La fata carabina - Daniel Pennac - copertina

La fata carabina

Daniel Pennac

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Traduttore: Yasmina Mélaouah
Editore: Feltrinelli
Edizione: 31
Anno edizione: 2003
Formato: Tascabile
Pagine: 240 p.
  • EAN: 9788807812576

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Una vecchietta tremolante impugna improvvisamente una P38 e fa secco un giovane commissario di polizia che le si era avvicinato per aiutarla ad attraversare la strada. È proprio intorno ai vecchietti, vittime e assassini, che gira questo romanzo di Pennac. Cosa sta succedendo nel mercato della droga parigino? Come mai gli anziani abitanti del quartiere Belleville sono diventati tossicodipendenti? E perché vengono anche uccisi con sistemi brutali? A queste domande rispondera Benjamin, il protagonista, ritenuto, come al solito, in un primo momento il principale indiziato.
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    filippo

    11/01/2013 23:08:23

    a 20 anni circa dall'uscita della saga di malaussene mi sono deciso finalmente a leggerlo, cominciando dal secondo episodio, ma poco male, perchè devo dire che mi è piaciuto proprio tanto. ero scettico, non so perchè, forse perchè ero ragazzo quando si parlava molto di pennac e lo snobbai perchè di moda. ora, più maturo, ho voluto leggerlo e mi ha appassionato come alcuni geniali romanzi di benni, la trama è poliziesco-grottesca, il libro scorre piacevolmente anche se racconta diverse bizzarrie, ma i colpi di scena sono sempre dietro l'angolo, e anche l'amore e le storie eroiche e strappalacrime. un intrico di sottotrame che ti lascia desideroso di sapere come andràa finire.

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    Megant

    12/09/2011 11:03:59

    Secondo episodio della saga di Malaussène dopo "Il Paradiso degli Orchi", stavolta sono i vecchietti ad essere presi di mira da più fronti. C'è qualcuno che di notte sgozza povere vecchiette per rubargli qualche soldo, qualcun altro che gli somministra amfetamine rendendoli drogati cronici, chi li fa ricoverare forzatamente. E chi rischia di passarci di mezzo è il povero Malaussène, di professione capro espiatorio che rischia di diventare il capro espiatorio anche per tutti questi brutti fatti che stanno capitando. Anche perchè ha la capacità di trovarsi spesso nel posto sbagliato al momento sbagliato come se fosse un catalizzatore di guai. La trama stavolta mi è sembrata molto più intricata, ma sempre ben comprensibile, rispetto al primo libro. Restano pagine di una dolcezza incredibile affiancate da pagine estremamente ironiche e da altre che pongono spunti di riflessione su questa nostra società che sono molto molto duri a ben pensarci. Che incredibile famiglia quella dei Malaussène, già discretamente incasinata ed ulteriormente allargata dai nonnini che Ben aiuta a disintossicare grazie al calore familiare. Che situazioni ai limiti dell'assurdo. Eppure...a chi non piacerebbe avere una famiglia come Ben? Certo creano un caos pazzesco ma c'è sempre una sorella o un fratello che ti possono dare una mano o una parola che ti risollevi.

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    Walter

    23/06/2011 11:29:13

    "Era inverno a Belleville e c'erano cinque personaggi. Sei, contando la lastra di ghiaccio. Sette, anzi, con il cane che aveva accompagnato il Piccolo dal panettiere. Un cane epilettico, con la lingua che gli penzolava da un lato". Quando un libro è bello c'è spesso poco da discutere e molto da leggere. Diciamo che il romanzo mantiene le aspettative create dal primo capoverso. È un giallo, per chi ama i gialli. È una parodia di giallo per chi ama i romanzi in generale.

