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Mauro Corona

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2015
Pagine: 93 p. , Rilegato
  • EAN: 9788804661146


Senza grandi giri di parole Mauro Corona ci inchioda alle nostre responsabilità. Ci invita a riflettere, lanciandoci un monito che, alla luce dei recenti avvenimenti legati agli sbarchi dei migranti, si fa ancora più severo e urgente.

“Nessuno si chiami fuori dalla scomparsa del Bambin Gesù”. Inizia come una vera e propria invettiva l’ultima “anti-fiaba” scritta da Mauro Corona. Un personaggio che i lettori italiani hanno imparato a conoscere grazie al suo amore incondizionato per i boschi e al suo impegno per mantenere i luoghi in cui è nato e cresciuto incontaminati. Il suo paese in provincia di Pordenone, Erto, è diventato negli anni un luogo mitico in cui le voci del bosco hanno preso vita attraverso le pagine di uno scrittore capace di affabulare, coinvolgere, creare mondi fantastici. Per Mauro Corona, però, schierarsi dalla parte della natura significa anche combattere contro l’uomo e le sue costruzioni non solo materiali, ma anche e soprattutto sociali. È così che la critica diventa invettiva e le fiabe diventano veri e propri atti di accusa verso coloro che hanno tradito lo spirito della natura.
Il Natale dovrebbe ispirare una fiaba intrisa di buoni sentimenti, questa invece è una fiaba gelida, nata dalla morte dell’umanità, dalla fuga di Gesù dal presepe. Si tratta in qualche modo del seguito, o di una nuova chiave di lettura, del racconto Una lacrima color turchese (Mondadori, 2014), in cui all’improvviso la notte di Natale tutte le statuine dei Gesù Bambino spariscono. Un Cristo metaforicamente in fuga non dal Re Erode ma dalla furia del mondo intero.
Questa volta la “parabola di Natale senza luci” è l’esatto contrario della precedente: stavolta le statuine nei presepi sono improvvisamente raddoppiate. Nelle mangiatoie del nostro immaginario paesino di montagna, ma anche negli altri Presepi del mondo, la gente ha trovato due Bambin Gesù, sdraiati vicini nello stesso giaciglio, con le braccia alzate quasi stessero per abbracciarsi, uno di pelle bianca e l’altro color cioccolato.
Un “miracolo” che in breve tempo fa il giro del mondo, scuotendo anche l’animo dei più scettici. Di fronte a questo fenomeno inspiegabile, la reazione della gente è prima cauta, poi scomposta. In base al livello di crudeltà e di razzismo, dichiarato o latente, di ciascuna famiglia, ognuno mette in pratica le azioni più rocambolesche per distruggere una volta per tutte il bambino di colore, senza riuscirci. Ogni volta che qualcuno tenta di nascondere, rompere, far sparire il bambinello nero, quello ricompare.
Una favola di Natale tanto amara non era mai stata pensata, eppure, scrive Mauro Corona, d’ora in poi i racconti di Natale saranno tutti cattivi. Basta neve, campane, angeli e stelle comete. Basta false buone azioni, bisogna dire le cose esattamente come stanno, denunciare l’atteggiamento di chi si finge buono e tollerante, ma solo fuori dalle quattro mura di casa sua. Basta con questa sospensione solo apparente delle ostilità reciproche in occasione del Natale, una sospensione astuta e comoda, che dura solo per le poche ore in cui dura la festa. Basta recite. Mauro Corona dixit.

Recensioni dei clienti

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    cheetah32

    01/11/2016 14.55.37

    Interessante idea per uno scritto definito come favola sulla negatività della società contemporanea, affrontando temi di razzismo, ipocrisia, pochezza, falsità e inefficacia della società nel raggiungere una sostanza, ma perdersi nel fumo. Paradossalmente il racconto si perde a sua volta, girando intorno alla buona partenza e finendo a una debole conclusione che utilizza malamente due colombe “bianche”. Arrivati alla postfazione e all'inutile epilogo, come definito dall'autore, il libro si può vedere come un’occasione persa, uno sfogo ben scritto, di poveri contenuti che cerca di creare una sorta di specchio metaforico del male della società. Bella copertina, non consigliato e non adatto ai bambini.

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    Luca Scarpa

    23/03/2016 18.46.02

    Che straordinaria riflessione sulla falsità della finta amicizia, del finto buonismo sul precipizio nel quale sono caduti i principi basilari dell'essere umano e del convivere armoniosamente e lealmente. Saggezza ed amaro ma brillante umorismo per raccontarci come siamo diventati razzisti, egoisti ed arroganti, fingendo di essere gli amici migliori del mondo. Quello che credo da anni scritto in maniera sublime. Sarebbe interessante leggerlo nelle scuole....

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