La ferocia - Nicola Lagioia - copertina

La ferocia

Nicola Lagioia

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Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2014
In commercio dal: 23 settembre 2014
Pagine: 411 p., Rilegato
  • EAN: 9788806214562
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In una calda notte di primavera, una giovane donna cammina nel centro esatto della strada provinciale. È nuda e coperta di sangue. A stagliarla nel buio, i fari di un camion sparati su di lei. Quando, poche ore dopo, verrà ritrovata morta ai piedi di un autosilo, la sua identità verrà finalmente alla luce: è Clara Salvemini, prima figlia della più influente famiglia di costruttori locali. Per tutti è un suicidio. Ma le cose sono davvero andate cosi? Cosa legava Clara agli affari di suo padre? E il rapporto che la unisce ai tre fratelli - in particolare quello con Michele, l'ombroso, il diverso, il ribelle - può aver giocato un ruolo determinante nella sua morte? Le ville della ricca periferia barese, i declivi di ogni rapida ascesa sociale, una galleria di personaggi indimenticabili, le tensioni di una famiglia in bilico tra splendore e disastro: utilizzando le forme del noir, del gotico, del racconto familiare, scandite da un ritmo serrato e da una galleria di personaggi e di sguardi che spostano continuamente il cuore dell'azione, Nicola Lagioia mette in scena il grande dramma degli anni che stiamo vivendo.
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    Giampaolo

    15/05/2020 12:55:02

    L'ennesimo romanzo italiano infarcito di belle parole che non conducono da nessuna parte personaggi stereotipati. Libro scialbo.

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    federico

    11/05/2020 12:32:25

    Validissimo

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    Carolina

    12/12/2019 22:46:05

    "la ferocia", un libro difficile, a tratti disturbante persino, ma scritto con rara maestria. Certo non un giallo accattivante che si faccia leggere per trascorrere un'ora di un qualsiasi pomeriggio d'estate... Uno dei migliori libri che abbia mai letto.

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    Enrico Formica

    03/12/2019 11:13:44

    Non mi piace scrivere pareri e recensioni, ma trovo grave (e significativo) il modo in cui i lettori sono intervenuti su questo libro. Probabilmente cercavano un bel giallo rilassante alla Camilleri. Si sono trovati di fronte ad un libro spietato e misterioso, capace di spiegare la realtà di un certo Sud non col realismo dei giornalisti, ma con la forza visionaria di una scrittura in stato di grazia (non trovata da Lagioia nelle altre sue prove, a dire il vero). Degno di stare accanto ai Viceré e a Mastro Don Gesualdo, questo libro sarà letto ancora quando saremo tutti morti.

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    Gabriella

    25/08/2018 17:22:26

    Il romanzo si apre con una scena di impatto a carattere cinematografico, si parte da una inquadratura del cielo e della luna fino a scendere alla natura, agli alberi e alla strada, una statale di Bari dove una ragazza viene ripresa dal basso con i piedi smaltati di rosso e le gambe lunghe fino ai fianchi arrotondati. Cammina in una sorte di trance, non è pienamente cosciente, completamente nuda è tutta coperta di sangue. La osserviamo uscire da una villa lussuosa e dirigersi sulla strada dove poco dopo viene investita da un camion. Il suo corpo sarà ritrovato ai piedi di un autosilo e il caso archiviato come suicidio. È questo l incipit del noir di Lagioia che narra l'ascesa economica e la successiva disgrazia della famiglia Salvemini, borghesi che hanno fatto fortuna in maniera poco pulita intrattenendo rapporti complessi con il potere politico ed economico locale. Corruzione e appalti truccati hanno permesso a Vittorio, capofamiglia immobiliarista spregiudicato e self made man di successo, una vita agiata e di lusso.Al di là delle tematiche sicuramente importanti ciò che colpisce e rende unico il testo è la sintassi ricercata e preziosa di Lagioia. Non è sicuramente un testo immediato ma lo scrittore descrive ogni scena usando un linguaggio tipico dei meccanismi cinematografici. Il ritmo, nonostante le descrizioni lunghe e precise, è comunque incalzante. Con una partenza estremamente lenta riesce a creare immagini di una forza visiva eccezionale. I piani descrittivi sono molteplici come lo sono i diversi piani spazio temporali usati, frequente il passaggio dalla prima alla terza persona e l uso dei flash back che costringe ad una lettura attenta per non perdere passaggi. La modalità e lo stile in cui è scritto possono sicuramente disorientare ma non appena si entra dentro alle pagine, la prosa sontuosa fa in modo che riusciamo a visualizzare non solo semplici immagini ma sentimenti e sensazioni grazie appunto a questa tecnica narrativa inusuale.

