La fattoria dei malfattori

Arto Paasilinna

Traduttore: F. Felici
Editore: Iperborea
Collana: Narrativa
Anno edizione: 2013
Pagine: 352 p.
  • EAN: 9788870915235
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Recensioni dei clienti

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    missfarfalla

    22/12/2015 10:31:37

    Come Mara, anch'io non so perché continuo a comprare libri di Paasilinna, per poi restare invariabilmente delusa e non riuscire neanche a finirli. Forse perché le premesse(e promesse)sono buone: sulla carta, gli ingredienti per dei romanzi lievi, ironici e un po' surreali ci sono tutti. Ma poi... Macchè. Ho resistito fino a metà sforzandomi di seguire una trama inverosimile, incredibilmente debole e sempre più puerile dicendomi che era voluta, che era un gioco, un divertissement; finchè il tanto è diventato troppo. Decisamente troppo. Rinuncio a dedicare altro tempo ad un pasticcio basato su fondamenta d'argilla (il soggetto) e costruito peggio (personaggi senza alcuno spessore psicologico, piatte figurine di carta stereotipate -la bella agronoma, la donna fatale e misteriosa, il pilota con un passato losco- adatte si e no a far giocare un bambino; e descrizioni imbarazzanti, dove -tanto per dirne una- per comunicare emozione e pathos non si trova di meglio che usare una frase banalissima ma mettendoci un bel punto esclamativo al fondo). La sola cosa che ammiro è la costanza dello scrittore, che è riuscito ad andare avanti per circa 300 pagine, come se ci credesse davvero. Basta: con tutti i libri splendidi che esistono al mondo e che varrebbe la pena di leggere, aver dedicato alcune ore a questo è stato uno spreco di tempo e di energie; a volte persino un'offesa all'intelligenza. Per inciso: se si amano gli scrittori un po' surreali, con una vena di umorismo sfrenato intrecciata a una scrittura strepitosa e capace di momenti di inaspettata poesia, di lampi di verità che toccano il cuore e pura, vera bellezza, per fortuna al mondo esiste una meraviglia come il nostro Stefano Benni (soprattutto fino qualche anno fa). E un po' sotto anche il grande Pennac della saga Malausséne. O, se volete rimanere sugli scandinavi -più sotto le righe, lievi, un po' lunari, con una vena di garbata follia- fate un tentativo con Erlend Loe (Vita con l'alce o Tutto sulla Finlandia).

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    TINA

    17/09/2014 17:18:56

    Purtroppo questo libro mi ha un po deluso. Rispetto agli altri, manca di quel sottile senso dell' hiumor che tanto mi piace di Paasilinna. Il fatto che la storia sia del tutto inverosimile, per chi lo conosce è irrilevante, anzi fa parte del suo stile.

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    luciano

    29/08/2014 18:50:57

    Nella fattoria della Palude delle Renne, che si trova nella Lapponia occidentale, si pratica la coltivazione biologica; c'è anche una vecchia miniera di ferro dismessa; nelle sue profondità e nei suoi cunicoli vengono coltivati funghi. La mano d'opera è a costo zero e viene reclutata forzatamente, mediante sequestro e illegalmente, tra i malfattori che sfuggono alle maglie della giustizia e del carcere. Ilona Karmeskallio, che dirige con pugno di ferro la fattoria, ha incaricato il suo tuttofare Kasurinen a raccattare questi criminali in libertà e sbatterli in miniera a coltivare funghi per qualche settimana o magari qualche mese. Ilona riesce a far rapire e a fare lavorare nella fungaia una decina di industriali che lei considera dei criminali. " Gli industriali imprigionati erano ai suoi occhi l'incarnazione del capitalismo selvaggio, di uno sfruttamento senza se e senza ma che mirava a fare man bassa delle già scarse risorse economiche nazionali per farne moneta di scambio con l'estero. Esisteva a questo mondo anche una sola persona degna di uno stipendio di centinaia di migliaia di marchi? Con tutti i loro bonus aziendali, i dirigenti delle grandi imprese si intascavano ogni anno milioni che poi dilapidavano in lussi e bella vita: ecco cosa aveva portato il paese sull'orlo della bancarotta!" e ancora: "Ilona citò studi scientifici che dimostravano che ogni anno la disoccupazione di massa provocava più o meno indirettamente trentamila decessi e infliggeva ad almeno la metà della popolazione incalcolabili e indicibili sofferenza...Comunque sia, un estenuante lavoro manuale di un paio di settimane non può far altro che bene a quei signori. Gli ricorderà almeno un po' la realtà della vita.". Sante parole! Per questo l'autore si merita il voto massimo e la lode.

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    Alessandro

    25/08/2014 11:49:05

    Primo libro che leggo di questo autore....libro noioso con trama piatta. L unica cosa bella del romanzo é il titolo.

