I figli degli uomini (2 DVD). Special Edition

Children of Men

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Titolo originale: Children of Men
Paese: Stati Uniti; Gran Bretagna
Anno: 2006
Supporto: DVD
Numero dischi: 2

68° nella classifica Bestseller di IBS Film Film - Fantasy e fantascienza - Fantascienza

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In un futuro prossimo l'umanità non riesce più a riprodursi. Nel momento in cui, dopo 20 anni di sterilità generale, una donna riesce miracolosamente a rimanere incinta, si diffonde una grande inquietudine fra gli abitanti della Terra e la futura mamma deve essere protetta.
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    Bookworm

    01/05/2019 15:17:58

    Alcune parti non mi sono chiare, quindi leggerò sicuramente il romanzo da cui è tratto il film. Per il resto si vede che alla regia c'è il maestro Cuaron, più famoso per Gravity.

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    Mr Gaglia

    26/11/2015 16:16:44

    Sulla linea degli scrittori utopistici e futuristici (James ha scritto il romanzo da cui è tratto il film) in cui Cuaròn fin dalle prime sequenze ci illustra un mondo grigio, oppressivo, incolore, fra il pre-industriale (le costruzioni e i palazzi sembrano proprio quelli della "industrial revolution") e il post-atomico (per la scarsità di vegetazione). Londra appare come non cambiata se non per i mercati ai bordi delle strade e gli autobus a 2 piani completamente scrostati dal tempo. In questo ambiente senza profondità si muovono i protagonisti. Ne sono conferma gli stereotipi del multirazzialismo e del multilinguistico: nel panorama così definito, la macchina da presa segue Clive Owen (Theo) in tutte le situazioni, come un inviato di guerra in una visione quasi documentaristico-soggettiva del futuro per acuire il senso di chiuso, di claustrofobia e di mancanza di certezze. Ne è un esempio la guerriglia che all'esterno della zona franca, appare come uno spaccato del conflitto dell'ex Jugoslavia, dove tutti sparano a tutti, e un proiettile vagante ha il potere di cambiare il personale futuro (la sequenza dei carri armati che colpiscono una palazzina è una scena di guerra impressionante). Per antitesi, la speranza di vita, rinascita di un "nuovo mondo" è l'unica apertura del film all'ottimismo, in un percorso al buio, in cui il caso regna sulle esistenze di tutti. Children of Men è un film corale e bellissimo. Da non perdere!

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    Giacomo

    17/01/2009 14:32:10

    concordo con chi ha detto che tutto in questa pellicola è simbolismo; è vero ogni gesto, ogni persona è simbolo, dalla ragazza che rimane incinta dopo 18 anni di infertilità, alla zingara/araba che io ho visto come un angelo, fino allo stesso Owen che è l'ultima chiave che permette a Ki di prendere la nave per il cnetro spirituale nelle Azorre. Bellissimo il cammeo (?) di julianne Moore che muore subito lasciando subito scatenare il film in tutta la sua violenza. La moore sembrerebbe un personaggio chiave ma muore immeditamente e da lì iniziano ad essere assorbiti dalla violenza visionaria tutti i protettori di Ki, uno alla volta, fino a owen che sarà appunto come già detto, l'ultima chiave verso la salvezza dell'ultimo/primo bambino/a. Il cast è molto ben fatto e ben assortito, a me sono piaciuti i riferimenti sincretisti dell'ostetrica, che accompagna con Owen, Ki che sembra muoversi tra più fedi dopo che l'umanità è disperata e dispersa nella violenza e nell'orrore delle guerre. E sembra essere stata abbandonata dagli Dei/da Dio. Apparentemente i temi sono molti: la guerra, l'odio inter-etnico, il calo delle nascite, la violenza sempre più oppressiva, il terrorismo (i riferimenti isalmici secondo me non sono politicizzabili) e potrebbero far collassare il film, compromettendone la visione, ma l'operazione di armonizzazione è ben riuscita. Soprattutto nelle scene della seconda parte del film. Dopo la zingara/araba che costituisce la chiave verso la seconda sezione del film. Un film che nella durezza, nella scabrosità e nel suo rude e duro spiritualismo promette molto. Speriamo che apra un filone del "genere" paramimetico realista. il film è appunto intriso di uno spiritualismo e di un sentore di divino cche permea ogni passo, ogni scena pur essendo brutale e grezzo, come la fotografia. In questo sta la genialità di Cuaròn: in questo lascair passare la spiritualità in immagini dure e rozze. CAPOLAVORO.