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    fed

    05/01/2018 17:23:25

    Un classico già oggi. Nonostante le recensioni siano perlopiù negative, ho voluto leggere questo romanzo ambientato nella mia terra, e non me ne sono pentita. Di rado oggi si può trovare qualcosa di così perfetto stilisticamente. La storia è interessante, ben costruita, e si sviluppo in modo tale che si comprende solo alla fine. La scrittura è semplicemente mirabile. Consigliatissimo!

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    Simone Tribuzio

    29/06/2017 16:38:58

    Ormai l'inizio di questo romanzo (come tutto il resto) lo conosciamo: Clara Salvemini, una giovane ragazza di una famiglia ricca e potente, si trascina sanguinante per l'autostrada. Chi avrà distrutto tutta la bellezza della giovane Salvemini? E perché? Un'indagine che servirà come pretesto per raccontare una famiglia immischiata nel malaffare locale. True Detective è il massimo esponente per ora del genere noir, almeno per quanto concerne la scrittura seriale per la televisione. La ferocia di Lagioia segue e detta perfettamente una scrittura per il noir nella letteratura: un'altalena tra passato e presente dove vediamo ogni membro della famiglia Salvemini alle prese con la giovane Clara e con un sistema (tipico dell'edilizia e della politica) che ormai ha marchiato pesantemente l'immagine del Bel Paese e in particolare la Puglia. Nella ricca carrellata di personaggi spicca su tutti Michele Salvemini, il fratello di Clara, lui è l'unico ad avere un rapporto con la ragazza, raccontato forse più del dovuto nelle quattrocento pagine. Un personaggio che spesso si mette contro il volere del padre costruttore e degli altri membri, creando degli attimi di astio in casa della famiglia pugliese. Da ammirare i capitoli in cui l'animale, totalmente immerso nella natura, viene totemizzato come un elemento atto a descrivere il marcio e la ferocia dell'uomo citata nel titolo. Contro la purezza e l'innocenza del regno animale. Memore della lezione di Scerbanenco e Sciascia, Lagioia costruisce una cattedrale letteraria in cui ci si può perdere o detestare. Con questo romanzo si alza il tiro, il cui registro linguistico è caratterizzato da passaggi che esprimono tutta la freddezza del contesto politico ed elegante, ad esempio per rendere nitida l'immagine del rapporto tra i fratelli Clara e Michele Salvemini. Personaggi simbolo di un malessere, familiare ed economico, che serpeggia nella società.

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    Federica

    03/01/2017 11:59:30

    Libro dallo stile impeccabile, mi ha ricordato i grandi classici. All'inizio un po' lento ma la magistrale struttura narrativa tiene incollati alle pagine che scorrono man mano che si procede. Non sono appassionata del genere ma questo libro è a mio modesto parere un capolavoro, e come tutti i capolavori parla della miseria umana. Erano anno che lo avevo adocchiato, da buona pugliese, ma solo adesso mi è capitato di leggerlo. Lo consiglio vivamente, ma solo per chi ha "palato fino".

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    Rosalba

    08/09/2016 19:14:33

    La trama all'inizio sembra intrigante,poi diventa ripetitiva e noiosa.Finito con tanta buona volontà

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    Domenico

    20/08/2016 16:23:46

    Abbandonato e ripreso,ripreso e poi riabbandonato, non lo so non riuscivo a comprendere niente scarsissimo è deludente

