Categorie

Georges Simenon

Traduttore: L. Frausin Guarino
Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Anno edizione: 2012
Formato: Tascabile
Pagine: 244 p. , Brossura
  • EAN: 9788845926730

27° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Gialli - Gialli classici

Approfitta delle promozioni attive su questo prodotto:
Disponibile anche in altri formati:

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    Il punto di forza di questo libro è quindi la psicologia legata ai personaggi principali, al cappellaio e al motivo per cui uccide, e al sarto e al motivo per cui non denuncia l'assassino. Al di là di questo, il libro non scorre fluidamente durante la lettura, procede a rilento e non offre veri e propri colpi di scena in grado di ammutolire e colpire il Lettore. È, anzi, piuttosto prevedibile, non eccessivamente arguto. Tutto lo charm sprigionato da questo libro nasce dall'introspezione dei personaggi. All'epoca in cui questo libro è stato scritto, questo genere era un'assoluta novità, ma oggi può essere descritto come un testo comune e non troppo accattivante.

  • User Icon

    susanna bottini

    03/02/2016 09.12.11

    Romanzo tipicamente simenoniano, con il cappellaio Labbé che trasforma una vita tranquilla e agiata, persino noiosa, in un inferno di distruzione e infine di autodistruzione. Bellissimo il confronto a distanza tra il protagonista e il sarto che ha scoperto il suo segreto. Un lavoro magistrale.

  • User Icon

    Luca

    07/05/2014 20.56.15

    Bellissimo. È come se dietro ogni omicidio narrato da Simenon ci sia una profonda umanità, è come se questi personaggi siano in grado di attirare tutta la nostra comprensione. Il Simenon migliore sembra non essere quello di Maigret, che pure mi piace moltissimo, ma quello di queste vere e proprie perle di letteratura, come ad esmpio "L'uomo che gurdava passare i treni", "Betty", "L'orologiaio di Everton", ecc.

  • User Icon

    Giacomo

    12/01/2014 20.34.31

    Uno dei migliori "Simenon" letti ed uno tra i migliori libri che abbia letto in assoluto. Come in altri romanzi di Simenon, anche in questo, bastano poche righe per esserne rapiti e continuare a leggere con avidità. Scritto bene senza generare cali di attenzione. La storia è interessante cosi come i personaggi principali e le loro dinamiche psicologiche. Su questo libro sono stati aggiunti in appendice altre due varianti di finale rispetto al romanzo primario. Bellissimo. Da leggere. Può essere interessante anche vedere (dopo) il film del 1982 con stesso titolo.

  • User Icon

    Lilla

    23/11/2013 10.09.43

    Grande Simenon. Ho letto solo 3 libri di questo scrittore ma devo dire che mi sta entusiasmando. Ne " I fantasmi del cappellaio" troviamo il cappellaio, uomo benestante e signorile che nasconde un terribile segreto poi condiviso con il sarto, uomo umile ed emarginato. Novembre e Dicembre, i mesi più corti e tristi dell'anno, il buio,la pioggia, il freddo e soprattutto la paura sono ingredienti che riescono ad allontanare il lettore dalla realtà del presente e a trascinarlo nella piccola cittadina dove si svolgono i fatti come spettatore invisibile , ma nello stesso tempo emotivamente partecipe.Nella prima parte del libro notiamo come la follia del signor Labbe si mascheri dietro quel suo atteggiamento di superiorità, quell'attenersi scrupolosamente al suo piano criminale elaborato con grande lucidità per poi degenerare nel finale, tanto da accogliere con sollievo il suo arresto.

  • User Icon

    Michele

    09/10/2013 19.38.12

    semplicemente un capolavoro!

  • User Icon

    Emiliano

    20/09/2013 14.22.27

    Fantastico Simenon. Meravigliosa la sua scrittura:essenziale,piena di ritmo e suspence, perfetta, chirurgica e senza inutili sovrastrutture. Tema del 'serial killer' trattato come solo lui forse poteva. Imperdibile

  • User Icon

    Chiara

    06/06/2013 12.42.23

    Mi trovo controcorrente rispetto alla maggioranza dei commenti... Ho trovato il romanzo abbastanza noioso, non molto scorrevole. Dal punto di vista narrativo sono pochi i colpi di scena. Dopo la scoperta fatta dal sarto nelle prime pagine, Simenon si concentra sulla descrizione minuziosa della psiche del cappellaio, proponendo al lettore i pensieri e le riflessioni che la attraversano. Viene resa molto bene l'idea della follia di Labbé, ma il lettore scorre le pagine verso un finale scontato e prevedibile. Apprezzo molto di più i romanzi con Maigret protagonista.

