Fantasmagonia - Michele Mari - copertina

Fantasmagonia

Michele Mari

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Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2012
In commercio dal: 24 gennaio 2012
Pagine: 155 p., Rilegato
  • EAN: 9788806209551
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Gaia la libraia

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C'è un demone che si aggira fra queste pagine, ed è quello della letteratura. Che sia esso esplicitamente riconoscibile o si nasconda fra le pieghe del quotidiano, è una presenza fantasmatica con cui ciascun personaggio - e dunque ciascuno di noi, nel corpo a corpo incessante che è la lettura - è costretto a fare i conti. Visioni, trasalimenti o semplici incubi: l'incerto confine tra invenzione e realtà, cosi come quello tra sonno e veglia, viene costantemente ridisegnato dai racconti che compongono "Fantasmagonia", tutti in bilico tra il gioco e la divagazione colta, la fiaba macabra e il pastiche. Cosi accade di ragionare intorno a "Il cielo in una stanza" e poi di imbattersi in Omero e Borges, ciechi e in carrozzella, che commentano la finale dei mondiali Grecia-Argentina. Oppure di scoprire perché mai Crapa Pelada, dopo aver cucinato i famosi tortelli, non ne abbia dato nemmeno uno ai suoi fratelli... Michele Mari torna al racconto, e lo fa chiamando a raccolta tutte le ossessioni che hanno segnato il suo percorso di scrittura: l'infanzia, i mostri, le nevrosi numerologiche e la tassonomia di ogni singolo ricordo. Ma sopra di esse, intorno ad esse, aleggia stavolta una nube spettrale che fa precipitare il lettore - e l'autore stesso - in una dimensione dove le ombre sono destinate ad avere la meglio sui corpi che le proiettano. Ma anche questo cammino richiede un apprendistato, come dice il titolo dell'ultimo racconto: una fantasmagonia.
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    arielehoris

    09/03/2019 18:31:13

    Sono spiriti e fantasmi quelli che parlano nei brevi racconti di Mari, sono spettri della vita e, soprattutto, della letteratura. Quelli che, da sempre, gli sussurrano all'orecchio le loro storie possibili, che scivolano dalle pagine dei classici per reinventarsi attraverso la sua voce: quel mix particolare di registro aulico e immagini basse che rende unica la scrittura di Mari. Io amo questo autore, amo la particolare atmosfera che si sprigiona dai suoi volumi, amo il fatto che - come me - viva della letteratura e sia un lettore prima ancora che uno scrittore. Non sono qui, certo, le sue prove migliori, ma ogni rigo, ogni paragrafo, ogni minimo racconto ci dice di una scrittura che si sta alimentando, nutrendo, pascendo e che, presto o tardi, fiorirà in una forma inusitata. E infatti, dopo Fantasmagonia, Mari ci ha regalato il rocambolesco Roderick Duddle: grande, grandissima prova a conferma del suo prodigioso appetito letterario! Ne consiglio la lettura.

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    Valentina

    07/03/2019 21:32:49

    Se posso azzardare una similitudine, mi permetto di definire Michele Mari un'esperta magliaia In parole povere, ha disfatto la perfetta, fitta e intricata rete di letteratura, (ma anche musica, storia), così come la conosciamo tutti, rilavorandone le fila a suo insindacabile piacimento. Il risultato finale potrebbe benissimo essere una sciarpa dalla maglia altrettanto perfetta, con cui coprirsi gli occhi quando si vuole sfuggire dai propri fantasmi. Quantomeno quelli che riguardano la propria istruzione.

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    Ari

    07/03/2019 21:04:51

    Mi sono trovata a leggere questo libro di Michele Mari perché in cerca di un romanzo gotico un po' sui generis, e devo dire che con questo libro ho trovato pane per i miei denti. Lo stile di questo autore è particolarissimo, un pastiche non solo linguistico ma di tematiche ricorrenti nel tradizionale romanzo gotico. In particolare questa raccolta di racconti riscrive, da un'ottica tutta diversa rispetto alla tradizionale, una serie di episodi della letteratura. Vite di autori famosi o episodi di romanzi verranno rivisitati da Mari in una rielaborazione sorprendente. Consigliatissimo.

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    MinoS.

    25/10/2012 12:31:43

    Primo libro che leggo dell'autore e un pò di sconcerto nella lettura..non mi aspettavo che quasi più della metà del libro (tra l'altro il prezzo pieno è una rapina in confronto alle pagine)sia scritto in un italiano d'altri tempi, a tratti incomprensibile, quasi come se fosse scritto da Dante. Mi sono piaciuti un paio di racconti in apertura e l'ultimo, davvero molto suggestivo. Non lo consiglio, ma se devo proprio, vi dico di aspettare il tascabile. Comunque lo stile c'è, e anche l'originalità..difatti ho ordinato Rosso Floyd per vedere se questo è stato solo un caso sfortunato.

