutte le complicazioni inviandole ogni mattina quattro pistole (circa quaranta franchi); poi l'irresistibile conte di Guiche, che, essendo poco interessato alle donne, si sottrasse all'amore disperato dell'attrice; della di lei delusione profittò subito Lauzun, altrettanto debosciato ma ben altrimenti attratto dall'altro sesso; successe Baron, il giovane attore protetto dal marito - ma due prime donne non potevano resistere insieme a lungo (terribile la scena della rottura) -; infine il preferito fu Lavau, futuro accademico.
Il povero Molière, zimbello di tutta la corte ("che se lui si dava da fare per divertire il mondo, sapesse che il mondo intero si applicava a divertire sua moglie"), sofferente e rassegnato, confessa a Chapelle la sua debolezza in un dialogo, che è un vero gioiello incastonato nel racconto. Ciò che del testo è apparso inammissibile non è tuttavia questo resoconto delle corna di Molière bensì quello della sua relazione omosessuale con il giovanissimo Baron nella quale, afflitto dai tradimenti di Armande, cerca sollievo. Non lo avrebbe però trovato in quanto presto sarebbe stato tradito per il generoso duca di Bellegarde. A differenza dai molieristi ottocenteschi, come Garboli osserva, la prospettiva beffarda del narratore de "La famosa attrice" non attribuisce valore di scandalo alla pedofilia di Molière: l'attacco è più subdolo ancora. L'amore per Baron serve solo a confermare, rispetto a quello per Armande, il suo destino di essere tradito da chi ha formato (la medesima sorte di Arnolphe nell'"École des femmes"). Lo si colpisce nel velleitario desiderio di paternità più che nella perversione.
Dopo la morte di Molière, la storia di Armande si immiserisce. Intesse, perdendola, una complicata partita con du Boulay, da cui vorrebbe farsi sposare e che invece intende soltanto un po' godersela. Viene coinvolta nello scandalo di una prostituta che, assomigliandole, si spaccia per lei. Infine strappa a una bella attrice il suo amante Guerin, lo sposa e, nell'impossibilità ormai di sedurre, si ritira in una vita solitaria.
Sono autentiche le vicende raccontate? I molieristi hanno tradizionalmente smontato l'attendibilità de "La famosa attrice" a partire dall'episodio dell'amore di Armande per Guiche che viene collocato nel 1664, all'epoca delle rappresentazioni della "Princesse d'Élide" durante le feste regali di Chambord. Ebbene, la "pièce" andò in scena prima a Versailles, poi a Fontainebleau, mai a Chambord. In più Guiche a quell'epoca era stato mandato in Polonia per tenerlo alla larga da Madame, la cognata del re. Garboli, appoggiandosi a Bonnassies, obietta che Guiche ai primi di giugno del 1664 era di ritorno a Fontainebleau e che i circa vent'anni che separano il momento del racconto dagli avvenimenti raccontati possono facilmente spiegare l'errore di Chambord. Eliminata la principale prova d'accusa, anche le altre vacillano, mostrandosi tutt'al più imprecisioni veniali. Dunque è tutto vero quel che racconta il libello? Garboli sembra propendere per il sì, anche se gli appare inverosimile che Armande si sia venduta all'abate di Richelieu per "quattro pistole" (ma sconcerta la sua sicurezza a p. 54: "In questo passaggio del libello c'è uno sbaglio". La prova - "Armande non era il tipo..."- è di quelle che, trasformando un giudizio in una prova, sollevano dall'onere della prova stessa). Ha tuttavia l'accortezza di distinguere tra verità e pettegolezzo: "I pettegolezzi dicono quasi sempre la verità sulle cose che accadono, ma le cose non accadono mai come i pettegolezzi ce le raccontano" (p. 102).
Chi è l'autore del libello? Le attribuzioni sono state molteplici: da Racine a La Fontaine, da una inidentificata Mme Boudin a varie attrici invidiose e vendicative. Garboli si mostra ecumenico in proposito. Da una parte attrici invecchiate come la Dupin, la di Brie e la Guyot avrebbero potuto trovare in impresari spregiudicati come Sourdéac e Champeron "generosi e preziosi collaboratori" (p. 91); dall'altra Racine avrebbe potuto suggerire "qualche ritocco" (p. 73) e La Fontaine potrebbe avervi messo mano "con la noncuranza di un maestro che corregge il compito degli allievi" (p. 85). L'ipotesi delle due illustri collaborazioni, tranne testimonianze tardive e inattendibili, finisce però per reggersi solo sul fatto che Racine era maligno e ce l'aveva con Molière e che La Fontaine, a dispetto dell'edificante immagine dei classici del 1660 come di un gruppo di amiconi, non era affatto amico di Molière. "La famosa attrice" è un bel racconto e l'anonimo autore sembra un romanziere professionista: alterna efficaci sommari a poche scene spesso brevissime; nell'incontro tra Molière e Chapelle, adopera il dialogo in maniera non teatrale; fa sentire le voci dei suoi personaggi senza ricorrere allo stile diretto; ricrea con pochi tocchi circostanze e ambienti. Non c'è quindi bisogno per la rivalutazione meritoriamente operata da Garboli de "La famosa attrice" di coinvolgere i nomi dei più grandi.