Fattacci. Il racconto di quattro delitti italiani

Vincenzo Cerami

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2006
Formato: Tascabile
In commercio dal: 21/07/2006
Pagine: 235 p., Brossura
  • EAN: 9788804559702
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    zombie49

    19/06/2015 10:15:08

    Il libro rievoca quattro fatti di cronaca nera, avvenuti a Roma negli ultimi trent'anni del ventesimo secolo. Cerami ricorda gli atti processuali, la descrizione dei crimini con le parole degli imputati e dei testimoni, ma anche i tratti psicologici e le situazioni ambientali che portarono assassini e vittime al loro tragico destino. Pur riportando fedelmente gli eventi, l'autore dà una sua interpretazione morale, lasciando capire che anche le vittime hanno spesso dei torti, anche gli assassini ragioni. Il confine tra una vita normale e il crimine è sottile, basta un passo x superare quel limite invalicabile che non consente ritorno. Il male è in agguato e può colpire ciascuno di noi, o chi ci cammina accanto. Certo il libro non è un capolavoro di letteratura, sono storie che potrebbero apparire sulle pagine di un rotocalco, ma intrigano perché risvegliano la parte oscura che è in noi, il sadico primitivo attratto dal sangue e dal delitto, purché non ci riguardi direttamente. Comune denominatore dei quattro fattacci è il rapporto tra vittime e assassini, legati fra loro da un morboso rapporto sadomasochistico. Diverse però le implicazioni morali: nei casi del canaro e del nano gli uccisi sono più spregevoli dei loro carnefici. Il movente è la vendetta di persone umiliate, soggiogate, ricattate attraverso un ambiguo rapporto di dipendenza psicologica o sessuale, in un ambiente di degrado e sottocultura urbana. Meno coinvolgente è la storia del boia di Albenga, un assassino sadico con evidenti turbe psichiche, sullo sfondo di un'Italia in cui tradimento e abbandono del tetto coniugale erano ancora reato. Nella vicenda dei marchesi Casati il movente e il delitto sono banali, colpisce invece la deviata sessualità della coppia, in un ambiente ipocrita e chiuso, dove tutto si può ottenere con il denaro.

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"Ma perché una persona tranquilla dovrebbe essere tentata dalla tragedia? Questo mistero rimane lì, come un monolito, compatto e insondabile."
La parte narrativa del libro è preceduta da una decina di pagine di prefazione dell'autore: non saltatele. Sono indispensabili per comprendere le motivazioni che hanno portato Cerami a realizzare questo testo, basato su narrazioni apparse tempo fa sul quotidiano romano "Il Messaggero".
Non si tratta di semplici storie, ma di veri e propri scandagli che affondano in una parte dell'animo umano difficilmente visibile, spesso totalmente nascosta, ma che può affiorare all'improvviso, senza lanciare segni premonitori di sorta.
Quattro storie prese dalla cronaca e riportate sulla pagina come racconti veristi, come romanzi pulp, come fredde immagini di "nera".
Si esordisce con la Magliana de "La vendetta del canaro", drammatica storia in cui l'assassino uccide un ex pugile, classico bullo di quartiere, in modo talmente feroce, spinto da uno spirito di vendetta covato da anni, da non trovare simili delitti sui manuali di criminologia. In uno scenario di degrado ambientale, civile, morale si svolge una vicenda esemplare come può esserlo un omicidio maturato in un luogo senza speranza, in una parte di Roma talmente differente dagli storici quartieri dei palazzi signorili, dei monumenti, dei musei e delle vestigia antiche, da non parere nemmeno Roma, da non sembrare neppure una città occidentale, fuori addirittura dal Ventesimo secolo. E il processo, la condanna, la pena (24 anni e dieci mesi di reclusione) sono solo elementi secondari, non scalfiscono la sicurezza con la quale l'assassino ripete di non essere pentito per quello che viene considerato il delitto "più crudele in tutta la storia della criminalità italiana".
Altro sfondo per la seconda storia, le cui quinte, tuttavia non si discostano molto da quelle che accompagnavano il macabro spettacolo dell'omicidio precedente. Disagio, ignoranza, mancanza di affetto, di una solida famiglia, di danaro... infinite le cause che si sommano e portano all'evolversi di un rapporto tra tre persone, due ragazzi (Samantha e Armando) e un adulto cui la vita ha regalato infelicità e solitudine con la sua menomazione fisica: il nanismo. Quando questa infelicità si trasforma in rancore verso la società e gli altri, in vendetta vissuta sotto forma di plagio di personalità modeste, come quella di Armando (a cui tuttavia lo lega anche un affetto morboso, un rapporto difficile e complesso), può portare molto in là, fino alla morte.
La stessa morte che si nasconde dietro la facciata di una semplice, borghese storia di coppie e tradimenti: la morte di Carla Gruber, profuga di origine jugoslava, moglie e madre di tre figlie, innamorata perdutamente di un amico di famiglia, Luciano Luberti, a sua volta sposato, battezzato durante la guerra "il boia di Albenga". Luberti nel dopoguerra aveva subito una condanna all'ergastolo per le atrocità commesse, ma varie manovre giuridiche trasformarono la condanna di fatto in libertà.
Carla se ne innamora e scappa con lui per vivere in un appartamento al Portuense, dove verrà trovata dalla polizia cadavere, uccisa con un colpo di pistola. Il proseguo delle indagini rivela una situazione ancor più complessa in cui si inseriscono altri amanti, altre sconcertanti verità e ipotesi legate persino alla strage di piazza Fontana e alla morte di Armando Calzolari. Ma "in Italia è forse più facile arrivare alle verità misteriose di una psiche che a quelle delle trame politiche e delle stragi". La fine della storia vede Luberti, militante del Fronte Nazionale, condannato all'internamento per due anni nel manicomio di Aversa essendo affetto da paranoia e non potendo quindi essere processato per un omicidio commesso in stato di malattia. "Una nota a piè pagina è comunque indispensabile: il professor Aldo Semerari, il principale dei periti, altri non era che il famoso criminologo fascista che più tardi morirà a Napoli". E di Luciano Luberti, ormai libero da molti anni, non si sa più nulla.
Ben altro sfondo, differenti motivazioni e minori giustificazioni di carattere sociale, rispetto particolarmente alle prime due vicende, accompagnano la drammatica storia che chiude il volume. La storia di un matrimonio idilliaco, una situazione apparentemente dorata e privilegiata, una di quelle realtà che suscitano l'invidia e la curiosità dei lettori di rotocalchi rosa. La storia di una cenerentola, Anna Fallarino, bellissima ma non ricca, che scala lentamente la piramide sociale sino al matrimonio col marchese Camillo Casati Stampa di Soncino. Ma non vissero sempre felici e contenti, perché dietro questa invidiabile facciata si nascondeva una difficoltà di rapporto espressa dalla ricerca di emozioni sessuali molto diverse dal comune. Forse, tuttavia, così sarebbe andato avanti il rapporto, con gli amanti di lei procurati da lui, se Anna non si fosse un giorno scelta personalmente un altro uomo, facendo scattare non più l'eccitazione, ma la gelosia del marito. Sino alla strage.
Un così breve riassunto delle vicende può solo indicare quali siano le tematiche affrontate nel lavoro di Cerami, ma non può sottolineare la sua grande capacità di sintesi, di narrazione e l'affresco di una società strisciante nelle periferie come nei quartieri alti, fatta da un'umanità infelice e insoddisfatta, vessata e vendicativa. Per conoscerla bisogna leggere Fattacci.

di Giulia Mozzato