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    ilovecomics

    02/09/2012 19:53:07

    Avevo un bel ricordo di Tu, sanguinosa infanzia e Mari si conferma qui autore molto originale, con temi sempre a cavallo tra infanzia e letteratura. Come sempre nelle raccolte di racconti i risultati variano e qui troviamo sia autentici piccoli capolavori, sia altri racconti molto belli, sia infine alcuni in cui prevale il mestiere, che fa leva su un'erudizione fuori dal comune. Personalmente ho trovato bellissimi i racconti che ruotano attorno a Collodi, Cecco Angiolieri, Salgari e Dante. Spesso Mari recupera un particolare storico o letterario di estremo dettaglio e lo arricchisce in modo molto convincente di ciò che, per una ragione o per l'altra, non si è mai saputo (così per la storia dantesca di Paolo e Francesca, ma così anche per la filastrocca di Crapa Pelada). Mari si conferma un maestro nell'utilizzo della lingua italiana, con un uso di un vocabolario estremamente ricco e, in parte, desueto, ed anche con una notevole capacità di immedesimarsi nel tempo passato ed usare quella lingua specifica che, a me profano, appare molto convincente, sia essa quella di Dante, Machiavelli, Piero di Cosimo o Cecco Angiolieri. Consiglio questo libro sia ai lettori forti sia a coloro che leggono con l'infanzia nel cuore. A questo punto io continuo la scoperta del pianeta Mari e vado a leggermi Rosso Floyd.

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    Madekhan

    09/06/2012 00:39:30

    Uno dei migliori autori che abbiamo. Uno dei pochi che perlomeno inietta originalità nel proprio lavoro senza forzature e con una base culturale solida.

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    Monica

    29/04/2012 12:24:03

    Avevo grandi aspettative nei confronti di questo libro, a partire dal titolo, ho fatto fatica però a leggerlo fino in fondo perché a parte la grande frammentarietà dei temi dei racconti sembra un gioco letterario fine a se stesso, eruditissimo certo, ma pur sempre un po' vacuo. Segnalo il racconto "Il lamento del guerriero" sulla figura dell'eroe Achille che ho trovato invece di largo respiro.

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    gianluca guidomei

    22/03/2012 00:35:52

    Il racconto "Ballata triste di una tromba" è un vero gioiello di scrittura, ma...il resto mi pare bigiotteria.

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    Emiliano

    26/02/2012 15:22:10

    che bella scoperta questo autore! Attacco meraviglioso con il dialogo (autobiografico?!) tra il ragazzino e il mostro che lui stesso ha creato. Seguono una serie di racconti brevi che fanno collana - alcuni vere perle in due pagine! Chiude il libro, un'elencazione delle condizioni che generano un fantasma. La fantasmagonia appunto, la creazione dei (nostri stessi) fantasmi.

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    alice

    16/02/2012 22:56:54

    E' duro a sostener lo grave pondo / de' dolorosi lunghi giorni miei / e del rimpianto crudo di colei / che sola fummi luce in esto mondo [..] (non vi sembra di udire il tintinnar delle catene trascinate da questo fantasma?)

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    Alessandro Savona

    31/01/2012 13:08:31

    Grande scrittore! Bellissimo libro! Con Michele Mari si impara ad amare la lingua italiana. "(...) "Bene. Affabula, mostro" E il mostro affabulò." Non occorre aggiungere altro.

