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Raffaele La Capria

Editore: Mondadori
Collana: Oscar moderni
Anno edizione: 2016
Formato: Tascabile
Pagine: 238 p.
  • EAN: 9788804670261
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Recensioni dei clienti

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    Paolo

    28/06/2016 15.42.13

    L'estate al mare di Napoli, vissuta come la "bella giornata" che non può finire mai; gli amori che si prendono e si lasciano, tanto domani è un altro giorno; le grandi decisioni della vita sempre rimandate, perché è bello vivere la pienezza dell'oggi; il sole e il mare, la natura, gli amici, il successo effimero di un momento. Poi il tempo passa e presenta il conto. Romanzo struggente sulla giovinezza, sul trascorrere del tempo, sulle occasioni mancate, su una Napoli "foresta vergine" chi ti avviluppa e non ti lascia scampo. Un libro sulla vita di ognuno di noi, melanconico e vero, poetico e bellissimo.

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    cesare

    24/08/2015 16.19.02

    Pubblicato nel 1961, La Capria scrive di Sasà e dei suoi amici e personaggi di Napoli, Capri, Positano, Ischia, dialoghi da bar, , ma soprattutto di donne, di chiacchiere inconcludenti, i vitelloni dell'epoca, conquiste irreali, reali, impossibili, mentre descrive quel mondo scomparso ti piglia un nodo alla gola che stringe l'anima. Ilgenio di un Totò riconosciuto dopo morto : Ritornare ai 20 anni , ricordi e compagni, luoghi scomparsi e risate ed avventure passate. Grande scrittore. 50 anni fa. Pagg.248.

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    Fabio74

    05/10/2014 20.40.03

    Romanzo piuttosto difficile,per lo meno per me semplice lettore,ma scritto in modo sublime e nel quale mi sono spesso immedesimato con il protagonista;anch'io ogni tanto torno nel quartiere dove ho trascorso l'infanzia e al posto del verde trovo il cemento;anch'io ogni tanto torno nella spiaggia della mia adolescenza e il mare non e' piu' quello,l'aria non e' piu' quella...eehhh...ciao a tutti e al prossimo

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    franz

    28/11/2012 17.46.58

    leggere un romanzo a distanza di 51 anni dalla pubblicazione, probabilmente non giova all'apprezzamento. essere napoletani riuscendo a vedere quanto c'è di stereotipato nel ruolo è opera meritoria. ma anche essere romani o varesini o milanesi o...

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    marcello

    30/10/2012 19.41.33

    Mah ! Tutto sto capolavoro ! Non siete un pò esagerati ? Io l'ho letto oggi con un intendimento culturale anche se è di ieri; al di là di uno stereotipato affresco sulle disillusioni di una napoletanità bene di sola facciata fine/dopo guerra non mi ha comunicato. Un pò poco mi sembra ed il periodare sincopato non facilita ma alla fine annoia anche là dove è indubbiamente scritto molto bene e con spiccata profondità

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    Carlo

    14/05/2012 18.36.34

    Autentico capolavoro, capace di risucchiare dall'interno tutta la napoletanità che ciascuno ha dentro di sè, pur non essendo napoletano, com'è il mio caso.Quella napoletanità mutuata sia dalla realtà vera, il collega poi diventato grande amico, il professore universitario, un pò barone ma, soprattutto, grande esperto di caffè, sia da quella mediatica, Eduardo, Erri De Luca... Rimane il mistero di uno scrittore, molto famoso ai tempi della mia adolescenza, negli anni '60, che, a livello narrativo, è rimasto confinato a questo libro e a poco altro.

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    Salvatore Palma

    23/01/2012 07.35.38

    Vincitore del Premio Strega nel 1961, è la storia del giovane napoletano Massimo De Luca ambientata negli anni Quaranta e Cinquanta. Il mare, la pesca subacquea, il circolo nautico, la noia e i ricordi fino al suo trasferimento a Roma. Registro lessicale e sintattico originale e asciutto, trama condita di monologhi, descrizioni efficaci e salti temporali ma lettura non sempre piacevole e qualche volta, addirittura, noiosa. Non sembra essere il capolavoro letterario tanto decantato dalla critica.