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    lettore4

    15/08/2016 12:30:23

    Una precisazione: il voto che avrei voluto dare al libro è più basso, ma di fronte a una media del 2, ho cercato di contribuire verso l'equità. Perché "La ferocia" ha molte qualità, assieme a indiscutibili difetti che già sono stati elencati da altri lettori e ai quali mi associo in parte. E' pedante? Sì, lo è. Lo stile è artificioso e involuto? Sì, talora. Ma, a mio avviso, tutto ciò non nuoce più di tanto all'intelligibilità della storia, avvincente e con un ritmo sostenuto. Direi, anzi, che in un momento storico in cui la cura formale degli autori è pressoché inesistente, questo romanzo viene a dare una speranza. Raramente l'autore si abbandona a un vocabolo trascurato o a un aggettivo banale e questa sua attenzione non è formalismo, è stimolo a fermarsi sulla frase e rileggerla per penetrare nel mondo descritto. Quindi non è affatto noioso il racconto, ben descritti sono alcuni personaggi. Non mi convincono, invece, alcuni punti e non mi spiacerebbe avere una risposta da chi ha apprezzato molto il libro: 1) gli episodi del passato: qualcuno ha capito quale sia stata la frase, detta dal corteggiatore di Clara che accompagnava lei e Michele in macchina, che ha tanto offeso la protagonista? Qualcuno ha capito che cosa sia successo di così tragico nella palestra mentre Clara usa la lampada UVA e l'uomo torna con le pizze? Piccolezze? Può darsi, ma se un autore le inserisce nella trama, ha il dovere di spiegarmele. 2) La trama e i fili che non si congiungono: mi spiegate perché Clara ha sposato Alberto? Perché in quella casa nessuno parla mai della sua morte? Perché, durante il funerale, l'amante accarezza il cadavere se è appurato che non la ama? Perché la sorella s'inventa l'account su Twitter per poi abbandonarlo= A che serve la figura del fidanzato? Mi fermo qui, ma i miei perché sono ancora tanti. Per mettere in luce un calderone di storie collaterali, personaggi inutili, descrizioni di paesaggi, animali etc che fanno gridare "E' troppo, basta!"

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    Clara

    09/08/2016 22:34:04

    Libro molto deludente, assolutamente non consigliato. È scritto in una maniera pesante e difficile da seguire, anche per un'appassionata di lettura come me. I personaggi sono così esagerati da essere completamente irrealistici, fuori di testa uno peggio dell'altro. L'unico aspetto vagamente interessante è la descrizione di Bari; per questo unico elemento comunque non vale certo la pena di leggere/comprare questo libro - soldi buttati e tempo perso!

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    Piera

    20/07/2016 09:33:41

    La maggior parte delle recensioni dei lettori mi sembrano negative mentre lo leggevo mi sono chiesta come fosse possibile aver vinto il premio Strega

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    MARIA ANDREINA

    08/07/2016 08:04:50

    Pesantissimo,presuntuoso,in una parola: brutto. Non sono riuscita a finirlo. Soldi buttati.

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    Domenico

    14/04/2016 21:55:24

    abbandonato molto presto e senza rimpianti. libro semplicemente brutto, inutile proseguire in una lettura orrenda.

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    Lena

    09/04/2016 23:18:38

    Il peggior libro che abbia mai letto, e io ne ho letti tanti. Se solo l'autore l'avesse sottoposto a un po' di editing... invece, lui che editor ci è, ha lasciato che la sua prosa involuta e inutilmente complicata avesse il sopravvento. La ferocia, che è poi rivolta soprattutto al lettore che incappa in questo romanzo, è la dimostrazione di quanto per vincere il premio strega sia necessario avere peso politico nella parrocchia letteraria, vale cioè più essere una personalità che scrivere un gran romanzo. Preferisco a questo punto di gran lunga Fabio Volo. A Volo almeno lo premiano i lettori. Quanti lettori premeriebbero questo romanzo? Gli amici degli amici di Lagioia?

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    Margherita

    03/03/2016 10:47:03

    Libro feroce, come feroci sono, ognuno a modo suo, i componenti della famiglia Salvemini. La prosa, che inizialmente può apparire disorientante, serve invece, secondo me, ad accompagnarti nel mondo reale e mentale dei personaggi. Credo proprio che Michele e Clara rimarranno con me per un po'.

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    Paola C

    15/02/2016 18:13:38

    Prosa pesantissima a trama confusa, più volte ho pensato di interrompere la lettura. Ora che sono riuscita con improba fatica a terminare il libro, oltre alla gioia di non dovermi più sottoporre a tanta tortura, mi è rimasto per giunta davvero poco. Lo sconsiglio vivamente.