Vedi tutte le 11 recensioni cliente
  Michele Mari è un autore di nicchia, colto e sofisticato, che sembrerebbe smentire de facto tutte quelle teorie complottiste secondo cui la nostra editoria sarebbe ormai prona unicamente ai diktat delle classifiche di vendita. Capita non di rado, però, che questo tipo di scrittore d'un tratto diventi se non popolare quantomeno di moda. In genere è un singolo titolo a fare da spartiacque tra gli apprezzamenti sparuti e un consenso per lo più unanime. Per Mari forse questo passaggio è stato ottenuto da tre titoli pubblicati o riproposti a breve distanza l'uno dall'altro: Verderame (Einaudi, 2007, romanzo di formazione atipico), Filologia dell'anfibio (Laterza, 2009, strampalato diario di un anno trascorso in caserma per il servizio militare), Tu, sanguinosa infanzia (Einaudi, 2009, racconti lisergici e iperletterari). Bisogna anche aggiungere cheil passaggio a una platea più vasta non è quasi mai indolore per lo scrittore che ne è investito (s'intenda il verbo nella sua accezione più truculenta, cioè quella d'essere urtato, quando non travolto o direttamente arrotato): il rischio è quello, dopo aver fondato una sorta di scuola o religione, di fare un po' il verso a se stessi. Non è questione di coerenza rispetto alla propria poetica, piuttosto di prendere la brutta china della maniera. Per fortuna la compattezza granitica ed eminentemente linguistica dell'universo di Michele Mari regge anche in Fantasmagonia. Si tratta di tanti raccontini che ruotano attorno alle tematiche care al gotico e all'horror (inteso proprio come genere cinematografico), con un convitato di pietra immaginabile: lo spettro della letteratura. Ci sono, o forse sarebbe meglio dire appaiono, tutte le tipicità che hanno fatto di Mari un piccolo autore di culto: il gioco dei rimandi, la divagazione colta, l'attrazione verso le forme del racconto assolute come la fiaba, il narrare nella convinzione (stra)esibita che la letteratura si faccia con la letteratura. Esemplare in questo senso il raccontino in cui Omero e Borges sono chiamati a seguire la finale del campionato del mondo di calcio che non ti aspetti: Grecia contro Argentina. Entrambi ciechi, vengono sistemati a bordo campo uno di fianco all'altro e iniziano a conversare. Il gioco di specchi è palese, così Borges può dire a Omero: "È da voi, che è incominciato tutto, senza di voi io non sarei". E Omero può ribattere a Borges: "Ma voi mi contenete, siete il punto d'arrivo". La conversazione tra i due estremi della letteratura prosegue, tra un calcio al pallone e l'altro, finché la storia non si tronca sull'attesa di un penalty catartico, un tiro dal dischetto liberatorio. Mari sembra porsi prima di Omero e dopo Borges, cioè prima dell'inizio e dopo la fine della letteratura. È un pre ed è un post, perché la sua scrittura conserva una freschezza e un senso di stupefazione bambinesco, ma sa anche essere terribilmente consapevole dei propri procedimenti metaletterari. Talvolta può capitare che l'equilibrio si perda (d'altronde si sa, anche il più scafato degli equilibristi è ruzzolato almeno una volta giù dalla corda). A tratti le fosche atmosfere evocate in Fantasmagonia non vanno oltre il bozzetto spiritoso: l'ironia spesso incenerisce la dinamica narrativa, lasciando dietro di sé soltanto il profilo di qualche impeccabile impalcatura. È come se Mari cercasse programmaticamente di rovesciare il famoso adagio anglosassone show, don't tell. Insomma, non c'è mai un vero recupero e riutilizzo del genere fantastico. Perciò, nonostante Mari sia considerato un erede della grande tradizione visionaria italiana dei Savinio e dei Landolfi, queste storie non entrano mai nel merito del genere fino in fondo. Cruccio relativo, visto che la specificità del libro è da cercarsi altrove: un divertimento saturnino che si esalta (e si esaurisce tutto) nel correre a perdifiato su e giù per i secoli e per i titoli e per i personaggi e per gli autori, da Byron e Frankenstein fino a Kafka e Pinocchio. Il revenant Mari in questi ectoplasmi di racconti bada più a vestire i panni del glossatore che non quelli del narratore. Più che un ritratto dell'artista da spettro sembra volerci consegnare un vero e proprio libro fantasma. Il pezzo (ché chiamarlo racconto, lo ribadiamo, sarebbe improprio) che vale per così dire il prezzo del biglietto capita all'ultimo ed è quello che, non a caso, dà il titolo al volume. Si tratta di una specie di bizzarro trattato comportamentale per aspiranti transeunti. Una lucente perla nera nella quale possiamo imbatterci in passaggi del genere: "Così, quando (il futuro fantasma) morirà, sarà già una povera cosa inconsistente e impercepibile al mondo. Come spiritelli cavalcantiani tutti i suoi umori vitali lo avranno da lunga pezza abbandonato, e la sua morte assomiglierà alla definitiva dissoluzione di una foglia già secca". Al contrario la destrezza con le parole − questi spiriti delle cose (o forse è vero proprio il contrario?) − non può volatilizzarsi così facilmente. Luca Ricci
  • Michele Mari Cover

    Michele Mari è nato a Milano nel 1955. I suoi libri sono Di bestia in bestia (Longanesi 1989), Io venía pien d'angoscia a rimirarti (Longanesi 1990; Marsilio 1998), La stiva e l'abisso (Bompiani 1992; Einaudi 2002), Euridice aveva un cane (Bompiani 1993; Einaudi 2004), Filologia dell'anfibio (Bompiani 1995; Laterza 2009), Tu, sanguinosa infanzia (Mondadori 1997; Einaudi 2009), Rondini sul filo (Mondadori 1999), I sepolcri illustrati (Portofranco 2000), Tutto il ferro della torre Eiffel (Einaudi 2002), I demoni e la pasta sfoglia (Quiritta 2004; Cavallo di Ferro 2010), Cento poesie d'amore a Ladyhawke (Einaudi 2007), Verderame (Einaudi 2007), Milano fantasma (edt 2008, in collaborazione con Velasco Vitali), Rosso... Approfondisci
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