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    Bruno Zanin

    03/09/2007 13.44.23

    Raffaele la Capria lo conosco da tanti anni oramai. Portavamo i nostri rispettivi cani fuori e ci incontravamo in strada, a volte davanti a qualche vetrina in via del Gesù, sul portone di casa sua, per cui era inevitabile il salutarci e parlare senza addentrarci in argomenti intimi, si discorreva con la massima cordialità dei nostri animali e del tempo come capita tra vicini. Finché un giorno trovai in una bancarella di libri usati in un mercatino domenicale il suo libro più conosciuto "Ferito a morte" edizione economica e mi dissi: ma sì, vediamo un po' come scrive questo qui. Avevo saputo che era scrittore, ma non l'avevo mai sentito nominare. Oltre a Pasolini e Arbasino conosciuti personalmente sotto i portici della stazione Termini e ai vari Moravia, Morante, Bevilacqua, Soldati, Calvino e pochi altri scrittori resi famosi per fatti di cronaca non conoscevo un granché di letteratura moderna italiana, leggevo la beat generation e i classici a quel tempo. Il libro costava mille lire e lo comprai. Lo iniziai lì sul posto, in quella piazza, seduto in un caffè. Lo ripresi al ristorante e da lì in camera nella pensione in cui stavo, lessi tutto d'un fiato, senza interruzione praticamente. Fu una folgorazione. Spero che lo abbiate letto, altrimenti leggetelo perché è un capolavoro; ve lo consiglio: è compiere un viaggio strordinario accompagnati dalla mano sicura e gentile di un cantore straordinario, un cantore con il cuore caldo e appassionato come lo sono i napoletani in genere, almeno quelli veraci, e la Capria lo è, anema e core, ''Ferito a morte'' è un libro scritto con un pennino d'oro da far venire il fiato corto, la pelle d'oca. Ciò che ha scritto in seguito la Capria, sono aeree acrobazie, trasfigurati volteggi stilistici, salti mortali tra le nuvole, chiare visioni sul precipitare calmo e rovinoso della civiltà tecnologica dei giorni d'oggi,con fondale Vesuvio Capri,l'avvenuta frattura di ogni cosa edificata idee comprese, la banalità e la volgarità erte a maestre di vita.

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    Gaetano

    28/09/2006 13.43.49

    L'occasione mancata...napoli oggi la manca puntualmente!magnifico e importante libro strutturato sui ricordi affioranti senza un'ordine preciso,per mezzo di flashback o flusso di coscienza o come lo si vuol kiamare... giusta l'osservazione di ki, più ke joyce, c'ha visto delle somiglianze con l'urlo e il furore di faulkner! dopo averlo letto ho tempestato i miei genitori di domande sulla napoli di quei tempi...perkè ho come l'impressione ke loro abbiano vissuto una napoli più decente di questa ke tocca a me oggi! la spigola...il sole...gli scogli...il mare...quegli amori da Napoli-Bene ma un pò superficiale, sembrano stereotipi e invece no, sono questi gli elementi ke ipnotizzano, addormentano, e il riskio è di morirci annegati in questo bel mare! perkè napoli "prima ti addormenta e poi ti ferisce a morte"...e oggi direi ke lo fa anke minacciandoti! però ho capito molte cose sulla mia città leggendo questo poetico romanzo...ke poi è una storia ke consiglierei di leggere anke a ki vive su latitudini più nordike...per ki, ovviamente, voglia capirci un pò di più su questa strana ma splendida città, perkè è più difficile confrontarsi con il libro di La Capria, che ti lascia la sensazione di aver fatto una lettura importante, che vedere certi programmi televisivi(Santoro) o certi libracci troppo facili da scrivere anke per un neozelandese ke mai è stato neanke in italia figurarsi a napoli ( vedi Bocca),,,tutti siamo bravi a parlare male di Napoli(se non avete idee migliori per tirare a CAMPARE fatelo anke voi)ma in poki sono in grado di raccontarci davvero Napoli e le sensazioni di ki qui ci vive, La Capria è tra questi! invece per le istituzioni locali, per molti napoletani, e anke per Santoro e Giorgio Bocca...è l'ennesima Occasione Mancata

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    marzia

    16/09/2005 18.50.08

    Nel bagaglio di un vero lettore NON PUO'mancare. Difficile,certo,ma un vero capolavoro.Un consiglio: per apprezzarlo veramente bisogna leggerlo dopo i "trenta"!!