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    Manuel

    27/11/2007 21:07:05

    Bello, bello, bello! Un film pieno di azione e molto commovente, trovo la distopia catartica, la tragodìa del terzo millennio. Per coloro a cui piaccia questo film consiglio anche la visione di "V per Vendetta".

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    *Sir Psycho Sexy*

    01/07/2007 18:13:51

    il film è buono, ma sinceramente mi ha coinvolto molto poco...troppo caotico...

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    Alessandro

    14/06/2007 14:54:09

    Ottimo film. Lascia molto all'interpretazione dello spettatore, ad esempio non spiega le cause dell'infertilita' ne' fa capire che succede dopo la fine del film. Da notare che l'infertilita' ha colpito solo gli uomini e non gli altri animali (altrimenti dopo oltre 18 anni senza nascite i cani e le mucche sarebbero gia' estinti o quasi).

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    maxx

    18/05/2007 13:02:53

    Neanche a me è piaciuto. Owen sottoimpiegato, si salva solo l'ottimo Caine. E' una storia sbilenca, che evoca fantasmi comuni, dal calo delle nascite, qui portato al limite estremo (ma tutti quei baldi giovani in divisa ? tutti ultratrentenni ??) alle masse degli immigranti che premono alle frontiere (e che sono visti come una minaccia da rinchiudere prima dell'inevitabile scontro armato ? armato da chi ? e come, in una società militarizzata ?) La fuga in barchetta ne è la "degna" conclusione.

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    Baroni Fabrizio

    14/05/2007 18:30:18

    TUTTO E'SIMBOLISMO.Ogni parola,ogni gesto,persino ogni pensiero.Tutto ciò che è creato dall'uomo è,volenti o nolenti,un simbolo.Affermare che un film "si perde nei simbolismi" è una gran furbata,poichè è imputabile a qualsiasi film,a qualsiasi opera artistica. La pellicola di Alfonso Cuaron è un delicatissimo EQUILIBRIO di simboli,quel genere di equilibrio da cui nascono nuovi filoni(nulla si inventa ma tutto si trasforma),a discapito di quella enorme quantità di film dove c'è un misero simbolo di base,e quindi film senza confronto,senza anima. Questo film non è né la realtà,né la fantasia, ma è una possibiltà (a mio parere molto concreta ma,-come diceva Gaber- si sa, i pareri sono come i co...oni ...ognuno c'ha i suoi).Inoltre ha la qualità di non diventare un documentario sul futuro, ma di rimanere un film e quindi,come tutti i più grandi film, conserva il diritto di giocare sporco, quindi ben vengano le scene surrealiste e improbabili (da quando un corteo islamizzante è qualcosa "al limite del ridicolo"?). In definitiva,film del genere sono talmente rari che meriterebbero ben altro rispetto. A proposito, le ragioni del perchè l'inghilterra è sempre considerata la madre di tutte le dittature future sono talmente tante che è impossibile trattarle in questa sede...

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    maurizio

    05/05/2007 13:00:44

    Non mi è piaciuto. Descrive un pessimo futuro in maniera confusa. Mescola temi tipici, dalla riduzione delle nascite (qui addirittura azzerate) all'arrivo degli emigrati, trattati in maniera sempre più rude. Tra fughe improbabili, polizia fascistoide, rivoluzionari demodè, arriva allo scontro finale, con simbolismi e scene al limite del ridicolo, dal corteo islamizzante all'attacco della fanteria meccano-corazzata che si interrompe difronte alla bambinella ..... Peccato perchè con quel cast si poteva fare molto meglio.

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    massimo

    03/05/2007 16:24:01

    Mah. Cerebrale e cavilloso. Descrive (male) un futuro prossimo e desolante, nello stile dopobomba, a cavallo tra MadMax ("carine" le auto "futuribili" impiegate, dalla Multipla alla Vel Satis) e V for Vendetta (chissà poi perchè l'Inghilterra deve essere proprio la "patria" delle dittature future). Alla fine si perde tra i simbolismi. Si salvano Owen, sempre eccellente e un insolito Michael Caine.

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    Francesko

    28/02/2007 20:38:46

    Un film tanto bello quanto triste e desolante.. Ottime interpretazioni, anche se in alcuni casi il doppiaggio poteva essere migliorato (sopratutto dal punto di vista della scelte delle voci..); breve, conciso.. ma senz'altro ottimo...