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    Michela

    07/06/2010 20:27:21

    Dunque, premetto che questo è il primo libro che leggo di Pennac, La Fata Carabina per l'appunto. Mi sono chiesta perchè tra tutti gli autori a cui avevo dedicato attenzione mi mancasse proprio lui. Perciò chiedo consiglio alla mia vicina di banco, un bel libro di Pennac... "spariamoci questo uragano commerciale dalle fenomenali potenzialità"..o almeno queste erano state più e meno le presentazioni fatte da lettori pressochè accaniti del sottoscritto. M'immergo nella più che confusa e sconclusionata lettura.. un 236 p circa di noiosissime indagini sconnesse l'una con l'altra, il filo logico mancava di sicuro. Ergo, vado avanti. Voglio crederci.. voglio poter dire anche io Che Daniel mi piace! Ma no, non c'è la faccio. E... per farvela "pseudo breve"... fino a p. 202 è stato un lento e triste calvario..! Dopo..nelle ultime 100 pagine improvvisamente c'è qualche simpatico spunto ironico (e dico simpatico perchè alcune frasi messe lì x tentare di catturare sporadicamente il lettore mi sembravano molto stupide più che divertenti)e una trama.. che forse e sottolineo FORSE...qualche filo logico.. flebile e mal intrecciato..aveva. Ma.. anche nel finale pecche a non finire, pèer non parlare dell'improvvisa relazioni di un "..." con "..." e ci si chiede perchè! Insomma... bocciato in pieno!

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    ANTONO PAGANO E LUCA PARLABENE

    16/01/2010 11:51:42

    Io è il primo libro che leggo di Daniel Pennac e mi è piaciuto molto, soprattutto la parte finale. Nel leggere questo libro mi sono suscitate molte emozioni ad esempio ansia per conoscere i colpevoli dei omicidi e spaccio di droga e divertimento per le battute del protagonista Benjamin. Ne consiglio la lettura a tutti, sia grandi che adolescenti. ANTONIO PAGANO Il libro che ho letto "La fata carabina" di Daniel Pennac mi è abbastanza piaciuto per il suo mistero e suspance nelle vicende riguardanti droga e omicidi. Mi ha sorpreso la capacità del narratore di creare un intreccio di vicende e situazioni che mi hanno appassionato fino al finale; a sorpresa. La storia della piccola città di belleville in cui delle vecchiette vengono uccise da mano sconosciuta e dei vecchietti vengono drogati da dei funzionari del comune mi ha interessato a scoprire il colpevole.La cosa che mi ha interessato di più è stata la vicenda, complicata fino alla fine. Lo consiglio atutti i giovani. LUCA PARLABENE

  • Leggendo la trama del libro ci sbalordiva l'idea che alcuni vecchi parigini potessero spacciare droga e che alcune vecchiette venissero uccise, infatti il libro si apre con l'uccisione di un poliziotto. Così, amanti del genere, ci siamo immersi nella lettura. Secondo noi sono presenti due storie che con il passare del tempo si intrecciano, convergendo in un'unica indagine terminante in un finale a sorpresa. Ricco di suspance e di colpi di scena, il libro è a volte caratterizzato da un linguaggio difficile e volgare. Comunque sia il testo ha conservato le nostre attese e ci ha soddisfatto. I personaggi sono attuali mentre le azioni (soprattutto quelle dei vecchi) non sono molto conformi alla realtà. Consigliamo quindi la lettura del libro ai giovani e agli amanti del genere giallo.

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    Nicolò Cappelloni

    16/01/2010 10:48:33

    Questo è il primo libro che leggo di Daniel Pennac e non mi è piaciuto moltissimo, solo nell'ultima parte c'è un po' di movimento dove vengono scoperti tutti i colpevoli, in tutta l'altra parte del libro ci sono noiosissime e ripetitive indagini con le quali il commissario Pastor cercava di risolvere l'intrigato mistero pieno di vicende che convergono tra di loro e coinvolgono incredibilmente vecchietti drogati e corrotti; il linguaggio usato è medio e spesso ci sono anche delle parolacce. Consiglio la lettura solo agli amanti del giallo perchè nella parte iniziale e centrale tutte quelle indagini sono veramente noiose.

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    Alessandro longo

    16/01/2010 10:48:11

    Il libro di Daniel Pennac ''La fata carabina'' non mi è piaciuto perchè ho avuto molta difficoltà nel capire lo scopo e le funzioni dei personaggi, dal momento che comparivano di seguito.Nei primi capitoli sono riuscito bene a stare ''dietro'' la storia, ma andando avanti ho cominciato ad annoiarmi e non sono riuscito a continuare con la lettura ed ho avuto problemi di comprensione anche dal fatto che tratta un argomento inesistente, irreale. E' una lettura molto impegnativa dovuta anche dal tipo di scrittura che la rende lenta e difficile. Non ho nemmeno finito di leggere il libro, è un genere di scrittura che a me non piace affatto.

