Il figlio prediletto - Angela Nanetti - copertina

Il figlio prediletto

Angela Nanetti

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Editore: Neri Pozza
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 25 gennaio 2018
Pagine: 232 p., Brossura
  • EAN: 9788854514997
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Candidato al Premio Strega 2018

Due storie di resistenza e ribellione ai pregiudizi magistralmente intrecciate tra la Calabria e l’Inghilterra degli anni Settanta e dei giorni nostri. Un romanzo intenso, commovente, di feroce malinconia.

«C'è un filo che lega Annina allo zio Nunzio, scomparso dalla memoria famigliare per la colpa di essere omosessuale. E dai codici nella 'ndrina cerca di fuggire la ragazza. Romanzo su un Mezzogiorno arcaico dove la speranza non muore mai» - Robinson, La Repubblica

È una sera di giugno del 1970 in un piccolo paese della Calabria, Nunzio e Antonio hanno vent’anni e si amano, in segreto, da due mesi. Il loro amore si consuma dentro la vecchia Fiat del padre di Antonio, parcheggiata in uno spiazzo abbandonato. Ma, proprio quella notte d’estate, tre uomini incappucciati e armati trascinano Antonio fuori dall’auto, colpendolo fino a quando il giovane non giace a faccia in giù e a braccia aperte, come un Cristo in croce. Tre giorni dopo Nunzio Lo Cascio sparisce dal paese, messo su un treno che da Reggio Calabria lo conduce lontano, a Londra. Il mondo, all’improvviso, gli ha mostrato il volto più feroce, quello di un padre e due fratelli che «gli hanno spezzato le ossa a una a una» per punirlo del suo “peccato”. Nulla sembra avere più senso per il ragazzo: la fiducia negli uomini, la speranza di un futuro, la sua stessa identità. Di lui rimane soltanto la foto del campionato del ’69, appesa nella pescheria dei genitori, che lo ritrae con tutta la squadra sul campo dopo la vittoria, promessa mancata del calcio. A interrogarsi sulla vita di Nunzio è anni dopo sua nipote Annina, che sente di avere con quello zio mai conosciuto, di cui nessuno in famiglia parla volentieri, inspiegabili affinità. Anche Annina, sebbene in modo diverso, si trova a combattere con un padre violento e prevaricatore e con la stessa realtà chiusa del paese, in cui una ragazza non ha altre possibilità che essere una «femmina obbediente». E, come Nunzio, scoprirà la dolorosa necessità di riprendersi il mondo, ribellarsi ai pregiudizi e lottare per la propria libertà. Romanzo di feroce malinconia, capace di penetrare nelle pieghe più riposte dell’animo umano, e di fare emergere con forza la disperazione e la speranza, la paura e il desideriodi riscatto dei suoi personaggi, Il figlio prediletto è una splendida conferma del talento di Angela Nanetti.
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    Stefania S.

    17/05/2020 19:27:33

    Calabria anni ’70, un mondo che non ammette le diversità, che non accetta i cambiamenti, chiuso, intollerante, patriarcale, misogino (“le donne non contavano niente laggiù”), diffidente verso chiunque non sia calabrese (anche il siciliano è uno straniero ). Un mondo che crea sudditanza psicologica (“mio padre era un vero capo, sapeva concedere poco per ottenere molto, e avrebbe dato anche molto per avere tutto”), che strania, che aliena chi non s’adegua, avaro di parole (“parlava solo quando aveva voglia il resto era silenzio”) e avaro nei sentimenti (“Tuo nonno non mi disse mai che mi voleva bene, per fottere non serviva”). E nella lotta impari di Nunzio e Annina contro questo mondo, nella tensione psicologica, nella partecipazione emotiva, ho trovato una Nanetti davvero convincente. Con delicatezza, tratta la passione di Nunzio per Antonio e la lacerazione/spaesamento della duplice perdita (dell’amore e della propria terra) nel periodo di Bedford; altrettanta precisa attenzione riserva all’evoluzione di Annina dall’infanzia alla gioventù e al suo progressivo percepire le “mancanze” in un paese e in una famiglia che, da bambina, le erano parsi perfetti. E la scena del ballo e la consegna dei fiori, con i sottintesi, gli ammiccamenti, le esitazioni, i non detti più espliciti di qualunque parola. E i mormorii della gente, il silenzio omertoso, su cui impera l’onniscenza di quel padre e quei fratelli a cui nè Annina nè Nunzio riescono mai nascondere niente. Il periodo calabrese e il periodo di Bedford mi sono parsi davvero riusciti e trascinanti. Ho avvertito, invece, una cesura nella stagione londinese: la sequenza un po’ cronachistica di eventi, incontri, tradimenti, amori, morti, incidenti, m’è parsa anonima, senza slanci, non più vivacizzata da quell’intimismo conflittuale che mi aveva affascinata nella lettura della prima parte.

