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Traduttore: C. Mennella
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2015
Formato: Tascabile
Pagine: 573 p., Brossura
  • EAN: 9788806225148
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Recensioni dei clienti

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    Alessia

    03/08/2017 12.24.32

    Meraviglioso, ambientazione e personaggi descritti magistralmente. Condivide con "Ruggine americana" un finale non all'altezza.

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    Carol

    28/12/2016 22.13.15

    Interessante per conoscere la storia del Texas, degli ultimi cowboy e degli ultimi indiani, scritto molto bene e in alcuni tratti è anche avvincente. Ma l'ho trovato eccessivamente lungo. L'autore si perde nella descrizione puntigliosa di molti dettagli tralasciando invece altri aspetti che avrebbero reso la storia più completa. Un bel libro, ma non lo inserirei fra i migliori romanzi americani di questo secolo fino ad ora, come recita una delle recensioni in quarta di copertina.

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    valter57

    10/11/2016 12.17.30

    Splendido romanzo corale, l'epopea di una famiglia di coloni, i McCullough, dal capostipite Eli nel Texas del 1836, all'indomani della proclamazione dell'indipendenza, sino quasi ai giorni nostri con la pronipote J.A. Veramente interessante la descrizione della vita dei nativi americani (Comanches) con un'accuratezza che non avevo ancora riscontrata. Meyer mi ha stupito e appassionato. Ho già il suo primo libro, Ruggine Americana, pronto da leggere.

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    Marco Tioli

    23/08/2016 08.12.29

    Un po' McCarthy, ma con i punti e le virgole, un po' Faulkner, ma meno sperimentalista, un po' Mo Yan, ma più realistico. Il gran romanzo di Meyer ci conforta, smentendo l'idea che oggi l'epica non sia più possibile. Tre romanzi paralleli che compongono un'unica storia, ritmo narrativo con qualche lungaggine di troppo, lo scrittore ci descrive un'umanità violenta e prevaricatrice ma non la giudica. Per il Grande Romanzo Americano c'è ancora tempo, ma siamo sulla buona strada.

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    gianfranco

    21/08/2016 14.32.20

    libro che andrebbe letto e riletto in quanto i piani narrativi si sviluppano in forma circolare terminando da dove iniziano. Una storia americana che mette a nudo molto luoghi comuni sui coloni, sugli indiani e sui petrolieri in una zona del Texas. Mi ha colpito però anche la descrizione dei personaggi che, pur discendendo da una stesso nucleo familiare, mostrano caratteri e inclinazioni completamente diverse. La storia ci insegna che, in tre generazioni, una famiglia cambierà completamente la sua pelle e che la pretesa di una discendenza che rispecchi il ceppo originario è una pura illusione. Bellissimo

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    Alberto

    18/06/2016 10.44.53

    Un romanzo avvincente, che cattura il lettore, i tre piani narrativi, il capostipite Eli (il Colonnello), Peter (il figlio del titolo) e Jeanne Anne (la nipote) sono differenti come lo sono i protagonisti. Volto alla sopravvivenza Eli, magistrale la sua vita prigioniero dei Comanches; votato alla costruzione della ricchezza per sè e per la famiglia, da difendere e ampliare a tutti i costi, anche con l'omicidio. Peter dall'animo idealista tormentato per l'ingiustizia commessa verso i Garcia, con la redenzione (?) finale d'amore e infine Jeanne dal carattere mascolino che fino all'ultimo però si batte per la unità dei McCullough. Sfata il mito del cowboy di frontiera dalla parte dei buoni, contro i pellerossa - i cattivi - con il terzo incomodo dei messicani. E' imparziale, in un ambiente e in una natura difficili da vivere, ognuno pensa solo a sè stesso. Avrei gradito un glossario per meglio comprendere le specie vegetali, la lingua comanche, ecc. Da leggere.

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    lodina73

    21/10/2015 10.45.47

    un bellissimo libro, un'epopea famigliare che attraversa parte della storia americana recente e non, con momenti di grandissima letterattura. Personaggi stupendi e grande umanità nel sottolineare le differenze di caratteri e la loro personale resistenza alla vita. Secondo me è magistrale la parte sulla prigionia del protagonista fra gli 'indiani' d'America. lo consiglio vivamente a tutti, in particolar modo a chi ama il genere western.

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    alessandra

    12/07/2015 19.48.01

    Non mi è piaciuto. Lo aspettavo da tempo in libreria e poi... una delusione.