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    Mattia Traballoni

    16/01/2010 10:45:50

    Per me è il primo libro di Daniel Pennac che leggo, non mi ha convinto molto la storia di questo libro perchè si basava quasi sempre su indagini e sospettati. Poi non ce mai neanche stata una svolta inaspettata durante la storia quindi era anche abbastanza noioso, solo il finale è un finale bello e sorprendente, insomma da questo libro mi aspettavo molto di più anche perchè il genere nero a me piace.

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    matteo ciuffetti

    16/01/2010 10:43:17

    Il libro la "LA FATA CARABINA" non mi ha per niente coinvolto, l ho trovato molto noioso, complesso e a mio giudizio la trama di questo libro non è reale e poco chiara.Per me il ritmo del racconto è molto lento, poco fluido e l'ho letto controvoglia, tanto per farlo, perchè a me piace leggere libri e immedesimarmi nei personaggi, e con questa lettura non ho potuto farlo perchè non ho trovato un personaggio che mi rispecchiasse veramente. Non ho finito di leggerlo e sinceramente non lo riaprirò perche per me non ne vale la pena!.

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    Batalocco Edoardo

    16/01/2010 10:42:48

    Il libro "LA FATA CARABINA" non mi è piaciuto. Tratta un'argomento che qui in Italia non ha propio valore, non si è mai visto un vecchietto di 70-80 anni che va in giro per la città e si fa le "PERE"! E'propio un argomento infondato; un altra cosa che non mi ha convolto è tutto il discorso sulla Polizia, è molto noioso e poco eccitante,non incalza il lettore. Secondo il mio parere del tutto personale ci vorrebbe un pò più di azione, uno scorrimento delle vicende abbastanza veloce e più suspense. Con questo non voglio dire che è un pessimo libro a me personalmente non piace l'argomento di fondo, ma il lessico, è di livello medio-alto e usa termini giovanili, che aiutano il lettore a capire la storia. Lo consiglierei a gli amanti dei Gialli, perchè è molto simile a quel genere.

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    Migliaccio Maria Rosaria

    16/01/2010 10:40:52

    La fata Carabina è un giallo con una sorte di ironia di Daniel Pennac. Ha come tema principale il mondo della droga che trascina innocenti vecchietti del quartiere parigino di Belleville. Iniziano ad accadere fatti strani tra omicidi e diffusione di stupefacenti in età avanzata. Il principale indagato è l'innocente protagonista Benjamin Malussène, capro espiatorio dei Grandi Magazzini, fratello maggiore di una numerosa famiglia composta da fratelli, sorelle, una madre in dolce attesa e quattro vecchietti ospitati in casa. Mi ha colpito molto il personaggio di Julie de Corrençon, la ragazza giornalista di Benjamin; stimo molto il suo coraggio ed il suo massimo e totale impegno, è sempre pronta a tutto per scrivere un buon articolo, senza preoccuparsi di ciò che potrebbe capitare. La storia è surreale e originale come i suoi personaggi, ognuno con un carattere particolare e interessi diversi. Colpisce molto la bontà della famiglia di Benjamin nell'ospitare vecchietti per tenerli lontani dal mercato della droga. Il titolo mi è saltato subito all'occhio, originale come la metafora della fata che trasforma i tizi in fiore. La parte che più mi è piaciuta del libro è quella in cui Benjamin crede che la sua Julie è morta, siccome mi ha intenerito molto la sua reazione, cioè quella di correre all'infinito senza meta. Trovo che questo sia un buon libro, pieno di personaggi che, tra principali e secondari, inizialmente mi hanno confuso un po' le idee. Pur essendo un buon libro non mi ha molto trasportato perché a mio parere il lettore è poco coinvolto nel corso delle indagini.

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    Chiara

    16/01/2010 10:38:50

    Di solito mi piace leggere, ma questo libro non mi è piaciuto, ho iniziato a leggerlo ma poi ho smesso perchè la storia non mi appassionava più di tanto. Non capivo il senso di tutti quei giri di parole e di conseguenza non riuscivo a seguire la storia, non riuscivo a immedesimarmi nei personaggi. Per quello che ho letto, il libro non lo consiglierei a nessuno.