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    CM

    16/05/2020 15:34:39

    Bello e commovente questo romanzo. Nunzio e Annina, zio e nipote, in due epoche diverse alla ricerca del loro posto del mondo, un mondo che non è stato accogliente né con lui, omosessuale in una terra di "uomini veri", né con lei, spirito ribelle e anticonformista in una famiglia legata ai valori arcaici della 'ndrangheta. Un libro che lascia il segno.

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    mary

    06/12/2019 12:47:45

    Mmh.. Una delusione. Mi aspettavo una storia che parlasse dell'ignoranza nel sud Italia. Qualcuna che preclude ai giovani di realizzare i propri sogni. Troviamo leggermente questo tema nella prima parte. Nella seconda é tutto un miscuglio di elementi senza senso

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    Laura

    03/12/2019 09:22:31

    Bel libro, nonostante la vita difficile del protagonista. La storia ti coinvolge, e direi sempre che succeda questo o quello. È sicuramente un libro un po' particolare, ma merita di essere letto!!

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    Aron

    08/11/2019 15:43:12

    Non conoscevo l'autrice di questo romanzo e devo dire che ho molto amato il suo modo di scrivere: riesce a restituire in modo semplice ma ben ragionato le emozioni e i vari punti di vista dei personaggi. La trama è molto originale e Angela Nanetti riesce a trattare vari temi senza mai essere banale (omosessualità, emancipazione femminile, mafia, povertà, famiglia). L'ho letto in pochi giorni e per un attimo mi sono sentito così vicino ai protagonisti, al punto di volerli abbracciare. Questo significa che il racconto è palpabile e molto reale. Emozionante.

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    angela

    25/09/2019 21:12:06

    allora, la prima parte del libro è molto gradevole, ti immerge nella realtà ignorante e retrograda della calabria, ed è esattamente ciò che volevo da questo libro, vedere come i giovani vivono l'ignoranza del sud italia e di come combattano per andarsene. la seconda parte.. lascia molto a desiderare. le premesse della prima parte svaniscono fino a creare una storia molto inverosimile.

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    carla

    25/09/2019 20:33:53

    Un romanzo intenso, commovente, di feroce malinconia. Sembra di conoscerlo Nunzio, di osservarlo così da vicino da sentirne il respiro e il profondo dolore che porta con sé. Un dolore che lo pervade, rendendolo quasi pietra di fronte alla vita che gli passa accanto e lo sfiora soltanto. Consigliato a chi ha voglia di leggere qualcosa d'intenso, qualcosa che riesce a toccare le corde dell'anima. Consigliato a chi si ribella ad ogni forma di pregiudizio e vede, la luce e la libertà oltre il buio più profondo.

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    DB

    08/04/2019 19:23:47

    Un libro che ho amato moltissimo. Nella forma (la cover) e nel contenuto. Una storia forte, intensa, dolorosa. Capace di raccontare vite nascoste e segrete. Piccoli lampi in cieli oscuri. Il passato che ritorna. La voglia di seguire le tracce (le orme) di uno zio mai incontrato nella vita e raccontato soltanto dalle leggende famigliari. Spesso ingannevoli e omertose. Si perde un po' nella parte finale, lasciandoti assorto e assettato di parole. Ma lo reputo ancora uno dei libri più belli letti nel 2018. Consigliato.