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    LucaMilano

    13/05/2015 10.43.37

    romanzo ambizioso,500 pagine sulla nera epopea di una famiglia americana, 3 generazioni di pionieri tra contese per il territorio e sanguinose rappresaglie; 2 secoli, da metà 800 ai giorni nostri, narrati contemporaneamente alternando tre spazi temporali diversi. il colonnelo Eli, il capostipite, la cui adolescenza e formazione è segnata, nel bene e nel male, dall'aver vissuto anni con i comanches, il figlio, il mite Peter, romantico dalle idee progressiste, inadeguate a quei tempi selvaggi, e in ultimo, la storia più moderna, ma ugualmente drammatica, di Jeannie, pronipote di Eli, colei che più di tutti, ha ereditato la feroce determinazione di Eli, ma con la complicanza di essere donna. Una saga famigliare come pretesto per narrarci l'America stessa. Philipp Meyer sa bene da dove arriva il suo paese, e in che direzione vada, quali responsabilità si siano dovuti assumere i padri fondatori, di cosa si siano macchiati, cosa hanno sopportato, e ce lo racconta in un epico western, dove le civiltà e le razze si avvicendano, inesorabilmente, attraverso sanguinosi episodi senza sconti agli stomaci delicati. Ci sarà sempre un figlio, che si dovrà assumere per conto dei suo avi, l'onere della vendetta, la gestione del patrimonio familiare e l'ingrato compito di rivendicare i diritti dei suoi predecessori.Ottimo romanzo, diverso, più impegnativo e impegnato del precedente "ruggine americana" ,esordio folgorante dotato di un'immediatezza che questo non può avere; in parte "il figlio" paga dazio proprio all'ambizione del progetto, e talvolta si perde nella sua grandezza di epoche e praterie, nondimeno va dato atto all'autore di essersi cimentato in un tema complesso e vastissimo come questa saga familiare, dando prova di una grande conoscenza della cultura e della psicologia americana (in particolare sui nativi) unità ad una fluidità di narrazione e maestria nei colpi di scena. I conti alla fine tornano,tutti, e Meyer si conferma uno dei migliori autori americani viventi.

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    Lomax

    09/05/2015 14.19.18

    A mio giudizio, gli ingredienti da epopea famigliare ci sono tutti, forse un po' stereotipati ma comunque sempre veri; anche i sentimenti e le forze interiori che muovono i protagonisti -seppur ben note (non solo al mondo letterario)- vengono questa volta presentate -con grande abilità narrativa- in modo molto originale. Il tutto condito dalla vecchia ma sempre gustosa "salsa West", a conferire al risultato finale un sapore accattivante, sebbene talvolta l'autore si perda un po', allungando (forse eccessivamente) il brodo, a discapito del coinvolgimento del lettore. Comunque encomiabile la ricerca che Meyer ha svolto per riportare, il più fedelmente possibile, il mondo indiano.

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    Sergio Baldin

    01/05/2015 13.25.58

    L'ambientazione, il tipo di narrazione, per un amante del genere western, come da sempre sono,da come avevo inteso nelle recensioni, mi rendeva questo libro assai interessante. Devo ammettere invece, ora che faticosamente ho finito di leggerlo, che mi ha un pò deluso, non tanto per l'impostazione e le più voci che hanno concorso alla narrazione dei vari periodi storici, piuttosto per quella lentezza, particolarmente presente nella parte più recente, quella di Jeanne. Insomma mi aspettavo meno psicologia e più azione, ma questo è un gusto assolutamente personale, anche se non mi spiego le tante valutazioni entusiaste, del tutto rispettabili, che però, sempre secondo me, rischiano di trarre in inganno, come appunto è accaduto a me.

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    Pier Morandi

    12/02/2015 17.58.46

    Mi è piaciuto lo stile di questo 'giovane scrittore', sia per Ruggine Americana, sia per Il Figlio. Nella musica questo stile viene oggi chiamato Americana (che è poi la musica che amo, scrivo e suono) e il termine potrebbe adattarsi molto bene anche ai suoi romanzi. Non sono storie di frontiera, sono storie di perdenti e 'momentanei vincenti'. Meyer è americano e scrive da americano, ma lo fa bene, con trasporto.

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    Fabio

    03/01/2015 10.07.48

    Il miglior western degli ultimi anni...

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    Piero Giacomelli

    12/09/2014 13.01.57

    Dopo McCharty un altro vecchio che distrugge in maniera minuziosa e dolorosa tutta l'epopea della frontiera in 200 anni di tempo. Con personaggi fermi dentro una recita che qualcun altro sembra aver deciso per loro. Alla fine resta il dubbio che ci sia vera redenzione anche se non ne sarei così convinto. Meritorio in un panorama in cui il grande racconto epico sembra relegato solo alla fantascienza.

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    marina b.