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    Laura Biondi

    16/01/2010 10:38:18

    Di libri non ne leggo molti...e questo è sicuramente il primo di Pennac; è carino per la sua diversità, anche se l'intrecciarsi delle storie e i nomi strani dei personaggi, mi hanno un po' confusa! Complessivamente però l'idea della droga, e ancor più degli spacciatori, drogati e anche assassini, che a prima vista sono solo innoqui vecchietti, è la cosa che mi è piaciuta di più! Consiglio di leggerlo perchè è comunque una storia interessante che colpisce.

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    Cecilia

    16/01/2010 10:36:36

    Questo libro mi è stato consigliato dalla mia prof. di italiano, non mi è piaciuto. Mi annoia sopratutto le prime pagine, usa troppi giri di parole per arrivare ad esprimere una situazione, ed è proprio in quel momento che si perde il filo del discorso. Non sono riuscita a continuarlo, sembrava una costrinsione, un obbligo.

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    Giulia Ceccarelli

    16/01/2010 10:35:20

    La storia non mi ha coinvolto molto anche perchè a mio parere ha troppi giri di parole e descrizioni nelle quali il lettore perde la concentrazione e automaticamente il filo del discorso. Devo dire che il titolo ispirava molto ma il racconto lascia un po' a desiderare. I nomi dei personaggi sono complicati e non si riesce a riconoscerli. Mi ci è voluto un po' per leggerlo perchè non mi ha preso, però ho voluto finirlo a tutti costi per poter conoscere tutta la storia e per vedere se alla fine valeva la pena o no di leggerlo. Comunque una cosa mi ha divertito, cioè il fatto degli anziani che si drogano, è una cosa simpatica da vedere.

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    Alessia

    16/01/2010 10:35:16

    Non è un granchè, la storia è intricata, i personaggi troppo strani e irreali. In alcuni paragrafi non si riesce a tenere il filo del discorso, in altri ti confonde a tal punto da farti pensare di non averci capito niente fin dall'inizio. Sono arrivata alla fine del libro solo perchè era un compito da fare. Non mi ha mai coinvolto. Non lo consiglierei a nessuno. Posso solo dire che se lo scopo dello scrittore era divertire, in alcuni passi ci è riuscito. Io amo leggere, ma questo libro è stata una delusione.

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    valentina

    16/01/2010 10:33:58

    La storia inizialmente non mi ha appassionato molto, ma dopo alcuni capitoli mi ha incuriosito. In certi punti era misteriosa ma allo stesso tempo anche noiosa, perchè c'erano troppi pensieri e descrizioni abbastanza lunghi che mi distoglievano da ciò che stavo leggendo. La lettura mi è risultata anche un po' difficile, per i discorsi contorti che certe volte non riuscivo a capire. Ma sostanzialmente il contenuto mi è piaciuto per l'originalità.

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    Giulia Burnelli

    16/01/2010 10:33:24

    Non avendo mai letto un libro di Daniel Pennac, quando mi è stato proposto, non sapevo a che genere di romanzo andavo incontro. Ho trovato "La fata carabina" una storia molto noiosa, non mi ha trasmesso niente e non sono riuscita ad immedesimarmi nei personaggi, come invece faccio nei libri che mi interessano. A un certo punto non provando interesse per il romanzo ho smesso di leggerlo, poichè non c'era motivo per andare avanti.

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    Kiara88

    12/06/2009 11:28:07

    E' il primo libro che leggo di Pennac e per il momento non credo che ne leggerò altri...Non fraintendetemi, si tratta sicuramente di un buon libro, dalla prosa ironica e molto particolare a causa degli innumerevoli intrecci presenti. E' solo che non so dire che genere di romanzo sia...Una specie di giallo che però va avanti da solo e non coinvolge il lettore nella risoluzione del mistero (non come Agatha Christie per intenderci...). Inoltre in alcuni passi era piuttosto lento. Mi sento di dare al libro un giudizio medio...

