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Helena Smahelová

Curatore: L. Adorno
Traduttore: L. Adorno, J. Stastna
Collana: Il castello
Anno edizione: 1992
Pagine: 242 p.
  • EAN: 9788838908323

scheda di Realis Luc, O., L'Indice 1993, n. 1

"La fermata del treno dei boschi", accolto con entusiasmo a Praga nel 1972 - "mi sopportano perché i miei libri tirano cinquantamila copie", dice l'autrice - è un delicato disegno di inquietudini. A Jelc, piccolo paese della Selva Boema, vive Marta con il marito Arnost e i tre figlioletti. Nella solida casa nei boschi il tempo sembra trascorrere nel più felice dei modi, Arnost è un padre esemplare e un cosiddetto "buon marito" forte, pratico, sensuale, sempre in grado di offrire soluzioni ai problemi quotidiani, a volte forse troppo "terreno", almeno per Marta. "Era apparsa a Jelc come piovuta dal cielo. La piazza si era accesa della sua presenza... Non sapeva niente di lei e, sebbene con le donne fosse sempre prudente, voleva solo lei... Aveva dato spiritualità alla sua casa contadina..." Proprio la differenza, la fragilità che Arnost intravede e ama nella moglie sarà motivo del dramma irreparabile che lentamente si profila all'armonioso orizzonte domestico. Un uomo nuovo, timido e impacciato fa riaffiorare a poco a poco le inquietudini mal celate nella mente di Marta. La Smahelov  racconta con Marta l'ansia di rompere in qualche modo con il passato, di accettare l'incertezza di una nuova scelta... chissà se è lecito intravede e le inquietudini dell'Europa orientale nella "tranquilla" casa di Arnost?