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    ELSA

    06/02/2016 07:12:32

    Ho finito il romanzo solo perché era fissato per il nostro gruppo di lettura, altrimenti non avrei superato pag 30; e il fatto che sia uno Strega è il solo motivo per cui è stato scelto e letto. A giudicare dalle recensioni medie, forse i lettori non ne avrebbero altrimenti decretato la gloria e l'avrebbero archiviato con sollievo e senza nostalgia. Credo che questi premi funzionino da vestito dell'imperatore, visibile solo da un pubblico 'superiore', e che il desiderio di far parte di questi privilegiati influenzI più di qualche voto positivo. L'idea che un linguaggio involuto, confuso e volutamente criptico voglia essere contrabbandato per virtuosismo, non solo mi irrita, ma mi indigna apertamente. A questo proposito, il mio sospetto è che lo scrittore, se direttamente interpellato per spiegazioni su qualche passaggio, non avrebbe lui stesso idea di quel che voleva dire, ammesso che avesse voluto dire qualcosa. La ferocia, certamente connessa alle vicende e ai personaggi, è anche collegabile all'autore di cui a ogni pagina si coglie lo sforzo sovrumano di sottolineare quanto lui sia dotato di una superiorità intellettuale, stilistica e contenutistica che il povero lettore: o capisce e apprezza, o è condannato all'inadeguatezza di non capire interi passaggi, che tenta vanamente di rileggere. Da questo gioco perverso mi sono protetta considerando il romanzo come libro comico e leggendone a voce alta a mio marito i passaggi più altisonanti, circonvoluti e vuoti di significato, e ridendone insieme.

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    matteo

    13/01/2016 10:13:04

    Scritto bene. Originale la trama. Lettura abbastanza scorrevole. Uno dei pochi premi Strega che sono riuscito a leggere fino alla fine.