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    elena

    11/03/2019 22:52:57

    Sono rimasta un po' delusa da questo libro. La prima parte mi era piaciuta tanto, tutto il sentimento riguardo l'ignoranza dilagante nei paesini del sud Italia, lo sentivo molto ben scritto. La seconda parte della storia mi sembra quasi irrealistica, quasi come se non fosse coerente con la prima parte. Spero sia stata solo una mia impressione. Questo libro aveva molto potenziale

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    teresa

    04/12/2018 18:09:06

    Romanzo forte, commovente, a tratti malinconico, capace di far emergere il desiderio di cambiamento. Le due vite parallele di zio e nipote, a tanti anni di distanza, raccontano diverse difficoltà. La storia di Annina e Antonio si incrociano e si sviluppano tra una Calabria chiusa degli anni Settanta e una Londra libertaria. Lettura piacevole ( uno dei 12 libri finalisti del Premio Strega 2018)

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    barbarav

    19/09/2018 21:32:50

    Un romanzo intenso e commovente, che mette in luce il tema dell'omosessualità di Nunzio e Antonio. Un tema ancora tabù spesso. Questo libro parla di un amore vissuto in segreto. Il libro è triste, ma coinvolgente. È un libro attuale per le tematiche.

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    Serena

    18/09/2018 21:48:28

    Ho letto quasi tutti i libri candidati al Premio Strega 2018 e quindi ho potuto stabilire una mia personale preferenza a posteriori. Senza ombra di dubbio lo considero uno dei migliori, insieme ad altri 3 o 4 : è una storia di carne e sangue, la storia di una realtà corrotta, di una Calabria dilaniata dalla mafia e di chi ha i mostri in casa senza saperlo, di chi cerca di sfuggire ad un destino prestabilito . Le storie di un uomo e di una donna che si intrecciano, di uno zio e di una nipote che cercano di sottrarsi ad un comune destino a distanza di anni. Londra diventa la città della salvezza per entrambi, la città dove nasceranno nuovi amori e dove dimenticare un passato terribile

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    Jack

    12/07/2018 07:15:37

    Scorrevole ed anche piacevole la lettura del romanzo,l'autrice mette in evidenza la realtà di alcune zone del nostro Sud che nonostante la globalizzazione rimangono ancora arretrate culturalmente e socialmente. Nel racconto il ruolo della famiglia è fondamentale nel bene e nel male,l'unica via d'uscita ancora una volta consiste nella fuga.

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    Bibliofila

    12/06/2018 21:23:04

    Generazione e motivazione sono diverse, ma Nunzio e Annina sono accomunati dal bisogno di allontanarsi dalla propria terra d’origine per trovare sé stessi e sfuggire a quell’ambiente che li discrimina e opprime con la crudeltà di una strega. Particolarmente azzeccata la scelta di inserire nel romanzo frasi in dialetto e in inglese per rendere più realistica l’ambientazione. Da leggere tutto d’un fiato.

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    Mario

    12/06/2018 07:47:27

    Un romanzo piacevole, estremamente attuale anche al giorno d'oggi, il racconto di un uomo di nome Nunzio e del suo percorso di ribellione e afflizione raccontato dalla nipote Annina. Una narrativa piuttosto intensa, carica di patos emozionale, con un inizio duro, che imprime al lettore una carica emotiva tale da suscitare la curiosità di arrivare alla fine. Siamo alla fine del Novecento, in un mondo lacerato dal pregiudizio, sentimento avverso e spietato che pungola come una strega le menti di vecchi padri di famiglia con l'antica idea del dominio. La tematica dell'omosessualità è affrontata da diversi punti di vista, tra l'ordito delle vite parenterali, con l'ottimistica idea finale però che avanti ci sia un mondo migliore, ci sia il progresso culturale e la possibilità di aperture intellettuali. Bel libro. a parte qualche espressione dialettale di difficile comprensione, ho trovato la scrittura attraente e perspicace.

