Fine corsa. Intervista su crisi e decrescita

Serge Latouche,Daniele Pepino

Collana: Palafitte
Anno edizione: 2013
Pagine: 104 p., Brossura
  • EAN: 9788865790380
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    maria luisa

    28/07/2014 18:27:43

    Siamo davvero al fine corsa della società della crescita? Di certo dobbiamo affrontare più crisi in una: finanziaria, ecologica e culturale; nello stesso momento in cui il petrolio a buon mercato è finito. Le riflessioni di Serge Latouche nella conversazione-intervista di Daniele Pepino, spaziano tra possibili scenari ed espressioni chiave, come ben-essere e resilienza che, se comprese e declinate nella quotidianità, possono dar luogo ad un nuovo modello di vita, di certo migliore del tran tran alienante sintetizzato dal poeta Pierre Bèarn con l'espressione metrò- boulot-dodo ( tradotta in italiano: auto -ufficio-casa). Le soluzioni proposte da Latouche alla crisi di una "società della crescita senza crescita" sono fondamentalmente tre: la rilocalizzazione delle attività produttive nei territori a cui appartengono per la presenza delle maestranze; la ristrutturazione e la riconversione ecologica, puntando ad un'agricoltura senza concimi chimici e pesticidi (con una nuova generazione di contadini produttivi ma non intrappolati nel produttivismo) e all'abbandono del nucleare a beneficio delle energie rinnovabili; la riduzione degli orari di lavoro, perché "lavorando meno si guadagnerebbe di più e si vivrebbe meglio." Latouche ritiene, però, che i politici nazionali non potranno mai realizzare questo programma "perché siamo nell'Unione europea, ...c'è l'Organizzazione Mondiale del Commercio,... siamo legati mani e piedi". Tuttavia, se ci liberiamo dell'idea che la storia è fatta da un soggetto particolare e riconosciamo di essere tutti coinvolti nel fallimento di questa civiltà, possiamo compiere azioni concrete verso la decrescita, come i GAS ( Gruppi di acquisto solidale), le associazioni come l'AMAP (Associazione per il mantenimento dell'agricoltura contadina), i sistemi di scambio locali e gli orti collettivi. E' un processo che Latouche definisce "non violento, pacifico, ma anche molto fragile".

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