Vedi tutte le 63 recensioni cliente
PENNAC, DANIEL, La prosivendola, Feltrinelli, 1991
PENNAC, DANIEL, La fata Carabina, Feltrinelli, 1992
PENNAC, DANIEL, Il Paradiso degli orchi, Feltrinelli, 1991
recensione di Bert, G., L'Indice 1993, n. 5
(recensione pubblicata per l'edizione del 1992)

Dovrei presentare in poche righe ben tre romanzi di Daniel Pennac. Un problema? Figuriamoci: l'autore stesso lo esclude: "È così facile raccontare un romanzo. Qualche volta bastano tre parole"...
Eh no, monsieur Pennac; non sempre almeno. Non per i vostri romanzi. Tre parole? Vediamo: Benjamin Malaussène, responsabile di una nidiata di fratelli minori (stessa madre, padri diversi), mantiene questa caotica famiglia (più un grosso cane, bastardo anche lui) con una curiosa professione: Capro Espiatorio. In ognuno dei tre romanzi (che sarebbe meglio leggere in ordine cronologico), Malaussène è coinvolto in una situazione drammatica, in un thriller: bombe nei grandi magazzini, vecchiette armate di P38 che sparano e uccidono, romanzieri killer, storie di droga, politici assassinati... Ligio al suo status di capro espiatorio, l'innocente Benjamin rischia ogni volta di pagare per gli altri. Finali rigorosamente a sorpresa. Ecco. Ho "raccontato" i romanzi: "Il Paradiso degli orchi", "La fata Carabina" e "La prosivendola". E adesso? Siete stimolati a leggerli, disincantati e colti lettori dell'"Indice"? Come trasmettere in cento (altro che tre!) parole il divertimento, l'ironia, la malinconia, la paura, la rivolta, la tenerezza, la fantasia che mi hanno commosso? Eppure ha ragione lui, Pennac. Raccontare un romanzo non significa riassumere un romanzo. Si può raccontare "Gargantua", "Don Chisciotte", "La Princesse de Clèves", o magari "Zazie dans le métro", "Les fleurs bleu"; si possono raccontare film come "Monsieur Hulot" o "La mia notte con Maud"... Quanto a riassumerli, però...
Si può raccontare una storia come se fosse la realtà; e si può raccontare la vita come fosse un romanzo (SaintSimon e Chateaubriand insegnano...): questo è un tema sempre presente nel Pennac narratore, tema che diviene esplicito in "Comme un roman*.
Proprio questo percepire la vita anche "come un romanzo" introduce un elemento di ordine nella caotica esistenza di Malaussène e dei suoi fratelli. I racconti serali che segnano il passaggio dei ragazzi attraverso l'infanzia e l'adolescenza sono dapprima pura invenzione di Malaussène, sarà in seguito il vecchio e misantropico ex libraio Risson a raccontare "Guerra e pace", coinvolgendo i giovani ascoltatori nella storia esattamente come se narrasse fatti reali, vivi, ricchi di autentica e condivisa emozione. L'ultimo narratore sarà il vietnamita Thian, ma lui racconterà avvenimenti a cui tutti : - quanti hanno preso parte, cioè la realtà, e la trasformerà in romanzo: "La fata Carabina", appunto. Perché Pennac ama davvero e profondamente il romanzo: un amore dichiarato in ogni pagina della "Prosivendola". Quello che lui vuole comunicarci è proprio il piacere, la gioia della lettura; non il dovere, il fatale "bisogna leggere", con cui genitori ed educatori eliminano quella gioia, spesso per sempre.
Già: il dovere, l'ordine, il metodo. L'analisi del testo. Le continue interruzioni "educative" ("Hai capito bene? Cosa significa esattamente questa parola? Quando si svolge l'azione? Chi era, storicamente, il protagonista? Hai notato l'ironia? Hai colto la citazione?"...). Il rifiuto di tutto questo è un altro tema ricorrente in Pennac; l'ordine è immobile, glaciale: l'ordine è la morte. La morte del piacere, della scoperta della curiosità, della fantasia, dell'interpretazione, della libertà. Nell'ordine tutto è previsto e prevedibile. "Devi leggere", "devi capire"... Che c'entra questo con l'amore? Si può dire "devi amare"?
L'ordine, in ultima analisi, è di destra. È il poliziotto "Frontalmente Nazionale" della "Fata Carabina", che non è lepenista in quanto razzista (il razzismo è irrazionale e pertanto disordinato), ma è razzista in quanto "Frontalmente Nazionale": logica, ineluttabile conseguenza di un pensiero razionale e ordinato... Ma neanche un poliziotto lepenista può controllare il Disordine: esso gli apparirà una volta per tutte nelle vesti di una vecchietta armata di P38... L'impensabile, l'imprevedibile, il Caos.