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    MammaLupa - (Ethel Vicard)

    11/06/2018 23:07:28

    “Il figlio prediletto” di Angela Nanetti è un romanzo desideroso di far udire a gran voce la propria storia. Il tema trattato è la libertà in tutte le sue declinazioni, da parte di tutti i personaggi e le comparse presenti nella narrazione. Dai sentimenti alla sessualità, dal pensiero allo stile di vita: tutto ciò che viene descritto nelle pagine di questo romanzo è desideroso di essere riscattato, e di poter essere libero di essere se stesso. Tuttavia l’autrice non sembra voler lasciare spazio alla speranza, all’amore, all’empatia: in una gabbia di preconcetti dovuti alla vita in un paese del sud Italia i protagonisti si ritroveranno ingabbiati nelle loro stesse paure, e con esse concluderanno il loro viaggio. Nel momento in cui bisogna scappare da casa propria, nel momento in cui la famiglia ti rinnega: cosa resta a un uomo, così che si possa definire tale? I personaggi mostrano con semplicità il loro desiderio di appartenere al proprio gruppo familiare, desiderio che viene meno nel momento in cui si ha la dimostrazione di non essere accettati per ciò che si è. Per questo alla fine, l’unica soluzione per i protagonisti è l’esilio, volontario o forzano non importa, perché esso è scaturito dai medesimi sentimenti: l’essere rifiutati dalla propria famiglia, che appare come una strega pronta a imprigionare la vita e il sogno. “Il figlio prediletto” è la storia di una vicenda familiare che va oltre la famiglia stessa, una vicenda che sfiora la politica e mostra con un linguaggio crudo e vivace uno spicchio di società italiana e inglese che molti hanno per anni ignorato o dimenticato, ma le verità, anche le peggiori, prima o poi vengono a galla.

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    Rebecca

    11/06/2018 17:07:09

    Giugno 1970, piccolo paese della Calabria. Tutto comincia dentro una macchina, dove Nunzio e Antonio, giovani promesse del calcio, consumano il loro amore segreto. Improvvisamente alcuni uomini incappucciati e armati tirano fuori i due giovani dal veicolo e li colpiscono violentemente, uccidendo Antonio. Tre giorni dopo Nunzio Lo Cascio, dolorante nel corpo ma soprattutto nell’anima, viene fatto salire su un treno con destinazione Londra. Il padre e i fratelli hanno voluto tutto questo e ora Nunzio dovrà trovare da solo la forza per andare avanti e costruirsi una nuova vita. Anni dopo a ripensare a questa storia è la nipote di Nunzio, Annina, giovane donna anche lei in fuga da una realtà nella quale gli uomini comandano e le donne ubbidiscono, approdata in una Londra dalle mille possibilità con sempre in mente il pensiero della madre e della nonna rimaste a casa. “Il figlio prediletto” è una storia straziante e davvero forte. Da una parte la ribellione nei confronti di una realtà assurda, dall’altra la mancanza di fiducia nell’umanità. Nunzio e Annina sono legati da un filo rosso che non può essere spezzato, nonostante le differenze di età. Entrambi lottano per una libertà della quale sono stati privati, ma qualcosa di forte li riporta alle origini, verso madri enigmatiche e sofferenti e padri da cancellare. A fare da cornice il contesto storico, quello dell’Italia con i suoi immigrati verso il nord dell’Europa e quella dell’Inghilterra che vedeva una donna, Margaret Thatcher, imporsi al governo, nel bene e nel male. “Il figlio prediletto” colpisce dritto al cuore, il lettore soffre con Nunzio, con Antonio, con Annina, e non li dimentica, mai, neppure dopo aver lasciato quelle pagine così importanti e grevi. Un romanzo inquieto, una scrittura, quella di Angela Nanetti, che si mostra con tutta la sua forza e prepotenza e chissà che non riesca ad aggiudicarsi, lo meriterebbe davvero, l’ambito Premio Strega 2018.

