La festa dell'insignificanza - Milan Kundera - copertina

La festa dell'insignificanza

Milan Kundera

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Traduttore: M. Rizzante
Editore: Adelphi
Collana: Fabula
Anno edizione: 2013
In commercio dal: 30 ottobre 2013
Pagine: 128 p., Brossura
  • EAN: 9788845928543
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La festa dell'insignificanza

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Gettare una luce sui problemi più seri e al tempo stesso non pronunciare una sola frase seria, subire il fascino della realtà del mondo contemporaneo e al tempo stesso evitare ogni realismo - ecco "La festa dell'insignificanza". Chi conosce i libri di Kundera sa che il desiderio di incorporare in un romanzo una goccia di "non serietà" non è cosa nuova per lui. Nell'Immortalità Goethe e Hemingway se ne vanno a spasso per diversi capitoli, chiacchierano, si divertono. Nella Lentezza, Vera, la moglie dell'autore, lo mette in guardia: "Mi hai detto tante volte che un giorno avresti scritto un romanzo in cui non ci sarebbe stata una sola parola seria ... Ti avverto però: sta' attento". Ora, anziché fare attenzione, Kundera ha finalmente realizzato il suo vecchio sogno estetico - e "La festa dell'insignificanza" può essere considerato una sintesi di tutta la sua opera. Una strana sintesi. Uno strano epilogo. Uno strano riso, ispirato dalla nostra epoca che è comica perché ha perduto ogni senso dell'umorismo.
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    Hashly

    15/01/2020 17:36:38

    Un romanzo tanto breve quanto bello, La festa dell'insignificanza si potrebbe dire quasi un elogio alla stessa. Quante volte è capitato di incontrare qualcuno e non ricordarselo? O di non prestare particolare attenzione ad alcune persone? È proprio questo il punto del romanzo, perché Kundera ci mostra come spesso le persone più anonime sono quelle che poi si rivelano in qualche modo importanti. Riporta due esempi, tra cui la scelta del nome della città di Kant trasformato in Kaliningrad. Un particolare che si discosta un po' dal tema centrale è la conversazione immaginaria di uno dei personaggi con sua madre. Lui si sente in parte in debito con lei, nonostante lei lo abbia abbandonato col padre appena nato perché non lo voleva. Quindi cerca di spiegare il motivo per cui, secondo lei, mettere al mondo un essere umano sia una cosa indicibile. Questa parte mi è piaciuta davvero molto, ma anche nel complesso il romanzo non mi è dispiaciuto. Comunque non nego che tra le sue poche pagine ci possa perdere con i protagonisti di Kundera.

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    Antonella

    07/04/2015 10:41:31

    Uno scritto decisamente notevole, un soggetto splendidamente intelligente. Evviva l'insignificanza, un abito del quale ci si può vestire in ogni stagione, un leggero sussurro del quale ci si può innamorare, un luogo ricco di spazio nel quale ci si può rifugiare. Gli ambienti e le situazioni si adattano al tema del libro: cinico quanto umoristico, leggero quanto tagliente. Segnalo poi un'immagine particolarmente riuscita a mio parere: la piumetta leggera che si posa sull'indice della Franck è una trovata simbolica molto arguta, dà spazio al sipario della Festa ed ai suoi personaggi, li rallenta e li sfuoca. Mi piace anche se sotto sotto ci vedo una emulazione di Gogol, ma forse la vedo solo io.

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    Borromini

    06/10/2014 22:27:39

    Da rileggere, dopo averlo fatto decantare. Una seconda lettura districherà l'ingorgo riflessivo aperto dall'autore.

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    roby

    07/06/2014 23:19:16

    L'ho trovato molto bello, originale e, soprattutto, molto profondo, intimo... al di là della narrazione che può apparire banale (ma non lo è!). I personaggi sono, a mio giudizio, volutamente informi, sagome indistinguibili, come senza identità, ma vividi di "esistenzialità". Stalin "filosofo" è introdotto con uno scopo specifico, come personaggio sinistro e sovrastante sulle masse umane (nella parabola delle pernici e "nella caduta degli angeli" è chiaro il senso...). Credo sia necessaria una rilettura, proprio perché di una profondità quasi incomprensibile... Lo consiglio molto; offre continuamente spunti di riflessione.

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    Loris

    28/04/2014 15:40:16

    Opera minore? Divertissement? Nel ribadire concetti già espressi in altre recensioni, mi ritrovo cmnq ad essere indulgente nei riguardi di un autore che ho molto amato, soprattutto quando discettava con intelligenza ed ironia su leggerezza e immortalità. Questo racconto, popolato di personaggi-marionette al servizio delle idee del 'maestro', offre qualche lampo arguto e regala uno Stalin filosofeggiante che si permette di argomentare bonariamente sul mondo come volontà e rappresentazione. Kundera lamenta la mancanza di buonumore e di umorismo della contemporaneità: forse per godere della lettura serve giusto non eccedere in analisi critiche e abbandonarsi al sorriso indotto da alcune pagine felici.

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    Umberto Mottola

    06/03/2014 19:00:58

    Romanzo breve scanzonato, immaginifico, scritto con stile sicuro. Particolare il personaggio di Kalinin che, a causa dell'ipertrofia prostatica, deve urinare ogni due minuti.

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    Richárd

    27/02/2014 13:20:35

    Solo per kunderiani, un Kundera piú piatto, meno intenso ma sempre Kundera, sempre il piú grande autore vivente.

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    jane

    21/01/2014 15:38:52

    Ad una prima superficiale lettura mi era sembrato assurdo e senza senso,allora l'ho riletto subito con più attenzione e sono emerse tante cose che mi erano sfuggite. Non è un romanzo, ma un divertissement, e da questo derivano varie conseguenze; i personaggi sono appena abbozzati, privi di individualità, sono marionette, create da un demiurgo, un maestro che talvolta si diverte a intervenire. Il mondo attuale è fatto di omologazione e insignificanza, ma siccome non si può rivoluzionare il mondo, meglio non prenderlo sul serio. Mancando una trama vera e propria, restano delle riflessioni serie e delle immagini suggestive : a parte la storiella delle 24 pernici, la suicida mancata che diventa omicida, l' albero di Eva e il finale al Luxembourg che è una specie di sarabanda felliniana .

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    ALICE

    21/01/2014 12:34:29

    Margini larghi e carattere grande delle parole, solo così sui arriva a un numero di pagine che giustifica l'edizione. Ma sono pagine gonfiate che corrispondono al peso di quanto c'è scritto: poco. C'è un'idea, una sola, detta e ridetta. Proprio per l'insignificanza dominate oggi e denunciata dall'autore, c'è bisogno di maggiore complessità, di un'invenzione un po' più elaborata e strutturata... Non consiglio

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    ALBI

    10/01/2014 17:59:15

    l'unica cosa interessante e' proprio il concetto dell' insignificanza. per il resto non interessante . sembra un po buttato li'. non lo ricomprerei

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    Alberto Zeni

    06/01/2014 12:08:15

    Ci troviamo di fronte a un non-romanzo o meglio a un anti-romanzo. A cominciare dalle intrusioni del narratore nella storia, il ripetere lo stesso incipit nel secondo capitolo. O dai personaggi che parlano del loro creatore:" il maestro che ci ha inventati". E' evidente il debito con Pirandello, ma anche con l'ultimo Calvino. Data la brevità del racconto e anche la mancanza di una storia vera e propria si potrebbe pensare a un semplice divertissement, seppure molto raffinato. In realtà in queste poche poche pagine è possibile trarre spunti e riflessioni interessanti. La figura retorica dominante è l'ironia, che si sa, rovescia il significato del discorso: e in questo senso dobbiamo prendere il titolo del romanzo. Kundera non vuol fare l'elogio dell'insignificante, ma al contrario mostrarci come l'insignificanza domini la società attuale. E con essa il conformismo, rappresentato anatomicamente dall'ombelico, assurto a simbolo erotico universale.Una ironia bonaria e per questo ancora più efficace come quella verso Stalin, ridotto a macchietta che riesce a conciliare il mondo come volontà e rappresentazione di Schopenhauer con il realismo sovietico. A salvarci dall'insignificanza e dal conformismo rimane la bonarietà, il buonumore. Citando Hegel, Kundera ci ricorda che " solo dall'alto dell'infinito buonumore, puoi osservare sotto di te l'eterna stupidità degli uomini e riderne".

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    Dino

    30/12/2013 08:22:25

    Soldi buttati. La prima mondiale in Italia fa semplicemente parte di una manovra commerciale dell'editore. Se fosse un bel libro i francesi farebbero a botte per pubblicarlo per primi. La lettura ha temi di pessimo valore filosofico, storico, educativo e di interesse. Una noia totale. Kundera ha già dato non serve che si sforzi oltre. Riscrivo: soldi buttati. Dino

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    Michael Moretta

    05/12/2013 00:04:31

    Rileggere un libro di Kundera mi ha fatto davvero emozionare. Dopo tanti anni torna a scrivere un libro, e la prima edizione è addirittura l'italiana! Un piccolo gioiello, anche se non siamo all'altezza dei suoi capolavori indiscussi. La vita di quattro personaggi si alterna nel libro. Quattro amici di età molto diverse che non perdono occasione per vedersi e parlare di arte, libri e teatro non appena ne hanno la possibilità. Esilarante ma anche molto profonda è l'apparizione di Stalin e dei suoi compagni del direttivo nel libro. L'aneddoto delle ventiquattro pernici e della città di Kaliningrado rappresentano l'espediente attraverso il quale l'autore introduce il concetto di insignificanza. L'insignificanza viene eretta a valore assoluto da parte dell'autore, che ne descrive e ne mette in luce tutti gli aspetti positivi. "L'insignificanza, amico mio, è l'essenza della vita. È con noi ovunque e sempre. Occorre spesso coraggio per riconoscerla in condizioni tanto drammatiche. Ma non basta riconoscerla, bisogna amarla, l'insignificanza". Queste meravigliose parole, più di ogni altra cosa, esprimono ciò che Kundera vuole trasmetterci in questo libro.  Un piccolo gioiello che ben si inserisce nell'opera di uno dei più grandi scrittori viventi. Da leggere assolutamente dopo aver letto molti altri libri dello stesso autore.

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    Adele

    19/11/2013 17:47:59

    Spunti di riflessione molto interessanti, ma trama poco coinvolgente. Peccato. Non è il solito eccezionale Kundera.

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    francesco db

    14/11/2013 19:44:26

    D'accordo con i precedenti pareri. Un librino leggero, con l'eco del grande scrittore che Kundera è stato un tempo. Insignificante fino alla sparizione. Tre di stima come scrivono i giornalisti sportivi.

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    Fabrizio Dafano

    09/11/2013 12:43:42

    Negli ultimi vent'anni il Kundera formidabile romanziere ha lasciato il posto al saggista, arguto e originale. Il magnifico titolo, tipicamente "kunderiano" di quest'ultimo romanzo resta sospeso nel nulla, deprivato della insostenibile leggerezza delle sue migliori opere, da un'evidente assenza d'ispirazione. Si trova sempre, peraltro, la firma inconfondibile del Maestro: la descrizione dell'arrivo della Franck alla festa (pag. 72); Stalin e Schopenhauer (pag. 101); l'elogio dell'insignificanza (pag. 125). Ma sono brevi bagliori in un giardino nebbioso che - come il calesse del finale - si allontanano lentamente nelle vie di Parigi.

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    andrea

    07/11/2013 22:16:30

    bellissimo. il libro è proprio la festa dell'insignificanza, la difficoltà del significare,se non addirittura l'impossibilità della significanza. bellissimo perché insignificante, paradossalmente insignificabile.

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    Rolando Bonavita

    07/11/2013 12:28:31

    Avendo letto tutti i libri di Kundera, dal primo a quest'ultimo, credo, con grande rammarico, che "La festa dell'insignificanza" si possa considerare uno dei suoi libri minori e meno interessanti. Se non proprio "insignificante", di certo trascurabile. Come diceva Flaiano: coraggio, il meglio è passato.

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    alessandro

    06/11/2013 11:05:31

    Come tutti i libri di Kundera (ho letto l'intera produzione), è scritto in maniera impeccabile; tuttavia, a fine lettura si ha la triste sensazione che il meglio lo abbia già scritto....ed è una brutta sensazione....

Vedi tutte le 19 recensioni cliente
  "Soltanto il caso può apparirci come un messaggio" scriveva Kundera in L'insostenibile leggerezza dell'essere (1982). Ed è proprio questa fiducia incondizionata nella verità di ciò che è imprevedibile e indeterminato a essere da sempre al centro della sua scrittura. Quattro anni dopo il suo ultimo lavoro, Un incontro (2009), lo stesso elogio del caso torna oggi in questo nuovo libro, pubblicato in anteprima mondiale da Adelphi nell'elegante traduzione di Massimo Rizzante. Come di consueto, si tratta di un'opera che mescola racconto e saggio, attraverso una serie di brevi capitoli che descrivono personaggi e situazioni ai limiti dell'irrealtà o della surrealtà: una discussione sul significato erotico dell'ombelico, particolare del corpo femminile tanto marginale da diventare irresistibile e allusivo; la storia di un uomo che finge con gli amici di avere un tumore per potersi sentire più felice di non averlo realmente; l'insospettabile "tenerezza" di Stalin che, origliando le chiacchiere dei suoi consiglieri negli orinatoi, scopre che uno di essi, Mikhail Kalinin, se l'è fatta addosso e gli dedica Königsberg, la città di Kant, rinominandola appunto Kaliningrad. L'insignificanza, osserva uno dei personaggi del libro, "è l'essenza della vita. È con noi ovunque e sempre. È presente anche dove nessuno la vuole vedere: negli orrori, nelle battaglie cruente, nelle peggiori sciagure. Occorre spesso coraggio per riconoscerla. (…) Ma non basta riconoscerla, bisogna (…) imparare ad amarla". Riconoscere e amare l'insignificanza pare essere per lo scrittore ceco una strategia per sospendere il giudizio, per poter narrare senza dover spiegare, evitando così il totalitarismo mentale delle opinioni troppo forti e scioccamente sicure di sé. È la forma più delicata del divagare, secondo la lezione di Diderot, maestro di scrittura e di pensiero per Kundera, a caccia di quella profondità della superficie che scruta invisibile e sorniona il vano cercare degli esseri umani.   Luigi Marfè
  • Milan Kundera Cover

    Scrittore ceco. Ha esordito come poeta (L’uomo è un grande giardino, 1953; Monologhi, 1957) ottenendo poi un vasto successo con le serie di novelle Amori ridicoli (1963, 1964). Ha debuttato come drammaturgo nel 1962 con I proprietari delle chiavi, ambientato nel periodo dell’occupazione fascista. Il suo primo romanzo, Lo scherzo (1967), è una satira violenta e dolorosa della realtà cecoslovacca negli anni del culto della personalità. A causa delle sue posizioni, i successivi romanzi di Kundera – La vita è altrove (1973), Il valzer degli addii (1975), Il libro del riso e dell’oblio (1978) – sono stati vietati in patria e pubblicati all’estero. Storia, autobiografia e intrecci sentimentali si fondono ne L’insostenibile... Approfondisci
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