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La fiera delle vanità - William Makepeace Thackeray - copertina
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La fiera delle vanità
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La fiera delle vanità - William Makepeace Thackeray - copertina

Descrizione


Progettato e iniziato intorno al 1844-45, pubblicato a puntate nel 1847, in volume l'anno successivo, "La fiera delle vanità" è il romanzo più noto di Thackeray. In queste pagine si narrano le vicende parallele di due donne molto diverse: Becky Sharp, tanto coraggiosa e intelligente quanto astuta, arrivista e priva di scrupoli, e la sua compagna di scuola Amelia Sedley, emblema di virtù ma anche terribilmente ingenua e un po' sciocca. Dominato da un garbato sarcasmo che a tratti si trasforma in un'ironia più feroce, "La fiera delle vanità" sconvolse la società letteraria vittoriana per la schietta descrizione della realtà sociale dell'epoca, che sia l'ambiente mondano londinese, quello esotico dell'India colonizzata, quello militare, rozzo e primitivo, oppure quello ipocrita e perbenista della Chiesa. Su questo molteplice sfondo si snoda con incredibile fluidità una narrazione dominata da molteplici personaggi. Manca, in questo romanzo, un eroe completamente positivo: al suo posto, per la prima volta, si muovono sulla pagina figure che non sono semplici manichini, ma uomini in carne e ossa. Con un saggio di Anthony Trollope.
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Informazioni dal venditore

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Informazioni:

Brossura p.872 p. 9788804592266 Buono (Good) Segni d'uso e del tempo con pieghe alla brossura.

Dettagli

2009
Tascabile
XXXI-872 p., Brossura
9788804592266

Valutazioni e recensioni

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Cristiano Cant
Recensioni: 5/5

Un'improvvisa voracissima voglia di Ottocento inglese ha finito per condurmi su questo battello, nel cuore di una navigazione umana e sociale che lega il battito primo della borghesia moderna con le stoccate severe di una nobiltà ancora dritta, le ferocie e le fedeltà militari ai più bassi arrivismi singoli, i voli e le speranze delle generazioni al debole immobile strisciare dei caratteri. Insomma, l'eterna tavolozza stinta e lucentissima, contraddittoria e sapiente che fa l'umano atlante da che mondo è mondo. Thakeray è come un legislatore interiore, osserva e dirime, ascolta e interviene, ma senza mai togliere fiato e rispetto all'indistricabile volubilità delle circostanze terrene come al peso che l'improvvisa concretezza del vivere impone nel seno degli eventi. Romanzo anche digressivo (non è molto frequente nella narrativa inglese il via libera a un certo saggismo, a pagine più riflessive e filosofiche a commento della storia, che sono più spesso tedesche o francesi), un universo sociale smarrito ed integro sotto la cappa dei ceti e delle fortune, dei crolli e degli azzardi. E, naturalmente decisive, le due donne portanti nel cuore della storia, Becky ed Emmy, amiche e rivali, lontane e vicine nei loro percorsi intrecciati. Ma sarà Becky a rilegare ogni fibra nel bene e nel male di ogni rigo attraversato; nel suo istinto ferino maledizione e arguzia fanno lo stesso passo, precipizio e morale si tengono per mano oltre le coltri di futili ipocrisie e stoltezze formali a fare da parvenza. E un maggiore Dobbin a siglare la granitica meraviglia di un gentiluomo fuori da un coro di belle statuine decrepite e accidiose. Capolavoro di fronzoli salottieri e sigillo di pietà umana, di rozze vendette sterili e candori ancora più iniqui. La vana varietà della vita sotto la lente di uno spettatore d'eccezione.

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Raffaella
Recensioni: 5/5

Leggo molto e di tutto; in questo periodo sono avvinta dai classici e ho deciso di leggere questo. L'ho trovato stupendo. Spettacolare il sarcasmo, sottile e infiltrante, a volte spavaldo. Precisa e attuale la descrizione della società. Sono passati 200 anni e in fondo, nel fondo delle anime, poco è veramente cambiato. Lo consiglio a chi ama immergersi nei libri che legge,fino al punto da affezionarsi ai personaggi e ad averne nostalgia una volta finito. Il titolo originale è "vanity fair: a novel without a hero": è proprio così. Buona lettura.

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Alessandra
Recensioni: 3/5

Grande classico che descrive la (buona) società inglese del periodo post-napoleonico in modo molto ironico e pungente. Tratta temi di fatto molto attuali, i vari personaggi che si incontrano nel romanzo appaiono importanti per il loro prestigio sociale e le loro rendite e viene costantemente evidenziata la superficialità di tutti i protagonisti, le cui occupazioni principali sono i ricevimenti et similia. Pochissimi personaggi sono delineati in termini di "carattere", principalmente tutti sono individuati da livello sociale, occupazione o rendita (aristocratici, borghesi, banchieri etc), di fatti le frequentazioni non sono scelte in base agli interessi o alle affinità ma essenzialmente dal prestigio (così come fidanzamenti e matrimoni). La storia, che avrebbe potuto facilmente essere concentrata in almeno la metà delle pagine, si sviluppa sulla contrapposizione di due donne, Amelia, gentile, dolce e garbata, ma un po' noiosa, e Rebecca, astuta e decisa a riuscire con ogni mezzo nella scalata sociale, per cui affina tutte le sue qualità per rendersi interessante ed attraente. La particolarità del romanzo è proprio legata al fatto che l'eroe non è quello classico, perfetto e pieno di virtù, tutt'altro: l'autore non manca mai di mettere in evidenza tutti i difetti, i limiti e le bassezze dei suoi personaggi, che in questo modo risultano molto reali e vivi. La conclusione risulta romantica, ma Rebecca, nonostante sia un esempio non positivo (ma neanche completamente negativo, in effetti, forse proprio per il suo essere un personaggio "vero") riesce in ogni caso a farcela. Lettura che non può mancare a chi ama i classici, anche se più di una volta si rischia di arenarsi per via di alcuni tratti piuttosto prolissi (penso a delle parti riguardanti dei dettagli di alcune casate inglesi), che poco danno al lettore moderno. Avrei dato volentieri 4 stelle, ma l'eccessiva lunghezza mi obbliga a toglierne una.

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Conosci l'autore

William Makepeace Thackeray

1811, Calcutta

Rimasto in tenera età orfano del padre, che era un alto funzionario della Compagnia delle Indie Orientali, studiò alla Charterhouse School di Londra e a Cambridge, senza però completare i corsi universitari. Dopo alcuni viaggi sul continente, tentò la carriera forense, che poi abbandonò per recarsi a Parigi dove studiò disegno, iniziando al tempo stesso una intensa attività giornalistica. Appunto a Parigi incontrò e sposò, dopo un breve fidanzamento, la diciannovenne Isabella Shawe, prototipo di molte dolci e indifese figure femminili che appaiono nei suoi romanzi. Tornato in Inghilterra nel 1837, pubblicò articoli e romanzi su vari giornali, tra cui la serie di bozzetti Le carte di Yellowplush (The Yellowplush papers, 1838)...

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