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    Diana

    11/06/2018 12:37:38

    “Il figlio prediletto” porta in primo piano i pregiudizi e l’ignoranza che dal 1970 imperversano ancora oggi sulla nostra società. Come se l’uomo non avesse il diritto di decidere chi essere, costretto e incatenato alle imposizioni sociali. Sia mai macchiare l’onore della famiglia... Da ciò ne scaturisce una assurda caccia alla strega verso chiunque osi ripudiare il conformismo e ribellarsi a queste regole insensate. Notevole anche la padronanza delle descrizioni: il lettore viene come catapultato in una Calabria tanto intrisa di odio e indignazione, quanto pittoresca e paesaggisticamente bella. Quasi a farne da contrasto.

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    Emanuela

    10/06/2018 16:16:20

    Il figlio prediletto, candidato al premio Strega, è un romanzo di forte impatto emotivo per gli argomenti trattati e anche se con protagonisti di diversa tipologia, tempi e modalità di svolgimento lontani tra loro, dimostra la sentita necessità di un cambiamento. Due vite legate da parentela ed accomunate da difficili situazioni in cerca di metamorfosi e di riscatto. Una piacevole lettura che ci avvicina a situazioni di grande attualità ed estrema drammaticità.

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    MARIANNA

    10/06/2018 11:01:53

    Nel libro in oggetto della Nanetti, il passato e il presente, si intrecciano come non mai. La storia ha inizio raccontando l'amore acerbo di due giovani ragazzi, in una Calabria degli anni 70', chiusa, retrograda e ignorante, che non ammette e non concepisce il diverso, che non ammette che il proprio figlio possa macchiare di un onta cosi grave la propria famiglia. I ragazzi si ritrovano a essere puniti da una società che ghettizza il diverso, come da secoli avviene, cosi come dai tempi della persecuzione della Strega; e mentre uno dei ragazzi muore, l'altro è costretto a fuggire lontano. Ma dopo anni e anni la nipote di quello zio scappato lontano, si ritrova a lottare per diventare un attrice, contro gli stessi pregiudizi e scappa anche lei lontana sentendosi vicina a quello zio nella ricerca disperata ella tanto agognata libertà. Spero che vinca il premio Strega

Vedi tutte le 91 recensioni cliente

I vincitori del concorso "Caccia allo Strega 18"


Mirko
- Recensione stregata scelta da Angela Nanetti


La disperazione, la voglia di rivincita, il viaggio come modo per dimenticare e scappare da un mondo che collassa nel suo immobilismo e nella sua ferocia, il marciume che viene fuori dalle tradizioni popolari e da una sub-cultura dominata dalla violenza e da un totale dominio dell’uomo sulla donna. Questo è lo specchio in cui si riflette l’immagine di Nunzio ed Annina, senza dubbio, i veri protagonisti di questo romanzo. L’autrice riesce a tratteggiare, con leggere ed intense pennellate, lo schiudersi di due personalità che, pian piano, riescono a conoscere il fondo del proprio animo. La ferocia ed il volto disumano della prevaricazione contraddistingue il destino di Nunzio ed Annina: il bellissimo e promettente giocatore, innamorato del suo Antonio, viene inchiodato, come un Cristo in croce, alla dura ed amara realtà che assume le sembianze di una mano assassina la quale, con brutale violenza, annienta e sfigura per sempre il volto divino del suo amore segreto. Irrompe, sin da subito, la logica criminale e sopraffattrice della delinquenza tipica di un paese sprofondato negli abissi dell'Aspromonte calabrese la quale trova vitale nutrimento in una dimensione a-culturale dominata dall'ignoranza popolare. Straziante il dialogo tra la nipote e la nonna nell'ultima parte del romanzo che, come un cerchio che trova la sua perfezione, fa ritornare Annina alla sua terra, tanto odiata e temuta, per un abbraccio finale con il suo passato. La fotografia unisce idealmente zio e nipote: Nunzio, che scopre il talento per la fotografia sociale finalizzata a catturare la disperazione umana, ed Annina che proietta le sue speranze di rinascita e di riscatto nella organizzazione di una mostra nel ricordo dello zio che, per un momento di felicità vissuto, viene punito ancora una volta da un destino dal volto matrigno. Il romanzo, finalista del premio Strega, è un caleidoscopio dell'animo umano: l'autrice scende in profondità e porta il lettore a conoscere più se stesso.