Vedi tutte le 75 recensioni cliente

Ci sono solo due cose davvero sbagliate nell'ultimo romanzo di Nicola Lagioia. L'immagine di copertina di gusto retrò, con un'algida coppia in bianco e nero e abito da sera, non mostra legami con l'epopea fallimentare della famiglia barese Salvemini, che regge la sua fortuna sul vecchio padre Vittorio, palazzinaro di successo, e si disperde nella catastrofe della sua discendenza. Nemmeno il titolo, La ferocia, aiuta molto, nonostante l'evento che avvia la storia sia la morte violenta della primogenita Clara, sciupata dalla cocaina e dagli adulteri in serie. Nei personaggi del romanzo di ferocia vera e propria se ne vede poca, e anche quella subita dalla vittima è differita fuori scena, frutto di un errore di calcolo di vecchi ricconi ubriachi. Prevalgono, dalla nascita dell'impero Salvemini alla sua attesa caduta, i risentimenti, le antipatie, i rancori non detti e i complessi filiali irrisolti, le perversioni o, al massimo, le ambizioni di vendetta quanto mai sballate e sfocate di quello che, dal secondo capitolo in poi, emerge quale protagonista del libro: Michele, il figlio bastardo dei Salvemini, stralunato ed escluso dai meccanismi di vita iperborghesi della sua famiglia (e che ovviamente, quindi, si occupa di letteratura a tempo perso). Se di ferocia si può parlare, essa è l'istinto meccanico e gioiosamente ferino che appartiene alle molte presenze animali del romanzo, percepite nella loro radicale alterità preumana, e non come la concatenazione disordinata di violenze, affetto e follie che permea il romanzo familiare dei Salvemini. Gli attori di questo dramma non sono mossi da istinti atavici o da una violenza connaturata alla loro stirpe: invece, l'anomalia umana non può essere prevista confidando nelle norme della natura, ed è per questo che le diverse psicologie dei personaggi sono tratteggiate con una perizia imprevedibile, che è merce rara fra i narratori nostrani. A dire il vero, nel grande dominio dei mondi di finzione all'italiana, in cui i personaggi di carta sono di frequente burattini manovrati da un serioso spirito dei tempi, o da narratori-saggisti logorroici e invadenti, le creature di Lagioia brillano per tridimensionalità e precisione verosimile. Scavalchiamo pure le prime settanta pagine del libro, immerse in un'atmosfera noir in cui Clara si aggira, nuda e massacrata, su una strada provinciale in veste di "magnete e assenza di volontà", e dove le reazioni alla sua morte sono sviscerate in ogni dettaglio, connotando questa prima parte come la peggiore, appesantita da una rete di metafore ardite e da similitudini epicizzanti che pure vorrebbero fare breccia nel senso comune del lettore, e che invece ricordano un po' troppo Don DeLillo (e non è la prima volta). Quando Lagioia si addentra nella genesi dei disastrati Salvemini, il suo talento emerge più nitido. Lo spettro di una contemporaneità da decifrare è liquidato, la trappola dell'aggiornamento, che ha rovinato parecchi colleghi dell'autore, è aggirata con destrezza (fanno eccezione i lancinanti rimandi alla situazione disastrata di Taranto: una sciagura che nemmeno un romanzo può riscattare); sicché La ferocia appare piacevolmente anacronistico nella costruzione a forte chiaroscuro dei suoi personaggi: non è un caso che negli intenti dell'autore il titolo dovesse essere preso da un verso di Shakespeare. Né si può evitare di pensare, fra i tanti modelli possibili, a Dostoevskij. Come nei Fratelli Karamazov, anche qui Michele è il figlio di un'unione sbagliata e quindi mira di un odio senza appello da parte della matrigna Annamaria (mentre, specularmente, si sviluppa un legame simbiotico e necroforo con Clara; per il suo ruolo, egli ricorda quasi uno Smerdjakov senza malvagità). La sua comparsa nel nucleo familiare, che allo stato nascente era pensato come un idillio, imprime l'accelerazione decisiva al naufragio dei vari membri del clan: nei genitori inizia la diffidenza per il non voluto Michele (i cui problemi mentali nascono dopo aver orecchiato una frase crudele sfuggita ad Annamaria); Ruggero, fratello maggiore antagonista al padre, e da questi totalmente schiacciato, si chiude nella rabbiosa competizione della sua carriera di medico; Clara sviluppa un attaccamento anomalo al fratellastro, e ciò la predispone irreversibilmente alla discesa ad inferos. Lagioia conduce parallelamente queste parabole impazzite senza pretendere di risolvere l'anima plurale del romanzo con una visione autoriale univoca, inscrivendosi così in un quanto mai dostoevskiano "dialogismo" (secondo la classica lettura di Bachtin). È il pregio migliore del libro, ma anche la spia di un sospetto. Lagioia ha sensibilità e sentimento dell'umano non comuni, che hanno contribuito a farne, insieme ai suoi interventi critici e al lavoro editoriale, uno dei migliori lettori d'Italia. Purtroppo, il suo atteggiamento nei confronti della letteratura sembra improntato a un amore carico di rispetto che lo frena, toglie originalità alla sua pagina: come quando, in Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi) (Minimum Fax, 2001), immaginava che il suo protagonista buttasse l'autore di Guerra e pace dal balcone, dopo contrastate discussioni, rimane ancora la speranza che Lagioia impari a sbarazzarsi dei maestri, camminando solo sulle proprie gambe.   Lorenzo Marchese


Vincitore Premio Strega 2015

Vincitore Premio Mondello 2015 - Sezione Opera Italiana

Sai qual è la disciplina che meglio spiega il nuovo secolo? […] L’etologia. Metti una volpe affamata davanti a un branco di conigli. Corri in una piazza piena di colombi e li vedrai volare. Trovami il colombo che non vola. […] Facciamo quello che la natura ha deciso per noi.