    07/09/2014 14.58.12

    Molto bello, scritto benissimo, forse necessita di lettura accurata, data la narrazione a tre voci ed in epoche diverse. Concordo in pieno con un commento precedente: il quarto capitolo è un capolavoro di narrativa, vale da solo tutto il resto del libro che, è vero, a volte cede un po' sul ritmo del racconto per le lunghe descrizioni e i pensieri introspettivi dei personaggi. Se così non fosse stato scritto però sarebbe stato tutto molto appiattito e banalizzato con il rischio di risultare "telenovela".

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    Valter rizzi

    04/08/2014 20.47.12

    Letto durante un piovoso weekend si è rivelato un'ottima alternativa ai soliti gialli. Malgrado la sensazione di deja vu, anzi di deja lit, per i troppi luoghi comuni dell'epopea western, la lettura si è rivelata piacevole, e i salti temporali non fastidiosi. Unico dubbio, i dialoghi dei pellerossa, un po', troppo... moderni.

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    AdrianaT.

    24/07/2014 09.49.50

    Dopo il modicamente interessante 'Gli spiriti non dimenticano' di Zucconi, avevo abbandonato il filone delle storie di frontiera assieme a 'Cavalli selvaggi' di McCarthy. Questa è un'altra storia western, l'ennesimo romanzo di frontiera con cavalli, indiani, bisonti, massacri e tutto quel che ci va dietro. Ho pensato che anche questa lettura sarebbe durata poco, e invece ne sono arrivata in fondo, ma avendo ancora in mente il Texas di 'Non è un paese per vecchi' e di Lansdale, ho dovuto resettare il sistema. Crudo, violento, duro dall'inizio alla fine, attraversa più di un secolo: dagli scalpi, ai vaqueros, al petrolio in poi. Diversi livelli temporali di narrazione, un albero genealogico da tenere sott'occhio, quattro pomeriggi di pioggia e la voglia di quegli spazi, di quella polvere: questo è quanto mi è bastato per potermelo sufficientemente godere sebbene sia un po' troppo lungo e la storia, più o meno, sempre quella: evidentemente, in questo momento, avevo voglia di risentirla.

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    Massimo F.

    07/07/2014 18.12.54

    Romanzone epico, potente, con personaggi scolpiti nella pietra e difficili da dimenticare. Solo qualche alto e basso nel ritmo, per il resto siamo ad un passo dal capolavoro per forza narrativa, descrizioni e introspezioni sulle figure (anche quelle di secondo piano) che si affacciano nella storia (anzi, nelle tre storie).

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    Marcello

    09/06/2014 11.31.24

    Avrei detto 4.5. Molto bello,forse inferiore a Ruggine americana, ma questa saga familiare che percorre la frontiera e trasporta fino ai giorni nostri (un po' sbrigativo il salto) il suo epilogo portando con se' tutte le contraddizioni ed i peccati della democrazia americana e' veramente coinvolgente sia come storia in se' sia come documento su quanta violenza, razzismo, bieco interesse abbiano ispirato il potere delle grandi famiglie fino al genocidio dei nativi ed alla schiavitù di negri e messicani. Un imperialismo americano per cui il concetto di libertà ha sempre grondato sangue

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    Roberto Agostini

    27/05/2014 09.35.31

    Cosa fa il lettore? Misura il piacere dalle prime pagine. Delle volte, però, perseverare non è diabolico. Dopo 100 pagine l'indecisione a proseguire ha ceduto in me al piacere intenso di sapere come andrà a finire, complice la traduzione coinvolgente. Ma è soprattutto perfetta la composizione degli ingredienti di questa nuova saga americana, che Meyer distilla e rimescola: amore e odio, ricchezza e povertà, natura e metropoli, ecc. Potrebbe essere un feuilleton, una soap, diviene la tragedia americana tipica, familiare, comprensibile solo a questi livelli nello sfrenato e super-ambizioso capitalismo statunitense. Raccontare il "tipico" è certe volte più difficile. Meyer evita ogni rischio inquadrando in modo serrato, compiuto la vicenda (non una sbavatura, non una ripetizione, dettagli credibili e nuovi) e dandoci, come gli eccellenti narratori, personaggi non facilmente dimenticabili, perché eroici o perché umili. Fra i due livelli(estremi) della narrazione, il grande paesaggio americano, il Texas più che altrove simbolico di transizioni distruttive, praterie che diventeranno campi petroliferi, baracche grattacieli, e uomini e donne da pionieri spietati ma animati da vita e istinto, a magnati vuoti e fiacchi se non fosse perché possiedono milioni di dollari e migliaia di vite altrui. La loro l'hanno persa, o la stanno perdendo. Romanzo sociale, quindi, oltre che sentimentale e avventuroso. E romanzo dei "figli" che rimpiangono i "padri", non possono far altro, oppure li dimenticano con la rimozione, e anche questo è l'atroce destino delle generazioni che Meyer ha portato sulla scena.

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