MammaLupa - (Ethel Vicard)

“Il figlio prediletto” di Angela Nanetti è un romanzo desideroso di far udire a gran voce la propria storia. Il tema trattato è la libertà in tutte le sue declinazioni, da parte di tutti i personaggi e le comparse presenti nella narrazione. Dai sentimenti alla sessualità, dal pensiero allo stile di vita: tutto ciò che viene descritto nelle pagine di questo romanzo è desideroso di essere riscattato, e di poter essere libero di essere se stesso. Tuttavia l’autrice non sembra voler lasciare spazio alla speranza, all’amore, all’empatia: in una gabbia di preconcetti dovuti alla vita in un paese del sud Italia i protagonisti si ritroveranno ingabbiati nelle loro stesse paure, e con esse concluderanno il loro viaggio. Nel momento in cui bisogna scappare da casa propria, nel momento in cui la famiglia ti rinnega: cosa resta a un uomo, così che si possa definire tale? I personaggi mostrano con semplicità il loro desiderio di appartenere al proprio gruppo familiare, desiderio che viene meno nel momento in cui si ha la dimostrazione di non essere accettati per ciò che si è. Per questo alla fine, l’unica soluzione per i protagonisti è l’esilio, volontario o forzano non importa, perché esso è scaturito dai medesimi sentimenti: l’essere rifiutati dalla propria famiglia, che appare come una strega pronta a imprigionare la vita e il sogno. “Il figlio prediletto” è la storia di una vicenda familiare che va oltre la famiglia stessa, una vicenda che sfiora la politica e mostra con un linguaggio crudo e vivace uno spicchio di società italiana e inglese che molti hanno per anni ignorato o dimenticato, ma le verità, anche le peggiori, prima o poi vengono a galla.


Francesco Colombrita

Schiaffi, colpi forti e a mani nude, calci, graffi: questo è l'impatto delle prime pagine del romanzo. Il prologo ti trascina verso una realtà cruda ma fin troppo familiare, perché è quella stessa realtà che emerge dalle pagine di cronaca e dai tg. Nunzio è la vittima di un turbine di violenza che non lascia scampo e lo segnerà per tutta la vita. La sua storia emergerà piano piano, tra le sue memorie e quelle della nipote, in un divario temporale che sembra riallacciarsi solo nella figura di quella strega della nonna di Annina (nonché madre di Nunzio). La schiettezza e l'inesorabilità della vita si fanno carne in questo libro di Angela Nanetti prendendo le parti di un Dio assente, che guarda da lontano e non interviene; forse non giudica nemmeno.


Serena Germani

Ho iniziato a leggere “Il figlio prediletto” un po’ per caso e un po’ perché mi era stato consigliato. Non amante del genere mi sono aperta alla lettura con un sentimento di scetticismo che, di lì a poco, si è trasformato in una vera e propria esaltazione tale da portarmi a finirlo in breve tempo con un certo trasporto. La storia di Nunzio, ventenne costretto ad allontanarsi dalla sua vita per nascondere il suo vero essere, e di Annina, sua nipote, scappata per inseguire un sogno fin troppo disapprovato, si intrecciano in questo favoloso romanzo di Angela Nanetti. È una vicenda dai tratti forti, crudeli, così trasparente da farti vedere la tristezza e l'alienazione attraverso gli occhi, le orecchie e il dialetto siciliano dei protagonisti. È una vicenda che sullo sfondo di questa realtà fin troppo feroce ci racconta dell’amicizia, del senso di ribellione, di politica, del desiderio di fuggire da una realtà fin troppo stretta, dell’amore perduto. Due storie che corrono parallele attraverso un salto temporale di venticinque anni, che si stagliano tra la realtà fin troppo cieca e bigotta del Sud Italia ed il cielo grigio e cupo dell'immensa metropoli londinese. Un mix di personaggi apparentemente tanto forti quanto deboli proprio come nonna Carmela, con i suoi “povero figghjio mio”, a volte confidente e a volte vera e propria strega, vi accompagneranno nel corso fin troppo avvincente degli eventi. Una storia da leggere tutta d'un fiato!


