Il fascismo degli italiani. Una storia sociale

Patrizia Dogliani

Editore: UTET
Collana: La storia
Anno edizione: 2008
Pagine: 312 p., Rilegato
  • EAN: 9788802079462
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Recensioni dei clienti

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    Narno

    30/06/2012 17:32:53

    Libro assai mal scritto: la punteggiatura è arbitraria o porta oscurità anziché chiarezza; la prosa spesso inutilmente contorta e faticosa; più di un periodo ha gravi anacoluti. Piovono errori di lingua, alcuni dei quali imbarazzanti: l'area archeologica del "Circolo Massimo" di Roma; il "littorale" di Sabaudia; la "Pax Augustea"; una cosa fatta "ob torto collo". Nessuna cura redazionale: forse incombeva un concorso universitario per cui l'autrice aveva urgenza di far uscire una pubblicazione. Anche certe tesi sono buttate lì un po' apoditticamente: inevitabile, in un bigino di storia del fascismo, dove di sociale e quotidiano c'è davvero poco, dato che le voci e i pareri degli italiani scompaiono perlopiù dietro le statistiche. L'autrice riconosce, a sua parziale discolpa, la penosa qualità dell'editing; ma una nuovdie dizione non sembra prossima. UTET, invece, non si degna nemmeno di rispondere. Da non comprare.

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    Francesco

    21/09/2010 20:56:03

    Questo libro mi ha deluso e, al tempo stesso, non sorpreso. La "non sorpresa" è stata chiara sin dalle prime pagine dove subito si ha la sensazione che l'autrice salga un cattedra e, da lassù, con la sua vocina un pò pedante ci catechizzi: "ora vi dico io come sono andate le cose e perchè è stato tutto sbagliato e, invece, come andava fatto e perchè questo e perchè quello..." Con la sua scrittura, peraltro mai noiosa, la Dogliani ci trasporta attraverso un periodo mostrandolo da una prospettiva, a mio parere, piuttosto schierata (pur senza mai porsi su posizioni oltranziste). Si continua a sottolineare come il regime non abbia mantenuto quell'impegno, come le cose fatte siano state quasi sempre realizzazioni di progetti già abbozzate in età liberale (?) o come non abbia portato a compimento quanto promesso e così via. Emblematico il riportato "fallimento" della "lotta alla polvere" ossia il pregetto di ripavimentazione integrale delle strade d'Italia! Pur riconoscendo il rigore di studioso e il puntuale riferimento alle fonti, non credo sia giusto "illustrare" i fatti secondo un distorsivo punto di vista "a posteriori". Le opere e i programmi sociali del Fascismo dovrebbero essere sempre valutati alla luce dell'arco temporale in cui si sono svolti i fatti storici. Quale che possa essere, poi, il cosidetto "giudizio etico". Non c'è controprova che, "alla lunga", Mussolini fosse alla fine realmente riuscito a "ripavimentare l'Italia". Da leggere ma... criticamente.

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In che modo il fascismo attraversò e modificò la vita degli italiani e delle italiane? È questo il nodo della nuova sintesi sul fascismo di Patrizia Dogliani, un lavoro esplicitamente germinato dal precedente (uscito da Sansoni nel 1999), dal quale prende le distanze scegliendo un taglio più specifico e legato alla storia sociale. Attraverso questa particolare chiave di lettura, Dogliani cerca di spiegare in che termini e con che limiti l'Italia e soprattutto gli italiani e le italiane vissero il processo di fascistizzazione e lo integrarono nelle loro vite. La riflessione si muove quindi in quello spazio di frontiera tra l'analisi dell'ingegneria politica attuata dal fascismo e la vita quotidiana, tra le rappresentazioni e la propaganda del regime e la ricostruzione di dati che permettono di leggere le scelte degli italiani, osservati qui nei luoghi di socializzazione e di lavoro, nei contesti in cui abitavano, oltre che attraverso gli effetti delle politiche repressive del regime.
Il fascismo degli italiani va oltre una serie di dibattiti, ormai superati, sulla natura del fascismo italiano e muove verso diversi orizzonti, nei quali non esistono dubbi che sia esistita una cultura specificamente fascista, e in cui, anche se si utilizza la categoria di "consenso" (ma il termine compare rarissimamente nel libro), il problema è un altro. Si tratta infatti di capire come gli italiani abbiano vissuto la fascistizzazione della loro vita quotidiana, che spazi avessero per rifiutarla e con quali conseguenze, in che termini gli eventuali rifiuti fossero o meno dovuti a motivazioni politiche o a inclinazioni private. Se la politica ha tanta parte in questo volume, molta ne ha quindi anche la vita privata, nella consapevolezza che, se a partire dalle scelte politiche si modificano anche quelle personali, è vero anche il contrario, e può accadere che scelte private eterodosse non necessariamente si spieghino con una piena consapevolezza politica da parte di chi le attua.
Il libro di Dogliani si articola in nove capitoli dal taglio tematico, tranne il primo, che affronta più specificamente il momento dell'entrata dell'Italia nel fascismo, con la conquista mussoliniana del potere, e l'ultimo, che analizza l'entrata del regime e degli italiani nella seconda guerra mondiale. I capitoli tematici sono dedicati all'organizzazione del Partito nazionale fascista e alla sua classe dirigente; allo sviluppo di politiche demografiche, ma anche al tentativo di costruzione di uomini e donne "nuove"; alla tentata "modernizzazione" fascista del paese e alle scelte industriali del regime; all'educazione della gioventù; all'invenzione di un tempo libero funzionale al regime; alla costruzione della grande Italia anche attraverso le politiche per gli italiani all'estero e alla definizione dell'italianità per contrasto con le minoranze e con la popolazione coloniale. Peccato solo che il nodo della seconda guerra mondiale, e in particolare della fase esclusivamente fascista di questa guerra, il 1940-1943, sia trattato solo tangenzialmente, scelta per altro frequente in chi ha studiato il fascismo, e che trova riscontro anche nella relativa scarsità di studi specifici sul regime, gli italiani e la guerra tra 1940 e 1943.
Il fascismo degli italiani fa tesoro di almeno un decennio di nuove ricerche sul fascismo, offrendo però una rilettura che definisce e ridefinisce una storia generale del fascismo, rendendo evidente quanto questa storiografia abbia trasformato la lettura del regime e quanti spazi di ricerca restino aperti. Un'operazione riuscita, che permette di rendere più concreta l'immagine della vita italiana sotto il fascismo, tra scelte ideologiche e necessità di sviluppo e modernizzazione del paese, e che tiene conto di una popolazione con tassi di analfabetismo ancora altissimi e molto articolata socialmente. Particolarmente importante per il lettore, e segno di scelte storiografiche che vanno diffondendosi, la scelta di comparare l'analisi di alcuni aspetti del regime fascista con le scelte del regime nazista, al fine soprattutto di rendere più evidente la specificità di alcune scelte italiane, evitando, al contempo, di confinare lo studio della storia d'Italia in un eccezionalismo che evita il confronto con altre esperienze europee.
Il volume di Dogliani costituirà un importante strumento di introduzione e orientamento al fascismo, nonché un punto di partenza per nuove ricerche che permettano di dettagliare meglio le esperienze di persone appartenenti a diversi gruppi sociali e generazionali durante il ventennio, e che approfondiscano l'analisi del rapporto tra le istituzioni del regime e gli italiani.
Giulia Albanese