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I figli di Bronstein
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I figli di Bronstein - Jurek Becker - copertina
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Descrizione

Con I figli di Bronstein, pubblicato per la prima volta nel 1986, che riprende e varia molti temi già presenti in Jakob il bugiardo, Becker torna sul tema della Shoah, raccontando con drammatica lucidità l’impotente violenza delle vittime che si trasformano in persecutori, senza per questo riuscire a sfuggire all’angoscia e al risentimento.

«Personaggio al contempo più autobiografico e più complesso, Hans Bronstein esprime una delle tante possibilità della prosa di Becker, la leggerezza, l’ironia, il coraggio della quotidianità, la rivendicazione del diritto a vivere un “secondo futuro”»Roberta Malagoli

Hans e Martha si amano di un amore folle e travolgente, consumato al riparo delle quattro mura di una baita fuori città, di proprietà del padre di Hans, Arno. In quella casa sperduta nel bosco, i due giovani si sono sfiorati per la prima volta, e soltanto lì sono scomparsi paura e pudore. Hans ha perciò provveduto a fare una copia delle chiavi della baita, gelosamente custodite da suo padre. Un giorno, però, giunto davanti all’ingresso della casetta per incontrarsi con Martha, il giovane ha un’amara sorpresa: nella radura dinnanzi all’abitazione è parcheggiata l’auto gialla di Gordon Kwart, un amico di suo padre.Accostatosi alla finestra, Hans avvicina l’orecchio al muro e sente un grido provenire dall’interno, uno straziante grido di dolore e poi una voce agitata. Benché sia spaventato a morte, afferra la sua chiave, apre la porta e si trova al cospetto di una scena sconvolgente. Nella stanza in cui aleggia un acre odore d’urina, un uomo seduto su un letto di ferro, i piedi legati con una cintura di cuoio, la camicia un tempo bianca macchiata di cibo, ripete: «Perché io sono… stato sorvegliante in un lager…», mentre Arno Bronstein gli colpisce bruscamente lo sterno a ogni sillaba…

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Dettagli

2019
297 p., Brossura
9788854518308

Valutazioni e recensioni

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mitla77
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E' un libro che 10 anni fa veniva letto nei licei tedeschi, e se lo iniziate capite il perchè. La trama è talmente surreale che tutto il libro vive in una sospensione quasi onirica, eppure non riuscite a staccarvi dalla storia inutile e nichilista del protagonista, un inconcludente, indeciso, disonesto e dispettoso, anche un po' amorale. La storia viene narrata ad un anno dagli eventi descritti, e facendo un po' di flashback/forward, si arriva a capire che il senso di vuoto del protagonista è proprio legato a quella vicenda, terribile e pure vissuta con normalità da tutti i protagonisti. Una storia sulla ferita degli ebrei e dei tedeschi ma non solo: un libro sulle ferite dell'anima, su un "caos calmo" molto simile a quello descritto da Veronesi, sulla piaga dell'indifferenza e sugli effetti che ha su di noi. Certamente una lettura diversa dal solito.

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Jurek Becker

1937, Lodz

Nato in Polonia da genitori ebrei, scampò ai lager nazisti di Ravensbrück e Sachsenhausen. Trasferitosi nel dopoguerra a Berlino, nel 1978 lasciò la Germania orientale per quella occidentale. Fu spesso invitato a tenere lezioni e corsi nelle università estere. Jakob il bugiardo (Neri Pozza 2019) ha vinto il premio Heinrich Mann nella Repubblica democratica tedesca e il premio Charles Veillon in Svizzera, è stato tradotto in varie lingue e la sua prima versione cinematografica è stata premiata al Festival di Berlino del 1975.

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