Giulia Castelli

Nunzio e Annina. Zio e nipote. Londra e l'Aspromonte, due anime divise dal tempo e dallo spazio, eppure straordinariamente simili: il desiderio di ribellione, il sentimento di estraneità e la ricerca di un posto nel mondo costituiscono il fil rouge del nuovo romanzo di Angela Nanetti, candidato al Premio Strega 2018. La storia prende avvio nell'entroterra calabro degli anni Sessanta, caratterizzato da una società chiusa, maschilista e refrattaria a qualsiasi tipo di cambiamento. Nunzio è una giovane promessa del calcio e porta su di sè una macchia vergognosa: essere ricchijiune. A distanza di anni, Annina si ritrova a capire troppo presto cosa significa essere femmena dalle sue parti, avere un padre autoritario e violento e una madre colpevole di troppa debolezza. Entrambi, chi per costrizione, chi per scelta, cercheranno un futuro lontano dalla propria terra, in una Londra scossa dalle proteste dei lavoratori e prostrata dalla politica tatcheriana. Sarà il desiderio di un affetto sincero, spesso carnale, a spingerli verso conoscenze che cambieranno per sempre le loro vite. La prosa schietta, a tratti anticipatrice, e il ricercato plurilinguismo contribuiscono a rendere questo romanzo un'interessante testimonianza di crescita e liberazione, di sofferenza imposta e felicità conquistata.



La motivazione di Carla Ida Salviati per la candidatura al Premio Strega

«La vicenda narrata si dipana nell'arco di circa un ventennio a principiare dal 1970 e ha come poli geografici la Calabria e Londra nei turbolenti anni dei governi Callaghan e Thatcher. Nunzio Lo Cascio, ventenne omosessuale appartenente a una famiglia ‘ndranghetista, viene scoperto dal fratello maggiore in compagnia dell'amante che viene subito ucciso. Il comportamento sessuale risulta inaccettabile per il protocollo valoriale mafioso e quindi Nunzio viene espulso dal clan: messo su un treno per il Nord, senza mezzi economici né culturali, raggiunge infine Londra dove si confonderà tra i migranti, ne condividerà la precarietà e l'emarginazione. Il dolore profondo per la perdita del compagno amato lo segue nelle vicissitudini quotidiane dalle quali sembra uscire dapprima manifestando un certo talento calcistico (presto azzerato da un incidente invalidante) e poi entrando in contatto con il mondo artistico londinese. Ma il destino di Nunzio è contrassegnato dalla sventura: rientrerà al paese natale solo per essere sepolto con una cerimonia – farsa che la famiglia ha allestito per salvare l'onore. Da questo funerale principia il racconto – in soggettiva – di Annina, la nipote di otto anni, che sembra destinata a ripercorrere la via dello zio: appena maggiorenne fugge dalla famiglia e dalla logica della ‘ndrina raggiungendo infine quella stessa Londra dove tenterà un inserimento nel modo dello spettacolo. Tornerà al paese per visitare la tomba della nonna Carmela, arcaica figura di vecchia che ha assistito allo sfacelo della famiglia restando graniticamente attaccata ai valori tradizionali. La struttura del racconto, parte in terza persona e parte in soggettiva, consente di attivare sguardi diversi sulla vicenda, che è densa di drammaticità, a volte persino cupa, attraversata da un dolore palpabile che l'autrice preferisce non mitigare. Anche la surreale agnizione conclusiva – che scioglie solo parzialmente nodi misteriosi – lascia molti interrogativi aperti sulla sorte di Annina. I personaggi sono tratteggiati con maestria: se su tutti si staglia nonna Carmela, vera eroina tragica appartenente ad una società immobile, assai credibile è Nunzio, «bello come un dio greco» che si inceppa nel confronto diretto con il mondo contemporaneo. Meno drammatica è Annina che forse possiede qualche chance per farcela; molto interessante è la figura di sua madre, ignorata da tutti, disprezzata dalla suocera come «una santa Rosalia», ma che cova una ribellione tutta interiore e in totale solitudine. Più di maniera mi sembra la figura dell'aristocratico sognatore marxista che diviene il mentore di Nunzio a Londra: serve peraltro all'economia della vicenda per accennare ai movimenti utopisti che sopravvivevano nell'Inghilterra degli anni settanta.»