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    giandemo

    16/07/2005 17.55.32

    Avevo letto da diverse parti che questo era un romanzo importante del nostro dopoguerra, collocato ben oltre la fine del neorealismo ed imparentato col Faulkner di 'Mentre morivo', o addirittura con Joyce. Poi l'avevo iniziato diverse volte ma l'ho finito soltanto ora, dopo forse vent'anni dal primo tentativo. C'era in effetti qualche ostacolo da superare (come appunto nel citato Faulkner) proprio per i diversi piani temporali e i diversi punti di vista via via utilizzati; tolto questo , si tratta di una lettura anche agevole e tutto sommato dedicata a qualcosa che è dentro noi tutti, napoletani o meno. E' una storia sulla difficoltà di recidere le proprie radici e liberarsi dall'abbraccio stordente delle nostre origini. La specificita', poi, è nella città di Napoli ed in questa aura da vacanza perenne, da eterna adolescenza prolungata ben oltre il suo limite biologico. E c'è da aggiungere che le rievocazioni del protagonista, Massimo, sono caratterizzate dal disagio, come se la sua difficoltà di andarsene fosse quasi un dormiveglia da cui risultava difficile riscuotersi pienamente. E' un bel romanzo, complesso e semplice allo stesso tempo, ma - forse perchè ne avevo letto prima l'apologia, mi aspettavo qualcosa di più.

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    Bracardirum

    15/06/2005 18.39.58

    Da semplice lettore quale sono, non mi sogno neppure di esprimere più di qualche osservazione strettamente personale su un testo classico come questo. L'ho riletto adesso a distanza di una quarantina d'anni dalla prima volta. Facevo la collezione di tutti i Premi Strega, ero giovane e andavo di corsa a sinistra, e ricordo che mollai questo romanzo prima della metà: presto irritato dalla futilità esistenziale di tutte quelle incessanti comparse dorate, e quindi altrettanto dal gravoso impegno necessario ogni volta a ritrovarne l'inutile identificazione, per giunta soffocata e dispersa nel groviglio di una matassa che mi parve con tanti capi e nessuna coda. Anche adesso, all'inizio, ho provato, come dire, una certa reticenza culturale ad appassionarmi davvero alla vicenda; ma, superato questo mio giovanile e ormai obsoleto retaggio, sono stato via via sempre più coinvolto, travolto, e infine soggiogato dalla scoppiettante e insieme dissimulata forza narrativa del testo: pure se ho avuto ancora bisogno di una quasi completa seconda lettura per disinteressarmi finalmente dei fatti e gustarmi appieno la sublime scenografia degli idilli. Si tratta davvero di un capolavoro e come tale non basta leggerlo, ma va lentamente e anche faticosamente conquistato, come ogni vetta degna di questo nome. Ovviamente, quindi, il mio non è un assurdo voto, ma un invito pressante a tutti i lettori, giovani o meno, a conoscere o riconoscere finalmente sul serio questo grande scrittore italiano.

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    Vittorio B.

    01/04/2005 14.56.26

    Sono umbro e conosco Napoli solo da poco, da quattro anni ovvero da quando mi sono fidanzato con una napoletana, che ora è mia moglie. Vado a Napoli (da Roma) tutti i fine settimana ed ogni volta che scendo dal treno a Mergellina o a Campi Flegrei annuso subito l’odore di Napoli, quell’odore che ti rimane in testa per tutta la settimana finché non ritorni al Golfo. Che dire del libro? Stupendo, poesia, vera poesia, scelta accurata, filologica, vorrei dire chirurgica, delle parole e degli aggettivi. Mi ha aiutato a capire Napoli e i napoletani (ammesso che Napoli possa mai capirsi…forse va vissuta così com’è…). Ah...quell'abbagliante luce e quel lento sciabordio del mare che impregna l’aria e la mente stessa dei napoletani… Lo consiglio ai napoletani… per conoscersi. Concordo con chi usa il termine saudade parlando del libro. Bellissimo. Voglio leggere tutto La Capria.