Nicola Lagioia è tornato. Dopo Riportando tutto a casa, romanzo di formazione sulla caduta della gioventù barese degli anni Ottanta, arriva La ferocia.
C’è sempre Bari sullo sfondo, ma questa volta la storia è ambientata nei nostri giorni; si parla sempre di caduta, ma questa volta il male è dilagato e si è tramutato in ferocia, in un homo homini lupus imperante. È notte. Una giovane donna cammina sul ciglio della statale Bari-Taranto nuda e piena di sangue. Di lì a poco, travolta da un camion, la troveranno morta ai piedi di un autosilo. Per tutti è un suicidio, quello di Clara, la terzogenita di una ricca e potente famiglia barese di costruttori: i Salvemini. La sua morte recide i precari fili che tengono insieme Vittorio il capo famiglia, Annamaria sua moglie, e i figli Ruggero, Michele e Gioia.
La violenta scomparsa di Clara dà inizio, in perfetto stile Buddenbrook, alla storia del crollo di una famiglia borghese che con il proprio impero economico intrattiene rapporti foschi e complessi con il potere politico, economico e accademico.
L’incipit potrebbe quindi far pensare a un classico noir, ma La ferocia è soprattutto altro. L’oggetto dell’investigazione non è tanto la morte di Clara, quanto la sua vita. Nel romanzo sono tanti i tentativi e gli indizi che conducono alla ricostruzione della sua persona e degli uomini e donne che l’hanno circondata nel bene o nel male: in una casa in cui la comunicabilità è un requisito superfluo, in cui i genitori anaffettivi e frenetici risultano incapaci di affrontare il lutto, in un ambiente dove si muovono giudici, avvocati, ingegneri, imprenditori, medici e politici, si staglia la figura isolata ed enigmatica di Michele, il fratello minore di Clara, un bambino intorpidito e abbandonato a se stesso, un ragazzo sospettoso e rancoroso, infine un uomo che vuole far luce sulla morte di sua sorella e scoprire la verità.
Tra Clara e Michele il rapporto è asfissiante, morboso e geloso; crescono riempiendosi di attenzioni a vicenda, si mantengono in vita l’un l’altro; questo fino a quando Michele lascerà Bari per trasferirsi a Roma e tentare la carriera giornalistica. Ritornerà solo in seguito alla morte di Clara.
Ma cosa è successo realmente a Clara? Chi è diventata quella donna placida e altezzosa dopo che il fratello per cui era disposta a tutto, l’ha abbandonata?
Quella di Lagioia non è una denuncia sociale il cui scopo è quello di redimere, quanto piuttosto un ritratto di una società attuale, acuto, efficace e verosimile; descrive con minuzia la topografia di una città feroce in cui la corruzione, lo sfruttamento edilizio e tutti gli spettri che la popolano fanno da sfondo – e da contrasto – all’amore tra Michele e Clara.
Lungo l'impalcatura narrativa delle 400 pagine, si distende una ritmica similitudine tra la società e il regno animale in cui, in entrambi i casi, lo stato di natura e l’istinto sembrano prevaricare e non lasciare alternative. Ma Lagioia contrappone alla ferocia un polo opposto: l’amore. Per quanto retorico possa apparire, il rapporto tra i due fratelli, tenuto in piedi da un affetto ancestrale, riesce a fare da contraltare e a sfidare degnamente la crudeltà di ciò che li attornia in vista di un ultimo e definitivo riscatto che supera persino i limiti invalicabili dettati dalla morte.
In questo libro ritroviamo il veloce ritmo del noir con un frequente e repentino cambio di scena, flashback continui, un linguaggio spesso libero e antitetico, a cui però si accosta uno stile ricercato, elegante e coinvolgente che dona alla trama un abito pregiato da cui è difficile distogliere lo sguardo.

A cura di Wuz.it

  • Nicola Lagioia Cover

    Autore di Poesia on-line, volumetto allegato all’Annuario della poesia italiana curato da Giorgio Manacorda (Castelvecchi, 2001), per minimum fax (per cui dirige "nichel", la collana di narrativa italiana) ha pubblicato nel 2001 il suo primo romanzo, Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi). Per Fazi ha pubblicato il saggio Babbo Natale. Ovvero come la Coca Cola ha colonizzato il nostro immaginario collettivo (2009). Ha pubblicato racconti in varie antologie: Patrie impure (Rizzoli 2003), La qualità dell'aria (minimum fax, 2004) che ha curato assieme a Christian Raimo, Semi di fico d'India (Nuovadimensione, 2005), Periferie (Laterza, 2006), Deandreide, dedicata a Fabrizio De André (Biblioteca Universale Rizzoli, 2006),... Approfondisci
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