Chi conosce la Calabria sa che è la terra dei contrasti. Non solo la geografia dei luoghi, mari profondi e agitati e montagne arse si rincorrono nello spazio di pochi chilometri, ma anche sentimenti contrastanti si possono annidare nella stessa persona: onore e rinuncia, possesso e repulsione, attaccamento alle radici e desiderio di fuga.

In questo romanzo i contrasti emergono sin dal titolo, in cui scopriamo che Nunzio, il giovane protagonista di questa storia ambientata in un paesino della locride negli anni Settanta, è Il figlio prediletto. Per sua madre Carmela, matrona di una famiglia della locale ‘ndrina, donna che sa e giudica tutto, che detta le regole del comportamento, quel figlio è un’ossessione. Nunzio, bello come il dio greco Antinoo, viene brutalmente cacciato via dal suo paese quando ha appena vent’anni a causa della relazione omosessuale con il suo compagno di squadra Antonio. Uno scandalo inaccettabile nella Calabria di allora, e forse anche in quella di oggi, tanto che Antonio verrà ammazzato di botte e Nunzio, graziato dal Pater familias, verrà buttato su un treno per Londra e fatto sparire.

Mentre Nunzio rimette insieme i pezzi della sua vita in una Londra faticosa ma viva, entrando in contatto con le rivolte operaie e con gli artisti reduci dalla Swinging London, Carmela vive la distanza come una vedovanza. Il canto della prèfica che echeggia nelle stradine del paese, quello che si sente ai funerali e nei cimiteri, è la voce degli avi che tormentano la giovanissima Annina, nipote prediletta di Carmela, figlia di quel fratello maggiore che mise lo zio Nunzio sul treno a forza di botte.

Annina, occhi verdissimi e spirito libero, ascolta sua nonna, le sue sentenze e le sue maledizioni, e cresce con il mito di questo zio partito per Londra. Per Annina lo zio Nunzio è il mistero, la fuga e la ribellione. È il nodo cruciale con cui fare i conti, ma anche il segnale inequivocabile che suo padre e la sua famiglia sono stati e sono la briglia che tira il suo morso. Annina mal sopporta le imposizioni di suo padre, varie volte tenta la fuga per inseguire il sogno di diventare attrice, ma tutte le volte il padre che vede e prevede ogni sua mossa la riporta a casa. Fino allo strappo.

Quando crolla la finzione la vita inizia a fluire e le esperienze pian piano iniziano a plasmare questa giovanissima donna. Nel giorno della fuga inizia un nuovo romanzo di formazione che porterà fatalmente Annina sulle tracce di suo zio, dove il cerchio si chiude.

Ricco di spunti e splendidamente scritto, anche attraverso l’uso di un dialetto che inasprisce i dialoghi, Il figlio prediletto è un romanzo dalle mille facce e dai forti contrasti. Nel giro di poche pagine assistiamo a trasformazioni radicali della trama, delle ambientazioni e dei personaggi e nell’arco di qualche anno l’autrice riesce a descrivere tutto il progresso culturale e sociale del mondo, usando Nunzio, Annina e Carmela come archetipi. Un romanzo intenso, feroce e malinconico.

Recensione di Annalisa Veraldi

  • Angela Nanetti Cover

    Laureata in Storia medievale all'università di Bologna, ha insegnato nelle scuole medie e superiori di Pescara. Dal 1984 ha pubblicato numerosi libri per ragazzi, come Mio nonno era un ciliegio (Einaudi Ragazzi, 1998), Gli occhi del mare (Einaudi 2004) e La compagnia della pioggia (Giunti, 2008). Il bambino di Budrio (Neri Pozza, 2014) è il primo romanzo per un pubblico adulto, arrivato finalista alla prima edizione del Premio Neri Pozza e ha vinto il Premio Terricco, riconoscimento al romanzo storico. Nel 2018 pubblica Il figlio prediletto (Neri Pozza). Approfondisci
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