  • User Icon

    tempix

    27/03/2013 20.56.33

    George Simenon non è uno solo un grande scrittore. Forse non tutti sanno che egli è, di fatto, anche un grande fotografo. Come nessun altro è infatti in grado di bloccare con un'istantanea la psicologia dei suoi personaggi e di immortalarla sulla pagina scritta. La sua dote è proprio quella di caratterizzarli attraverso il loro modo di essere, di porsi e di pensare, invece che attraverso descrizioni somatiche, com'è proprio di quasi tutti i suoi colleghi. Quest'esercizio tipico, gli riesce perfettamente anche in questo straordinario romanzo "I fantasmi del cappellaio", dove il narratore francese si cimenta con una trama gialla, a lui familiare nei romanzi del ciclo di Maigret, ma poco utilizzata in quelli cosiddetti "civili" di cui questo romanzo fa parte. "I fantasmi del cappellaio" è' un giallo particolare, poiché l'identità del colpevole viene svelata improvvisamente dopo un paio di capitoli; l'humus della "mistery" rimane tuttavia intatto ed anzi diviene progressivamente incalzante; a tenere il lettore con il fiato sospeso ed incollato alle pagine è, alfine, solo una domanda: perché il tranquillo borghesotto di cui nessuno può mai sospettare si è trasformato in un assassino seriale di vecchiette ? Cosa nasconde la sua tribolata storia familiare ? E quale ruolo può mai avere il piccolo emigrato armeno, suo vicino di casa, che lo spia quotidianamente dalle finestre e lo segue per ogni dove ? Piano piano, tutto si dipana e disvela, come in un gioco ad incastro che quando lo risolvi capisci che altra soluzione non poteva esserci ed era, a pensarci, tutto già chiaro dall'inizio? Così è questo straordinario romanzo di Simenon che va ad aggiungersi ad altri altrettanto notevoli come "Il presidente" o "La camera azzurra" o ancora, "I Pitard".

  • User Icon

    ferruccio

    16/02/2013 13.52.03

    Al di là del valore narrativo intrinseco del romanzo giallo, l'autore ci conduce attraverso l'introspezione dell'animo umano nelle varie sfaccettature inerenti i due principali protagonisti , il cappellaio e il povero sarto, e l'immaginario collettivo rappresentato dalla piccola comunità dove si svolgono i fatti. Gli stereotipi e i pregiudizi prevalgono sulle vicissitudini e azioni che, improvvisamente, accadono in tale comunità abituata a una pigra e mediocre esistenza dove l'abitudine regna sovrana; di conseguenza le apparenza e i concetti, ormai radicati, permettono, inconsapevolmente, che lo squilibrio mentale, ben celato, possa impunemente commettere atroci delitti. Di notevole interesse risulta essere la meticolosità e la sicurezza del cappellaio che, nel suo oscuro inconscio, deve per "necessità" compiere una serie di delitti malgrado la scoperta di tale attività delittuosa da parte del povero sarto armeno il quale, in maniera paradossale, egli considera come un evento positivo; ma basta un inaspettato accadimento fortuito a far crollare tutte le sue certezze e indurre l'assassino a mettersi nelle mani della giustizia. Un capolavoro da leggere.