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    Davide

    23/02/2007 03:08:47

    Alfonso Cuaron firma con "I figli degli uomini" quella che è forse la miglior pellicola del 2006, conducendoci in un futuro fin troppo possibile, nonché spaventosamente vicino. Perfetti gli interpreti, tra i quali spicca un Clive Owen davvero da antologia, il cui personaggio riesce a rendere senza limiti tutta la tragedia e la speranza di una razza sull'orlo dell'estinzione.

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Umanità allo sbando in un percorso corale al buio, in cui il caso regna sulle esistenze di tutti

Trama
2027. In un futuro non troppo distante, in cui il mondo non può più procreare, l'Inghilterra rimane unica zona franca, per non confrontarsi con le guerriglie urbane. Theo, rapito da Julian, una donna attivista amata in passato, ha una grande responsabilità. Dovrà condurre salva una giovane donna fino a un santuario sul mare, e dare la possibilità al mondo di evitare l'estinzione.

  • Produzione: Universal Pictures, 2007
  • Distribuzione: Universal Pictures
  • Durata: 114 min
  • Lingua audio: Italiano (Dolby Digital 5.1);Inglese (Dolby Digital 5.1);Spagnolo (Dolby Digital 5.1)
  • Lingua sottotitoli: Inglese; Italiano; Portoghese; Serbo-croato; Sloveno; Spagnolo
  • Formato Schermo: 1,85:1
  • Area2
  • Contenuti: dietro le quinte (making of): "Uomini nel mirino"
  • Alfonso Cuaron Cover

    È regista, sceneggiatore, produttore cinematografico e direttre della fotografia e montatore. Viene ricordato per aver diretto il terzo film della saga Harry Potter, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban. Nel 2014 ha vinto due premi Oscar come miglior regista e miglior montaggio per il film Gravity. Nel 2019 ha vinto il premio Oscar per la migliore fotografia nel film Roma. Approfondisci
  • Clive Owen Cover

    "Attore inglese. Studia recitazione alla prestigiosa Royal Academy of Dramatic Art di Londra e lavora in teatro nella messinscena di numerosi testi classici prima di debuttare sul grande schermo nella commedia sulle frustrazioni della classe media britannica Vroom (1988) di B. Kidron nei panni dell'uomo che abbandona la sua città di provincia per andare con un amico in cerca di sé stesso. Dopo alcuni ruoli marginali (in Gosford Park, 2001, di R. Altman e The Bourne Identity, 2002, di D. Liman), nel 2004 è uno dei protagonisti di King Arthur di A. Fuqua, dell'analisi sulle dinamiche di coppia di M. Nichols in Closer (che gli vale una nomination all'Oscar e un Golden Globe) e partecipa alla trasposizione cinematografica della serie di F. Miller (anche sceneggiatore e coregista accanto a R. Rodriguez),... Approfondisci
  • Julianne Moore Cover

    Nome d'arte di Julie Anne Smith, attrice statunitense. Alcune esperienze televisive precedono l'esordio cinematografico del 1990 con I delitti del gatto nero di J. Harrison. In breve impone il suo fascino sofisticato, la sua recitazione nervosa e potente in titoli di grande valore: da America oggi (1993) di R. Altman a Vanya sulla 42a strada (1994) di L. Malle, dal toccante Safe (1995) di T. Haynes a Il grande Lebowsky (1998) di J. Coen. Due memorabili interpretazioni in Boogie Nights (1997) e Magnolia (1999), entrambi diretti da P.T. Anderson, e quella dell'agente Clarice Sterling nel meno memorabile Hannibal (2001) di R. Scott la consacrano come una delle migliori attrici della sua generazione. Nel 2002 vince la Coppa Volpi a Venezia per la sua eccezionale interpretazione di Lontano dal... Approfondisci
  • Michael Caine Cover

    "Nome d'arte di Maurice Joseph Micklewhite, attore inglese. Dopo aver abbandonato gli studi a sedici anni, non avendo i mezzi per pagarsi una scuola di rango, frequenta il corso di arte drammatica del circolo ricreativo Clubland. Si mantiene con i mestieri più disparati, quali fattorino o impiegato ai mercati di Londra, lavora in un teatrino del Sussex e passa al Workshop Theatre di Londra, dove recita in piccole parti fino ad approdare al cinema con I fucilieri dei mari della Cina (1956) di J. Amyes. Dopo il suo primo film di una certa importanza, Zulù (1964) di C. Endfield, il produttore H. Saltzman gli affida il ruolo di protagonista in Ipcress (1965), in cui dà vita alla figura di Harry Palmer, un agente segreto ombroso, silenzioso e un po’ indolente, esatta antitesi del coevo James Bond.... Approfondisci
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