L'ordine è il pazzo della Prosivendola che, rinchiuso in un manicomio criminale modello, scrive e scrive romanzi glaciali e morti, ispirandosi a enciclopedie, a dizionari, alla collana "Que sais-je?"... Una volta tornato nel mondo reale, non riuscirà più a raccontare niente: la vita autentica è troppo disordinata per essere descritta... Ordine è anche il politicante fascista che, in nome del "realismo liberale" (contrapposto al realismo socialista, piuttosto ordinato anche quello, peraltro) immagina storie di capitani d'industria vittoriosi e di imprenditori potenti e dominatori.
L'ordine è il grande magazzino del "Paradiso degli orchi": è proprio per mantenere quell'ordine che Malaussène fa il Capro Espiatorio. Allorché qualche acquirente si presenta all'Ufficio Reclami (potenziale elemento di disordine!), Benjamin viene trascinato davanti a lui, indicato come il solo responsabile del danno riscontrato e licenziato in tronco. Il suo compito è quello di piangere, di commuovere l'acquirente, così da convincerlo a ritirare il reclamo. Capro espiatorio, come si vede, è colui che si fa carico del disordine e quindi delle relazioni, delle emozioni, in una parola della vita. E disordine è l'intera famiglia Malaussène: famiglia senza padri, con una madre quasi sempre in fuga amorosa, che torna a casa invariabilmente incinta, partorisce un figlio e scompare di nuovo. Disordine è il mondo multirazziale di Belleville, una Belleville simbolica, dove francesi, arabi, kabili, berberi, senegalesi, vietnamiti, cinesi convivono in un magma vitale. Niente razze pure: tutti meticci, variamente incrociati, con occhi, capelli e pelle dei più svariati colori. Culture che si intrecciano in modo apparentemente caotico. Il nero Loussa impara il cinese; lo jugoslavo Stojil traduce Virgilio in serbo-croato... Belleville, come figura del mondo moderno: la Geografia rassegnata alla Storia, come dice un vecchio anticolonialista nella "Fata Carabina". Disordine è anche lo strano, intenso, difficile amore tra Benjamin e la giornalista Julie, tra la Giovanna d'Arco delle cause impossibili e il Capro Espiatorio...
Disordine, certo: ma, in qualche modo, ordinato. Non il caos, insomma; non quello che oggi si definirebbe il casino più totale. Piuttosto una incarnazione moderna della rabelaisiana abbazia di Thélème, dove il motto "Fay ce que vouldras", "Fa ciò che vuoi" è segno di volontà, di libertà, di piacere condiviso, non di casualità o di legge della giungla. "Fa ciò che vuoi" si contrappone al mortale "fa ciò che devi" e all'infantile, autodistruttivo "fa quel che ti salta in mente". Un ordinato disordine: questa, per Pennac è la vita; di qui nasce il piacere come la sofferenza. Qui hanno origine la libertà e la saggezza. Pennac, un Montaigne per adolescenti: tenero e ironico, sensuale e pragmatico, capace di coniugare piacere ed etica, di amare la vita con profonda intensità ma anche con il giusto distacco. Un autore che sa parlare a chi si trova, come lui stesso dice, "tra due mondi, avendo perduto il contatto con ambedue", quando "si vorrebbe essere liberi e ci si sente abbandonati".
  • Daniel Pennac Cover

    Romanziere francese. Figlio di un ufficiale dell'esercito francese, dopo un'infanzia in giro per il mondo, tra Africa, Europa e Asia, si stabilì definitivamente a Parigi.Professore di lettere in un liceo parigino, dopo aver esordito con alcuni romanzi per ragazzi tra cui Abbaiare stanca (1982), L’occhio del lupo (1984) – genere cui ritorna con il ciclo del giovanissimo ispettore Kamo (Kamo. L’agenzia Babele, 1992; Kamo. L’idea del secolo, 1993) – si è conquistato un pubblico di fedelissimi tra i lettori adulti con i romanzi Il paradiso degli orchi (1985) e La fata Carabina (1987) che innestano sulla struttura del romanzo poliziesco una galleria di personaggi bizzarri e uno humour dirompente che sfiora l’assurdo. Le avventure di Benjamin Malaussène,... Approfondisci
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