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    ant

    23/12/2004 22.36.01

    Giustamente nostalgico e surreale, da campano che vive al nord italia quale sono, ho colto in questo testo ,sopratutto le splendide ambientazioni e la "saudade" tutta partenopea di chi sa di dover abbandonare certi posti

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    Nicola Salis

    08/01/2004 13.17.48

    'ferito a morte' è un capolavoro assoluto, un miracolo, una luce abbagliante che ti fa gioire ogni volta che ripensi a qualche frase, o situazione, o personaggio di questo romanzo "magico". Magico, sì! perchè 'ferito a morte' ti ipnotizza dalla prima pagina, dalla prima frase, dalla prima parola...anche se inizialmente non ti rimane altro che qualche Cosa capita (la maggior parte delle pagine ti risultano infatti incomprensibili...), ma la potenza della poesia nel linguaggio di La Capria è talmente spaventoso che non puoi rinunciare a continuare a leggere, a capire...e piano piano tutto si fa più chiaro, si svela, l'ombra si dissolve e appare la luce in fondo a quel nascondiglio...è tutta una piccola entusiasmante e magnifica scoperta....sì...con l'andare delle pagine si svelano gli intrecci del pensiero, dei ricordi, delle vicende reali, e dei sogni che La Capria mischia, imbroglia, riprende, ripete e dipinge sullo sfondo delle stagioni che passano, della bellezza del Golfo di Napoli, dell'ombra tentacolare di questa città, dello struggente richiamo continuo e battente della Coscienza, sulle orme della Storia, e al cospetto di una Natura maligna, tenace e onnipotente. non puoi fare a meno, così, di tornare indietro nelle pagine, e rileggere continuamente quel particolare passo o quella frase per capire finalmente l'eccezionalità straordinaria di questo libro unico, singolare e irripetibile..."che ti ferisce a morte"... La capria ha consegnato ai posteri una grande possiblità: quella di capire quanto in alto può arrivare la commozione e la meraviglia nel leggere un libro...

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    nicola

    07/01/2004 13.33.56

    'ferito a morte' è un capolavoro assoluto, un miracolo, una luce abbagliante che ti fa gioire ogni volta che ripensi a qualche frase, o situazione, o personaggio di questo romanzo "magico". Magico, sì! perchè 'ferito a morte' ti ipnotizza dalla prima pagina, dalla prima frase, dalla prima parola...anche se inizialmente non ti rimane altro che qualche Cosa capita (la maggior parte delle pagine ti risultano infatti incomprensibili...), ma la potenza della poesia nel linguaggio di La Capria è talmente spaventoso che non puoi rinunciare a continuare a leggere, a capire...e piano piano tutto si fa più chiaro, si svela, l'ombra si dissolve e appare la luce in fondo a quel nascondiglio...è tutta una piccola entusiasmante e magnifica scoperta....sì...con l'andare delle pagine si svelano gli intrecci del pensiero, dei ricordi, delle vicende reali, e dei sogni che La Capria mischia, imbroglia, riprende, ripete e dipinge sullo sfondo delle stagioni che passano, della bellezza del Golfo di Napoli, dell'ombra tentacolare di questa città, dello struggente richiamo continuo e battente della Coscienza, sulle orme della Storia, e al cospetto di una Natura maligna, tenace e onnipotente. non puoi fare a meno, così, di tornare indietro nelle pagine, e rileggere continuamente quel particolare passo o quella frase per capire finalmente l'eccezionalità straordinaria di questo libro unico, singolare e irripetibile..."che ti ferisce a morte"...

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    gius.

    29/11/2003 13.28.42

    un giorno,circa un anno fa,mio padre venne da me e mi regalo' questo libro,ed io pensai subito a qualche insegnamento educativo nascosto che e' solito di chi come mio padre preferisce i gesti alle parole...inizia a leggerlo con diffidenza,cercando subito eventuali critiche da fare;ebbene,sono rimasto schoccato,nel senso che una scarica elettrica lunga le 300 e passa pagine del libro mi ha pervaso...un libro di prosa scritto in forma di poesia,meraviglioso,visceralmente napoletano...lo consiglio ai napoletani doc x capire meglio chi e cosa siamo,a tutti gli altri(leghisti compresi) x far capire che dietro lo stereotipo del mandolino,dell'arte di arrangiarsi esiste qualcosa di piu' profondo.