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    Gianfranco

    05/08/2014 10:00:48

    Tranne qualche spunto divertente, a tratti è anche noioso.

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    Mara

    04/01/2014 13:17:52

    Paasilinna mi ostino a leggerlo (e a regalarlo), ma rimango sempre più delusa. Di questo libro mi limito a dire solo questo: l'avventura-fuga della coppia (dopo un incidente aereo) nelle lande sconfinate dell'Artico richiama uno dei primi libri ("Prigionieri del Paradiso"), ma c'entra poco con tutto il resto: sembrerebbe messa lì per raggiungere il numero di pagine sufficiente. Attribuire poi alla "favola" un significato sovversivo di contestazione del welfare scandinavo (anche penitenziario) mi pare francamente un po' troppo. Prendiamola come una favola (decisamente assurda e inverosimile, ma le favole possono esserlo) e non chiediamo di più. Dove posso trovarmi in sintonia con il libro è in qualche passaggio ironico dedicato al "bravo maschio finlandese", rude e valoroso, molto bravo con l'ascia e non solo. Immancabili poi, come in molti libri di Paasilinna, i ministri del culto luterano, con i quali deve avere qualche conto in sospeso.

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Che bello ritrovare Paasilinna!
Bellissimo prendere in mano il suo nuovo romanzo pubblicato da Iperborea (anche perché in lingua originale vi sfido a leggerlo...!) e incontrare ancora quel Paasilinna che conosci: originale, ironico, sorprendente, che ti racconta un'avventura inaspettata. Posso dirlo con sincerità? Gli ultimi due titoli usciti in Italia avevano un po' raffreddato l'entusiasmo dei lettori affezionati. Belli, sì, questo è innegabile, ma non all'altezza del Mugnaio urlante, de L'anno della lepre o del Miglior amico dell'orso.
Così, speranzosa ma titubante, entro nella Fattoria dei malfattori e apro la porta su quel mondo nordico, gelido e spiazzante cui siamo ormai abituati. Eccoli qui i suoi rubizzi e stravaganti protagonisti sempre in bilico tra normalità e follia, incoscienti e sentimentali. Ben ritrovati! Già un ispettore di polizia che per svolgere le sue indagini si "travesta" da ispettore bio è un'idea niente male. Sulla suddetta fattoria e sulla sua proprietaria, Ilona Kärmeskallio, girano voci strane. Dietro l'apparente calma e serenità dell'azienda agricola biologica nel cuore della Lapponia, sembra si nasconda un'attività per lo meno poco chiara. Così dicono: si deve capire se si tratti di voci fondate o meno.
Per questo Jalmari Jyllänketo, ispettore capo dei servizi segreti finlandesi, veste i panni di ispettore bio (pur sapendo poco o nulla di coltivazioni biologiche, concimi naturali e allevamento non intensivo) e si introduce, con la scusa di una serie di verifiche ufficiali, in quella comunità. Le prime giornate saranno tranquille e l'impressione generale del nostro ispettore sul luogo alquanto positiva. Poi, molto lentamente, avvengono strani episodi: sensazioni? suggestioni?
Nella fattoria si coltivano anche funghi, in una miniera abbandonata, a molte centinaia di metri sotto terra. Nulla di strano: i coltivatori sembrano contenti, l'ambiente di lavoro è faticoso, opprimente e umido, ma dignitoso. Solo un'allucinazione uditiva, dunque, quelle urla sentite risalendo in ascensore dalla profondità delle grotte verso la superficie?
E per quale motivo l'ex deputato Kauno Riipinen e il vescovo Henrik Röpelinen si ritrovano a sarchiare piante di salvia proprio qui? Esclusivamente per la gentilezza e l'ospitalità e il piacere di una settimana di vacanza-lavoro lontano dalla frenesia quotidiana? E perché, ancora, rifornirsi di semplice farina di pesce in un lontano stabilimento industriale immenso e squallido in Norvegia portando indietro sacchi pieni, ma anche un pericoloso incendiario?
Che dire poi di quel contadino defunto e sepolto nel cimitero della fattoria. Innocuo, lavoratore, brava persona? Ma quando Jyllänketo solleva il coperchio della bara e osserva il cadavere - "un cadavere con una faccia da forca" - è certo di aver già visto quell'uomo: "un poliziotto non la dimentica una faccia del genere"...
"Tutti gli eventi sembravano seguire un copione già scritto, Non era normale, la vita vera non filava mai così liscia. Quel posto e quella gente lo lasciavano sempre più perplesso, e così decise di rimanere per continuare le indagini." Indagini che lo porteranno, anzi, ci porteranno a scoprire ciò che davvero nasconde quella fattoria (intuibile sin dal titolo): paradiso e inferno, condanna e redenzione, ma anche tanto, tanto divertimento... per noi!

A cura di Wuz.it