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Christian Jacq

Traduttore: F. Saba Sardi
Editore: Mondadori
Anno edizione: 2016
Formato: Tascabile
Pagine: 345 p. , Brossura

33 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Di ambientazione storica

  • EAN: 9788804661924


Mistero, storia e fantasia, in un romanzo di grande successo, primo di una serie dedicata a Ramses, faraone eccezionale.

La "febbre egiziana" ha colpito i lettori italiani: a pochi giorni dall'uscita in libreria questo romanzo è già ai vertici delle classifiche di vendita, dimostrando che anche qui, come in molte altre nazioni europee, l'argomento appassiona il grande pubblico. In Francia attualmente sono circa 2 milioni le copie vendute e il libro verrà presto tradotto e pubblicato in 30 Paesi.

Malgrado questo "boom" recentissimo, non si può tuttavia parlare di un fenomeno nuovo per la cultura occidentale. Sin dalle prime scoperte archeologiche e storiche la civiltà egizia ha affascinato l'occidente, in maniera talvolta quasi morbosa. E i personaggi principali, gli eroi, di questo antico popolo sono i faraoni. Innumerevoli saggi hanno cercato di ricostruire le vicende politiche, la vita privata, le abitudini di questi monarchi e i misteriosi segreti che gelosamente custodivano. È quindi logico che, volendo scrivere una storia che ricreasse il clima e le vicende dell'epoca, il protagonista scelto fosse proprio un faraone. L'autore ha scelto Ramses (Ramsete II) che regnò dal 1279 al 1212 a.C., per un periodo di ben 67 anni, in considerazione proprio della sua vita eccezionalmente lunga e ricca di avvenimenti. In una intervista di Ulderico Munzi pubblicata sul Corriere della Sera (lunedì 21 aprile 1997) Jacq spiega così la sua passione per la storia egizia: "Sono andato in viaggio di nozze, a 17 anni e con una dispensa speciale, in Egitto. Françoise ed io capimmo subito che la storia dei faraoni era un universo favoloso. Nel mondo torbido e confuso di oggi la gente ha bisogno di quegli orizzonti".

Non è possibile riassumere la trama del romanzo, troppo complessa, ricca di particolari e di un alone di mistero che si percepisce pagina dopo pagina, con il procedere della storia di Ramses: dalla sua iniziazione sotto la guida del padre Seti, attraverso prove di straordinaria difficoltà, fino agli ultimi giorni vissuti con la lucida consapevolezza di avere impostato il destino del mondo.

Si può invece sottolineare che si tratta del primo di cinque volumi dedicati a Ramsete e del primo di altri romanzi che, come afferma lo stesso autore, proseguiranno nella biografia di faraoni illustri.

A cura di Wuz.it


Le prime frasi del romanzo:

Il toro selvaggio, immobile, fissava il giovane Ramses.
Una bestia mostruosa: zampe grosse come pilastri, lunghe orecchie pendule, una barba dura sulla mandibola inferiore, il mantello bruno e nero. E aveva avvertito la presenza del giovane.
Ramses era affascinato dalle corna del toro, ravvicinate e rigonfie alla base per poi piegarsi all'indietro e quindi volgersi all'insù, sì da formare una sorta di casco concluso da punte acuminate, capaci di squarciare la carne di qualsiasi avversario.
L'adolescente non aveva mai visto un toro tanto enorme.
L'animale apparteneva a una razza temibile, che anche i migliori cacciatori esitavano a sfidare; pacifico nel suo clan, pronto a soccorrere i suoi simili feriti o malati, premuroso nell'educazione dei piccoli, il maschio si trasformava in tremendo guerriero quando se ne turbava la quiete. Infuriato dalla minima provocazione, caricava a velocità stupefacente e non si rabboniva se non dopo aver schiantato l'avversario.
Ramses arretrò d'un passo.
La coda del toro selvaggio frustò l'aria; l'animale scoccò un'occhiata feroce all'intruso che aveva osato avventurarsi nei suoi territori, dei pascoli nei pressi di una palude da cui si levavano alte canne. Non lontano, una vacca era intenta a figliare, circondata dalle sue compagne. In quelle solitudini sulle rive del Nilo, il grande maschio regnava sulla sua mandria e non tollerava nessuna presenza estranea.
Il giovane aveva sperato che la vegetazione lo celasse; ma gli occhi marroni del toro, profondi nelle orbite, non lo perdevano di vista. Ramses si rese conto che non gli sarebbe sfuggito.
Pallido in volto, si volse lentamente verso suo padre.
Sethi, il Faraone d'Egitto, colui che era soprannominato "il toro vittorioso", si teneva a una decina di passi dietro il figlio. La sua sola presenza, si diceva, bastava a paralizzare i nemici; la sua intelligenza, acuta come il becco del falco, arrivava ovunque, e non c'era nulla che egli ignorasse. Slanciato, il volto severo, la fronte alta, il naso arcuato, gli zigomi salienti, Sethi era l'incarnazione dell'autorità. Era il monarca venerato e temuto che aveva ridato all'Egitto l'antica gloria.
Il quattordicenne Ramses, la cui statura era già quella di un adulto, incontrava suo padre per la prima volta.
Fino a quel momento era stato allevato a palazzo da un tutore incaricato di insegnargli a divenire un uomo di qualità che, quale figlio di re, avrebbe trascorso giorni felici assolvendo a un'alta funzione. Ma Sethi lo aveva strappato alle lezioni di geroglifici per portarlo in piena campagna, lontano da ogni villaggio. Non era stata pronunciata una parola.
Quando la vegetazione s'era fatta troppo fitta, il re e suo figlio erano scesi dal carro tirato da due cavalli e si erano addentrati fra le alte erbe. Superato l'ostacolo, erano giunti nel territorio del toro.
Quale dei due era il più spaventoso, la bestia selvaggia o il Faraone? Da l'uno come dall'altro irradiava una possanza che il giovane Ramses si sentiva incapace di padroneggiare. Non affermavano forse i narratori che il toro era un animale celeste animato dal fuoco dell'altro mondo, e che il Faraone era confratello degli dei? Malgrado la sua alta statura, la robustezza e il rifiuto di aver paura, l'adolescente si sentiva preso tra due forze quasi complici.