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    GB

    12/05/2003 14.31.41

    Mi indusse a questo libro la debordante passione d'un tal «Carlo del '54, che a 19 anni si innamorò di Ferito a morte», e che da allora - a quanto egli stesso con qualche imbarazzo d'innamorato ne racconta ad Antonio D'Orrico di Sette - lo ha riletto altre dodici o tredici volte, e continuerà ancora a farlo. Della bravura di La Capria sono rimasto abbagliato, sbalordito immediatamente, anche se subito mi sono accorto che il suo stile di scrittura, così rotto, e rapsodico, metaforico e joyciano, s'adattava alla mia sensibilità di lettore come delle pasticche di exctasy ad un pallido bibliotecario. Tuttavia attratto dalla luce più che una falena ho perseverato a leggere. A trent'anni ci si può permettere il lusso di riporre nello scaffale, con una scrollatina di spalle, Joyce e Volponi facendosi presuntuosamente forti di una loro incapacità a farsi capire. Non più, purtroppo, a cinquanta e passa anni. Dovevo capire perché a quel ragazzo Ferito a morte fosse piaciuto così tanto da fargli dire, e ripetere, tutte e tutte le volte che lo rilegge, «Non avrò altro libro all'infuori di te». Non l'ho capito. Cioè non l'ho capito come si suole, non l'ho capito cerebralmente, mentalmente. La storia è tutto un raccontare disarticolato, una giostra di tempi lunghi e corti, tutti fratti, dove la testa gira e non si raccapezza. Un'idea di unità narrativa me la sono fatta tramite le note di copertina, ché leggevo a bocca aperta e al di là della bellezza ammaliante delle parole e della dolorosa precisione delle frasi nulla capivo. Però direi istintivamente, direi sensualmente - sì, sensualmente, sensualmente è la parola giusta - il libro mi ha incantato. Io sono legato ad un modo di scrivere che se non più aristotelico è ancora pienamente manniano, cioè lento, piano, descrittorio. Pacato, filtrato. Già a leggere Proust mi pare d'immergere la punta dell'alluce nel più vasto e profondo degli oceani. Ma La Capria, che abita agli antipodi di dove abita Thomas Mann, mi ha abbacinato come abbacina il sole negli occhi. La sua scrit

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    Bartolomeo Di Monaco

    01/05/2003 19.45.04

    Quell’arpione che fallisce (la “Grande Occasione Mancata”) il bersaglio della spigola “di dieci chili e più, enorme”, che pur avanza lentamente e senza alcuna apprensione “come se lui non ci fosse”, non cade sul fondo sabbioso, come si legge, ma è l’ennesima freccia che si conficca nell’intimo (“la Cosa Temuta”) del protagonista, Massimo De Luca: ossia, il suo è un bersaglio molto più nascosto e difficile, e non lo vuol mancare. Si annuncia un percorso complesso dove la realtà esterna si mescola e si confonde con quella interiore (“La voce infantile, partita da uno scoglio sul golfo in un’ora silenziosa, assolata come questa, oppure dal luogo più segreto e doloroso del cuore.”), costruendo una “Scena” attraversata da luci e ombre, portate da una scrittura che ha l’andamento del pensiero, che è quasi sempre smorzato, ellittico, incompiuto. L’occhio che osserva e analizza la Scena - l’ampia piazza della vita, anche quella dei ricordi – e stimola il pensiero (i protagonisti che si succedono alla ribalta quasi sempre osservano e pensano), si annuncia come il vero protagonista del romanzo, in cui le azioni paiono svolgersi, accavallarsi, comparire a casaccio, come quando, affacciandoci alla finestra, non sappiamo che cosa il nostro occhio vedrà, e cerchiamo di cogliere tutto ciò che passa attorno a noi, spinti da una avidità, che è la naturale sete di conoscenza. L’alternanza del soggetto espresso in prima persona con quello espresso in terza, contribuisce a dare alla scrittura il segno di una continua, caleidoscopica, e volutamente disordinata riflessione (“confusi quasi-pensieri”) su ciò che si avvicenda nella visione dell’occhio indagatore (“Per puro caso io sono qui e ora”), il cui obiettivo è però dichiarato: “ritrovare uno solo di quei giorni intatto com’era, ritrovare una mattina per caso uscendo con la barca me stesso al punto di partenza – e rimettere tutto a posto da quel punto”. Chi di noi non vorrebbe fare altrettanto? È il desiderio forse di tutti riuscire a ritornare al punto della vita da cui poter sper

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