  • User Icon

    Renzo Montagnoli

    14/10/2012 17.03.21

    In questo romanzo Simenon analizza in modo incisivo la complessa psiche di un assassino seriale, conducendo il lettore dentro un mondo di ombre indistinte, popolato di incubi, di cui il cappellaio Labbé è al contempo artefice e vittima. E' un gioco di rara finezza, condotto sull'esile filo del rasoio (è sempre possibile uno scivolone che tolga la tensione, ma Simenon lo evita magistralmente). Ambientato a La Rochelle, in un autunno grigio, freddo e piovoso, la narrazione procede nella realtà di una comunità di modeste dimensioni, in una vita tutto sommato ripetitiva e monotona, fatta di ore e ore trascorse al bar per la ormai irrinunciabile partita di bridge, a cui la borghesia non può mancare, perché ormai è diventato un suo rito, un momento di contatto fra chi conta e si conosce da tempo immemorabile. Ma questa tranquillità propria della piccola provincia viene bruscamente interrotta dagli omicidi, per strangolamento, di alcune signore anziane, e bene in vista, del luogo. A uno di questi assisterà anche il piccolo sarto Kachoudas, che già nutriva qualche sospetto sul suo dirimpettaio, il cappellaio Labbé. Questi se ne accorge e se ne compiace, perché ora può dividere con un altro, peraltro assai pavido, il suo terribile segreto. Il serial killer, mano a mano che uccide, con la polizia che brancola nel buio, crede di incarnare il potere assoluto, si convince di essere perfetto, ma, come sempre accade in questi casi, il vestito monolitico che si è costruito addosso per un caso fortuito registra un piccolo strappo; s'incrina così la folle e totale fiducia in se stesso e da allora sarà una progressiva esasperazione, una ripetuta e crescente sfiducia che finirà con il portarlo fra le braccia degli inquirenti. I fantasmi del cappellaio è un vero gioiello e quindi ne raccomando vivamente la lettura.

  • User Icon

    Roberto

    19/11/2008 19.16.24

    Libro fantastico. A mio giudizio uno dei più belli di Simenon. L'autore anallizza la follia del protagonista e si addentra nella psiche dei personaggi in maniera incredibile, il tutto mantenendo una suspance da libro giallo. Bellissima anche l'atmosfera cupa e angosciante di cui il libro è intriso e di cui la stessa triste solitudine dei protagonisti sembra non poter fare a meno.

  • User Icon

    Simone

    27/11/2006 10.24.30

    Senz'altro uno dei migliori romanzi di Simenon. E' piacevole il confronto con il racconto breve scritto un paio d'anni prima. I fatti vengono introdotti in ordine sparso, come in un resoconto a voce, davanti al camino. La conclusione del romanzo e' molto piu' amara di quella del precedente racconto breve. Le questioni economiche passano in secondo piano, e resta soltanto un'aria di tragedia inevitabile.

  • User Icon

    Angela

    10/07/2005 17.57.36

    Un capolavoro assoluto.

  • User Icon

    Andrea

    28/12/2004 15.40.10

    Simenon da il meglio di se in storie come questa. Niente a che fare con Maigret, libri come "i fantasmi del cappellaio" o " l'uomo che guardava passare i treni" sono, con la loro crescente atmoefera cupa, angosciante, assolutamente da non perdere. Personaggi che si aggirano, con tranquilla follia, nelle loro vite come spettatori sino a quando una scintilla, un evento li fa precipitare nel buio. E noi che leggiamo restiamo avvinghiati, incapaci di fermarci, spettatori, quasi come il personaggio, di queste vertiginosce discese.

  • User Icon

    MARINO

    24/09/2004 16.03.42

    Come in "Pioggia nera", si respira un'atmosfera morbosa ma ancora più pesante e tragica...Il "cappellaio" e il "sarto" sono due personaggi talmente contorti, diversi e simili allo stesso tempo nella loro diversità, che rimarranno sicuramente scolpiti nella storia della letteratura "gialla"...

  • User Icon

    frank

    09/07/2004 10.41.36

    bello buona l ambientazione simile ad alcuni maigret a all'uomo di londra....quell autunno inoltrato con la notte che cala a metà giornata che è molto affascinante

  • User Icon

    oreste bonvicini

    02/01/2002 22.43.39

    Coinvolgente e nel contempo angosciante la vicenda di Léon Labbé. Com'era accaduto nel Borgomastro di Furnes, dietro un'austera alterigia i personaggi irreprensibili agli occhi della società, degni di ogni stima e comprensione, vivono al contrario ai confini della follia una vita di profonda solitudine. La solitudine dell'uomo, la solitudine che “consuma”. Inguaribili, sono costretti ad indossare una maschera, quella con cui si sono da sempre presentati alla comunità, quella che tutti hanno sempre veduto e credono di conoscere, ma che all'esteriorità dell'apparire, contrappone l'angoscia del male vissuto per il male. Ogni tentativo di giustificare e giustificarsi diviene luogo di tortura, accrescendo il disorientamento, lasciando sprofondare nell'abisso dell'abiezione l'uomo e i suoi irredimibili peccati.

  • User Icon

    Fabiola

    09/08/2000 17.06.55

    Lucido il racconto. Pulitissima la scrittura.

Vedi tutte le 19 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione