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La festa dell'insignificanza
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La festa dell'insignificanza - Milan Kundera - copertina

Descrizione


Gettare una luce sui problemi più seri e al tempo stesso non pronunciare una sola frase seria, subire il fascino della realtà del mondo contemporaneo e al tempo stesso evitare ogni realismo - ecco "La festa dell'insignificanza". Chi conosce i libri di Kundera sa che il desiderio di incorporare in un romanzo una goccia di "non serietà" non è cosa nuova per lui. Nell'Immortalità Goethe e Hemingway se ne vanno a spasso per diversi capitoli, chiacchierano, si divertono. Nella Lentezza, Vera, la moglie dell'autore, lo mette in guardia: "Mi hai detto tante volte che un giorno avresti scritto un romanzo in cui non ci sarebbe stata una sola parola seria ... Ti avverto però: sta' attento". Ora, anziché fare attenzione, Kundera ha finalmente realizzato il suo vecchio sogno estetico - e "La festa dell'insignificanza" può essere considerato una sintesi di tutta la sua opera. Una strana sintesi. Uno strano epilogo. Uno strano riso, ispirato dalla nostra epoca che è comica perché ha perduto ogni senso dell'umorismo.
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Dettagli

2013
30 ottobre 2013
128 p., Brossura
9788845928543

Valutazioni e recensioni

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Hashly
Recensioni: 4/5

Un romanzo tanto breve quanto bello, La festa dell'insignificanza si potrebbe dire quasi un elogio alla stessa. Quante volte è capitato di incontrare qualcuno e non ricordarselo? O di non prestare particolare attenzione ad alcune persone? È proprio questo il punto del romanzo, perché Kundera ci mostra come spesso le persone più anonime sono quelle che poi si rivelano in qualche modo importanti. Riporta due esempi, tra cui la scelta del nome della città di Kant trasformato in Kaliningrad. Un particolare che si discosta un po' dal tema centrale è la conversazione immaginaria di uno dei personaggi con sua madre. Lui si sente in parte in debito con lei, nonostante lei lo abbia abbandonato col padre appena nato perché non lo voleva. Quindi cerca di spiegare il motivo per cui, secondo lei, mettere al mondo un essere umano sia una cosa indicibile. Questa parte mi è piaciuta davvero molto, ma anche nel complesso il romanzo non mi è dispiaciuto. Comunque non nego che tra le sue poche pagine ci possa perdere con i protagonisti di Kundera.

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Antonella
Recensioni: 5/5

Uno scritto decisamente notevole, un soggetto splendidamente intelligente. Evviva l'insignificanza, un abito del quale ci si può vestire in ogni stagione, un leggero sussurro del quale ci si può innamorare, un luogo ricco di spazio nel quale ci si può rifugiare. Gli ambienti e le situazioni si adattano al tema del libro: cinico quanto umoristico, leggero quanto tagliente. Segnalo poi un'immagine particolarmente riuscita a mio parere: la piumetta leggera che si posa sull'indice della Franck è una trovata simbolica molto arguta, dà spazio al sipario della Festa ed ai suoi personaggi, li rallenta e li sfuoca. Mi piace anche se sotto sotto ci vedo una emulazione di Gogol, ma forse la vedo solo io.

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Borromini
Recensioni: 4/5

Da rileggere, dopo averlo fatto decantare. Una seconda lettura districherà l'ingorgo riflessivo aperto dall'autore.

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Voce della critica

  "Soltanto il caso può apparirci come un messaggio" scriveva Kundera in L'insostenibile leggerezza dell'essere (1982). Ed è proprio questa fiducia incondizionata nella verità di ciò che è imprevedibile e indeterminato a essere da sempre al centro della sua scrittura. Quattro anni dopo il suo ultimo lavoro, Un incontro (2009), lo stesso elogio del caso torna oggi in questo nuovo libro, pubblicato in anteprima mondiale da Adelphi nell'elegante traduzione di Massimo Rizzante. Come di consueto, si tratta di un'opera che mescola racconto e saggio, attraverso una serie di brevi capitoli che descrivono personaggi e situazioni ai limiti dell'irrealtà o della surrealtà: una discussione sul significato erotico dell'ombelico, particolare del corpo femminile tanto marginale da diventare irresistibile e allusivo; la storia di un uomo che finge con gli amici di avere un tumore per potersi sentire più felice di non averlo realmente; l'insospettabile "tenerezza" di Stalin che, origliando le chiacchiere dei suoi consiglieri negli orinatoi, scopre che uno di essi, Mikhail Kalinin, se l'è fatta addosso e gli dedica Königsberg, la città di Kant, rinominandola appunto Kaliningrad. L'insignificanza, osserva uno dei personaggi del libro, "è l'essenza della vita. È con noi ovunque e sempre. È presente anche dove nessuno la vuole vedere: negli orrori, nelle battaglie cruente, nelle peggiori sciagure. Occorre spesso coraggio per riconoscerla. (…) Ma non basta riconoscerla, bisogna (…) imparare ad amarla". Riconoscere e amare l'insignificanza pare essere per lo scrittore ceco una strategia per sospendere il giudizio, per poter narrare senza dover spiegare, evitando così il totalitarismo mentale delle opinioni troppo forti e scioccamente sicure di sé. È la forma più delicata del divagare, secondo la lezione di Diderot, maestro di scrittura e di pensiero per Kundera, a caccia di quella profondità della superficie che scruta invisibile e sorniona il vano cercare degli esseri umani.   Luigi Marfè

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Conosci l'autore

Milan Kundera

1929, Brno (Repubblica Ceca)

Scrittore ceco. Ha esordito come poeta (L’uomo è un grande giardino, 1953; Monologhi, 1957) ottenendo poi un vasto successo con le serie di novelle Amori ridicoli (1963, 1964). Ha debuttato come drammaturgo nel 1962 con I proprietari delle chiavi, ambientato nel periodo dell’occupazione fascista. Il suo primo romanzo, Lo scherzo (1967), è una satira violenta e dolorosa della realtà cecoslovacca negli anni del culto della personalità. A causa delle sue posizioni, i successivi romanzi di Kundera – La vita è altrove (1973), Il valzer degli addii (1975), Il libro del riso e dell’oblio (1978) – sono stati vietati in patria e pubblicati all’estero. Storia, autobiografia e intrecci sentimentali si fondono ne L’insostenibile...

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